domenica 16 settembre 2007

CORAGGIO E FORZA PER AMARE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il Vangelo di questa domenica (vedi Lc 15,1-10) contiene le tre parabole dette "della misericordia": la pecorella smarrita, la dramma perduta e il figliol prodigo. Il primo versetto presenta delle 4 fazioni di persone che vanno dietro a Gesù, ma che in realtà vogliono rispecchiare il nostro mondo, la nostra realtà personale guardando in faccia chi in realtà siamo. Infatti il Vangelo è la scoperta dell'incontro che si trasforma in gioia, ma c'è anche la scoperta che, per orgoglio, si trasforma in situazione di dolore, di morte. La nostra vita è un cammino, dove queste realtà si scontrano.
Questa domenica ci scontriamo con una Parola che viene a noi come un bambino, dolce e fragile. Un bambino che nella nostra piena libertà possiamo ascoltare o farlo accomodare in disparte, perché non risolve i nostri problemi, non combatte, non è vittorioso.
In questa Parola domenicale è racchiuso il nostro rapporto con Dio. Quante volte nella nostra vita di tutti i giorni siamo stracolmi di situazioni, dove Dio viene fatto accomodare fuori dalle nostre decisioni: in campo medico; in campo politico (politica intesa come governo dei cittadini); in campo familiare; in campo del lavoro; in campo di coppia; in campo economico; etc.
Arriva un momento o una situazione concreta di vita in cui noi scegliamo la nostra strada felice, ci sentiamo soffocati da Dio, da un Dio con una Legge antiquata!
Nella parabola del padre misericordioso, il figlio minore rappresenta ciascuno di noi. In qualche maniera, noi come lui, siamo costretti ad elemosinare amore: “Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava”. Quale non senso vive in noi?
Il Vangelo carissimi, ci richiama a dare senso alla nostra vita e questo lo possiamo fare con Dio. Allontanandoci da lui, noi siamo costretti a cercarci "un'altro dio" ma che sia a nostra immagine e somiglianza, dimenticando che siamo noi ad essere creati a immagine e somiglianza di Dio. Anche noi come il figlio minore facciamo fatica a capire questo e allontanandoci da Dio ci accostiamo a ciò che ci è più simile.
Forse dobbiamo ogni giorno imparare ad accogliere questa Parola piena di amore, perché ci trasformi nell'Amore. Dei nostri limiti non dobbiamo vergognarci, non dobbiamo assecondarli come ha fatto il figlio maggiore, ma guardare a tutto e a tutti con amore, perché tutti abbiamo una dignità. Diceva Santa Teresa di Lisieux: "Una parola, un amabile sorriso, bastano spesso a dilatare un'anima triste" (MA, 323).
Allora coraggio e forza, due potenzialità che stanno dentro di noi per farci vivere meglio la nostra vita guidati dalla forza dello Spirito Santo.
Preghiamo, perché sappiamo chiedere non solo perdono a Dio, ma a sua volta essere anche portatori di perdono entrando nella novità dell'instaurare rapporti impregnati di benevolenza verso tutti.


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