mercoledì 26 dicembre 2007

DALLA GREPPIA AL SEPOLCRO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!




Nel tempo di Natale, l'amore di Dio viene celebrato in vari modi. Dopo due giorni ricordiamo l’amore di Cristo in uno dei suoi discepoli a lui più vicini: San Giovanni. L'antifona di ingresso alla Messa lo ricorda così: "Questi è Giovanni, che nella cena posò il capo sul petto del Signore: Apostolo beato, che conobbe i segreti del cielo, e diffuse nel mondo intero le parole della vita".
Gesù, che era diventato l’amico più caro di Giovanni e che aveva condiviso con lui le gioie più intense e i dolori più profondi, era quel Dio che, come diceva l’Antico Testamento, non si poteva guardare senza morire. Eppure, giorno dopo giorno, Giovanni aveva guardato Gesù e aveva visto in lui un Dio il cui sguardo e il cui contatto danno la vita. Siamo ancora nel clima natalizio, e ci vogliamo affidare a questo grande uomo di Dio per capire il mistero del Natale del Signore. Qualcuno potrebbe dire: come, la liturgia della Parola ci racconta la corsa al sepolcro (vedi Gv 20,2-8), cioé ci parla di morte, come possiamo capire un mistero che parla di tenerezza attraverso la durezza della morte?
Per capire il senso profondo del Natale abbiamo bisogno della Pasqua: celebriamo solennemente quel bambino perché già lo riconosciamo il crocifisso e il risorto, festeggiamo la nostra salvezza non perché emotivamente inteneriti dal vagito di un bambino, ma perché profondamente scossi dalla notizia di un Dio che – per amore – diventa uomo e – sempre per amore – morirà per ognuno di noi.
Ricordo da piccolo che ascoltavo un 45 giri, una canzone di Enzo Desideri "Buon Natale". Ebbene le parole di questa canzone che raccoglie l'augurio natalizio, dice anche: "oggi nasce un bambino come noi. Lui crescerà e grande si farà. Lui soffrirà per noi, Lui morirà per noi".
Penso che l'Evangelista Giovanni è il più esperto per farci capire le parole di questo cantante.
La festa che celebriamo ci ricorda l'aspetto tragico del Natale, la sua profonda valenza teologica, che troppe volte viene anestetizzata dal più rassicurante Natale consumistico. I fratelli ortodossi hanno esplicitato questa verità con un'icona molto diversa dalle nostre immagini tradizionali del Natale (guarda l'immagine che ho inserito in questo post): al centro del dipinto Maria medita distesa, senza neppure guardare il neonato il quale, credetemi, non vagisce adagiato in una mangiatoia, ma resta disteso in un sepolcro.
Un segno forte, quasi macabro, per ricordarci che quel bambino è già il crocifisso, il segno di contraddizione delle nazioni. Dio viene tra i suoi, dice Giovanni, ma i suoi non l'hanno accolto; la luce viene ma le tenebre non l'hanno accolta (vedi Gv 1).
La domanda di questi giorni: siamo tra quelli che hanno accolto Gesù?
Preghiamo con queste parole: Signore Gesù, segno di contraddizione, ci obblighi a riconoscerti, a scegliere, nella tua innocenza e fragilità, ci costringi a uscire dal sentimento: chi sei davvero Gesù di Nazareth? Con Giovanni l'evangelista ti riconosciamo, da ora, come nostro Maestro, Dio risorto nei secoli dei secoli!

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