sabato 1 dicembre 2007

I DOMENICA DI AVVENTO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Iniziamo questa prima domenica di Avvento, in compagnia dell'evangelista Matteo.
Ricominciare un nuovo anno liturgico è un ricominciare il pellegrinaggio attorno al mistero di Cristo: pellegrinaggio sempre nuovo, inedito, inaspettato; pellegrinaggio che promette orizzonti nuovi per la nostra vita; pellegrinaggio carico di attese e di speranze; eppure pellegrinaggio segnato dalla medesima fatica, da quella fatica che avvolge e spesso imprigiona le nostre esistenze. Ma alle nostre fatiche qualcosa manca... "Come fu ai giorni di Noè: mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla..." (vedi Mt 24,37-44). Ecco la fatica che segna la vita dell'uomo fin dal principio e a questa fatica somiglia la nostra quotidiana fatica che in qualche maniera ruota attorno al mistero di Cristo.
Riprendiamo con entusiasmo, con nuovo slancio, perché solo il Signore Gesù ha parole di vita. Ma in tutto questo ci sentiamo come impotenti davanti ad una fatica che sempre ci blocca. Come spezzare questa cattiva spirale? Siamo appena entrati nell'Avvento e ci affidiamo alla sua atmosfera che attraverso la virtù dell'attesa, spezza questa spirale. Allora è il caso di svegliarci dal sonno (vedi Rm 13,11-14a), perché siamo ripiegati su noi stessi e la stanchezza ci domina. La via di uscita sta nello svegliarci da questo sonno mortale e nel saper attendere: alzare finalmente lo sguardo e attendere da "altri" la salvezza che cerchiamo. Attendere è difficile, specialmente oggi, abituati come siamo ad avere tutto e subito (anche in maniera frenetica), a cercare soluzioni facili e veloci, ad evitare in ogni modo i tempi lunghi. Eppure attendere è necessario, perché solo attendendo impariamo a gustare le sorprese di ogni giorno; e soprattutto impariamo ad accorgerci degli altri che non minacciano ma incoraggiano il nostro cammino. Certo, la difficoltà rimane, perché tutti abbiamo sperimentato la delusione di attese andate a vuoto: le sorprese cattive della vita e le chiusure a volte reali degli altri hanno spesso infranto la nostra buona speranza. Eppure proprio qui scopriamo l' "altra" qualità della salvezza che attendiamo. Se la vita e gli altri deludono la nostra attesa, il Padre dei cieli, il Padre di Gesù, non delude; anzi, dà compimento alla nostra speranza. Lui davvero può dare un volto e un nome alla nostra ricerca, al nostro desiderio di pienezza, alla nostra sete di verità e di vita; e lo può fare perché in Gesù ha abitato la nostra storia e la nostra stessa fatica di vivere, con un amore e una premura inaspettate.

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