sabato 15 settembre 2007

CON MARIA AI PIEDI DELLA CROCE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Stamattina con tutta la Chiesa ricordiamo la Vergine Maria Addolorata.
Il Vangelo che l' Evangelista Giovanni (vedi Gv 19, 25-27) riporta alla nostra meditazione, è la scena del Calvario, dove ai piedi di Gesù crocifisso abbiamo la Madre sua non solo come spettatrice, ma come protagonista. Maria segue Gesù sul Calvario come vera discepola: ha preso la sua croce per seguire il Figlio. Nella memoria liturgica odierna, nella Parola del giorno si presenta a noi la Madre addolorata che completa l'esperienza umana di Cristo e suggella l'umanità di Cristo in tutti gli aspetti, anche in quelli più dolorosi.
"Stava presso la croce" dice il Vangelo. Maria è lì ed esprime tutta l'angoscia di un amore materno che vede morire suo figlio. Credo che tante mamme hanno potuto vedere i propri figli morire, ma non come Maria, che seguì passo passo il suo Figlio, senza mai staccare lo sguardo da Lui ed ora, ai piedi della croce, contempla il suo Volto. Cosa voglio dire? Guardiamo sempre la Vergine Maria, prendiamola come modello di vita. Anche noi con Lei possiamo contemplare nella nostra situazione il Volto di colui che hanno trafitto. Gesù, a sua volta guarda la madre straziata dal dolore. Egli la vede, possiamo immaginare con che sofferenza vuol stare accanto a Maria e condividerne la sua passione materna.
Forse una delle cose che dobbiamo fare per capire questa scena del dolore, leggere l'intreccio tra l'amore umano e divino. Un aspetto su cui non ci sofferma! Eppure Maria è la donna che ha vissuto la sua passione di madre come condivisione della Passione redentrice del Figlio. In questa stessa Passione, sofferta da Gesù, vi è lo scambio del dolore tra madre e Figlio. Il momento più toccante della Passione di Cristo è proprio in questa intima comunione di madre e Figlio che si apre nell'affidamento di Maria a Giovanni.
In questa forte comunione d'amore tra madre e Figlio, scopriamo una caratteristica particolare al valore ecclesiale dell'affidamento di Maria a Giovanni, il discepolo prediletto. Preghiamo perché, sulla croce noi possiamo affidare tutti i nostri amori perché diventino, nelle sofferenze, fonte di redenzione.
Buona giornata a tutti in compagnia della Vergine Addolorata.
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venerdì 14 settembre 2007

FISSA I TUOI OCCHI SULLA CROCE DI GESU'

Ti invito a fare ancora una ulteriore riflessione sulla giornata di oggi!
Guarda questo filmato cliccando sulla stringa:
DALLA MIA CROCE

Buona giornata!

NELLA CROCE DI GESU' LA NOSTRA SALVEZZA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Oggi la liturgia dell'Esaltazione della croce ci propone un brano tratto dal colloquio notturno tra Gesù e Nicodemo (vedi Gv 3, 13-17). Qualcuno, forse, si chiederà perché questo brano e non il brano della crocifissione. Anche se in questo brano non troviamo la parola croce, scopriamo altre parole importanti: salire e discendere dal cielo, l'amore del Padre, la donazione del Figlio e soprattutto la volontà della salvezza del mondo. La missione di Gesù è la realizzazione del piano di salvezza del Padre. Questa missione viene realizzata attraverso la croce (puoi leggere qualcosa di più nei discorsi di Sant'Andrea di Creta).
Ma che cosa è per noi la croce? Stamattina durante la preghiera la fissavo. Non c'è dietro solo il mistero d'amore, ma c'è la nostra vita, il nostro cammino giornaliero. Guardare la croce è etrare nel momento della più profonda umiliazione di Gesù, con la sua morte in Croce, Gesù dimostra la massima esaltazione nel compiere la volontà del Padre.
La Croce non è semplicemente il martirio di qualcuno, ma è il compimento massimo della volontà del Padre. Certo la croce giornaliera si rende spesso pesante più del solito. Proviamo a vedere nella nostra croce un senso della vita, che va al di là dei nostri ragionamenti umani: scopriremo l'obbedienza del Figlio al Padre; scopriremo la nostra obbedienza che ci lascia legati al mistero d'amore del Padre.
Forse non ci è facile capirlo, perché vorremmo che Dio ristabilisse tutto, magari secondo le nostre desiderata. Invece "Dio ha talmente amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna". Questo lo ha fatto in una maniera che ancora oggi ci sorprende, fin nella parte più intima di noi.
La Parola della Croce ci richiama stamattina a rompere l'abitudinarietà che riesce perfino a renderci indifferenti davanti alla Croce di Gesù. In questa Croce, vi è la scommessa di Gesù: credere che sul più infame patibolo (per quei tempi) Egli fu appeso perché potesse, per così dire, assimilare lì, nel sangue, nella lacerazione e nelle ferite, tutto il male e la sofferenza del mondo.
Ciò che vorremo da Dio. Lui l'ha riposto nella Croce del Figlio, perché quella Croce è la sua infinita pazienza che ci consegna l'unica chiave interpretativa di questo alto mistero: il Figlio crocifisso per amore.
Preghiamo nel nostro profondo così: Gesù, sei diventato Tu stesso l'immagine del male e del dolore e nello stesso tempo Tu, Tu solo, ne sei diventato il rimedio. Ch'io entri, per grazia, in questo abisso d'amore.

giovedì 13 settembre 2007

LA RIVOLUZIONE DEL CUORE

Un caro saluto a che leggi quanto scrivo!

In questa giornata dedicata a un grande personaggio della storia della Chiesa, San Giovanni Crisostomo, siamo invitati a riflettere sul nostro cammino di fede e di conversione giornaliera.
Chiunque ascolta la Parola di Dio dovrebbe sentire nel cuore un richiamo forte, un invito alla conversione vera.
Il Vangelo che ci accompagna in questa giornata (vedi Lc 6, 27-38), dovrebbe risuonare nei nostri cuori in modo forte e potente. Gesù non si accontenta di una religiosità vissuta esteriormente e di un agire che riesce a scusare qualsiasi nostro atteggiamento e decisione.
Spesso nella nostra vita usiamo la stessa Parola di Dio per giustificare le nostre azioni! Non è la "rivoluzione" di Cristo Gesù. Ciò che ogni giorno viene chiesto al nostro cuore è la sua rivoluzione, che si traduce a saper riconoscere nell'altro sempre il Suo volto. L'invito è allora assumere in noi l'atteggiamento di Dio che ci guarda con bontà e misericordia.
L'insegnamento di Gesù vuol toccare in profondità il nostro essere, perché poi il nostro agire ne sia una coerente conseguenza. Egli non si riferisce più alla legge del taglione che con "l'occhio per occhio e dente per dente" propone un equilibro che però non risolve il problema ma accentua sempre di più i contrasti.
La rivoluzione del cuore di Gesù propone di non guardare soltanto ad altri ma guardare al volto di Cristo per scoprirlo negli altri. Infatti, se non si conosce il Volto di Cristo, come potremo mai riconoscerlo in chi ci sta vicino?
Scopriamo la misericordia, il perdono, evitiamo i giudizi, doniamo con generosità, amiamo sinceramente tutti proprio come ha fatto Gesù e scopriremo con gioia infinita il suo volto in tutti coloro che ogni giorno incontriamo nel nostro cammino!

mercoledì 12 settembre 2007

RICORDI: CON LA GENTE, CON ALCUNI NIPOTI, COI FRATI

NEL NOME DI MARIA LA NOSTRA BEATITUDINE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Oggi, nella calendario liturgico della Chiesa, ricordiamo il Santo Nome di Maria (auguri a quanti portano questo dolce nome) e la Parola del giorno da una parte se ci richiama alla beatitudine, dall'altra ci mette in guardia (vedi Lc 6, 20-26). Cosa succede? La Parola incarnata del Padre passa dalla nostra esistenza, ma questa volta, rivolgendosi a quanti lo seguono (i discepoli), mette in chiaro alcune cose. La proclamazione delle beatitudini non è la nuova edizione di un manuale di morale pratica e spicciola; Gesù tratteggia il suo Volto nella nuova identità dei discepoli. Essere discepolo di Gesù è opera di Dio, deriva dalla missione del Figlio. Il dono del discepolato, che riceviamo dall'Incarnazione e ci fa partecipi del Mistero Pasquale, non può essere vissuto come inermi ma richiede la nostra collaborazione. Ciò è evidente anche perché, sempre rivolgendosi ai discepoli, Gesù completa le beatitudini nei "guai" corrispondenti.
Ecco, qui non confondiamoci, non siamo divisi da Gesù in buoni e cattivi. Tutti siamo chiamati e invitati a percorre la via che le beatitudini tracciano. Il discepolato di Gesù è un dono da vivere nella nostra quotidianità, per la nostra vita giornaliera. Non è un semplice stato ma è il percorso che invita tutti alla conversione vera di cuore. La gratuità dell'agire di Dio non implica la nostra inattività ma quella passività che abbiamo nell'accogliere docilmente la voce dello Spirito.
Con questa Parola odierna, siamo invitati a riscoprire il dono della grazia del Battesimo che ci rende figli di Dio per viverlo in coerenza e sincerità. Questo lo possiamo fare attraverso l'invito che sanm Paolo ci fa nella prima lettura: nel "cercare le cose di lassù" (vedi Col 3, 1-11).
Ricordiamo, in questo momento, la Vergine Maria che visse per prima le beatitudini, ad agire docilmente nell'ascoltare Dio che continuamente parla al nostro cuore. Affidiamoci quest'oggi alla protezione della Vergine Santa per sperimentare che il Signore è la fonte della vita e che in lui solo c'è salvezza.

martedì 11 settembre 2007

AMA CREDI E VAI


Un caro saluto a tutti!
Qualcuno ha chiesto che rimettessi i commenti, ed eccomi pronto a ricevere i vostri commenti.
Vi dò un abbraccio di pace
Dio vi benedica sempre!

TUTTI NEL PROGETTO DI DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Continua il nostro cammino di fede nel Signore Gesù. Paolo scrivendo ai cristiani di Colossi (vedi Col 2,6-15) invita a stare radicati e fondati in lui. Cosa significa? La fede nel Signore è assumere fino in fondo il suo Vangelo, la sua logica. Restare fondati, radicati di convinzioni e di vita in Lui: tale che la nostra fede sia solida. Proprio come la casa sulla roccia di cui parla Gesù nel Vangelo. Ma c'è il verbo "abbondare", che mostra la caratteristica dell'Apostolo: pieno di slanci generosi. Parla anche altrove della necessità di abbondare nella carità e dice di sé che "sovrabbonda" di gioia e "sovrabbonda" d'amore.
Ma chi può sovrabbondare d'amore? Tutti. Il vangelo di oggi (vedi Lc 6, 12-19) vede dietro a Gesù tanti dei suoi discepoli. In questo scenario Gesù prega. Prega perché nell'incontro col Padre possa trovare la chiarezza necessaria per scegliere coloro che sono stati designati ad essere Apostoli. La preghiera sta all'origine di ogni scelta e azione apostolica di Gesù e della Chiesa. Il giorno della Chiesa spunta dalla notte di Gesù passata in comunione col Padre. Ciò non vuole assolutamente dire che le scelte che il Padre e il Figlio fanno, chiamando i dodici e gli altri dopo di loro lungo i secoli, saranno le migliori secondo la nostra logica umana. La struttura portante della Chiesa è zoppicante fin dall'inizio, sempre aperta al tradimento e al rifiuto del Signore. Pietro e Giuda ne sono le figure emblematiche. E tutto questo non è uno spiacevole imprevisto, ma è una realtà che fa parte del progetto di salvezza.
Sullo sfondo di questa scelta, la gente continua ad andare dietro a Gesù per ascoltare la sua Parola ed essere guariti. Come la parola del serpente portò il male e la morte (cfr. Gen 3), così la Parola di Dio guarisce dal male e dà la vita. Troviamo, infatti, una stretta connessione tra l'ascolto della parola di Dio e la guarigione, come tra la disobbedienza alla Parola di Dio e la morte (cfr. Dt 11, 26-32).
Come la gente di allora, anche noi possiamo toccare e sperimentare la potenza di Gesù se ascoltiamo la sua Parola. La Parola di Dio infatti "è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede" (Rm 1,16). Infatti "è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione" (1Cor 1,21).
Anche tu sei nel progetto di salvezza! Pensaci...

lunedì 10 settembre 2007

LA NOSTRA VITA IN DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

La Parola del giorno, ci fa ripercorrere la nostra vita nei momenti difficili (vedi Col 1,24). Eppure in questa situazione ancora un'ancora di salvezza è accanto a noi: Cristo. Non per nulla il Salmo responsoriale ci fa ripetere: Nel Signore è la mia salvezza e la mia gloria.
La nostra vocazione cristiana ci porta a riconoscere la grazia nascosta nelle sofferenze e nelle prove della vita, grazia preziosa di unione a Cristo nella sua passione, grazia dell'amore autentico, che accetta di pagare di persona. Se il valore supremo è quello dell'amore autentico, occorre accogliere i mezzi necessari per progredire nell'amore non soltanto con rassegnazione, ma con gioia.
Chiediamo allora al Signore di aiutarci a riconoscere la grazia nascosta nei momenti difficili. Se l'apprezziamo al suo giusto valore, potremo dire con san Paolo:"Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo quello che manca alle tribolazioni di Cristo nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa". È chiaro che la partecipazione alla passione di Cristo si fa sempre in un orientamento d'amore. Paolo scrive: "Le sofferenze che sopporto per voi... Completo quello che manca a favore del corpo di Cristo che è la Chiesa". Soltanto se accogliamo la sofferenza in questa prospettiva di offerta generosa di amore potremo provare in noi la gioia stessa del Signore.
Questo assume quel valore che vogliamo dare alla domenica (al "sabato" direbbe il vangelo odierno Lc 6,6-11), che è quello di dare senso, di riempire la domenica di Dio. E' davvero festa, domenica, soltanto se dedichiamo il nostro tempo alla gloria di Dio e alle opere di solidarietà a vantaggio di chi è nel bisogno.

domenica 9 settembre 2007

ESCI ANCHE TU DALLA LOGICA DI QUESTO MONDO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Se qualcuno questa settimana ha seguito la liturgia della Parola, ha potuto osservare come la Parola di Dio passa nella vita di ciascuno. Passa attualizzandosi nel Tempio, passa nella casa dell'ammalato, passa nell'ambiente di lavoro. Passa in ogni situazione, perché Dio è sempre alla ricerca di ciascuno di noi.
La liturgia domenicale della XXIII domenica del Tempo Ordinario, ci porta a rivedere il cammino settimanale e farne una conclusione per la vita.
Quante volte nel cammino della nostra vita, al termine di una giornata di lavoro, di studio, di vacanza, sentiamo che qualcosa manca alla nostra vita, che nonostante tutto c'è qualcosa di incompleto. Ancora un tassello manca a completare la nostra giornata. C'è qualcosa che non va! La Parola di questa Domenica ci insegna ad affrontare la nostra esistenza alla luce dello Spirito, cioé di quanto il Signore vuole comunicarci.
E' un cammino all'interno di noi stessi, per capire un raggio del volere di Dio. Ma non è facile, come non è facile capire il Vangelo di oggi che parla di odio. Come vivere la sequela di Cristo Gesù che amore e che adesso, parla di odiare il padre e la madre? Che contraddizione, qualcuno potrebbe dire. Invece no, cari miei. L'ebraico non ha il comparativo e quindi se in ebraico bisogna dire "ti amo", si dice "non ti odio". Il Vangelo non è mai contraddittorio, ma provocatorio. Gesù chiedendo di odiare i propri affetti cice che lui può essere più di ogni affetto. Forse è il caso di vedere se nella nostra vita di cristiani ogni cosa passa attraverso di Lui, che vuole essere il filtro della nostra esistenza, sia nella tribolazione, nella sofferenza fisica e spirituale, nel lavoro, in ogni istante della nostra vita. E' da chiedersi se lo ascoltiamo. Perché se non lo ascoltiamo tutto il nostro cammino di fede può apparire disumano.
Lasciamo allora che la Parola invada la nostra anima. Lasciamo con coraggio le nostre certezze per affrontare con decisione il cammino della fede sulle orme del Cristo con i nostri limiti, con le nostre sofferenze, con le nostre gioie, perché anche noi possiamo uscire dalla logica di questo mondo per entrare nella logica del Regno.