sabato 13 ottobre 2007

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



Quali miracoli nella nostra vita? La Parola di questa domenica ci presenta dei miracoli di guarigione fisica, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento.
La guarigione fisica, un fatto molto desiderato nella vita di oggi: basta girarci un po' attorno per capire che ci sono persone che soffrono nel corpo.
La Scrittura ci offre i criteri per giudicare la loro autenticità e il loro scopo. Il miracolo non è mai, nella Bibbia, fine a se stesso; tanto meno deve servire ad innalzare chi lo compie e a mettere in luce i suoi poteri straordinari, come quasi sempre avviene nel caso di guaritori e taumaturghi che fanno la pubblicità di se stessi. Esso è incentivo e premio della fede. È un segno e deve servire a elevare a un significato. Per questo Gesù si mostra così rattristato quando, dopo aver moltiplicato i pani, si accorge che non hanno capito di che cosa ciò era "segno" (cfr. Mc 6,51).
Anche nel Vangelo odierno succede qualcosa di analogo. Alla guarigione operata da Gesù, uno solo si avvicina per dire "grazie" e Gesù, dice l'Evangelista, osserva: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?».
Che succede: abbiamo davanti un Vangelo che vuole insegnarci il galateo? Beh, non proprio.
Nella vita di tutti i giorni siamo chiamati non a fare miracoli, ma costruire qualcosa di bello nella nostra città, nel nostro quartiere, nella nostra patria. E man mano che costruiamo la società abbiamo bisogno di puntare lo sguardo verso l'Alto, perché anche Dio ci metta la sua mano e se noi costruiamo l'esterno, Lui penserà a costruirci l'interno.
La fede, carissimi amici, fa tutto questo. Essa è una accoglienza del miracolo che fatto con gratitudine e gioia, suscita fede in Cristo e apre alla speranza di un mondo futuro senza più né malattia né morte: apre alla speranza della risurrezione.
Forse questa ti è nuova? Ebbene la buona notizia di Gesù è anche per te. Gesù viene anche per la tua guarigione.
Ma non finisce così. Alla persona guarita Gesù dice: «Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!». Lo manda, gli dice “va”. Fate attenzione, non dice: "seguimi". Perché? Chiediamoci dove manda Gesù questa persona guarita. Dove ci invia Gesù dopo averci guarito? Dopo averci mondato dal male dopo aver incontrato il Tuo Amore e dopo aver fatto “Eucaristia”? Gesù, dove mandi me oggi perdonato da Te?Gesù, dove mandi la tua Chiesa rinata dall’incontro con Te?
Semplicemente verso ogni fratello, ogni sorella di cui il Padre aspetta ansioso il ritorno.
Quindi carimi amici miei, in questa guarigione domenicale, non un galateo, ma inviati ad esere messaggeri del Suo Amore che ci ha salvati: il vero miracolo della vita.
Buona Domenica nel Signore!




clicca --> NON SONO STATI GUARITI TUTTI E DIECI?

NELLA SUA PAROLA LA NOSTRA FELICITA'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Questa mattina nella sua brevità, l'Evangelista Luca ci riporta un episodio particolare: In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11, 27-28). In questo piccolo brano del Vangelo, che contiene una grande verità, il Signore ci mostra la via della gioia vera, profonda e ci aiuta a distinguere tra felicità e felicità. Il discorso che troviamo nel Vangelo, non nega che per la Madonna fu una grande gioia essere la madre di Gesù, ma dice che nella sua gioia c'e un elemento più profondo. Tutti bene o male sappiamo un pochetto della vita della Madonna. Come Ella aveva rinunciato alla maternità. Due volte nella sua vita Dio le domandò la rinuncia alla maternità: prima dell'annuncio dell'Angelo e sul Calvario, quando Maria, in un certo senso, rinnovò la sua rinuncia accettando il sacrificio del Figlio, accettando di non essere più madre di un figlio vivo. Ma domandandole questo sacrificio così grande Dio le diede molto di più: la unì a se, le rivelò i suoi disegni e fece di lei la collaboratrice a questi divini disegni, a un livello profondissimo.
Anche per noi, oggi, si rinnova la chiamata di Dio: ci sono molti aspetti ed è importante attaccarsi al più autentico, al più profondo. Noi a quale ci attacchiamo? Leggendolo dai giornali o ascoltanto le notizie, non cambia nulla "solita minestra" che ogni giorno si rigetta. Eppure nell'ascolto della Parola di Dio, noi possiamo trovare la nostra felicità, il vero senso del vivere in una società più autentica, più sicura.
Attacchiamoci sempre, e ogni giorno, a ciò che è essenziale. Seguiamo la Parola di Dio. Certo ci porterà per strade difficili ma sempre secondo le nostre forze, le nostre capacità, percé lì troveremo la nostra beatitudine. "Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano", la parola di Dio che ci rivela il suo mistero e il suo disegno d'amore, la parola che è anche la sua volontà, che è nutrimento della nostra anima, come era il cibo di Gesù.
Preghiamo perché nella nostra vita otteniamo sempre la grazia di essere attaccati a ciò che davvero è essenziale, per essere liberi di fare della nostra vita una lode al Signore di tutto quanto egli vorrà chiederci per farci crescere nel suo amore e ricevere la beatitudine eterna.

venerdì 12 ottobre 2007

LASCIATI DISTURBARE DA DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il Vangelo odierno (vedi Lc 15, 11-26) parla della lotta tra Gesù e il demonio, una lotta che avviene nell'anima dell'uomo. Sì, tutti in qualche maniera viviamo delle lotte interiori: chi le manifesta non andando a Messa, chi le manifesta non confessandosi o almeno raramente, chi le manifesta con il proprio carattere, chi le manifesta con il proprio modo di vivere.
Forse questo brano non ci è facile caprilo, ma in ogni parola vi è racchiusa la nostra esistenza che il Vangelo descrive come una casa.
Spesso questa casa la presentiamo "giardino chiuso", perché lì vogliamo starcene tranquilli, senza che nessuno cio disturbi, senza che nessuno ci venga a dire stai sbagliando o che stai facendo, senza nessuno che ci comandi. Eppure, urge sempre più la necessità che ci sia il padrone, ovvero il Signore anche se questo oggi ci piace sempre meno.
Quando Egli ci disturba, preferiamo rimanere soli nella nostra casa, e lui ci disturba in molte maniere: con le circostanze, servendosi degli altri, con le sue richieste, mentre per noi non è spontaneo fare quello che egli vuole. Eppure, se vogliamo essere noi padroni della nostra vita, ci mettiamo in una condizione molto pericolosa: l'egoismo che si manifesta così è peggiore del peccato che prima sporcava la nostra casa, perché ci fa vivere in modo contrario all0 spirito di Dio. Si vive senza voler essere disturbati, né da Dio né dal prossimo, facendo le cose come ci pare e a comodo nostro, e può venirne una specie di sottile, profonda perversione, che fa il gioco di satana.
Rinnoviamo oggi il proposito di lasciare che il Signore diventi il padrone della nostra casa, di lasciar cadere i nostri pensieri, le nostre preferenze, i nostri capricci, per accogliere in ogni momento i desideri suoi.
Preghiamo così: Vieni tu, Signore, ad abitare nel mio cuore, perché io non torni a barattare quel dono di libertà che mi viene dalla tua croce, e il mio affaticarmi, sia pure all'insegna del Regno, non sia un'inutile dispersione di energie. Fa' che trovi in Te il mio sostegno, il mio bene! Amen.

giovedì 11 ottobre 2007

QUANTA FEDE NELLA NOSTRA PREGHIERA?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Continua anche oggi il significato della preghiera. Il vangelo della liturgia odierna (vedi Lc 11, 5-13) ha un tema particolare: l'importanza dell'insistenza della preghiera.
La parabola che Gesù ci presenta, vuole dare la sua importanza ad una preghiera insistente. La preghiera è importante nella nostra vita, non possiamo prescindere da essa.
In quell'amico inopportuno vi è un po' ciascuno di noi. In questa insistenza ci riconosciamo tutte quelle volte che diciamo di aver pregato ma non abbiamo ottenuto nulla e dopo, magari, siamo diventati allergici alla preghiera, etc.
Allora una domanda che aiuti a riflettere sul nostro tipo di preghiera: con quanta fede proponiamo la nostra preghiera?
Gesù ci insegna che dobbiamo andare al Padre con la semplicità e l'insistenza dei bambini e otterremo tutto da Lui. . L'atteggiamento di fede per rivolgerci al Signore è quello di considerare la preghiera come già ottenuta. La richiesta con fede dà per scontato che sia esaudita!
L'ultima frase sorprende, perché Gesù in modo inaspettato conclude parlando dello Spirito Santo, dono di Dio, condizione di ogni richiesta: "... quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!". Gesù nell'invitarci alla preghiera insistente non ci fa perdere di vista le vere priorità nella vita cristiana. La preghiera è anche aderire alla pedagogia di Dio e scoprire, nell'ascolto vero di Dio, la nostra vocazione autentica. Solo nell'ascolto vero della Parole e nella docilità allo Spirito, possiamo allora scoprire il vero valore della preghiera e di tutte le preghiere. Con lo Spirito Santo abbiamo tutto: la gioia vissuta nell'azione di grazie, la pace, un atteggiamento particolare di serenità anche nella sofferenza... Sono tutti frutti dello Spirito Santo, che danno una felicità intima, profonda. In questo senso la preghiera nella fede è sempre esaudita.
Preghiamo il Signore Gesù perché ci ottenga dal Padre il dono dello Spirito Santo e lo ringraziamo per averci aperto un orizzonte sempre luminoso, per averci dato la possibilità di andare a Dio come a un Padre che ci ama e vuol donarci tutto.

mercoledì 10 ottobre 2007

SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Oggi, anche se non lo celebriamo solennemente, nel martirologio abbiamo un grande evangelizzatore dell'Africa: San Daniele Comboni.
In questa ricorrenza, troviamo nel Vangelo del giorno (vedi Lc 11, 1-4) una richiesta da parte dei discepoli a Gesù: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Anzitutto, questa richiesta ci dice che abbiammo bisogno di imparare a pregare e sopratutto di chiedere il dono della preghiera.
Sì, perché la preghiera non è una semplice richiesta da farsi nelle necessità, la preghiera è un rapporto. I discepoli hanno capito in Gesù che si ritirava da solo a pregare, si rendono conto che Gesù non prega come gli altri maestri del tempo, che questo rapporto era basilare nella vita di tutti i giorni e non esitano a chiedere quale strada intraprendere per arrivarci.
A questa richiesta Gesù non fa altro che presentare Dio come Padre di tutti ed invita ad invocarlo con questo nome: Padre nostro.
E' una bella preghiera che ci è stata consegnata nel giorno del nostro battesimo, una preghiera da vivere più che recitare. Forse sarebbe il caso che ogni giorno prendessimo una sola delle invocazioni contenute in questa preghiera per capirne il senso.
Forse i discepoli e magari anche noi abituati a vedre o leggere i molteplici libri sul tema in questione, ci saremmo aspettato una lunga dissertazione sulla preghiera, un vero e proprio trattato, una scuola di preghiera, il Signore invece scandisce, semplicemente e senza preamboli, un modello di preghiera da cui tutti gli oranti del mondo hanno attinto la primaria ispirazione per rivolgersi a Dio nel modo più semplice ed efficace.
Oggi nella nostra preghiera siamo chiamati a riscoprire la dimensione del dono della preghiera attraverso la recita del Padre nostro. Scoprire questa preghiera è anzitutto mettersi in cammino per i suoi sentieri, dove la Bellezza di Dio incanta, innamora e ci rimette nuovamente in strada per un nuovo programma di vita.
Affidiamoci con questa preghiera divina alla misericordia del Signore. Chiediamogli questo dono e la sua attualizzazione nel quotidiano.

martedì 9 ottobre 2007

VIVERE LA QUOTIDIANITA'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il Vangelo di oggi (vedi Lc 10,38-42) è conosciutissimo, anche in tutti gli ambiti della nostra società, perché riflettuto e spiegato in vari modi. Come non ricordare le due sorelle Marta e Maria, che con il loro atteggiamento ci invitano alla vera accoglienza di Gesù.
Cosa succede in questa scena? Come dicevo in qualche post, Gesù passa dalla nostra vita, dalla nostra storia e nella casa di Marta e Maria vuole partecipare attivamente alla loro vita. Gesù è l'ospite di riguardo; è un ospite che però non vuole imporre la sua autorevolezza ma la vuole dimostrare proprio in questa partecipazione familiare.
In questo passaggio di Gesù nella vita familiare, l'evangelista ci fa cogliere due tipi di accoglienza. Da un lato abbiamo chi si preoccupa che all'ospite non manchi nulla (Marta), dall'altra parte abbiamo chi si pone ai piedi di Gesù, nel tipico atteggiamento della discepola. Due atteggiamenti diversi, due donne con la stessa fede in Gesù ove vi riconoscono non solo l'amico in cui ripongono fiducia, ma il vero Signore. Una fede che cerca di arrivare all'esseniziale della verità cristiana. Una fede vissuta in maniera diversa, che a loro volta si completano: Marta che preferisce curare la parte umana nel suo Signore e Maria che invece è volta più alla contemplazione fruttuosa.
Da questo brano possiamo cogliere questo insegnamento: la fede va vissuta nella nostra quotidianità ed in lei dovremmo poter riporre i nostri problemi. Spesso nel nostro tran-tran all'improvviso ci ricordiamo di un Dio che può salvarci. L'episodio evangelico ci dice che Gesù non interviene nel merito della questione e non fa arbitro nelle nostre vicende. Gesù è interessato ai cuori e vuol sanare quelli che vede in affanno.
Preghiamo perché il Signore Gesù passi dalla nostra vita per sanare il nostro cuore. Rivolgiamoci a Gesù per chiedere, ispirati dalla sua Parola, la tranquillità del cuore, per poter affrontare gli affanni della vita.

lunedì 8 ottobre 2007

LE MIE PUBBLICAZIONI

La Lectio Divina

Edito nel 1995 con il Centro Stampa Carmelitano di Roma.

per informazioni e ordinazioni:

Centro Stampa Carmelitano

Viale Del Monte Oppio, 28 - 00184 Roma - tel/fax 0647847029 email:
info@madonnadelcarmine.net




prossima uscita

Un viaggio in compagnia dell'Amico
per i sentieri della preghiera

per informazioni e ordinazioni:
Il pozzo di Giacobbe
Corso V. Emanuele, 34
91100 Trapani
Tel/fax 0923.540339
email:
ilpozzodigiacobbe@virgilio.it



in fase di preparazione:
LA VIA DELLA PREGHIERA
NELL'ESPERIENZA CARMELITANA

FARSI PROSSIMO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
Il Vangelo di questa giornata (vedi Lc 10,25-37), è tornato alle nostre orecchie tante volte. Ma perchè la Parola di Dio torna a noi più volte? La risposta è semplice: Essa non è ancora maturata nella nostra vita, nella nostra realtà. Non siamo stati in grado di accoglierla come si deve per poter avere anche noi, come dice il Vangelo odierno, viscere di misericordia.
Se leggiamo con attenzione il Vangelo del giorno, ci accorgiamo dei movimenti ed atteggiamenti che ogni cristiano, al di là di razza, nazione e lingua, deve assumere.
Uno dei sensi che bisogna mettere in atto è la vista. In genere, la nostra società di oggi, con tutto il suo narcisismo, usa parecchio il "vedere" e quindi, anche per noi dovrebbe essere facile.
Il Vangelo che racconta la pagina del samaritano misericordioso, è descritto anzitutto così: "lo vide", cioé, è colpito dalla sua situazione dolorosa. "Ne ha compassione" dal di dentro della sua partecipazione umanissima. "Gli si fa accanto", ossia oltrepassa lo steccato del proprio egoismo per far sentire all'altro una vicinanza tutt'altro che indifferente al suo dolore. Gli fascia le ferite e versa olio e vino, cioè interviene in modo pertinente con puntuale dedizione. Non contento se lo carica sul mezzo di trasporto che possiede, lo porta alla locanda, si prende cura fino in fondo del poveraccio, fino a pagare di tasca propria quel che, alla sua partenza, farà il locandiere. Difficilmente faremo qualcosa del genere, se non con la forza che viene da Dio, che ci ha chiamato a servirlo nei fratelli e sorelle in necessità.
Però il Vangelo contiene un imperativo che ancora oggi è valido per tutti: "va' e anche tu fa lo stesso!". E' un imperativo particolare che nessuno può esimersene o fare orecchio da mercante, perché si ritroverà con un non senso della vita o peggio: distrutta.
Il Salmista prega sempre così: ogni mattina è attento il mio orecchio. Anche noi abbiamo bisogno di tendere l'orecchio, di avere compassione verso il mio prossimo. Non andiamo tanto oltre per scoprire il nostro prossimo. Chiediamoci: che cosa mi impedisce di farmi prossimo, a volte anche alle persone che vivono sotto il mio stesso tetto?Forse la distrazione, un'arida abitudinarietà, il comodismo egoista?
Chiediamo nella nostra preghiera il dono di "farsi prossimo". Preghiamo, perché il nostro cuore si converta ogni giorno al cuore di Dio, perché farsi prossimo è quotidiano spicciolo in tutti gli ambiti della nostra società.

domenica 7 ottobre 2007


Oggi è la festa della Madonna del Rosario di Pompei. Clicca sull'immagine per recitare la supplica in suo onore.
A chi porta questo nome glorioso, i più cari auguri.

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Possiamo definire la Domenica odierna la domenica della fede. Sì, perché abbiamo bisogna di rinnovarla alla scuola del Maestro.
Aumenta la nostra fede (vedi Lc 17,5-10), dicono i discepoli... e noi? In genere chiediamo a Dio le necessità materiali, che se per puro caso non sono esaudite andiamo sulle furie.
La fede è come un piccolo seme che porta in sé una potenza vitale: la Potenza di Dio. O hai fede o non hai fede; non funziona a chili o ad anni di pur sane frequentazioni parrocchiali. Chi ha fede sa che non può contare sulle proprie forze; sa che deve lasciare agire Lui. La fede è un dono e non qualcosa che viene e che va. La chiediamo al Signore? Ci abbandoniamo fiduciosi a Lui per formare spiritualmente il nostro cuore?
«Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza», troviamo scritto nella seconda Lettura (vedi 2Tm, 1,6-7).
Questo significa che la fede va innaffiata. Leggere i Vangeli è un forte aiuto. La fede nasce da un incontro inconsueto, che ci fa scoprire che c'è un qualche cosa che ci sfugge, un trascendente; ma non sappiamo cosa fare o dove andare per cercare quest'incontro.
In questa domenica rifacciamoci anche noi alla stessa preghiera dei discepoli. La porta che apre alla fede è la preghiera, poco importa se incredula. Questa preghiera fa piacere al Signore, perchè sono i primi passi verso Lui.

Buona Domenica nel Signore a tutti quanti!


clicca sull'immagine