sabato 15 dicembre 2007

ANCHE TU, METTITI IN DISCUSSIONE!

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

La Parola di questa domenica ci richiama a vedere la nostra posizione. Ci richiama a farci una idea di chi è il Messia. Giovanni Battista, nonostante che si mise a predicarlo, o come dice il profeta Isaia, a preparargli la via, quest'uomo non aveva ancora una idea chiara di chi fosse il Messia. Giovanni, di fronte all'incontro con Cristo, non Lo mette in discussione ma…si mette lui stesso in discussione. Di fronte alla prospettiva di una sua caduta di prestigio; di fronte ad una Presenza per lui non del tutto chiara, ancora incomprensibile, lui si mette totalmente in discussione. Sai, la vera fede ci mette totalmente in discussione. La fede non è un dubbio ma continuamente interroga. Il Battista non è solamente profeta di Cristo; è anche paradigma di ogni vero credente. La "risposta della vita" non la cerca dentro di sé, nelle sue certezze, ma la rivolge a Cristo.
Forse anche noi, come il Battista, abbiamo bisogno di fare una domanda a Cristo. Il Battista, tramite amici, ha potuto farla e Cristo lo ha rimandato a cercare la giusta risposta nella Parola di Dio. Cristo ha dato la sua risposta citando la Parola di Dio. Un messaggio chiaro ma sempre capovolgente perché in quei ciechi, storpi, lebbrosi, sordi, morti e poveri ci siamo tutti. Di fronte al Vangelo ogni storia diventa un progetto di vita e non una vita sbattuta qua e là dal vento delle passioni o dai pruriti del mondo. Anche noi, come il Battista abbiamo bisogno di metterci in discussione per dare senso alla nostra esistenza, al nostro essere cristiani.
Preghiamo allora, perché la nostra vita sia sempre trasformata dalla Parola di Dio e sopratutto che nella nostra vita regni la gioia, anche se alle volte lascia a desiderare.
Coraggio, il Dio in cui crediamo è il Dio della gioia.
Buona gioia nel Signore a tutti voi!

venerdì 14 dicembre 2007

QUALE ATTESA NELLA NOSTRA VITA?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Quante domande con gli occhi chiusi! Con la loro domanda (vedi Mt 17,10-13), i discepoli esprimono le riserve dei dottori della legge verso Gesù. Se Gesù fosse il Messia atteso, il profeta Elia avrebbe dovuto essere tornato da molto tempo per preparare la sua venuta. E se Elia fosse effettivamente stato là, avrebbe già cominciato molte cose: non ci sarebbero più oppressioni politiche, il dominio dell’uomo sull’uomo sarebbe giunto alla fine, non vi sarebbero più opposizioni sociali tra poveri e ricchi, una nuova era di pace sarebbe già iniziata.
Gesù spiega ai suoi discepoli che la nuova era di pace comincia adesso, per coloro che colgono la loro opportunità, che rispondono all’appello alla conversione e instaurano la pace nel proprio cuore. Ma, come al solito, le attese degli uomini sono altre: essi contano su un potente che possa aiutarli automaticamente a stabilire la pace. Ecco perché le parole del Battista si sono perse nel vuoto. E perché la violenza minaccia quelli che portano la pace: Giovanni Battista muore di morte violenta, e Gesù presagisce che anch’egli sarà colpito da un destino simile.
Anche oggi, il sistema neoliberale del consumismo disintegra le famiglie e promuove la massificazione che distrugge la vita. Ricostruire e rifare il tessuto sociale e la convivenza comunitaria delle famiglie è pericoloso, perché mina la base del sistema di dominazione. Giovanni Battista fu ucciso perché aveva un progetto di riforma della convivenza umana (cfr. Lc 3,7-14). Svolgeva la missione di Elia (Lc 1,17). Per questo fu ucciso. Gesù continua la stessa missione di Giovanni: ricostruire la vita in comunità. Poiché Dio è Padre, noi siamo tutti fratelli e sorelle. Gesù riunisce due amori: amore verso Dio ed amore verso il prossimo e gli da visibilità nella nuova forma di convivenza. Per questo, come Giovanni, anche lui fu messo a morte. Per questo, Gesù, il Figlio dell'Uomo, sarà condannato a morte.
Nella preghiera, fermiamoci a considerare quanto sia importante che il nostro credere diventi sempre più il nostro amare, nel dono effettivo di noi stessi. L'Avvento è tempo propizio perché il cuore, e quindi la vita, prenda fuoco. Preghiamo così: O Dio che mi hai talmente amato da darmi il tuo Figlio "venuto a portare il fuoco", fa' che in Lui io arda e irradi luce, amando.

giovedì 13 dicembre 2007

ESSERE COERENTI

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
La liturgia Carmelitana ci ricorda un grande santo a cui tante persone si sono ispirate, sopratutto nei momenti bui della loro esistenza: San Giovanni della Croce. (San Giovanni della Croce bis). Il Vangelo che ascolteremo è preso da Mt 11, 16-19, ove Gesù paragona la sua generazione a bambini incontentabili che rifiutano ogni gioco.
Ciò succedeva nel tempo di Gesù e succede oggi, sia nella società che nella chiesa. Ai leaders, ai saggi, non sempre piace quando qualcuno li critica o li interpella. Giovanni Battista, vide, criticò, e non fu accettato. Dicevano: "E' posseduto dal demonio!" Gesù vide, criticò e non fu accettato. Dicevano: "E' fuori di sè!", "Pazzo!" (Mc 3,21), "E' posseduto dal demonio!" (Mc 3,22), "É un samaritano!" (Gv 8,48), "Non è da Dio!" (Gv 9,16). Gesù rimprovera agli uomini di "questa generazione" di essere come bambini capricciosi che vogliono essere lasciati in pace, che non vogliono essere sollecitati a fare delle scelte. Rifiutano un atteggiamento e anche il suo contrario, criticano una proposta e anche l'altra: e questo è la prova della loro insincerità e della loro cattiva volontà.
Non entriamo nel gran gioco di Dio che, attraverso le vicende liete o tristi, sempre ci vuol condurre verso un esito di salvezza. Proprio a salvarci il Verbo di Dio è venuto, viene e verrà a noi. Ma noi non entriamo! Gesù si lamenta per la mancanza di coerenza della sua gente. Loro inventavano sempre qualche pretesto per non accettare il messaggio di Dio che Gesù annunciava. Di fatto, è relativamente facile trovare argomenti e pretesti per rifiutare coloro che pensano in modo diverso dal nostro. Lo si respira, spesso, anche presso quelli che si dicono credenti questo sostanziale rifiuto del Signore Gesù. Quando viviamo di critica negativa, quando siamo sempre pronti a denunciare la "pagliuzza nell'occhio del fratello" senza neppure lontanamente ammettere la trave che è nel nostro. Quando siamo perpetuamente a caccia di gratificazioni superficiali. Quando, imbattendoci nelle scabrosità delle persone e della vita, ci chiudiamo in noi stessi, pessimisti oppure rassegnati. Davvero in queste situazioni la venuta del Signore non è per noi.
Ancora oggi, Gesù reagisce e rende pubblica questa incoerenza. San Girolamo disse per noi: "Non calunniare mai nessuno nel modo più assoluto, e non cercare di farti bello mettendoti a criticare gli altri, e impara a rendere più perfetta la tua vita piuttosto che denigrare quella degli altri. Questo difetto devi evitarlo al punto che non solo non devi permetterti di criticare, ma non devi dar retta neppure una volta a chi critica, per non rafforzare con la tua complicità l'influenza di chi sparla degli altri, e per non favorire con la tua accondiscendenza il suo vizio".
In questo tempo di attesa, quale è l'Avvento, chiediamo alla Madonna che a gran voce chiami in me lo Spirito Santo perché sappiamo accettare noi stessi e gli altri. Chiediamogli che infonda nel nostro cuore lo spirito di vera accoglienza, benevolenza e quella sorridente capacità di spremere il positivo dalle persone e dalle cose, quella propensione a sottolineare il bene nelle circostanze e nelle persone.
Preghiamo così: Signore, dammi un cuore vigile attento a Te, al tuo amore che, nel tuo provvido disegno, vuol rendere anche me strumento di positività, per una crescita del tuo Regno nei cuori e nella storia.

mercoledì 12 dicembre 2007

DIO E' PADRE DI TUTTI

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Celebriamo una santa martire: Santa Lucia. Forse una coincidenza, ma il Vangelo ci ricorda un'altro martire (vedi Mt 11,11-15) le cui parole, forse, possono anche adattarsi per questa martire siracusana.
Nel vangelo, Gesù dà un'opinione su Giovanni Battista paragonandolo con le persone del Vecchio Testamento: non c'è nessuno più grande di Giovanni. Giovanni è il più grande di tutti. Ma paragonato con il Nuovo Testamento, Giovanni è inferiore a tutti. Il più piccolo nel Regno è più grande di Giovanni! Come capire questa qualificazione apparentemente contraddittoria che Gesù fa di Giovanni? Giovanni fu grande! Il maggiore di tutti! Ed il più piccolo nel Regno dei cieli è più grande di Giovanni! Giovanni è il maggiore, perché lui era l'ultimo eco del Vecchio Testamento. Fu Giovanni che, per la sua fedeltà, potè finalmente indicare il messia al popolo: "Ecco l'agnello di Dio!" (Gv 1,36), e la lunga storia iniziata con Abramo raggiunse il suo obiettivo. Ma Giovanni non fu capace di capire da solo la portata della presenza del Regno di Dio in Gesù. Lui era nel dubbio: "E' il Signore o dobbiamo aspettare un altro?" (Mt 11,3).
La storia antica, essa sola, non comunica alla persona la luce sufficiente per capire tutta la novità della Buona Notizia di Dio che Gesù ci porta. Il Nuovo non entra nell'Antico. Sant'Agostino diceva: "Novum in Vetere latet, Vetus in Novo patet", che significa: "Il Nuovo è già nascosto nel Vecchio. Ma il Vecchio rivela solo il suo pieno significato nel Nuovo". Chi sta con Gesù e vive con lui riceve da lui una luce che dà occhi nuovi per scoprire un significato più profondo nel Vecchio. E qual'è questa novità? Gesù offre una chiave: "La legge e tutti i profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire. Chi ha orecchi, intenda!" Gesù non spiega, ma dice: "Chi ha orecchi, intenda. Elia doveva venire per preparare la venuta del Messia e ricostruire la comunità: "Ricondurre il cuore dei genitori verso i figli ed il cuore dei figli per i genitori" (Mal 3,24).
Giovanni annunciò il Messia e cercò di ricostruire la comunità (Lc 1,17). Ma gli sfuggiva il mistero più profondo della vita in comunità. Solo Gesù lo comunicò, annunciando che Dio è Padre e, quindi, siamo tutti fratelli e sorelle. Questo annuncio porta con sé una forza nuova che ci rende capaci di superare le divergenze e creare comunità. Sono questi i violenti che riescono a conquistare il Regno. Il Regno non è una dottrina, ma è un modo nuovo di vivere come fratelli e sorelle, a partire dall'annuncio che Gesù fa: Dio è Padre di tutti.
Fermiamoci per un momento dopo l'ascolto di questa Parola, di questo commento e cerchiamo di capire: Gesù aiutò Giovanni a capire meglio i fatti per mezzo della Bibbia. La Bibbia mi aiuta a capire meglio i fatti della mia vita?
Preghiamo così: Vieni Spirito Santo dentro il mio cuore, togli ciò che è mio e metti ciò che è Tuo.

martedì 11 dicembre 2007

ABBIAMO UN INVITO!

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

C'è un bell'invito per tutti noi che stiamo, giorno dopo giorno, entrando nel clima natalizio, carichi dei nostri fardelli e spesso affaticate e oppressi dalle alterne vicende della nostra vita: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (vedi Mt 11,28-30). Ma chi sono i suoi invitati? Sono coloro le cui spalle si piegano sotto il peso delle cose che si pretendono da loro: comandamenti e leggi, obblighi ad essere prestanti e concorrenza asserviscono agli uomini. Gesù ci invita a liberarci da queste esigenze grazie a lui. Ma cosa ci offre come alternativa? Ci promette un giogo nuovo e un nuovo fardello. Come rispondere ad un tale invito? Eppure vi è una differenza fondamentale tra il giogo che ci impongono gli altri e quello che ci propone Gesù. Gesù non ha altre esigenze, si propone come esempio. Egli stesso non obbedisce a ciò che si esige da lui dall’esterno. Obbedisce al proprio cuore, a ciò che sa che Dio sostiene in lui. Quando si è trovata questa via, si cessa di essere sballottati qua e là, e si può riposare. Gesù non vuole schiacciarci: non si aspetta che noi ci trasformiamo dall’oggi al domani, ma che noi siamo pronti a imparare da lui qualche cosa.
Nelle parole di Gesù vi è celato il segreto della speranza. Sperare nel Signore significa non solo confidare in Lui ma anche configurare la vita, il cuore, al modo d'essere di Gesù un modo d'essere mite e umile. Allora si trova riposo, anzi appagamento e una pace da donare anche agli altri.
Apriamo il nostro cuore allo Spirito Santo. Come Maria diciamo il nostro "sì" alla volontà del Padre, chiedendo che il cuore diventi mite e umile come quello di Gesù. È in questo modo che il peso di noi stessi e di quanti ci circondano diventano nel Signore "leggerezza" nei nostri giorni.

lunedì 10 dicembre 2007

LA FOLLIA DELL'AMORE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Una parabola non è un insegnamento da ricevere in modo passivo o da rinchiudere nella memoria, bensì è un invito a partecipare alla scoperta della verità. Gesù comincia chiedendo: "Che ve ne pare?" Una parabola è una domanda con una risposta non definita. La risposta dipende dalla reazione e partecipazione degli ascoltatori. Cerchiamo, quindi, la risposta a questa parabola della pecora smarrita.
Per mezzo di questa parabola (vedi Mt 18,12-14), Gesù rivela alcune situazioni intollerabili nelle comunità: capita che uno dei piccoli si smarrisca e che per gli altri sia perduto, come succede ancora oggi. Quindi la sua critica non solo è indirizzata per le comunità di un tempo ma anche a quelle di oggi.
Nella sua parabola Gesù dà criteri di relazione nei confronti di chi è smarrito. Gesù chiede: "Che ve ne pare?" Ossia: "Voi fareste la stessa cosa?" Quale sarà stata la risposta dei pastori e delle altre persone che ascoltavano Gesù raccontare questa storia? Farebbero la stessa cosa? Qual è la mia risposta alla domanda di Gesù? Pensiamo bene prima di rispondere. Se tu avessi 100 pecore e ne perdessi una, cosa faresti? Non bisogna dimenticare che le montagne sono luoghi di difficile accesso, con profondi precipizi, abitati da animali pericolosi e dove i ladroni si nascondono. E non puoi dimenticare che hai perso una sola pecora, quindi ne hai ancora 99! Hai perso poco! Abbandoneresti le altre 99 su quelle montagne? Forse solo una persona con poco buon senso farebbe ciò che fece il pastore della parabola di Gesù? Pensatelo bene!
Questo piccolo che si è perduto ha una tale importanza che si trascurano tutti gli altri per andare a cercarlo e ritrovarlo, poiché Dio è chiaramente dalla parte di coloro che si respingono ai margini della società e che si dimenticano. Questa è la risposta di Gesù per noi, in questa parabola evangelica: "Questo pastore è Dio, nostro Padre, e la pecora smarrita sei tu!" Detto con altre parole, chi compie questa azione è Dio mosso dal suo grande amore per i piccoli, i poveri, gli esclusi! Solamente un amore molto grande è capace di compiere una follia così. L'amore con cui Dio ci ama supera la prudenza ed il buon senso umano. L'amore di Dio commette follie. Grazie a Dio! Se non fosse così, saremmo perduti.
Allora è il caso di ripensare il Regno di Dio sotto un'ottica diversa; quell'ottica che ha per valori l’indulgenza, il rispetto e il soccorso.
Nella preghiera personale, chiediamo allo Spirito Paraclito (Il Consolatore) che ci aiuti a percepirci amati, cercati, portati sul cuore da Gesù. Chiediamo di "leggere" il mistero dell'incarnazione in questa ottica e preghiamo per poter essere capaci di consolare i fratelli.

INSIEME ALLA MADONNA DI LORETO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Oggi si celebra il della Madonna di Loreto. Vi inserisco una slide, perché possiate riflettere ancora, insieme alla Vergine santa, in attesa della venuta del Signore.

AVE MARIA...

LORETO

Buona giornata!

domenica 9 dicembre 2007

ALZATI E CAMMINA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il Vangelo ci presenta Gesù che "sedeva insegnando" (vedi Lc 5,17-26). Alla gente piaceva ascoltarlo. Qual'era il tema dell'insegnamento di Gesù? Parlava sempre di Dio, di suo Padre, ma ne parlava in un modo nuovo, attraente, diverso dagli scribi e dai farisei (Mc 1,22.27).
Un paralitico è trasportato da quattro uomini. La sicurezza e la naturalezza con le quali Gesù concede al paralitico il perdono dei suoi peccati porta gli osservatori a chiedersi chi è.
In quel tempo, la gente credeva che i difetti fisici (paralisi, etc.) fossero un castigo di Dio per qualche peccato commesso. Per questo, i paralitici e molti altri disabili fisici si sentivano rifiutati ed esclusi da Dio! Gesù insegnava il contrario. La fede così grande del paralitico era un segno evidente del fatto che coloro che lo aiutavano erano accolti da Dio. Per questo Gesù dichiara: I tuoi peccati ti sono rimessi! Ossia: "Dio non ti rifiuta!". Ecco perché appare loro come un impostore che ha l’audacia di pretendere di detenere l’autorità divina. L'affermazione di Gesù non coincideva con l'idea che i dottori avevano di Dio.
Gesù non risponde alla loro domanda lanciandosi in spiegazioni teoriche, ma agendo, cioè guarendo il paralitico. Ecco come Gesù offre al paralitico ed alle persone che lo osservano - come a noi oggi - la possibilità di capire la sua importanza: egli libera dalle sue sofferenze, dalla sua solitudine e dal suo handicap chi crede in lui. Lo fa uscire dall’ombra e dalle tenebre della sua esistenza per condurlo alla luce. Gesù gli fa dono della salute, di un coraggio nuovo e della comunità degli uomini. Grazie a lui, egli diventa un uomo nuovo.
Un tempo, come oggi, chi si rimette a Gesù con fiducia, e lo segue, sente sbocciare in sé delle possibilità insospettate - malgrado le deviazioni e gli abusi di questo mondo - sente che il regno di Dio arriva.
Oggi, fermiamoci a capire, confrontiamoci con la Parola. Mettiamoci nella posizione di coloro che aiutano il paralitico: siamo capaci di aiutare un malato, salirlo sul tetto e fare ciò che hanno fatto i quattro? Teniamo tanta fede? Qual è l'immagine di Dio che abbiamo in noi e che si irradia negli altri? Quella dei dottori o quella di Gesù? Dio di compassione o di minaccia? Chiediamo allo Spirito Santo il vigore necessario perché si sblocchi ogni nostra paralisi interiore e si possa camminare incontro al Signore con la forza stessa che ci viene da Lui. Preghiamo così: Vieni, Spirito del Signore, libera in me energie d'amore e desideri d'infinito perché, guarito nelle mie infermità, possa camminare speditamente lungo le vie della vita.