sabato 5 gennaio 2008

EPIFANIA DEL SIGNORE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!




Siamo arrivati alle conclusioni delle feste natalizie. La vita ha già ripreso dopo il primo dell'anno il suo battito normale, ma il clima di festa ci lascia con la venuta dei Magi o Epifania così come recita un antico proverbio: "Epifania tutte le feste porta via". Ma cosa rimane delle feste nei nostri cuori?
Per tanti un divertimento, un amore incontrato, un tempo qualunque. Ma penso che nell'illusione di una risposta asettica c'è qualcosa che va al di là del nostro modo di vedere, di vivere. I Magi in questo sono segno e testimonianza. Anzitutto ci dicono che tutti siamo in cammino, un cammino di ricerca. In loro abbiamo un cammino pieno di difficoltà, ma che alla fine giunge alla sua meta con successo. Certamente all'inizio li ha spinti la curiosità di un segno: la stella. Ma questo segno si è trasformato in desiderio di ricerca e di scoperta. Tanto da metterli in viaggio con un desiderio profondo di domanda: "Dov'è il re dei Giudei?" (vedi Mt 2,1-12). La domanda la pongono al re Erode e, indirettamente, alla città di Gerusalemme e credo che oggi è fatta a ciascuno di noi. Esperti qui si adoperano per dare risposta e citano una profezia di Isaia: «E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo Israele» (Mt 2,6). Il testo profetico viene incontro alle difficoltà dei Magi: la Parola di Dio diventa luce al loro cammino. In forza di quella informazione, attinta alla profezia isaiana, e confortati dal riapparire della stella i Magi riprendono il loro cammino avendo come meta, Betlemme.
É strano che coloro che abitano a Betlemme o nei dintorni della casa in cui si trova Gesù non vedono quel segno. Inoltre quelli che possiedono la scienza delle Scritture conoscono la notizia della nascita del nuovo re d'Israele, ma non si muovono per andarlo a cercare. Anzi, la richiesta dei Magi aveva, piuttosto, provocato nei loro cuori paura e turbamento. In definitiva, coloro che sono vicino all'evento della nascita di Gesù non si accorgono dell'accaduto, mentre i lontani, dopo aver percorso un cammino accidentato, alla fine trovano ciò che cercavano. All'interno di una povera casa trovano il bambino con Maria e Giuseppe. Si prostrano davanti a Lui e gli offrono dei doni simbolici: l'oro (perché si tratta di un re); l'incenso (perché dietro l'umanità di quel bambino è presente la divinità); mirra (quell'astro è un uomo autentico, destinato a morire).
Il cammino ci riporta alle origini delle nostra fede: la Bibbia. Ma per iniziare un percorso di fede non basta scrutare i segni della presenza del divino. Un segno ha la funzione di suscitare il desiderio che richiede per realizzarsi un arco di tempo, un cammino di ricerca, un'attesa. É significativa l'espressione con cui Edith Stein descrive il suo cammino di fede: «Dio è la verità. Chi cerca la verità, cerca Dio, consapevolmente o no». Un vero desiderio provoca domande. I Magi, intanto, trovano Gesù perché hanno nel cuore degli interrogativi forti.
Per i Magi quell'indicazione attinta alle S.Scritture fu illuminante per compiere l'ultima tappa del loro cammino: Betlemme. Inoltre la parola di Dio permise loro di vedere nei segni umili di una casa, del bambino con Maria, sua madre, il re dei Giudei, l'atteso d'Israele. I Magi lo adorano e scoprono in Gesù colui che avevano lungamente cercato.
I Magi rappresentano tutti i cercatori della verità, pronti a vivere l'esistenza come esodo, in cammino verso l'incontro con la luce che viene dall'alto. Inoltre l'esperienza dei Magi ci insegna che in ogni cultura, in ogni uomo ci sono attese profonde che chiedono di essere colmate. Da qui la responsabilità di leggere i segni di Dio presenti nella storia degli uomini.

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