mercoledì 30 aprile 2008

ANCHE TU TI SCANDALIZZI DI UN DIO CHE LAVORA?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Iniziamo il mese di maggio, mese dedicato alla Vergine Maria con uno omaggio al suo sposo: san Giuseppe. In realtà il 1° maggio ricordiamo la festa dei lavoratori, ma come non ricordare questo giorno pensando ad un grande artigiano come san Giuseppe, così come lo ricorda il Vangelo! (vedi Mt 13,54-58). Inoltre, ricordando san Giuseppe viene evocato il mistero di un Dio apprendista che vive trent'anni di feriale umanità accanto al padre putativo, suo maestro nell'arte del falegname. Nella sobrietà di questo ambiente semplice, il Figlio di Dio s'immerge nella fatica del lavoro restaurando in tal modo un valore sfigurato dal peccato originale. Tale è l'ordinarietà operosa di questa piccola azienda a conduzione familiare che la gente si stupisce del figlio del carpentiere divenuto ad un tratto maestro e taumaturgo che la gente si chiede: «Da donde gli vengono tutte queste cose?».
In questa celebrazione il vangelo descrive la visita di Gesù a Nazaret, sua città natale, dove lui visse 30 anni e dove imparò da Giuseppe, suo padre, il mestiere di falegname. Dopo questa lunga assenza, ritornò verso la sua terra e, come era sua abitudine, nel giorno di sabato si recò alla riunione della comunità. Gesù non era coordinatore, ma prese la parola e cominciò ad insegnare alla gente che si trovava nella sinagoga. Segno questo, che le persone potevano partecipare ed esprimere la loro opinione.
Il passaggio da Nazaret fu doloroso per Gesù. La sua comunità non era più come quella di prima: era cambiata. Alla gente le sue parole non piacquero. Il Gesù che loro avevano conosciuto fin dalla sua infanzia, non sembrava ora essere lo stesso. Perché era diventato così diverso? A Cafarnao la gente accettava l'insegnamento di Gesù, ma qui a Nazaret la gente si scandalizzava. Loro non accettavano il mistero di Dio presente in un uomo comune come loro! Per poter parlare di Dio, Gesù doveva essere diverso da loro e non un lavoratore.
Contemplando quest'icona riconosciamo il lavoro come vocazione e ne cogliamo la dignità ritenendolo al contempo «affermazione di libertà e di trascendenza rispetto alla natura». Il fascino di un Dio che lavora e suda come noi edificando il regno di Dio attraverso una laboriosità ritmata nell'alternarsi armonioso di preghiera, relazioni comunitarie e lavoro c'interpella. Sì, interpella il nostro essere, il nostro desiderio d'infinito con i traguardi ambiziosi dell'avere, dell'avere subito, sempre di più e a tutti i costi.
Eppure dalla forza di un grande lavoratore come Giuseppe possiamo cogliere il senso di un Dio che suda e fatica.
Preghiamo allora con la stessa preghiera che innalziamo durante la liturgia: O Dio, che nella tua provvidenza hai chiamato l'uomo a cooperare con il lavoro al disegno della creazione, fa' che per l'intercessione e l'esempio di san Giuseppe siamo fedeli alle responsabilità che ci affidi, e riceviamo la ricompensa che ci prometti. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

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