giovedì 19 giugno 2008

QUALE TESORO NEL NOSTRO CUORE?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Quale tesoro nel nostro cuore? E' la domanda che mi viene spontanea per iniziare questa riflessione per il venerdì della XI settimana del Tempo Ordinario.
Quante volte andiamo di corsa per raggiungere una meta, uno scopo, qualcosa o qualcuno. Tanti magari non se lo chiedono o non ce la fanno. E forse hanno ragione. E' una corsa contro il tempo e che non porta all'essenziale, al vero tesoro.
Il vangelo comincia col dire "non accumulate tesori su questa terra... ma in cielo" (vedi Mt 6,19-23). Qualcuno ti si può rivoltare dietro e dirti: "che me ne faccio di un tesoro in cielo quando mi serve su questa terra". Tipica considerazione di chi non fa un cammino di fede e se lo ha fatto o lo fa forse non lo fa bene in quanto la disperazione o chissà quale problema, lo conduce ad esprimersi così.
Ma per quanti fanno un cammino di fede o per chi desidera farlo, perché quest'invito fuori logica? Cosa significa accumulare tesori nel cielo? Si tratta di sapere dove pongo la base della mia esistenza. Se la pongo nei beni materiali di questa terra, corro sempre il pericolo di perdere ciò che ho accumulato. Se metto la base in Dio, nessuno potrà distruggerla ed avrò la libertà interiore di condividere con gli altri ciò che posso. Per fare in modo che questo sia possibile e vivibile, è importante giungere ad una convivenza comunitaria che favorisca la condivisione e l'aiuto reciproco, ed in cui la maggiore ricchezza o tesoro non è la ricchezza materiale, bensì la ricchezza o il tesoro della convivenza fraterna nata dalla certezza portata da Gesù: Dio è Padre e Madre di tutti. Perché là dove è il tuo tesoro, è anche il tuo cuore.
Ma il vangelo ci dice, che per capire questo linguaggio di Gesù e quanto lui cerca di dirci, è necessario avere occhi nuovi. Gesù è esigente e chiede molto: non accumulare (Mt 6,19-21), non servire Dio e il denaro insieme (Mt 6,24), non preoccuparsi del cibo e delle bevande (Mt 6,25-34). Queste raccomandazioni esigenti hanno a che vedere con quella parte della vita umana dove le persone hanno più angoscia e preoccupazioni. Fa parte anche del Discorso della Montagna, che è più difficile da capire e praticare. Perché Gesù tira in ballo l'occhio dopo aver parlato dell'accumulo dei beni che, realizzato per bramosia del possesso, è un male grande? Viene proprio da chiederci che c'entra con l'occhio? Eccome c'entra! "Se il tuo occhio è malato,....". Alcuni traducono occhio malato e occhio sano. Altri traducono occhio meschino e occhio generoso. E' uguale. In realtà, la peggiore malattia che si possa immaginare è una persona chiusa in se stessa e nei suoi beni e che si fida solo di loro. È la malattia della meschinità! Chi guarda la vita con questi occhi vivrà nella tristezza e nell'oscurità. La medicina per curare questa malattia è la conversione, il cambio di mentalità e di ideologia. Preghiamo perché nella nostra vita possiamo mettere la base della vita in Dio e così lo sguardo diventa generoso e la vita tutta diventa luminosa, perché fa nascere la condivisione e la fraternità. Se l'occhio del cuore, cioè l'intenzione profonda delle nostre scelte, del nostro pensare e agire è limpido, tutta la nostra persona ("corpo" nella Bibbia si riferisce spesso alla totalità dell'uomo) è nella pace, nella gioia profonda. Dio, sia il nostro tesoro.

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