martedì 1 luglio 2008

GESU': MALFATTORE O LIBERATORE?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il Vangelo ci presenta, in maniera simbolica, l’azione liberatrice di Gesù e la sua capacità di vittoria sul male (vedi Mt 8,28-34).
Ci troviamo nel paese dei Gadareni, oltre le frontiere di Israele, in territorio pagano. Qui troviamo dei posseduti doppiamente infelici perché sono sottomessi alle forze del male e resi inumani. Vivono tra le tombe, cosa che sottolinea il loro isolamento e la loro esclusione dalla comunità dei vivi, così come la loro impurità. Per capire l'ambiente malefico, l'evangelista sottolinea: “Nessuno poteva più passare per quella strada”.
In questa scena, Cristo dimostra che non esiste circostanza, per quanto disumana possa essere, che il Vangelo non possa raggiungere, nessuna situazione d’isolamento che non possa essere distrutta, né di sfida che non possa diventare, attraverso il potere di Dio, un dialogo salvatore. Ma qualcosa non va.
In questo luogo malefico, Gesù libera due indemoniati. Ma la comunità locale mica gli va incontro per osannarlo, anzi lo prega di allontanarsi dal loro territorio!
Osserviamo: Gesù ha liberato la città dal demonio e come ricompensa... viene cacciato via dalla città! Agli occhi dei cittadini, egli stesso diventa "indemoniato": reietto dagli uomini, costretto a vivere nel deserto, lontano da tutto e da tutti.
Lasciamoci interrogare da questo paradosso: il salvatore viene cacciato via, il benefattore viene trattato come un malfattore.
Guardando questa scena, penso a quei luoghi dove il Cristo Gesù viene emarginato ancora (e qui elenchiamo gli ultimi, i piccoli, gli emarginati: peccatori, prostitute, malati, ecc.). Eppure Gesù, per salvarci, si fa maledizione! Per curarci, prende su di sé la nostra malattia, la morte! La salvezza, il bene, hanno un prezzo: prendere su di sé il male altrui perché venga restituito e confinato al suo luogo di origine biblico: gli abissi. Ma in tutto questo rimane lo stupore impaurito dei Gadareni (di ieri e di oggi) che si oppongono all’amore ricettivo dei posseduti-salvati, testimoniando quindi che l’iniziativa salvatrice di Dio ha sempre bisogno della libera risposta dell’uomo. Gesù è ancora una volta oggetto di scandalo e segno di contraddizione. Però «Gesù Cristo non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce: dalle sue piaghe siamo stati guariti» (1 Pt 2,22-25). Preghiamo queste ultime parole per poter entrare nel suo mistero d'amore.

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