venerdì 14 novembre 2008

FIDUCIA NELL'AMORE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


In questo mese, ognuno di noi ha un ricordo per i suoi cari defunti. Il 2 novembre li abbiamo ricordato insieme a tanti altri. Anche l'Ordine Carmelitano, come ogni famiglia religiosa, ha il suo giorno per ricordare i suoi defunti: il 15 novembre.
Il Vangelo del giorno ci fa riflettere sulla necessità di pregare sempre (vedi Lc 18,1-8). La preghiera non è una opzione della vita ma la vita, ecco perché è necessario pregare sempre, senza stancarsi. Quante volte mi sento dire: "padre, mentre prego mi distraggo, mi perdo d'animo". E' un pericolo ricorrente, quasi inevitabile nella preghiera, perché caschiamo sempre nell'insicurezza visto che Dio è invisibile e incontrollabile e non si può mai essere sicuri del suo ascolto e della sua risposta. A meno che la nostra fede è così salda, sicuri di essere amati da Dio, allora ogni dubbio svanisce. La preghiera è vita perché non si sovrappone alle nostre azioni, ma le illumina e le indirizza al loro fine. Un cuore orante non è altro che un cuore che realizza il più grande dei comandamenti: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente" (Lc 10,27). La preghiera è importante perché è desiderio di Dio. E' dialogo con Dio non è un flusso solo in un senso, ma è uno scambio, proprio come internet. La preghiera può essere il momento della noia o della gioia, del disgusto o dell'appagamento della nostra fame e sete di Dio, ma è anche il luogo dove la notra miseria si rivela nuda e cruda. Per pregare è soprattutto necessario essere umili e sentirsi poveri e bisognosi: "Dio ascolta proprio la preghiera dell'oppresso. Non trascura la supplica dell'orfano né la vedova, quando si sfoga nel lamento. Le lacrime della vedova non scendono forse sulle sue guance e il suo grido non si alza contro chi gliele fa versare? Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza, la sua preghiera giungerà fino alle nubi. La preghiera dell'umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta; non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l'equità" (Sir 35,13-18). Se un uomo così perverso, come il giudice della parabola, è capace di esaudire le richieste insistenti della vedova, Dio, che è giusto e misericordioso, non esaudirà prontamente le preghiere dei suoi eletti che gridano a lui giorno e notte, ossia "sempre, senza stancarsi"? Certamente! Anzi, l'intervento di Dio, a differenza di quello del giudice, è repentino ed efficace.
Mettiamo più fiducia nella nostra preghiera. Il brano del vangelo non fa altro che invitarci ad avere fiducia, ottimismo. Dio non ci esaudisce per togliersi dai piedi degli scocciatori, ma perché ci ama. L'interrogativo con cui si chiude il vangelo di oggi ci chiede una sempre rinnovata presa di posizione nei confronti di Dio. L'apostolo Paolo attendeva con fiducia la morte e il giudizio, perché aveva conservato la fede (cfr. 2Tim 4,7) e il suo esempio è di auspicio per tutti noi.
Preghiamo allora con le stesse parole del Salmista che troviamo come antifona d'ingresso alla Messa: La mia preghiera giunga fino a te; tendi, o Signore, l’orecchio alla mia preghiera (Sal 88,3).

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