sabato 8 marzo 2008

LA FORZA DELL'AMORE VINCE TUTTO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il vangelo di questa domenica riporta l'ultimo segno di Gesù prima della sua passione: la risurrezione di Lazzaro (vedi Gv 11,1-41), anticipazione di quella di Cristo stesso, e ne spiega il significato: Gesù è risurrezione e vita per chi crede in Lui.
Il termine vita è un termine chiave del vangelo di Giovanni, tanto da costituirne un tema dominante. Cristo è la vita: chi accoglie la sua Parola e aderisce alla sua Persona è in grado di spezzare il dominio della morte, e Gesù lo sottolinea nella risurrezione di Lazzaro, segno profetico della sua risurrezione.
E Lui è arrivato fino a te, si è chinato sulla tua vita e ha condiviso il tuo dolore, ha sentito la tua solitudine, ha messo la mano nella tua disperazione, non si è schifato del puzzo del tuo peccato, si è fatto uomo come te, per te!
"Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!". Gesù scoppiò in pianto". Cristo scoppia a piangere come tu hai fatto tante volte davanti alla tomba della persona più cara al mondo, che ti ha lasciato quando era decisamente troppo presto… Tu hai pianto perché volevi che lui fosse qui ancora con te, ora. Gesù fa lo stesso con te. Cristo ti ama veramente. Questa è la sconfitta della tua morte; questo è l'Amore che ti spalanca il sepolcro, che è più forte della morte. L'Amore che vince. Non è con la forza, non è con la "Legge" e neppure con la vendetta che si vince il male che ci attanaglia ma è la forza dell'Amore. L'Amore che genera il Perdono.
La comunità cristiana vede nella risurrezione di Lazzaro il segno profetico del mistero che si attua nel battesimo. Il duello tra il bene e il male, tra la vita e la morte è uno scontro che sta davanti agli occhi di tutti. Il nostro mondo rivela la sua tragica maschera là dove la vita è umiliata e offesa in tutte le peggiori forme... E ancora, nei rapporti interpersonali, nelle violenze verbali, nei tradimenti dell'amore e dell'amicizia i sordi rancori sono veri attentati alla vita. Ma la fiducia va mantenuta in ogni caso.








giovedì 6 marzo 2008

LA PAROLA DI GESU' E' SCOMODA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

La Parola ci scuote sempre, anche quando noi vogliamo sopprimerla (vedi Gv 7,1-2.10.25-30). Gesù deve nascondersi, e il popolo non sa cosa pensare di lui, perché i capi religiosi della nazione non credono che Lui sia il Messia. I farisei non credono in Gesù, perché non osserva le leggi del sabato o abluzioni rituali, e non penetrano in profondità nel suo insegnamento. I sacerdoti rifiutano Gesù per motivi politici.
Oggi, anche noi, più o meno siamo così. Ma chiediamoci pure: cosa ne pensiamo di Lui? Le parole di Gesù non si scontrano oggi nel nostro mondo con simili difficoltà di credibilità? Quali sono le cause della debolezza della nostra fede? Certamente forme e pensiero sono diverse dai tempi di Gesù e non si tratta sempre di formalismo religioso. È a volte scientifico, a volte legato ai costumi. Anche il pensiero politico si forma in maniera diversa pur essendo comunque essenziale. I marxisti non sono i soli ad aver rifiutato la fede nel nome di una teoria politica. Le società del consumo, nella corsa al benessere materiale, fanno in pratica la stessa cosa, anche se non la teorizzano. Ma anche noi stessi che non siamo capaci di assumerci responsabilità, che entriamo facilmente in conflitto a motivo del formalismo morale o un conflitto all’interno di una società laica nella difesa del bene, del prossimo e dei suoi diritti alla vita e a una giustizia equa. Che cosa abbiamo fatto per introdurre nella vita sociale e politica dei nostri paesi, che conoscono il Vangelo da secoli, i principi dell’amore del prossimo? Non meritiamo forse il rimprovero di Gesù, perché non osserviamo la legge divina, perché uccidiamo e nuociamo agli altri?
Ci sarebbe parecchio da riflettere... ad ognuno il suo. Preghiamo lo Spirito Santo perché ci dia quella luce per vedere in realtà chi siamo e come agiamo.

APPROFONDIAMO IL DESIDERIO DI LUCE E DI GIOIA CHE VIENE DA GESU'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Nel Vangelo di oggi (vedi Gv 5,31-47), Gesù parla di una testimonianza da rendere ricordando il Battista. In questo brano Giovanni Battista viene identificato come la fiaccola ardente e luminosa, immagine che ci ricorda il canto del Salmista: "lampada ai miei passi è la tua parola" (Sal 119). Da queste parole ricaviamo la verità su Giovanni Battista che è stato luce per il mondo nella misura in cui si è fatto eco vivente della Parola di Dio, "voce" di uno che grida nel deserto. Ma ci portiamo dietro un problema. Gesù lo riassume tutto in quel "solo per un momento", dietro al quale, come cassa di risonanza, c'è l'amplificazione del peccato di idolatria del popolo di Israele (cf. la prima lettura Es 32,7-14), compiuto per infedeltà. Non siamo fatti solo per un momento di gioia, ma per una gioia eterna, una felicità che non passa, che rimane profonda e inalterabile lungo la vita di ogni giorno.
Quale la condizione per vivere questo non a parole ma nei fatti? Voler rimanere nella sua luce, perché molto più di Giovanni Battista abbiamo nel Signore Gesù, Verbo incarnato di Dio.
Forse ci si può rimproverare di non aver ricevuto Gesù e i suoi messaggeri, mentre riceviamo qualunque passante che arriva con la sua teoria (teoria a volte strana) perché è interessante, alla moda, esotica, o perché lo scetticismo che essa comporta si presta all’edificazione della nostra gloria...?
A volte semplicemente ci vergogniamo di credere e di cercare di incontrare Dio nell’antico cristianesimo.
Preghiamo per il dono della fede, della speranza e della carità, per vedere in Gesù il Figlio di Dio e per essere a nostra volta trasformati in figli di Dio, divinizzati nell’unione con il Figlio Unigenito.

mercoledì 5 marzo 2008

DIO CI CHIAMA ALLA MEDESIMA COMUNIONE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Chi è Gesù? Domanda di sempre, dove ognuno è andato alla ricerca, anche scientifica, per capire chi è l'uomo di Nazaret. La Parola di oggi (vedi Gv 5,17-30) ci dice chi è Gesù di Nazaret.
Gesù sa e vede come agisce Dio, e per questo agisce come Dio, e lo fa sempre anche il giorno di sabato. Grazie a questa relazione profonda con il Padre, Gesù ha in sé la forza della vita e della risurrezione. Egli è il figlio prediletto di Dio, e Dio chiede che gli siano resi gli onori dovuti a Dio. L'evangelista Giovanni è particolare nel narrare il Vangelo. Una delle cose che non fa, per esempio, non riporta per noi il Padre nostro, la preghiera che Gesù insegnò ai suoi discepoli. Ma nel suo linguaggio, l'evangelista in una maniera indiretta lo porta. Nel brano di oggi vi è un versetto: "Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato" infatti equivale al "Sia fatta la tua volontà". Ebbene, che significa "fare la volontà del Padre"? Con che cuore pronunciare quelle parole? Non certo nel modo in cui le nostre assemblee frettolose o nella maniera personale di ripetere delle parole; no, ma nel modo in cui le pronuncerebbe un innamorato! Quando ci si innamora, è spontaneo desiderare quel che l'amato desidera: quel che fino ad allora mi era spiacevole, per amor suo ora mi diventa piacevole. Ecco, l'unità di volere è possibile solo quando si è innamorati: Dio è perfetta comunione di volere perché è amore, ed Egli ci chiama a quella medesima comunione (ci invita infatti a dire: "Sia fatta la tua volontà") perché ci chiama all'amore.
Bisogna pregare con fervore! Rinnoviamo la preghiera del Padre nostro innamorandoci di Dio. Noi apparteniamo a Gesù per salvare con lui il mondo intero. Credendo alla vittoria finale di Gesù, in tutte le sue creature, siamo felici oggi della nuova vita che ci viene data nello Spirito Santo.

lunedì 3 marzo 2008

"VUOI GUARIRE?"

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Nella visione di Ezechiele (vedi Ez 47,1-9.12), l’acqua che dà la salute e la vita simboleggia la grazia elargita da Dio. E' il tempo della salvezza che è giunto con la venuta di Gesù Cristo. È il motivo per cui Gesù non conduce il malato alla piscina di Siloe, la sorgente della grazia dell’Antico Testamento, ma lo guarisce per mezzo della propria potenza. Egli lo fa di sabato, ed ordina al miracolato di portare il suo giaciglio nel giorno di sabato (vedi Gv 5,1-3.5-16), poiché è giunto il tempo in cui è arrivata una grazia più grande della legge, e Gesù è il padrone del sabato. Il paralitico è immagine dell'uomo di oggi, di noi, che siamo paralizzati dalla sofferenza, dagli eventi, dalle ambiguità del vivere, dal peccato. Gesù ci avvicina discretamente e ci fa un proposta. Non s'impone, vuole il nostro assenso personale. Rispetta la nostra libertà e responsabilità.
Gesù è la nuova acqua, che nel sacramento del battesimo, continua ad integrarci nella sua vita e ci guarisce dalla paralisi, perché possiamo portare i frutti della vita nello Spirito.
Oggi Gesù ci dà un monito come ha fatto con il paralitico: dobbiamo avere paura di ricadere ancora nella schiavitù del peccato, affinché la nostra paralisi spirituale di cristiani non sia più grave della paralisi del paganesimo di cui Cristo ci ha liberati.
Il tempo di Quaresima è il tempo migliore in cui possiamo fermarci per il nostro esame di coscienza. I nostri paesi, il mondo cristiano e post-cristiano non sono forse caduti di nuovo nel paganesimo, nell’idolatria del denaro, del successo e del potere? Non siamo forse di nuovo paralizzati tanto da non saper più vincere il male sociale, politico, familiare e personale? Le strutture del male sociale non costituiscono forse il letto della nostra malattia? O lo costituiscono le opinioni e i costumi del nostro ambiente?
Gesù chiama ognuno di noi a convertirsi. Ci offre la riconciliazione con il Padre e la guarigione. Ci dice oggi: alzati, porta con te il tuo giaciglio di malato, va’, vivi e fa’ il bene.
Attingiamo allora a questa fonte capace di risanare le nostre ferite, doniamo fecondità a una vita che forse si trascina nella mediocrità!
Preghiamo Gesù di venirci vicino come ha fatto con il paralitico e preghiamolo così: Tu vedi, Signore, la mia situazione di sfiducia, di astenia spirituale. Ho bisogno del tuo aiuto per ripren-dere coraggio e ricominciare a camminare. Guariscimi con l'acqua della purificazione e con la potenza della tua Parola.

domenica 2 marzo 2008

AVERE FEDE ANCHE NEL DUBBIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

C'è sempre una grande accoglienza nei confronti di Gesù, specialmente se è Lui in persona a fare i miracoli o che ci fa tirare un sospiro di sollievo. Nel Vangelo (vedi Gv 4,43-54) però ci viene anche raccontanto che Gesù non è stato accolto nella sua casa e allora, come la mettiamo?
Ma vorrei ricordare che Gesù non è uno che va in giro in tournee con il suo circo. I 'segni' che pone vogliono essere una sollecitazione ad andare oltre, per aprirsi alla fede con umile e confidente abbandono. La risposta che dà al funzionario del re, lascia trapelare l'amarezza per l'ottusità con cui i suoi interventi miracolosi vengono accolti: "Se non vedete segni e prodigi, voi non credete!". Ed ecco, non un rifiuto, ma una sfida che vuole scuotere da quell'insana pretesa di verificare prima di dar credito a Dio: non scende presso il piccolo morente, ma chiede di affidarsi alla sua parola. E il padre vi si afferra e obbedisce al comando: "Va'", senza nessuna evidenza, sostenuto unicamente dalla Parola.
Questa è la fede che ci fa camminare. È un cammino che può imbattersi nel dubbio, ma è un dubbio da vivere e non da celare. Infatti, questa è reazione di un padre angosciato: "Signore, affrettati a scendere, prima che sia troppo tardi!".
Quanta umanità, una umanità piena di una fede provata, ma pur sempre ancorata alla Parola. Ed è il cammino di tanta gente, che spesso non conosciamo. Ma a questi ne riveliamo uno, quello della Vergine Maria perché è la donna capace di custodire nel cuore anche i fatti più strazianti, come quello della morte in croce del Figlio. E nel suo grido straziante, invita ancora oggi a non perdere la propria fede ed avere quella speranza per poter far respira amore, fiducia, rispetto della persona fino alla fine dei nostri giorni.
Prega con le parole del Salmo: Io confido nel Signore. Esulterò e mi rallegrerò per la tua misericordia, perché hai guardato con bontà alla mia miseria (Sal 31,7-8).