sabato 19 aprile 2008

V DOMENICA DI PASQUA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Le ultime parole che si pronunciano alla fine della vita hanno un carattere particolare, riassumono il mistero di un essere. Platone fa parlare il suo maestro Socrate di immortalità prima di morire. Il condannato a morte consola quelli che restano. Alcuni esortano i loro figli a sostenersi a vicenda. I patriarchi della Bibbia muoiono benedicendo la loro discendenza. Anche nel nostro Vangelo si tratta di ultime parole (vedi Gv 14,1-12). Già il sabato mattina l'abbiamo ascoltato in parte con una conclusione fino al v. 14.
Queste parole bisogna ascoltarle con una certa maestria. Prendetele come parole pronunciate in un profondo silenzio, come parole indirizzate a uomini prigionieri di se stessi. Noi potremmo ascoltarle anche come si ascolta una goccia d’acqua cadere in una stanza vuota e cementata. Bisogna che chi ascolta sia assolutamente silenzioso per lasciar entrare in sé queste parole. Se noi ascoltiamo veramente, sentiamo parole di consolazione: “Non sia turbato il vostro cuore”. Parole di speranza: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti”. Parole di maestà: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Parole di vocazione esigente: “Chi crede in me compirà le opere che io compio”. Non è facile per noi capire immediatamente queste parole. Ci vorrà del tempo, ma l'importante è mettersi in cammino.
Durante la Messa, chiediamo al Signore il dono di fare un'esperienza nuova del Cristo Gesù: che solo l'ostia ha il potere di saziare la nostra fame più profonda.


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venerdì 18 aprile 2008

IL VOLTO DEL PADRE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

La Parola ci invita a conoscere Gesù (vedi Gv 14.7-14). Ora conoscere Gesù è conoscere il Padre. Nella Bibbia la parola "conoscere una persona" non è solo una comprensione intellettuale, ma suppone anche una profonda esperienza della presenza della persona nella vita.
Il vangelo ci descrive Filippo che esprime la inquietudine dei discepoli con una richiesta precisa: “Signore, mostraci il Padre e basta”. Gli apostoli non riescono ad afferrare l’identità del Figlio e del Padre. Hanno appena saputo che stanno per lasciare Cristo e non sanno che andare presso il Padre significa restare con Gesù e rimanere sempre presso di lui nella terra promessa.
Penetriamo qui nel cuore del Vangelo e della fede cristiana. Vi è qui anche il nodo di ogni ricerca religiosa. Dio lo incontriamo attraverso Gesù. "Nessuno ha mai visto Dio", scrive Giovanni nella sua prima lettera (4,12). Ebbene, Gesù ce lo rivela. Se vogliamo vedere il volto di Dio, basta vedere Gesù; se vogliamo conoscere il pensiero di Dio, è sufficiente conoscere il Vangelo; se vogliamo capire il modo d'agire di Dio, dobbiamo osservare il comportamento di Gesù.
I discepoli hanno solo questa immagine di Dio: un Dio che fa risorgere i morti, che si fa bambino pur di starci accanto, che piange sull'amico morto, che cammina per le vie degli uomini, che si ferma, che guarisce e che si appassiona per tutti. È davvero il Padre di tutti e particolarmente dei più deboli. "Se vogliamo entrare nella vera preghiera, quella che ottiene tutto, dobbiamo distaccarci da tutti i nostri interessi per non vedere che Dio solo" (R. Voillaume)
Proviamo allora a distaccarci dai nostri interessi e preghiamo così: Signore Gesù, fammi conoscere il Padre e fammi dimorare nel suo amore, nella tua pace, nella forza dello Spirito.

giovedì 17 aprile 2008

GESU' E' LA RIVELAZIONE DEL PADRE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il Vangelo raccoglie l'addio di Gesù, il suo ritorno al Padre (vedi Gv 14,1-6). Ed è normale quando qualcuno va via lontano dalla nostra vita che in noi scendono le ombre della tristezza. Ma con Gesù è diverso. Lui le dissipa ravvivando in noi la fede che è una fiducia totale. Egli ci dice che va al Padre per prepararci un posto. Ma l'incoraggiamento che fa Gesù, ci fa intendere che in quella comunità vi erano diverse idee, come del resto pure oggi. Allora per noi dice: "Nella casa del Padre mio ci sono molti posti!".
Non è necessario che tutti pensino allo stesso modo. L'importante è che tutti accettino Gesù, rivelazione del Padre e che per amore a lui, abbiano atteggiamenti di comprensione, di servizio e d'amore. Amore e servizio sono la base che unisce i mattoni e che fa sì che le diverse comunità siano una chiesa di sorelle e di fratelli.
Ma come Tommaso facciamo fatica a capire, anche perché spesso usiamo fare "le orecchie da mercante".
Tommaso chiede per noi: "Come possiamo conoscere la via?". Cristo risponde: "Io sono la via". Gesù spiega il senso. Lui è la via, perché "nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". E lui è la porta da dove entrano ed escono le pecore (Gv 10,9). Gesù è la verità, perché guardando lui, stiamo vedendo l'immagine del Padre. "Chi conosce me conosce il Padre!" Gesù è la vita, perché camminando come Gesù staremo uniti al Padre ed avremo vita in noi! Come è semplice e quasi infantile la dottrina del cristianesimo! Noi non camminiamo da soli, non camminiamo senza guida. Cristo ha due mani: l’una per indicarci la via, l’altra per sostenerci lungo la via. È tutto ciò di cui ha bisogno il pellegrino: la Via, la Verità e la Vita.
Preghiamo usando le parole dell'orante: Cantate al Signore un canto nuovo,perché ha compiuto prodigi.Gli ha dato vittoria la sua destrae il suo braccio santo (dal Salmo 97).

mercoledì 16 aprile 2008

MANDATI PER ACCOGLIERE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il 17 aprile, il calendario carmelitano riporta per tutti noi, la ricorrenza del beato Battista Spagnoli detto il Mantovano, chiamato anche il Virgilio cristiano per gli innumerevoli versi latini ed opere in prosa (vedi http://www.poetiditalia.it/poetiditalia/frames6.jsp).
In questa ricorrenza la Parola di Dio ci invita ad assaporare la cultura come bellezza della vita e dono di Dio.
Nella Parola che ascoltiamo, Gesù introduce questa volta il suo discorso con una espressione particolare, piena di valore: "in verità" (vedi Gv 13,16-20).
L'argomento che tratta Gesù è l'accoglienza. Accogliere è ben più che ricevere. Fa pensare al mistero della terra che, se è buona, accoglie il seme che darà frutto; al grembo della donna che accoglie la vita inseminata in lei. E con che cura, con che amore è chiamata ad accoglierla! Ognuno di noi, se è credente, è anche un mandato. Non parole mie ma di Gesù: "andate, io vi mando come agnelli tra i lupi" (Lc 10,3); "andate ed evangelizzate" (Mc 16, 15).
Siamo gente mandata per essere accolta e gente chiamata ad accogliere. Questo significa "servire". Non siamo chiamati a fare corse per possedere, ma a vivere la logica del dono con gioia. La gioia infatti non sta nel dominare ma nel servire, umilmente chini ai piedi di una comunità di fratelli, poiché "chi vuol essere grande si farà servitore, e chi vuol essere il primo sarà il servo di tutti" (Cfr. Mc 10,43-44).
Molte volte la nostra vita ci sembra assurda, piena di contraddizioni, di dolore. Eppure quando abbiamo il coraggio di guardare dentro la nostra vita, abbiamo la possibilità di vedere che dietro tanti avvenimenti e tante persone vi è un disegno di amore da scoprire, accogliere, vivere.
"L’amore ci da la possibilità di conoscere l’altro, di accoglierlo nella nostra vita e di far nascere insieme con lui qualcosa di nuovo. Il rispetto e l’accoglienza, il dialogo costante e la pazienza costituiscono il presupposto di ogni relazione interpersonale vera dalla quale scaturiscono amore, preghiera e servizio reciproci" (p. Luigi Ferlauto).
Preghiamo così: Converti il mio cuore, o Dio, alla bellezza della beatitudine che gemma nell'interiorità profonda ogni qualvolta l'amore sussurra esigente l'imperativo del servizio.

martedì 15 aprile 2008

CONOSCI IL PADRE?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Conosci il Padre? Penso che, in qualche maniera, anche Gesù fece questa domanda ai suoi interlocutori e "tralasciando il nome dell'Altissimo", introduce il nome del “Padre”.
Nel cristianesimo il concetto di Dio Padre è dominante, ed è Cristo a chiarire questa realtà di Dio come Padre. Il nome di “Dio”, avendo perso il significato di un nome preciso, è diventato come un attributo, come nelle espressioni del tipo: “Il denaro è il suo dio”. Così, per alcuni, “Dio” è un nome freddo, che non esprime né genera alcun sentimento o affetto.
Nelle parole di Gesù (vedi Gv 12,44-50) troviamo una grande umiltà. Tutto in Lui è in funzione del Padre, tutto è orientato al Padre, tutto è trasparenza di Lui, perché Lui è luce che dissipa le nostre tenebre di non senso, di angoscia, di confusione, di paura.
L'umiltà è una virtù a cui non ci accostiamo più o quasi. Bisognerà dunque nuovamente coglierne il valore e l'identità profonda attingendo dal cuore e dalla Persona di Cristo: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime" (Mt 11,28-29).
Che cos'è in realtà l'umiltà se non una piena conoscenza di sé davanti a quel Dio che nell'abbassamento del Figlio, nel suo "svuotamento" (kenosi) fino alla morte di croce ce ne ha rivelato pienamente il senso? Se percepirsi amati da Dio e impegnarsi ad amare i fratelli, è tutto il senso della vita cristiana, si tratta di capire che solo chi si riveste di umiltà riesce a stabilire nuovi rapporti pieni d'amore (cfr. 1Pt 5,5; Col 3,12).
Allora possiamo dire che arrivare a conoscere il Padre, è arrivare ad essere umili. Cristo realizza l'umiltà attraverso la verità. In generale si concepisce la verità come una formula astratta; con Cristo, invece, la verità si fa persona. Egli non porta la verità: è la verità. La verità è una persona, non una proposizione. Rivelando la verità, Cristo rivela il Padre. Vedere Cristo significa vedere il Padre, rifiutarlo significa condannare se stessi.
Forse è il caso di sperimentare il gusto del pregare il Padre nostro, scoprendolo come uno spazio sacro, come il pit-stop dove attingere la giusta umiltà per dare senso al nostro esistere.

lunedì 14 aprile 2008

AVVOLTI DALLA TENEREZZA DI DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

In questi giorni sono stato assente dal blog per motivi tecnici: avevo il pc guasto. Adesso eccomi qua, nuovamente a scrivervi qualche parola. Anzitutto vi informo, che Domenica scorsa, 6 aprile, è stata fatta la presentazione del mio libro: tutto è andato bene. Anche quanti mi scrivono, dicono la stessa cosa, nel comunicarmi la loro risonanza di fede.
Ma come succede con voi in questi giorni nel comunicarmi la vostra fede, anche Gesù comunica questo suo rapporto con il Padre e ribadisce senza stancarsi il suo dare la sua vita per noi che è il senso profondo del suo Mistero Pasquale (vedi Gv 10,22-30).
Aggiunge poi un'affermazione di grande incoraggiamento: "Nessuno le rapirà dalla mia mano". In queste parole c'è il grande amore del Padre, un amore paragonato alla mano di una mamma che accarezza il suo bambino e lo consola nel facile pianto, alla mano che si tende a stringere quella di un malato grave o addirittura di un morente. Sì, quello che ormai è impossibile venga percepito con l'orecchio, ecco la mano dall'altra mano lo coglie; ed è vera comunicazione di amore.
Davvero credere è per percepirsi amati protetti assolutamente difesi dal male, da parte del Padre. E ancora una volta la modalità è la forza del mistero pasquale che ci strappa a ogni causa di perdizione.
Qual è la condizione di fondo perché ciò si realizzi concretamente nella nostra vita? Tutto parte dall'ascolto della sua Parola che si traduce in mettere in pratica quello che Gesù ci dice attraverso la Bibbia. Tutto ciò è possibile attuarlo e viverlo, perché il Signore "conosce le sue pecore", cioè le ama.
Nella preghiera che vogliamo fare, prendiamo più seriamente coscienza che solo con momenti di vero silenzio (interiore ed esteriore) ci è possibile l'ascolto interiorizzato della Parola. Esso è infatti l'elemento prioritario per cui possiamo "assorbire" a livelli profondi la persuasione di essere avvolti dalle mani tenere del Padre.