sabato 17 maggio 2008

DOMENICA DELLA SANTISSIMA TRINITA'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Celebriamo in questa domenica la nostra fede nel Dio unico e trini che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo è il mistero della Santissima Trinità, mistero fondamentale della nostra fede. Ispiritati dallo Spirito Santo, siamo chiamati a vivere questo mistero di comunione e di amore del Padre, con la grazia del Figlio. per essere testimoni della misericordia di Dio e della sua continua presenza nella storia.
In questa domenica troviamo un Dottore della Legge, Nicodemo, che va da Gesù di notte perché ci vuole capire qualcosa di più in questo mistero di Dio (vedi Gv 3,16-18).
Nicodemo ha tante domande in mente, tante cose che non gli sono chiare. Gesù lo ascolta e pian piano lo aiuta a comprendere. Nel dialogo tra Nicodemo e Gesù che abbiamo ascoltato oggi, nel racconto che ci fa l'evangelista Giovanni, è solo Gesù a parlare, mentre Nicodemo si fa suo discepolo e ascolta attento. Gesù sta spiegando qualcosa di molto molto importante, ma lo fa con il tono fiducioso di chi sta confidandosi con un amico che può comprendere bene. Purtroppo, però Nicodemo fa fatica a capire, così come noi oggi. Gesù cerca di spiegare l'unico motivo di tutta la sua missione: "Dio ha tanto amato il mondo...". Abbiamo poche semplici parole, ma bisogna proprio partire da qui! Da questo amore di Dio così grande, così immenso, così enorme, che è proprio senza misura! Questo amore di Dio ha bisogno di condividersi, di rendere partecipi tutti. Non soltanto, il Signore Dio vuole camminare con noi, in semplicità, e con la sua morte e la sua Resurrezione ci ha spalancato le porte di un altro dono incredibile e meraviglioso: la vita eterna. Chi si fida di questo amore senza misura che il Signore Dio ci offre, non deve temere la morte, perché sa che lo attende una vita senza fine, nella gioia e nella serenità.
Fermiamoci un attimo in preghiera silenziosa, ripensiamo alle parole ascoltate e dette da Gesù. Facciamoci aiutare dallo Spirito Santo e preghiamo con le stesse parole della liturgia: Padre, fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché riuniti nella comunione della tua Chiesa benediciamo il tuo nome glorioso e santo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
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venerdì 16 maggio 2008

IMPARARE AD ASCOLTARE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

La Parola ogni giorno ci accompagna per alte vette (vedi Mc 9,2-13). Conduce pian piano per vie misteriose, ma è proprio in queste vie che spesso "ci si blocca" perchè qualcosa non torna nel nostro modo di pensare, allora ci piace fermarci dove sentiamo di stare bene, dove magari vediamo cosa ci sta dopo allora ci autorizziamo a scegliere le comodità.
Anche per gli apostoli è stata così, ma lo è per quanti si accostano a Gesù per ascoltarlo, per accogliere la sua misericordia, per vivere in maniera affascinante alla sua presenza, come Pietro. Infatti, egli prende la parola, cioé si fa portavoce dell'altro ma sbaglia perché fa un discorso vano, "non sapeva infatti che cosa dire", un discorso non all'altezza di un buon discepolo, non all'altezza del mistero di Dio e per questo sbaglia, pronunciando un discorso vano e un po' meschino, di certo non all'altezza del grande mistero di Dio al quale ha appena preso parte.
In queste parole evangeliche noi possiamo rilevare la non capacità di ascolto. Infatti, tutte quelle volte che non ascoltiamo bene il Signore, ogni parola umana rimane inconcludente, oziosa, o, peggio ancora, si fa strumento di morte, di maledizione e malevolenza per gli uomini fatti ad immagine di Dio (cfr. Gc 3,9-10).
Allora per noi l'invito è quello di sempre, un invito che viene dall'Alto: «Ascoltatelo!". Quest'imperativo del Padre vuole essere la carta di identità divina e, nello stesso tempo, della necessità di un ascolto profondo e radicale della parola del Cristo, che passa dalla croce per giungere alla risurrezione.
Chiediamo durante la nostra preghiera quella capacità di saper ascoltare.

giovedì 15 maggio 2008

CRISTO AL CENTRO DELLA NOSTRA VITA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il calendario carmelitano riporta per noi, in questo mese dedicato alla Madonna, un pio frate carmelitano da cui nasce per il popolo una grande devozione: lo Scapolare (o abitino) della Madonna del Carmelo. Il santo è san Simone Stock.
In questo giorno la parola del Signore ci svela la preziosità infinita della nostra persona: Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, scaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? (vedi Mc 8, 34-9,1).
L’intero universo non vale quanto vale la nostra persona: non ha prezzo e non può essere commutata con niente. Ma questa preziosità può essere dilapidata; la vita può fallire. La via che il Signore ci indica per evitare questa infinita tragedia è paradossale: perdere la vita come egli l’ha perduta. Sì. quella è l'unica strada, perché è la strada dell'amore, la strada di chi si svuota nel dono di sé. Chi segue il Signore nella rinuncia a sé per il dono agli altri, entra nella vita eterna.
Lui dice: "Rinnega te stesso", perché questa è la prima tappa del discepolato cristiano. Scaviamo a fondo sul senso di questa proposta, quasi una sfida, che lungo i secoli è stata accolta e recepita nei modi e nelle forme più diversi. "Rinnegare" significa "dichiarare di non conoscere". Un verbo che Gesù utilizza per indicare la necessità di liberarsi di quell'ego inautentico che avanza sempre pretese dalla nostra vita, come è successo a san Pietro nella notte del tradimento: "Non conosco quell'uomo" cioé: "Rinnego Gesù".
Davanti a noi due sono le strade, ma una da scegliere: una è la strada di una alterigia egoica e insipiente: più diamo corda al nostro ego e più la nostra vita acquisterà il non senso. L'altra è quella dove orientiamo la nostra esistenza, ogni nostra energia d'amore verso di Lui, ponendo la sua Persona al centro della nostra vita, delle nostre scelte, del nostro insopprimibile bisogno di pienezza. Diceva Simone Weil che in ognuno di noi, vi è qualcosa di sacro.
Durante la preghiera, chiediamo la luce di Spirito Santo per renderci conto delle incongruenze della nostra vita, del nostro dirci credenti in Dio e preghiamo così: Aiutami, Signore Gesù, a un eludere l'interrogativo della tua Parola: "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?". Persuadimi della necessità di essere coerente con il tuo Vangelo, facendo la volontà del Padre come l'hai fatta Tu.

mercoledì 14 maggio 2008

ESSERE DISCEPOLI DI GESU'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il Vangelo che leggiamo contiene una domanda "strana" da parte di Gesù: "La gente chi dice che io sia?" (vedi Mc 8,27-33). Oggi diremmo che questa domanda appartiene alla persona che tiene dei problemi psicosomatici. Ma per l'evangelista Marco questa domanda non è da psicosomatico, ma dall'affetto, dall'amore che Gesù ha per i suoi discepoli e per quanti gli fanno ressa alla sua persona.
A quest'interrogativo di Gesù segue la confessione di fede di Pietro: "Tu sei il Cristo". Una risposta che parte dalla parte più profonda di Pietro e che, in qualche maniera, vuole essere risposta di tutti i discepoli.
Ma una risposto Gesù fa più intenso il suo insegnamento, dando per ben tre volte l'annuncio della sua passione. Cosa significa?
Dei discepoli e di quanti lo seguono, Gesù conosce tutto: ansie e i timori e gli interrogativi acuti e i dubbi e - perché no? - gli equivoci, circa la sua identità e circa la loro comune avventura. Ma chi può capire il mistero del Dio fatto uomo? La domanda di Gesù, i suoi insegnamenti non sono casuali, ma per noi. Abbiamo bisogno di essere rafforzati continuamente dalla Parola del Signore. Essere suoi discepoli significa percepirsi nel dinamismo di questo continuo "tendere verso", aperti a capire di più, a vedere meglio, ad andare oltre le affermazioni teoriche, cerebrali, per professare una fede che ci coinvolga esistenzialmente. Una professione che attesti il nostro personale incontro con la persona di Cristo e non semplicemente un'idea, magari anche teologicamente esatta. C'è bisogno di superare la barriera dell'immediato e percepire un orizzonte che ti porta per alte vette.
Durante la preghiera, fermiamoci per capire chi è veramente Gesù nella nostra e vita e preghiamo con le parole del Salmista: Sii per me difesa, o Dio, rocca e fortezza che mi salva, perché tu sei mio baluardo e mio rifugio; guidami per amore del tuo nome. (Sal 31,3-4).

martedì 13 maggio 2008

VIVERE IL VANGELO DELL'AMICIZIA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Ricordiamo in questo post l'apostolo san Mattia, quello che prese il posto di Giuda Iscariota. Il Vangelo ripercorre per noi parole di amicizia (vedi Gv 15,9-17) e questo perché essere discepolo, apostolo di Gesù significa vivere il vangelo dell'amicizia annunziandolo a tutti.
Nel Vangelo leggiamo che Gesù ci chiama "AMICI". Una parola che indica relazione, incontro con Dio, con la sua persona e col suo mistero. Questo mistero noi lo viviamo, lo assumiamo, per così dire, fin dentro le nostre vene. E' il nostro DNA. Ma per vivere il Vangelo dell'amicizia, bisogna fare quello che Lui ci ha comandato. E proprio in questo brano Gesù lo viene precisando: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati". Però Gesù continua descrivendo che cosa significa essere amico: "Nessuno ha un amore più grande che dare la vita per i propri amici". Lo ha detto e lo ha fatto. Dopo aver confidato queste cose ai suoi, è andato incontro alla morte. E' morto per loro. E' morto per noi!
La Parola di questo giorno ci invita all'intimità con Dio. Anzi è Dio stesso che ci fa questo dono: "Non vi chiamo più servi ma amici perché tutto quello che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi". Queste sono parole che fanno fatica ad entrare nel nostro cuore, perché tentati di allontanarci da Dio, dal suo amore, dalla sua amicizia. Di conseguenza tentati di allontanarci da quanti incontriamo nel nostro cammino, perché ci sembra che ci ostacolino, che invadano il nostro campo: vogliamo che viva solo il nostro io.
Il mistico carmelitano San Giovanni della Croce ci esorta: "Ama molto coloro che ti contraddicono e non ti vogliono bene, poiché in tal modo si genera amore nel petto in cui non esiste; fa come Dio con noi, il quale ci ama affinché lo amiamo mediante l'amore che Egli ci porta".
La preghiera è questo spazio dove possiamo crescere nell'intimità con Dio. Lasciamo che lo Spirito Santo ci aiuti in questo e preghiamo con le stesse parole che la liturgia, in onore di san Mattia, ci invita a fare: O Dio, che hai voluto aggregare san Mattiaal collegio degli Apostoli,per sua intercessione concedi a noi,che abbiamo ricevuto in sorte la tua amicizia,di essere contati nel numero degli eletti. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

lunedì 12 maggio 2008

FISSA IL TUO SGUARDO SU GESU'!

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

E' facile pensare a quanto dobbiamo assolvere nella vita di tutti i giorni, e mi sembra giusto che sia così. Ma spesso le nostre preoccupazioni sono solo materiali... si pensa solo a quello. Quante volte capita sentirmi dire che non ho preoccupazioni. E' vero, in realtà non ho la stessa preoccupazione dell'altro anzi, nessuno di noi ha la stessa preoccupazione dell'altro anche se prima o poi ognuno in qualche maniera, ripete l'esperienza dell'altro.
Anche nel Vangelo succede qualcosa del genere (vedi Mc 8,14-21). I discepoli sono presi dalla mancanza di cibo e Gesù pensa a tutt'altro.
Gesù mette in guardia i discepoli dal ripiegarsi sulla propria visuale, che diventa una falsa linea d’azione. Se vogliamo applicare alla nostra vita questo passo, dobbiamo correggere questo strabismo che spesso anche noi abbiamo: non possiamo vivere con un occhio a Gesù e con l’altro occhio inseguire i nostri piccoli problemi. La nostra vita deve essere orientata e fissata in Cristo Gesù, avere orecchie per lui, cuore aperto su di lui: contemplare e comprendere il suo agire, per poi incarnarlo nella vita di ogni giorno.
Capire Gesù rimane difficile. Sarà Gesù stesso a far capire la strada da intraprendere. Tuttavia Gesù, da buon pedagogo, darà loro ancora un segnale più evidente attraverso il modo di intervento per guarire il cieco. Infatti, pur non avendo bisogno di toccare né una volta né due volte gli occhi del cieco, in questo episodio, Cristo rappresenta in maniera chiara le due fasi di conversione che i discepoli devono attraversare, prima di giungere ad una piena conformazione alla vita del Maestro.
Anche loro, come tutti, hanno bisogno di passare da una fase iniziale ad una successiva. Dapprima, allora, vedranno il mistero del Regno, in modo confuso, incerto. Poi distingueranno, maggiormente illuminata, la realtà del Cristo. Le loro orecchie si apriranno alla sua parola e i loro occhi vedranno, senza veli, ciò che il Messia è venuto ad annunciare. Anche noi, spesso, di fronte al mistero di Dio, che si manifesta attraverso gli eventi della nostra vita, siamo in stato confusionale, ne percepiamo le ambiguità, i controsensi. Ci è difficile cogliere la luce della speranza, scorgere lo sguardo di tenerezza di un Dio vicino.
Impariamo a contemplarLo ed eviteremo l’errore di chiuderci sulle nostre preoccupazioni o, peggio, di giudicare il suo agire in base alla nostra visuale, e impareremo ad avere i suoi occhi per contemplare come Lui contempla.
Apriamoci allora alla sua Parola, soprattutto là dove ci comanda di amare il fratello, ogni fratello: sarà il modo migliore di distogliere il pensiero da noi e di avere per essi “occhi che vedono, orecchie che sentono, cuore che batte” come i Suoi occhi, le Sue orecchie, il Suo cuore.
Preghiamo lo Spirito Santo, perché ci aiuti a realizzare gli stessi "sentimenti di Cristo Gesù".

domenica 11 maggio 2008

ACCOGLIERE L'AMORE IN GESU'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Terminiamo con la solennità di Pentecoste il tempo liturgico pasquale per ritornare al tempo ordinario, al tempo della ferialità della vita.
La Parola presa dal Vangelo secondo Marco ci dice che Gesù davanti ai farisei si pose un interrogativo: Perché questa generazione cerca un segno? (vedi Mc 8,11-13).
In questa vicenda evangelica, troviamo i farisei che vanno incontro a Gesù, non come i poveri e i deboli che lo cercano per ricevere aiuto. Essi, invece, sicuri nella loro posizione, vogliono combatterlo. Queste persone sono un po' come noi, andiamo in cerca di autoaffermazioni, conferme, segni, etc. ma non riusciamo a capire che Gesù stesso è il segno, la sua parola, la sua misericordia senza limiti, i suoi miracoli verso i deboli e i poveri.
Purtroppo noi siamo quelli che vogliono Dio all'agitazione della bacchetta magica per poter risolvere i nostri problemi: siamo i farisei di oggi e non sappiamo accogliere il Vangelo in semplicità e quindi, incapaci di accettare la "normalità" del Vangelo che cambia la vita.
Purtroppo quando in noi non vive il vero amore, quello che scaturisce dall'Alto, i nostri occhi resteranno incapaci di vedere i prodigi dell'amore. Questo è un rischio che incorrono tutti anche quanti vogliono seguire Gesù da più vicino.
La tentazione più grande contro la fede è dire: Perché Dio non interviene? Perché non si manifesta in modo più evidente? Perché non entra con più forza nella storia degli uomini, cambiando situazioni ingiuste, liberando gli oppressi, convertendo i cuori induriti? Noi stessi siamo sempre alle prese con le nostre debolezze e peccati: perché Dio non ci cambia e non ci rende più buoni?
Il Vangelo, che ogni giorno mette sempre in discussione l'autosufficienza e la sicurezza della nostra generazione, è il segno che ci viene dato della presenza del Signore nella nostra vita.
Apriamo gli occhi del cuore e preghiamo allora, perché la nostra vita sia inondata dall'amore di Dio gettando in Lui ogni nostro affanno. Preghiamo usando queste parole: Tu, Signore, dai a tutti volentieri e generosamente. Non misuri la nostra fede oscillante, ma la tua misericordia. E anche quando il tuo amore esigente ci chiede d'entrare speranzosi e pacati nella beatitudine della prova, sai attendere con pazienza fino a che il nostro cuore non si abbandoni in Te fiducioso e confidente.