martedì 15 luglio 2008

BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Carissimi, so che con questo post dovrei riportare il Vangelo del mercoledì della XV settimana del tempo ordinario, ma permettetemi di restare "in casa" e cioé con la beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Infatti il 16 luglio in tutto il mondo si celebra questa solennità, e da carmelitano, come non posso ricordare a tutti questa festa così amata da tutto il popolo?
Il Vangelo, in questa data odierna, ci riporta ai piedi della croce (vedi Gv 19,25-27), e ci invita a contemplare l'icona del Cristo morente che ci offre Maria: "Ecco tua madre!". "E da quel momento – annota l'evangelista – il discepolo che Gesù amava...la prese nella sua casa". Parole che possiamo tradurre con: "L'accolse nella sua vita, nella sua intimità, tra i suoi beni". In ciò esprimendo la ricchezza spirituale della maternità di Maria e, al contempo, la necessità, per il credente, di lasciarsi affascinare dalla bellezza della vita nascosta con Cristo in Dio, di cui Maria è primizia.
Fare la commemorazione solenne della Vergine Maria del Monte Carmelo significa, dunque, fare spazio nel cuore a Maria per volgere in purezza lo sguardo al Cristo trafitto e risorto. Attenzione, però: "fare spazio nel cuore" non è un semplice slancio emotivo, occasionale, di superficie. Tutt'altro: è il volgersi di tutta la vita verso il mistero, concedendosi ad esso senza nulla trattenere per sé. Nessun altro bene né altra intimità se non quella del Cristo, indicata da Maria in quel suo stare ritta sotto la croce, nella fede. Al di là di ogni opposta evidenza.
Preghiamo, allora, così: Fare spazio nel cuore a Te, Signore: questo desidero, come Maria. Concedimelo nel tempo che vivo perché ogni ora di questo tempo d'attesa – attesa di vederti senza veli, così come sei – sia segnato dal desiderio di appartenerti totalmente, senza null'altro ambire né cercare.

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lunedì 14 luglio 2008

IL SIGNORE PASSA....

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Gesù nel Vangelo di quest'oggi (vedi Mt 11,20-24), nella ricorrenza di san Bonaventura, lancia i suoi rimproveri e preannuncia guai a quelle città dove "nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli".
I contemporanei di Gesù, che non hanno voluto credere alle sue parole, non si sono lasciati persuadere neppure dalle sue opere prodigiose. La sua predicazione, accompagnata da segni e miracoli, avrebbe dovuto indurre a conversione gli abitanti di quelle città, invece, non solo non si erano convertiti, ma avevano rifiutato la stessa persona di Cristo. Il rifiuto delle città del lago strappa a Gesù un'esclamazione di sofferenza e di indignazione, come un lamento che sale alle labbra di fronte a una disgrazia che poteva essere evitata. Emerge dalle parole di Cristo l'angoscia e la tristezza infinita per un amore gratuito, colpevolmente rifiutato. Viene tracciata così, in modo emblematico, la storia ininterrotta di tutti coloro che infrangono un patto di amore, rifiutano gli interventi salvifici di Dio, chiudono gli occhi alle sue testimonianze, non accolgono le grazie e i favori divini. È la storia dell'assurda presunzione umana, che prima ci induce al peccato e poi ci fa rinnegare la salvezza.
L'evangelista ci vuole ricordare la maggiore prontezza dei pagani nell'accogliere il vangelo in confronto con il popolo di Israele. L'alternativa al giudizio di condanna è la conversione a Cristo. Non esiste una terza possibilità. Il rifiuto cosciente della fede rende l'uomo colpevole. I santi esprimevano un sacro timore al solo pensiero che il Signore passasse bussando alla porta della loro anima e non trovasse ascolto e accoglienza. Dicevano: "Ho paura del Signore che passa". È loro convinzione che egli sta alla porta della nostra anima e bussa per chiedere di entrare e prendervi dimora. È determinante accorgersi di lui, farlo entrare come si addice al nostro re e signore. Dovremmo tremare di spavento al solo pensiero di poter scandire un diniego, di far sentire il nostro "no" al Signore. È la presunzione a guidarci nei nostri percorsi assordanti, sono le cose del mondo a distoglierci dai valori de cielo, gli abbagli delle false chimere ci oscurano la visione di Dio e non ci consentono di "vedere".
Preghiamo perché possiamo recuperare, con l'aiuto di Dio, i sensi dell'anima; elevare mente e cuore verso le cose di Dio per accorgerci di lui e non lasciarlo passare invano.

domenica 13 luglio 2008

LA PACE DI GESU'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



Parole difficili nel Vangelo liturgico di questo lunedì della XV settimana del Tempo Ordinario (vedi Mt 10,34-11,1). Anzi parole taglienti, che separano.
In un altro passo, Gesù dice: "Vi dono la pace; vi do la mia pace; ve la do non come la dà il mondo". In seguito san Paolo dirà: "Gesù è la nostra pace".
Francamente non si capisce, allora è importante coglierne il senso, cogliere la giusta pace di Gesù che non è quella delle facili alleanze d'interessi chiusi in se stessi, esplose dall'egoismo e finalizzate all'egoismo. La vera pace del cuore, che rende la vita serena e spalancata a ogni limpida realtà d'amore, nasce dalla costante ricerca della volontà di Dio, del suo progetto. E il progetto di Dio è il bene e la salvezza di tutti, non solo di me o dei miei familiari o della mia comunità, o della mia stretta cerchia di amici. Quando gli affetti (siano pure verso i figli o i genitori) sono in contrasto con un chiaro disegno di Dio e con la sua legge di amore, bisogna usare la spada. Non contro le persone, ma contro i nostri sbagliati attaccamenti. Ecco perché Gesù continua il suo discorso dicendo: Chi avrà perduto la sua vita per me la salverà. E' una espressione dura, come il resto del brano evangelico.
Chiediamoci: Quale vita infatti Gesù vuole che vada perduta in suo nome, per suo amore? Solo quella del nostro "ego", cioè di quella parte di noi inautentica, istintivamente incline a "giocarsi" tutta per il possesso egoistico, a tenersi stretta, appunto, all' "avere", a qualsiasi tipo di "avere", a scapito dell' "essere". Sarà in quel momento che la mia vita inizierà a risplendere della luce stessa che è la vita di Gesù.
Preghiamo perché la nostra vita sia una continua donazione e non un attaccamento ai propri interessi: Signore, prendi tutto di me, dammi Te!