sabato 6 settembre 2008

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il brano del vangelo di oggi (vedi Mt 18,15-20) segue immediatamente il racconto della parabola della pecorella smarrita della quale diventa, quindi, un’applicazione concreta. Se un fratello ha commesso una colpa si deve applicare, in primo luogo, la correzione personale; se non ascolta, bisogna chiamare in aiuto qualche testimone; in terza istanza, conviene riferire alla comunità; e se non ascolta neppure questa, si deve, solo allora, considerarlo come un pagano o pubblicano, cioè come uno che s’è «messo fuori comunità». Lo sfondo ed il contesto di tutto il brano è quello dell’invito alla misericordia e al perdono. Non si tratta tanto di una «scomunica», quanto di un prendere atto che, nonostante il ricorso a tutti i possibili mezzi della riconciliazione e del dialogo fraterno, non c’è nel fratello la volontà efficace di comunione e di conversione. E tuttavia converrà anche ricordare che la Chiesa conserva il diritto di pronunciarsi contro i peccatori contumaci per non rovinare la comunità e al fine di far rientrare in sé il peccatore e convertirsi. In tal modo Paolo si pronunciò nei riguardi dell’incestuoso di Corinto (1 Cor 5,5-6).
Preghiamo perché la stessa nostra vita sia sempre accoglienza dell'altro, perché l'Amore non fa male al prossimo.




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venerdì 5 settembre 2008

IL "SABATO" DI DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!




Il brano evangelico di questo primo sabato del mese ci richiama al "sabato di Dio" (vedi Lc 6, 1-5). "Sabato": il grande giorno del "riposo" di Dio, che conclude la creazione ed anticipa i tempi escatologici, quando tutto sarà ricapitolato in Cristo (Ef 1,10) e ricondotto al Padre. Quindi il sabato di Dio è il giorno della pienezza, a cui l'uomo, "immagine di Dio", è chiamato a partecipare. Il sabato di Dio è il segno di libertà. Una libertà già donata all'alba dei tempi e ridonata al Sinai, quando Israele, sottratto alla schiavitù dell'Egitto, viene da Dio introdotto in un rapporto segnato non più dalla paura servile, bensì dall'amore sponsale. Purtroppo oggi assistiamo ad un giocarci questa libertà. Basta vedere il moltiplicare le norme, irrigidirle, farne dei ceppi che impediscono il passo. Il sabato cessa così di essere il giorno della libertà e della signoria dell'uomo che si espande nel gioioso riconoscimento e incontro con il suo Signore, per traformarsi nel giorno dell'osservanza scrupolosa e gretta, dominata dalla paura della trasgressione. È contro questo svilimento dell'uomo che si leva la voce di Gesù. Lui, il Figlio il Primogenito di una moltitudine di figli a Dio riconquistati dal suo sangue, richiama alla signoria che ci è stata partecipata. Tutto ciò che ci è stato insegnato a partire dai dieci comandamenti va rivisitato con più vigore. Le "dieci parole" (decalogo o comandamenti) vanno accolte per quello che sono: "Parole di libertà" tese a sottrarci alla tirannia degli idoli di turno (il tempo vola in maniera frenetica cambiando i suoi idoli!). Parole sgorgate dall'Amore di Dio per una vita di "qualità". Parole che non trovano risposta adeguata che nell'amore.
Fermiamoci veramente per capire e verificare la qualità del rapporto che abbiamo con Dio. È un rapporto filiale o servile? Il "come" vivo la domenica il "perché" vado a Messa sono la cartina al tornasole che possono aiutarmi in questo discernimento.
Preghiamo così: Donami, Signore, di espandermi nella "libertà dei figli di Dio", vivendo la domenica quale momento forte del mio abituale incontro con te, e assumendo l'impegno cristiano non come un onere, ma come la possibilità di realizzare ed esprimere in pienezza il mio essere tua "immagine".

giovedì 4 settembre 2008

ESISTE UN BANCHETTO PER TUTTI

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!




Essere invitato alle nozze, essere ammesso al banchetto nuziale: questa è la vocazione dell’uomo, questa è la situazione del battezzato. Perché Dio ha pensato, nel suo amore, di aprire a tutti coloro che vogliono il banchetto delle nozze di suo Figlio con l’umanità. A Cana, il Figlio di Dio celebra ciò che la sua Incarnazione significava e realizzava, ma teneva nascosto: le nozze di Dio con l’umanità tutta e con ogni singolo uomo. “Beati gli invitati alla mensa del Signore”. Nell’Eucaristia, l’ora di Cristo, si ha il banchetto sempre aperto, a cui ogni uomo è invitato, il banchetto in cui lo Sposo, Cristo, è con loro. Nei due aggettivi ricorrenti "nuovo" e "vecchio" è la chiave di lettura della pericope evangelica, propostaci dalla liturgia odierna (vedi Lc 5,33-39). Qui, nell'interiorità dell'uomo, è il "nuovo" che deve affermarsi, sostituendosi al "vecchio" di forme non più aderenti alla vita. Ma è proprio qui che avvengono i conflitti, perché si fatica a staccarsi da abitudini, idee, pregiudizi, comportamenti che in fondo danno una certa sicurezza, soprattutto se rientrano nel modo di pensare corrente. Allora tutto si rinnova. Dio non ha strappato un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio. L’uomo è invitato a bere il vino nuovo della Nuova Alleanza. La profezia di Isaia si è realizzata. “Il Signore degli eserciti preparerà su questo monte un banchetto di grasse vivande, per tutti i popoli... Rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza” (Is 25,6.9).
Cerchiamo nella nostra preghiera di individuare il "vecchio" a cui siamo ancora attaccati e che tratteniamo in noi, e il "nuovo" che lo Spirito ci indica.
Spirito Santo, perenne novità, aiutami a svestirmi dell'uomo vecchio e a lasciarmi rivestire di Cristo.

mercoledì 3 settembre 2008

PRENDI IL LARGO E CALA LE RETI

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il Vangelo continua ad essere sempre ad essere al centro della nostra attenzione. Anche l'Evangelista Luca ce lo ricorda con il brano odierno (vedi Lc 5, 1a.2-11).
Il brano riporta Pietro e i suoi compagni reduci da una nottata di inutile fatica. Ora sono a riva a lavare le reti. Le mani vuote sono il segno di una ritirata. E invece no! Ecco Gesù salire sulla barca di Simone e chiedere di "prendere il largo e calare le reti". Sarà un ottimo predicatore, ma certo incompetente per quanto concerne i tempi di pesca! Nonostante tutto Pietro ha il coraggio di dargli credito, ed ecco le reti traboccare di pesci. Un episodio che mostra in Gesù "il Maestro onnipotente", l'unico sulla cui parola si possa sempre "gettare la rete". Un invito alla fiducia, ma soprattutto alla speranza. E quanto bisogno ce n'è oggi, in un tempo di appiattimento e relativismo che sembra voler seppellire definitivamente ogni valore!
Alla messa conclusiva della Gmg, davanti a 350 mila giovani, radunati come in un universale Cenacolo, Benedetto XVI non accenna ai problemi dell’ecologia e dell’ambiente, ma ai problemi più radicali del nostro tempo: al “deserto spirituale” che nelle nostre società convive con la “prosperità materiale”, con “un vuoto interiore, una paura indefinibile, un nascosto senso di disperazione”; agli uomini che sono “come cisterne screpolate e vuote” (cfr. Ger 2,13). E lancia una proposta ai giovani radunati nell’ippodromo di Randwick: essere “profeti” di “una nuova era” in cui “la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta”; in cui “l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza”; una nuova era “nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità, dall’apatia e dalla chiusura che mortificano le nostre anime e avvelenano i rapporti umani”. “Il mondo – dice il pontefice - ha bisogno di questo rinnovamento!”. "Prendi il largo": è l'invito che Gesù continua a rivolgere alla sua Chiesa, a ciascuno di noi. Non fare l'imboscato. Abbi il coraggio di vivere in pienezza il tuo cristianesimo. Proclama, con la testimonianza e con la parola, i valori che danno senso e pienezza alla tua vita. Sì: "getta le reti" verso tanti fratelli che rischiano di rimanere travolti dalle acque del "non-senso". Aiutali ad uscire dalla notte e ad accogliere la luce di Cristo. La tua speranza riaccenda la loro e li renda capaci di cogliere i bagliori del "nuovo" giorno nei fermenti di bene che distinguono i nostri tempi. Se la violenza sembra imporre la cultura del terrore e della morte, se il materialismo sembra soffocare il grido dello spirito, non mancano persone che hanno il coraggio di tentare l'avventura di una vita improntata a semplicità, autenticità, dono. È segno che Gesù è ancora sulla nostra barca. E allora perché non "prendere il largo"?

martedì 2 settembre 2008

STRINGERSI ATTORNO A CRISTO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il 3 settembre ricorre nella Chiesa un grande santo: san Gregorio Magno. Il Vangelo ricorrente in questa celebrazione, ci riporta e ci chiama ad entrare nel regno di Dio, superando gli ostacoli della nostra umanità ferita (vedi Lc 4,38-44).
Gesù ha appena "intimato" alla febbre di andarsene dalla suocera di Pietro e, subito, la donna, alzatasi, si mette a servire, ossia riacquista l'integrità del suo essere, che è star bene ma per fare della propria vita un "dono-servizio" d'amore. Qui quello che colpisce è il fatto che Gesù è circondato da tanta gente bisognosa di guarigione. Gliene portano con ogni genere di mali. Egli, dice l'Evangelista, impone le mani "su ciascuno". Con questa nota specifica, Gesù vuole entrare in un rapporto personale con ogni persona bisognosa del suo aiuto. C'è quel tratto personale pieno di cura che è proprio del Buon Pastore, di Colui che è venuto a salvare ogni singola persona nella sua unicità. Si capisce però anche come il cerchio di un'ammirazione interessata si stringe attorno a Lui. Vogliono ad ogni costo trattenerlo. Due gli atteggiamenti di Gesù: quel cercare un luogo solitario, all'alba, per stare con il Padre in preghiera e riprendere "ossigeno" in Lui, e quello sganciarsi dalla possessività egoistica. Egli è venuto per l'uomo, ma per ogni uomo. Non si lascia accalappiare da interessi di parte. E' lui il primo missionario del Padre. E Matteo dice: "Percorreva tutte le città e i villaggi, predicando il Vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità" (Mt 9,35 ).
Preghiamo chiedendo al Signore quella capacità di fermarci ed ascoltare il nostro cuore per udire la sua voce, perché anche noi, come Gesù, possiamo ricavare forza e dinamismo dalla preghiera.

lunedì 1 settembre 2008

SUPERARE GLI OSTACOLI PER VIVERE CON DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

“Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno?”, così ascoltiamo nel vangelo di questo martedì della XXII settimana del Tempo Ordinario (vedi Lc 4,31-37). Gesù risponde: "Taci, esci da costui!". Due imperativi potenti come una scarica di fulmine ed efficaci come il sole che vince le tenebre. Il Signore, nella sinagoga, ha scacciato il demonio che, mentre possedeva un uomo.
Cosa succede: perché Dio è venuto ad immischiarsi nei nostri affari? La vita dell’uomo, bene o male, trova sempre un suo equilibrio. Ed ecco che Dio si immischia e sconvolge tale equilibrio: fa ciò con autorità, come se ne avesse il diritto. Infatti, anche nel peccato, l’uomo può dare un certo equilibrio alla propria vita. Perciò la fede, l’intervento di Dio nella vita dell’uomo creano sempre un movimento di reazione, paura. Quanti sono presenti al fatto, già rimanevano colpiti perché egli parlava con autorità non come gli scribi e i farisei commentatori stereotipati di una legge svuotata d'anima. A nessuno però piace essere spinto. “Sei venuto a rovinarci?”.
Anche per noi la Parola di Gesù è potenza liberatrice, efficacia di luce che orienta sulla strada della vita. Nel meditarla conosciamo meglio noi stessi e le scelte da fare giorno dietro giorno. Nel sacramento della Riconciliazione la Parola ci libera dal peccato, nell'Eucarestia trasforma il pane nel Corpo di Gesù e il vino nel suo sangue, perché diventino nostro nutrimento e bevanda di una vita divinizzante. E' una Parola efficace che viene da una Persona autorevole, che non è uomo soltanto ma Dio. Preghiamo perché la nostra fede sia sempre in movimento. Una fede in movimento è fiducia che aiuta a superare tutti gli ostacoli, perché Dio interviene e renderlo partecipe della vita divina.