sabato 11 ottobre 2008

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il brano del Vangelo ci riporta ad una situazione di gioia, di festa. Un re che organizza un banchetto di nozze per suo figlio e, come si suol fare, manda le partecipazioni agli invitati. Molti rifiutano l’invito del re alla festa di nozze del figlio. In questo rifiuto vediamoci i mille rifiuti, in particolare i molti ragazzi e, soprattutto, adulti non accettano la proposta di fede. Come mai? Che resistenze ci sono?
L'uomo di oggi, nella sua preoccupazione di libertà e di intelligenza, ne trova varie sul cammino della fede, di vecchie e di nuove. Quanto è avvenuto all'origine per gli apostoli stessi, continua ad esistere ancora oggi, anche se in maniera diversa, nel nostro contesto culturale. Lo sviluppo delle scienze, l'intelligenza critica, le istanze dei diritti umani, il pluralismo circostante, il movimento di autonomia degli individui, sono una serie di fattori culturali che non si contrappongono alla fede cristiana – che, per altro, ha contribuito a farli emergere – ma che suggeriscono delle domande e la rendono più problematica.
La strada del Vangelo, in questa domenica, è aperta a tutti. Sta a ciascuno saper accettare l'invito.
Preghiamo così: O Padre, che ci hai raccolti nella Chiesa, comunità dei credenti, rendici forti per affrontare le prove della vita, testimoniando al mondo che la fede nel tuo nome conduce alla consolazione, in attesa del banchetto eterno nei cieli. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.


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venerdì 10 ottobre 2008

CHIAMATI A FARE LA PAROLA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Penso che sappiate che nella Chiesa cattolica il sabato è dedicato alla Vergine Maria e per coincidenza il Vangelo odierno ci presenta un episodio in cui la Madre del Signore è indicata come colei che ascolta la parola di Dio e la osserva (vedi Lc 11,27-28). In questa settimana la Parola ci ha fatto fare questa strada: prima con la preghiera del Padre nostro in cui Gesù invita tutti a chiamare Dio Abbà; poi col discorso sulla necessità della preghiera fatta con insistenza sempre; poi, ancora, con la restituzione della parola all'uomo posseduto da un demonio che lo rendeva muto. Tanto è lo stupore suscitato che una donna, tra la folla, prorompe in un'esclamazione di ammirazione verso la Madre di Gesù, che in realtà, nella mentalità orientale, è esaltazione del figlio. Attenzione, sembrerebbe uno sgarbo verso Maria, ma Gesù non rifiuta la beatitudine rivolta a sua madre. Sì, sua Madre è beata, è cioè una donna realizzata, ma perché ascolta e conserva nel cuore e nella vita la Parola di Dio. E' dentro quel suo tipico atteggiamento interiore (di cui l'evangelista Luca parla ben due volte nel 2° capitolo del suo Vangelo) che sta la sua capacità di essergli Madre. Gesù, però, estende a tutti coloro che ascoltano e accolgono la Parola di Dio l'invito e la beatitudine.
Forse nella donna vi è un pizzico di invidia, una invidia che magari ce la ritroviamo dentro i noi. Ma Gesù vuol far capire che non c'è tempo per l'invidia, siamo chiamati ad imitare Maria. Infatti tutti possono essere padri e madri come Maria se ascoltiamo e custodiamo la Parola.
Riflettiamo bene su questo breve passo evangelico e preghiamo così: O Maria, tutta Parola di Dio, aiutaci ad ascoltare con l'orecchio e a custodire con il cuore le parole del Figlio tuo Gesù, per diventare Sua dimora, oggi.

giovedì 9 ottobre 2008

GESU' E' IL SIGNORE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
Il vangelo di oggi ci parla di una lunga discussione attorno all’espulsione di un demonio muto che Gesù aveva compiuto dinanzi alla gente (vedi Lc 11,15-26). Il Vangelo ci mostra, ancora una volta, Gesù che lotta contro il male, contro il principe del male che teneva schiavo un uomo rendendolo muto, incapace di comunicare con gli altri. Satana è paragonato ad un uomo forte “bene armato che fa la guardia al suo palazzo”. Tuttavia, Gesù si mostra più forte di lui”, perché lo vince “con il dito di Dio”, cioè con la forza dello Spirito Santo (cfr. Mt 12,28). Questo episodio è il segno che il regno di Dio è venuto sulla terra e che il regno di Satana è ormai finito. Gesù scoprendo i pensieri malvagi, mostra loro che sono sotto l’influenza dello spirito malvagio. E' la pienezza del tempo. Non abbiamo più bisogno di segni, perché l'abbiamo: Cristo. Quindi non abbiamo bisogno di altri segni. Ancora oggi anche noi ci troviamo in mezzo a questa lotta, ci è impossibile una posizione neutrale: ognuno deve pronunciarsi per o contro Gesù. Chi in questa lotta non è con Gesù, è con Satana. La cosa peggiore che l’uomo possa fare è, dopo la conversione e il battesimo, cadere di nuovo nel peccato, tradire Gesù, respingere lo Spirito Santo e divenire preda del male. Ma noi non dobbiamo temere il male, perché "il principe di questo mondo è stato gettato fuori" (cfr. Gv 12,31-32) e Gesù è il Signore!
Preghiamo così: O Dio, che in Abramo ci hai scelti a vivere secondo la fede, e in Cristo ci hai liberati dalla schiavitù della legge, mantienici sempre fedeli alla tua alleanza, e non permettere che le forze del male prevalgano su di noi. Per Cristo nostro Signore. Amen.

mercoledì 8 ottobre 2008

ABBANDONARSI FIDUCIOSAMENTE IN DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Continua ancora una volta l'insegnamento di Gesù sulla preghiera. Il Signore da sempre motivo di incoraggiamento per una preghiera autentica (vedi Lc 11,5-13). Gesù ci assicura che Dio esaudisce ogni preghiera. Egli non è sordo alle richieste dell'uomo. Non si nasconde davanti a lui. E questo, perché ama tutti perchè figli. Quindi il problema non esiste da parte di Dio ma, eventualmente, da parte dell'uomo. L'uomo prega solo se si sente veramente bisognoso: i sazi e i buontemponi non sentono il bisogno di pregare. La prima condizione per la preghiera è la consapevolezza della propria povertà. L'unica condizione che Gesù pone per l'esaudimento delle nostre preghiere presso Dio è la fiducia, anzi, la certezza di essere ascoltati. Se l'uomo si commuove davanti alle necessità di un amico o di un figlio, tanto più Dio.

Tutto il brano del Vangelo di oggi è ricco di due significati importantissimi: 1. la qualità della nostra preghiera è in diretta relazione col rapporto di fede-fiducia che abbiamo col Padre. E' il grande abbandono in Lui che ci ottiene lo Spirito Santo con tutte le sue energie per una vita vera e serena. 2. La nostra preghiera è autentica se è perseverante. Dio non lo si "gettona"! Il cuore impara a contattarlo per qualunque necessità nella consapevolezza che Egli è l'Amore. Pregarlo ogni giorno, anzi ad ogni momento è il "respiro" che conta e mi fa vivere!
Il tema dominante di tutto il bano evangelico è la paternità di Dio che si esprime nel dare. Ricerchiamo a cuore aperto, nella preghiera, il Padre di ogni bontà e fiduciosi rinnoviamo la nostra fede in Lui.

martedì 7 ottobre 2008

SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Ritorna nel nostro cuore questa richiesta: "Signore, insegnaci a pregare" (vedi Lc 11,1-4). Il nostro cuore desidera incontrarsi con Dio, ma non sempre conosciamo quello che gli è gradito. Nel vangelo di ieri abbiamo visto Maria seduta ai piedi di Gesù, all’ascolto della sua parola. Chi ascolta la parola di Dio dovrà dare una risposta nella preghiera. Così, il vangelo di oggi dà continuità al vangelo di ieri riportando il passaggio in cui Gesù, con il suo modo di pregare, suscita nei discepoli la voglia di pregare, di imparare da lui a pregare. Perché questa richiesta, visto che a quei tempi la gente imparava a pregare fin da piccoli? Tutti pregavano tre volte al giorno, la mattina, a mezzogiorno e la sera. Pregavano molto i salmi. Avevano le loro pratiche di devozione, avevano i salmi, avevano le riunioni settimanali nella sinagoga e gli incontri quotidiani a casa. Ma sembra che non bastasse. Il discepolo voleva di più: “Insegnaci a pregare!”, si rende conto anche di un'altra particolarità. Gesù non prega come gli altri maestri del tempo. Con Gesù loro vedono che la preghiera è un legame intimo e profondo con il Padre. Nell’atteggiamento di Gesù lui scoprì che poteva fare un passo in più, e che per questo aveva bisogno di un’iniziazione. Il desiderio di pregare è in tutti, ma il modo di pregare richiede un aiuto. Il modo di pregare matura lungo la vita e cambia lungo i secoli. Gesù fu un buon maestro. Insegnava a pregare con le parole e con la testimonianza.
Di quanto Gesù insegna, possamo notare che bisogna rivolgerci a Dio comePadre. Forse se la cultura fosse stata diversa ci avrebbe insegnato a chiamarlo anche "Madre" (anche se la Sacra Scrittura è impregnata di paternità e maternità di Dio). Del resto tutta la tenerezza possibile è espressa nel termine aramaico "Abbà" che vuol dire tenerissimo babbo, dolce papà. In questa temperie di tenerezza la richiesta di santificare il nome di Dio acquista il suo senso di luce e di gioia: Dio è già santo. "Sia santificato" significa: sia lodato, sia benedetto, sia oggetto di continuo stupore riconoscente.
Oggi, recitamo il Padre nostro spalancando il cuore alla grandezza immensa di Dio, pari alla sua immensa tenerezza.

lunedì 6 ottobre 2008

RADICARSI NELLA PAROLA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Continua il cammino della Parola nella nostra vita, nella vita di tutti i giorni. Il Vangelo, nella ricorrenza della Madonna del Rosario, ci presenta la Parola - Gesù - nel suo viaggio verso Gerusalemme che fa sosta a Betania, accolto da Marta – sorella di Maria e Lazzaro (vedi Lc 10,38-42). Un brano molto meditato, un brano spesso messo in discussione tra azione e contemplazione. Ma è importante capire anzitutto che Marta accoglie Gesù. Forse possiamo paragonare questo gesto al seme caduto tra le spine, immagine di chi ascolta ma, strada facendo, si lascia sopraffare, dilaniare dalle preoccupazioni. Maria invece si sedette ai piedi di Gesù, come la terra buona che accoglie il seme e lo fa fruttificare. Non solo: "Maria ascoltava". L'uso imperfetto del verbo sottolinea il carattere durativo dell'atteggiamento di questa donna che pendeva dalle labbra del Signore, senza concedersi ad altro.
Poco prima, come abbiamo già ascoltato, Gesù aveva raccontato la parabola del buon samaritano. Ciò sta a dire che non basta accogliere con gioia la Parola, non è neanche sufficiente farla entrare nella nostra vita né ospitarla nel cuore per un momento. Addirittura Ma è solo radicandosi in essa – e ciò avviene fermandosi a lungo in sua compagnia - che si evita il rischio di farsi subito fagocitare dall'urgenza di mettersi all'opera per servire la Parola stessa. Quella Parola che ti chiede di rimboccarti le maniche per la causa del regno.
La presenza di Gesù in questa casa è gioia per Maria e fatica per Marta. Il dialogo che ne segue mette in evidenza la radice dei diversi atteggiamenti. In Marta emerge l'ego e il protagonismo che portano all'irritazione e all'affanno. In Maria è la docilità del discepolo che ascolta e accoglie il Signore. Gesù in questi atteggiamenti interviene non per rimproverare ma per puntualizzare; non ci può essere amore verace e duraturo se questo amore non è custodito da un cuore profondo e innamorato della Parola.
Nella nostra preghiera, cerchiamo quest'amore da vivere. E lì trovare olio e vino per curare e consolare il cuore di questo mondo ferito e assetato d'amore. David Maria Turoldo diceva così: Dio non aspetta che l'ora della tua contemplazione per riempirti di nuovo il cuore della sua grazia, di quanto hai donato nel giorno alle molte mani tese incontrate per la strada. E' l'ora in cui Egli, di nascosto, rinnova tutte le cose.

domenica 5 ottobre 2008

FAMMI DIVENTARE AMORE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La Parola ci porta un fatto di cronaca, una cronaca che raccoglie un mettere in inganno Gesù ma che si capovolge in una chiamata alla vita (vedi Lc 10,25-37).
È tra le pagine più conosciute del Vangelo. Essa riassume bene la situazione di questo nostro mondo e assieme traccia chiaramente qual è la vocazione della comunità cristiana e di ogni singolo discepolo. Quell'uomo mezzo morto lasciato ai margini della strada rappresenta la nostra povertà e miseria, quei poveri allontanati e abbandonati ai margini della vita, cose che facciamo tutt'oggi.
Il Vangelo ci insegna a vedere quell'uomo mezzo morto, abbandonato da tutti, come fratello del Signore e nostro amico. Ci insegna a guardare con amore. Il comandamento dell'amore è il cardine dell'Antico e del Nuovo Testamento. Definisce la verità dell'uomo nella sua relazione con Dio, con gli altri e con se stesso (Dt 6,4 ss; Lv 19,18). La morte prodotta dal peccato è l'incapacità di amare. L'uomo è creato per amore ed è fatto per amare; se non ama è fallito. Tutto il mondo non vale un atto di amore. "E' più prezioso per il Signore e per l'anima, e di maggior profitto per la Chiesa, un briciolo di amore puro che tutte le altre opere insieme, anche se sembra che l'anima non faccia niente" (San Giovanni della Croce).
Il problema fondamentale dell'uomo è la vita eterna. Ma ciò che conduce alla vita eterna non è il semplice sapere qual è il comandamento più grande, ma il metterlo in pratica: "Fa' questo e vivrai", "Va' e anche tu fa' lo stesso". L'interrogativo messo in bocca al dottore della legge è una domanda di "orientamento" e orientarsi, nell'esperienza di ogni battezzato, è "girarsi verso oriente", a est, là dove sorge il sole. Ma Gesù fa compiere al suo interlocutore uno scarto, spostando la domanda dal "che fare" al "cosa leggere nella Scrittura". Infatti, è nella Scrittura, nella Parola, che si trova la luce di orientamento di cui ogni uomo ha bisogno per crescere e essere guidato nel desiderio di avere una vita piena. E' Gesù stesso, dunque, che orienta il cammino di ricerca come cammino "in profondo", come introduzione alla vita interiore, nell'ascolto orante della Parola. E' solo in questo luogo interiore e profondo che la vita dell'uomo può schiudersi al compimento di tutta la Legge, l'amore: perché l'amore non è realtà da conquistare con l'affannarsi del nostro fare, ma dono da ricevere, da "ereditare" come figli nel Figlio.
Preghiamo così: Signore, dammi uella forza per orientare il mio cammino nell'incontro "notturno" con te. Che la tua Parola sia luce ai miei passi e che mi trasformi in amore. Amen.