sabato 18 ottobre 2008

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



Fratelli e sorelle, “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Con queste parole Gesù ci invita a stare nel mondo e nella storia da credenti, non fuggendo dalle nostre responsabilità, ma impegnandoci concretamente per il bene della società. Di fronte all domanda chei farisei fanno a Gesù per tendergli una trappola. Gesù dà un grande insegnamento sull'autorità umana e politica e sull'autorità di Dio che non devono essere in ontrasto ma opeare insieme per il bene dell'umanità.
Non dimentichiamo, allora, che niente e nessuno può prendere il posto di Dio e che il Vangelo è il lievito che fermenta e trasforma la storia degli uomini.
Per il credente, dunque, qualsiasi avvenimento, anche politico, contribuisce a costruire il regno di Dio.

In questa domenica ricorre la Giornata Missionaria Mondiale. Siamo particolarmente invitati alla preghiera per le missioni e i missionari. Siamo invitati anche a dare del nostro a quanti soffrono in quei paesi dove ci tendono una mano attraverso i loro missionari.



scarica i testi della Messa


scarica la lectio divina


scarica la slideshow





scarica il Messaggio del Papa per la 82^ Giornata Missionaria Mondiale


venerdì 17 ottobre 2008

TUTTI INVIATI IN MISSIONE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Oggi, in un giorno particolarmente dediato alla Madonna, celebriamo san Luca, "l'evangelista della Madonna". Il Vangelo ci parla della missione dei 72 discepoli che devono annunciare la Buona Novella di Dio nei villaggi e nelle città della Galilea (vedi Lc 10,1-9).
La Parola ci riporta ai nostri giorni dicendoci che quei 72 siamo tutti noi. Non c'è solo gente specializzata per la missione (ovvio che ognuno deve prepararsi), ma a tutti Gesù manda in missione, perché Cristo sia la vera pace e il senso della vita.
Gesù nell'inviare in missione insiste sull’ospitalità, nella condivisione, sulla comunione, sull’accoglienza agli esclusi. Questa insistenza di Gesù appare nei consigli che dava quando li mandava in missione.
Andare in missione è una corresponsabilità. Ora questa corresponsabilità porta il pregare il Padre per la continuità della missione. Gesù manda i suoi discepoli come agnelli in mezzo ai lupi. La missione è un compito difficile e pericoloso. Andare in missione non è una vacanza a Sharm el Sheikh o qualche altra località balneare, non occorre "bisaccia e sandali" ma solo Cristo. Bisogna portare la pace. Portare pace è segno di fiducia nel riguardi degli altri.
Un'altra caratterisica da ricordare è la condivisione che non è un andare di casa in casa, ma vivere stabilmente cercando di capire e condividere la vita della gente. Di conseguenza quest'aspetto conduce ad un'altra caratteristica: la comunione attorno al tavolo. Quando i farisei andavano in missione, andavano prevenuti. Pensavano che non potevano fidarsi del cibo della gente che non sempre era “puro”. Per questo, loro portavano bisaccia e denaro, per potersi procurare il proprio cibo. Cosi, invece di aiutare a superare le divisioni, l’osservanza della Legge della purezza debilitava ancora di più il vissuto dei valori comunitari. I discepoli di Gesù dovevano mangiare ciò che la gente offriva loro. Non potevano vivere separati, mangiando il loro cibo. Ciò significa che devono accettare la condivisione attorno al tavolo. A contatto con la gente, non possono aver paura di perdere la purezza legale. Agendo cosi, criticano le leggi in vigore, ed annunciano un accesso nuovo alla purezza, cioè all’intimità con Dio. Questa intimità con Dio riammette gli esclusi.
Se queste esigenze vengono rispettate, allora i discepoli possono e devono gridare ai quattro venti: Il Regno è venuto! Annunciare il Regno non è in primo luogo insegnare verità e dottrine, ma condurre verso un nuovo modo di vivere e di convivere da fratelli e sorelle partendo dalla Buona Novella che è Gesù Cristo.

giovedì 16 ottobre 2008

LONTANO DALL'IPOCRISIA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Gesù, nel Vangelo di oggi, ci avverte di "tenerci lontani", in altre parole, di essere vigilanti (vedi Lc 12,1-7). Quest'avvertimento è sempre valido. Oggi sembra che ci sia una corsa a chi distrugge per prmo le cose, la vita per poi ricevere l'applauso da parte della comunità. E' un continuo svuotarci della nostra umanità quello ch cercano di fare, di spegnere quella scintilla divina che abita in noi. La manipolazione della verità vi è ancora oggi. I mezzi di comunicazione come un blog, un web site o altro sono quel canale quello spazio del lievito dei farisei di oggi con la loro ipocrisia.
Quel lievito e ipocrisia si possono incontrare in una società che ha la mania di possedere, di consumare sempre di più e ci fa ostaggi della paura, paura dell'immigrante, paura dello straniero, paura di perdere il lavoro, paura della malattia e della morte, paura di vivere come cristiano e anche la paura di se stessi.
Ecco perché Gesù ci dice di essere vigilante, ma nello stesso momento aggiunge: "Non abbiate paura". Lui ci chiede la vigilanza e non la paura, perché? "Dio conosce anche il numero dei capelli del vostro capo" e noi valiamo più di molti passeri! Dio è con noi, perciò possiamo affrontare tutto ciò che minaccia la nostra vita, materiale e spirituale. Lasciamo allora che la nostra vita sia sempre in continua trasformazione inondata dall'amore di Dio per mezzo della preghiera continua, con l'ascolto assiduo della Parola di Dio, con i sacramenti che ci fortificano. Dobbiamo vivere una vita degna della chiamata ricevuta da Dio, con integrità e onestà ad ogni momento ed in ogni circostanza perché "non c'e' nulla di nascosto che non sarà svelato, nulla di segreto che non sarà conosciuto.
Oggi, nella ricorrenza di sant'Ignazio di Antiochia, un grande uomo di speranza, Il Signore continua ad animarci a una grande speranza: la speranza di conservare la nostra vita per la vita eterna, di essere con lui dove egli e, cioè nella gloria del Padre, di essere onorati dal Padre: "Se uno mi serve, il Padre lo onorerà". "Chi ha questa speranza dice san Giovanni si conserva puro".
Preghiamo allora così: Signore, inondami con la tua Luce! Che io possa vivere fidandomi pienamente di Te, seguendoti con fedeltà e gioia.

mercoledì 15 ottobre 2008

BISOGNOSI DELL'AIUTO DI DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Ancora una volta il Vangelo torna sul conflitto tra Gesù e le autorità religiose dell’epoca (vedi Lc 11, 47-54).
Quante volte nella nostra vita ci sentiamo feriti nll'orgoglio? Ebbene, la stessa cosa accadde al dottore della Legge. Egli è colui che ascolta la parola di Gesù, ma vuole avere il sopravvento, si sente più importante: è lui l'assessore comunale, è lui il sindaco, è lui il benestante di turno che vuole dire la sua e fare in modo che venga eseguita, anche a costo di uccidere la vita. Ma in tutto questo dimentichiamo l'umiltà la docilità del cuore. Diemntichiamo che tutti siamo della stessa pasta, bisognosi dell'aiuto di Dio. La Parola di Dio, come dice la Bibbia, è come una spada a doppio taglio che penetra sin nelle midolla e non lascia indifferenti. Se è ascoltata con l'orgoglio e l'autosufficienza di chi vuole difendere se stesso, viene sentita come un rimprovero che offende e non come una forza salutare e buona che aiuta a cambiare il cuore. Se si resta schiavi del proprio orgoglio è facile maltrattare i profeti e i giusti; è facile cioè eliminare la loro voce, dimenticare la loro parola e, in ogni caso, allontanarla perché porta disturbo. E si giunge sino a farli tacere con la violenza, magari costruendo loro delle belle tombe. La "chiave" per entrare nelle Scritture e nella vita è l'ascolto umile e docile.
Preghiamo perché il Sigore ci doni un cuore umile per la vita di tutti i giorni.

martedì 14 ottobre 2008

CRISTO PAROLA GERME VIVENTE DI BONTA'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Nel vangelo di oggi, nella ricorrenza di Santa Teresa d'Avila, continua la relazione conflittuale tra Gesù e le autorità religiose dell’epoca (vedi Lc 11,42-46). I farisei osservano scrupolosamente la legge nelle piccole cose e la calpestano nei comandamenti essenziali. Sono vanagloriosi. Esteriormente si presentano irreprensibili, ma interiormente sono ben lontani dall'osservanza della legge. Gesù esige che la legge sia osservata per intero: "Queste cose bisogna curare senza trascurare le altre" (v. 43). Ma il precetto più importante è il comandamento dell'amore (cfr. Lc 10,27). L'osservanza dei comandamenti, se è senza amore, è non osservanza. Invece di amare Dio e il prossimo, il fariseo ama se stesso; si mette al centro di tutto, facendo del proprio io il suo Dio.
I «guai» scagliati dal Signore contro scribi, farisei e dottori della legge sono l'esatto opposto delle beatitudini. Queste sono frutto e conseguenza del bene riconosciuto, amato e praticato, quelle derivano invece dalle cattive azioni e particolarmente dalla falsità e dall'ipocrisia. Per questo Gesù paragona i suoi nemici a «sepolcri imbiancati», belli all'esterno, ma pieni di putredine all'interno. Nell'osservanza della legge il movente non dev'essere l'ambizione, ma la volontà del Padre: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 6,1). I farisei cercano la loro salvezza nell'osservanza della legge. La loro salvezza sta in realtà nella parola di Dio, che giunge a loro tramite Gesù.
Preghiamo così: Donaci, Signore, autenticità di cuore, di non trascurare la norma riempiendola però d'amore, di non sentirci maestri ma fratelli, di non avere paura quando, attraverso la vita, ci chiedi di cambiare atteggiamento. Tu ci ami, Signore, ogni giorno e per l'eternità.

lunedì 13 ottobre 2008

COSA E' IMPORTANTE PURIFICARE?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La Parola di Dio, dice l'autore della Lettera agli Ebrei, penetra fino nelle giuntura delle midolla. Ancora oggi si rinnova per noi quest'azione liberatrice della Parola. Il Vangelo ci riporta all'essenziale a capire ciò che è importante purificare nella nostra vita di tutti i giorni (vedi Lc 11, 37-41). L'episodio evangelico riporta un invito a pranzo fatto a Gesù da un fariseo. E fin qui tutto bene, ma Gesù siede a mensa senza le rituali purificazioni, con grande scandalo del suo ospite. È tipico dei farisei attenersi scrupolosamente alle norme, al fine di garantire la propria superiorità sugli altri e agli occhi di Dio. Ed è proprio contro questo atteggiamento che Gesù pone il suo gesto provocatorio.
Quante volte nella nostra vita cipreoccupiamo di salvaguardare l'apparenza? Dice Gesù che nel nostro cuore alberga "rapina e iniquità". Rapina nei riguardi di Dio a cui solo spetta quella gloria di cui indebitamente vi appropriate, iniquità nei riguardi degli uomini che giudicate spietatamente». Un rimprovero pesante rivolto ai farisei di ieri e a quelli... di oggi. Sì, perché la radice del fariseismo non si è ancora inaridita e forse qualche propaggine possiamo trovarla anche in noi. Nel Discorso della Montagna, Gesù critica coloro che osservano la lettera della legge però ne trasgrediscono lo spirito (Mt 5,20). L’apostolo Paolo scrive nella sua seconda lettera ai Corinzi: “La lettera uccide, lo spirito dà vita” (3,6). Ascoltiamo allora il consiglio di Gesù: Per essere fedeli a ciò che Dio ci chiede non basta osservare letteralmente la legge. Sarebbe la stessa cosa che pulire il bicchiere all’esterno e lasciare la parte dentro piena di sporcizia: rapina e iniquità. Non basta non uccidere, non rubare, non commettere adulterio, non giurare. Osserva solo pienamente la legge di Dio colui che, oltre ciò che legge, va fino alla radice e strappa dal di dentro i desideri di “rapina ed iniquità” che possono portare all’assassinio, alla rapina, all’adulterio. E’ nella pratica dell’amore che si compie la pienezza della legge (cfr. Mt 5,21-48).
Preghiamo così: Purifica tu stesso, Signore, le profondità del mio cuore, perché tutto in me sia riflesso della tua luce.

domenica 12 ottobre 2008

OLTREPASSARE DIO E IL SUO MISTERO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo di oggi ci presenta un’accusa molto forte di Gesù contro i farisei e gli scribi(vedi Lc 11,29-32) . Volevano che Gesù desse loro un segno, perché non credevano nei segni e nei miracoli che stava realizzando. Quest'accusa di Gesù continua nei vangeli dei prossimi giorni.
Gli scribi e i farisei, dice Matteo, cercano un segno da Gesù. Vogliono che lui realizzi per loro un miracolo per rendersi conto se era il mandato da Dio, come loro lo immaginavano. In pratica andavano in cerca di un Messia che rispondesse ai loro criteri. a Gesù non si sottomette a tale richiesta. C'è un atteggiamento che Gesù assume dietro queste richieste, atteggiameno che è descritto meglio dall'evangelista Marco: "trasse un profondo respiro" (Mc 8,12). Gesù osserva una profonda cecità e non da nessun segno a chi non vuole aprire gli occhi del cuore per una giusta conversione. Ciò che Gesù denuncia della sua generazione è una fede del tutto superficiale. Sono folle quelli che lo seguono, ma la maggior parte di quella gente fatica a convertire il cuore, a cambiare la mentalità e la vita. Ciò che gioca molto (e non certo solo all'epoca di Gesù) è la smania di avere immediate sicurezze. Si cerca un segno. Magari appariscente, spettacolare. Gesù smentisse questo modo di riportarsi a Dio, al suo Mistero. Vuole una fede autentica e robusta. Il segno c'è. E' lui stesso nel segno di Giona: “Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione”. Il segno è la risurrezione di Gesù. Questo è il segno che, nel futuro, sarà dato agli scribi ed ai farisei. Gesù, da loro condannato a morte e ad una morte di croce, sarà risorto da Dio e continuerà a risorgere in molti modi in coloro che credono in lui. Il segnale che converte non sono i miracoli, ma la testimonianza di vita!
Entriamo silenziosamente nel mistero di Dio. Cogliamo la nostra debolezza, invochiamone la guarigione. Preghiamo così: Gesù, mio adorato Crocifisso e Risorto, consenti anche a me, come a Tommaso, di toccare le tue piaghe e il Tuo costato trafitto. Concedi anche a me, come a Maria Maddalena, di aprire gli occhi del cuore sulla Tua realtà di Risorto. Che io sia rafforzato dall'entrare, con fede, nel Tuo Mistero pasquale: l'unica segno che conta!