sabato 17 gennaio 2009

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La liturgia della Parola di questa domenica ci fa riflettere sull’esperienza concreta di Dio e sull’importanza della mediazione per poter fare questa esperienza.
La pericope evangelica presa dal Vangelo secondo Giovanni, ci fa incontrare nuovamente il Battista presente nel luogo della testimonianza: lui è il testimone che indica la presenza del Messia e non vive gelosie, non teme di perdere discepoli ma, al contrario, “fissando lo sguardo su Gesù che passava” favorisce il loro incontro con lui.
Questo è il ruolo del testimone, del padre spirituale, del mediatore: essere capaci di indicare la presenza di Gesù che passa nella nostra vita e favorire l’incontro personale.
Così ritroviamo nella prima lettura il racconto della vocazione di Samuele, (vedi lectio divina) un giovinetto che vive con il sacerdote Eli nel tempio: sarà quest’ultimo ad indicare al giovane il modo per comprendere la parola di Dio e rispondere con la propria disponibilità all’ascolto e alla sequela: “parla, perché il tuo servo ti ascolta”.
“Venite e vedrete” dice Gesù ai discepoli di Giovanni che lo seguivano e che vogliono sapere dove dimora. Anche se qualcuno il "dove abiti?" lo traduce con "chi sei veramente?" spesso ripetiamo quella domanda, forse in maniera implicita, per sapere dove poter incontrare il Signore, dove sia presente, lui ci dice “Venite e vedrete”: venite dietro di me (il verbo è al presente: indica una decisione irrevocabile che dobbiamo prendere subito), seguite la strada che vi ho tracciato e vedrete (al futuro). Quei primi discepoli si sono fidati: sono andati dietro di lui, hanno sperimentato la sua presenza e quel primo giorno in cui rimasero con lui fu impresso nella loro memoria tanto da ricordare anche l’ora: “erano circa le quattro del pomeriggio”.
Ma l’esperienza fatta con il Signore, l’essere stati in intimità con lui, porta Andrea a condividere con suo fratello Simone, l’esperienza che ha vissuto: “Abbiamo trovato il Messia”, perché possa fare la stessa esperienza.
Simone sarà soprannominato Cefa, cioè Roccia, o meglio Pietro e sarà a sua volta non solo il capo della Chiesa, ma il Padre spirituale di tanti altri fratelli che, grazie alle sue parole e alla sua testimonianza concreta, faranno esperienza del Cristo Risorto credendo in Lui anche senza più vederlo fisicamente, ma solo percependo la sua presenza spirituale, in Spirito e Verità.
Questa esperienza domenicale ci insegna che la fede cresce se si condivide, non può essere un tesoro che si conserva gelosamente. Ciascuno di noi ha incontrato il Signore grazie alla fede di altri ed ha ora il compito imprescindibile di testimoniare a sua volta il Signore. Non possiamo rompere questa catena che ci unisce: i nostri ragazzi già soffrono della nostra scarsa fede, della nostra testimonianza poco credibile, dei nostri compromessi e delle nostre paure nascoste dietro un falso appello alla “libertà individuale” con cui si lasciano i figli soli nel fare scelte che ancora non sono in grado di fare.
Questa domenica la Chiesa celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che quest’anno il Papa ha dedicato a "san Paolo migrante, Apostolo delle genti". Il suo esempio, scrive Benedetto XVI nel Messaggio, «sia anche per noi di stimolo a farci solidali con questi nostri fratelli e sorelle e a promuovere, in ogni parte del mondo e con ogni mezzo, la pacifica convivenza fra etnie, culture e religioni diverse... Come non andare incontro alle necessità di chi è più debole e indifeso, segnato da precarietà e insicurezza, emarginato, spesso escluso dalla società?».
Non solo: questa domenica inizia (18-25 gennaio) anche la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Abbiamo parlato di testimonianza e risulta evidente come la divisione dei cristiani in diverse chiese, divisioni che hanno portato odio, omicidi e incomprensioni, è una delle principali contro-testimonianza, un peccato grave rivolto contro lo stesso Gesù Cristo che tutti riconosciamo come Messia e Salvatore e il quale ha pregato per l’unità di tutti.
Vogliamo allora iniziare questa settimana pregando insieme con la preghiera ecumenica proposta per il giorno 18 gennaio:
Dio Padre compassionevole, Tu ci hai amato e perdonato in Cristo, e hai voluto, in quell’amore redentivo, perdonare l’intera umanità. Guarda con benevolenza a noi che lavoriamo e preghiamo per l’unità delle comunità cristiane divise. Donaci l’esperienza di essere fratelli e sorelle nel tuo amore, affinché noi possiamo essere uno, uno nella tua mano. Amen.


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