domenica 22 marzo 2009

ACCOGLIERE GESU' CON GIOIA ED ESSERE SALVATI

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il brano che la liturgia di oggi ci offre è tratto dal capitolo 4° del Vangelo di Giovanni (vedi Gv 4,43-54). Ci troviamo davanti al secondo miracolo compiuto da Gesù a Cana di Galilea: nel primo aveva cambiato l'acqua in vino, in questo secondo strappa la vita alla morte. Questo ci fa comprendere che ci stiamo avvicinando alla Pasqua, dove la vita viene definitivamente strappata alla morte per tutti gli uomini.
Il brano ci invita a riflettere sul fatto che, per accogliere Gesù nella nostra vita, non c'è bisogno di alcuna cittadinanza, il funzionario del re è un pagano, ma ha aperto il cuore e ha ricevuto da Cristo grazia su grazia.
Nel brano incontriamo Gesù che s’imbatte in un funzionario reale, che per amore del figlio malato si abbassa a chiedergli aiuto. Gesù però mette il funzionario all'erta dal pericolo di una fede così imperfetta. "Se non vedete segni o prodigi, voi non credete". E' vero, anche noi spesso se non vediamo non crediamo, siamo sempre un po' alla ricerca del fatto miracolistico, c'è molta gente che va là dove ci sono i miracoli. Nello stesso Vangelo di Giovanni, alla fine, dopo la risurrezione, Gesù dirà a Tommaso, un altro che aveva bisogno di vedere e toccare: "Beati quelli che crederanno senza aver visto".
In questo brano del Vangelo di san Giovanni ci viene mostrata l’importanza del dialogo tra Gesù e il funzionario e, nello stesso tempo, l’oggetto di questa conversazione: la fede. La vera fede è quella che rende possibile l’accoglienza di Gesù, quella che ci conduce al Salvatore (a Gesù). Per mezzo della fede, andiamo incontro a Dio e scopriamo il Padre e il suo amore nella nostra vita.
I miracoli di Gesù sono sempre l’esito di un incontro personale, di uno sguardo che penetra nell’anima e intuisce il senso profondo della domanda. Quando trova la purezza di cuore, risponde immediatamente, magari con modalità che non sempre ci sono chiare, ma senz’altro per “dare vita e vita in abbondanza”.
In questo tempo quaresimale, portiamo a Gesù ogni nostra sofferenza. Portiamo a lui i nostri sofferenti. Portiamo anche quelli che disperano in una crisi economica che non lascia scampo a nessuno. Abbiamo nell’animo le ferite delle violenze, degli stupri, delle volgarità, della pedofilia. Andiamo incontro a Gesù accompagnati da queste situazioni di dolore e chiediamo il suo intervento con la stessa fede del funzionario reale.
Usiamo, quest'oggi, la stessa preghiera che troviamo nel Vangelo usata dal funzionario: "Signore, scendi prima che il mio bambino muoia”.

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