lunedì 25 maggio 2009

26 Maggio: San Filippo Neri

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



Nella ricorrenza di san Filippo Neri, il Vangelo odierno ci parla del "discorso sacerdotale", nel quale Gesù ci lascia vedere la profondità del suo cuore e ci svela quali sono le ansie e i sentimenti di questo cuore (vedi Gv 17, 1-11).
Il capitolo 17 del Vangelo di Giovanni è la parte finale di un lungo discorso iniziato nel capitolo 15. Qui, troviamo una lunga preghiera di Gesù per le comunità, prima di avviarsi all'orto degli ulivi dove cominciò la sua passione. In essa spuntano i sentimenti e le preoccupazioni che, secondo l'evangelista, abitavano Gesù in quel momento in cui stava uscendo da questo mondo e andando verso il Padre. Il genere letterario di questa preghiera rientra negli schemi dei testamenti o discorsi di addio dei patriarchi (Dt 32 e 33, ecc.). In questo capitolo Gesù esprime le sue ultime volontà in forma di preghiera al Padre. L'uso del verbo "voglio" (v.24) conferma il valore di testamento spirituale di questo capitolo.
Due osservazioni possono accompagnare la nostra riflessione. Anzitutto Gesù inizia la sua preghiera alzando gli occhi al cielo. Il Cristo prega il Padre elevando gli occhi al cielo come aveva fatto prima di risuscitare Lazzaro (Gv 11,41); il cielo, nel linguaggio degli antichi, è considerato il luogo della dimora di Dio. Anche noi abbiamo bisogno di alzare gli occhi al cielo, da noi stessi, perché usciamo dalla nostra autosufficienza e dal nostro egocentrismo, e dirigiamo la voce, il cuore e i pensieri in alto, appunto, verso Dio. Nella preghiera, infatti, troviamo quella forza necessaria alla nostra debolezza.
La seconda osservazione è l'ora di Gesù. Gesù ha ricordato la "sua" ora. E' l'ora lungamente attesa (Gv 2,4; 7,30; 8,20; 12,23.27; 13,1; 16,32). Per un uomo di vaglia la "sua ora" è quella del successo, del riportare vittoria, sgominando difficoltà e nemici. È, insomma, l'ora della sua gloria nel senso solito del termine. Per Gesù è l'opposto: è il momento della glorificazione che si farà mediante la passione, morte e risurrezione. Nel giungere al termine della sua missione, Gesù guarda indietro e procede ad una revisione. In questa preghiera, lui esprime il sentimento più intimo del suo cuore e la scoperta profonda della sua anima: la presenza del Padre nella sua vita.
L'ora di Gesù è anche l'ora della nostra salvezza! Ne sono convinto?
Invochiamo lo Spirito Santo, perché infonda nel nostro cuore quell'amore che spingeva Gesù a cercare la gloria del Padre e la nostra salvezza. Sarà questo amore a purificare le intenzioni del nostro agire perché non battano la strada della gloria vana.
"Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!".

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