domenica 24 maggio 2009

Lunedì della VII settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


In questo lunedì della VII di Pasqua, in cui ricordiamo nel Calendario Carmelitano Santa Maria Maddalena De' Pazzi, il Vangelo è ancora ambientato nel luogo dell'ultima cena e le parole dei discepoli sembrano piene di fede (vedi Gv 16,29-33). Però Gesù gioca qui un pochetto di dolce e garbata ironia mettendo in dubbio la fede dei discepoli. Quando credono di aver capito, Gesù fa toccare loro con mano che il cammino nella fede passa attraverso il buio e la dispersione e si ricompone solo nell'abbandono fiducioso al Padre.
Se ricordate il vangelo di ieri che ci riportava a celebrare l'Ascensione del Signore, nel mandato che Gesù ci faceva si diceva che dovevamo scacciare i demoni e questo perché il dilagare e la spettacolarizzazione del male ci vorrebbero convincere di essere sopraffatti e perdenti!
E' il male che continuamente si annida nei nostri cuori rendendo la nostra vita una tomba. Ma ogni volta che succede una cosa del genere noi siamo pronti a proclamare l'assenza o l'impotenza o l'inerzia di Dio. Sono invece poche le persone che riconoscono che la causa vera del male dell'uomo risiede nell'isolarsi da Dio e dalla volontaria rinuncia ai suoi doni.
Vi ricordate che Gesù ci aveva ammonito: "Senza di me non potete fare nulla", ma sembrano parole al vento perchè si continua a scegliere la solitudine per autogestire la propria esistenza. E' una fede provata che si smarrisce. Nel suo dubitare l'uomo non è più capace di relazione, non sente più il fascino della casa del Padre e se ne va lontano per la sua strada (cfr. la parabola del padre misericordioso Lc 15,11-32). Gesù stesso dice: "Io non sono solo, perché il Padre è con me". La solitudine fa paura, pesa. L'uomo è essenzialmente un essere in relazione, la sua persona e il suo carattere si sviluppano proprio a contatto con gli altri. Gesù vuole presentarci una solitudine divina da ricercare, la solitudine che ci permette di rimanere da soli con il Padre.
Quindi ascoltiamo la sua Parola, ma non tanto per accogliere quanto dice, ma per accogliere tutta la sua Persona e tutta la sua vicenda. Accogliere Gesù significa accogliere il Suo mistero: il suo venire dal Padre e a Lui tornare, il suo consegnarsi agli uomini e il suo morire di una morte ignominiosa, il suo risorgere.
Iniziamo da oggi una settimana che dovrebbe essere per tutti noi e per ogni cristiano di intensa preparazione alla discesa dello Spirito Santo che celebreremo domenica prossima, non come un semplice ricordo di un evento passato e straordinario, ma il ripetersi di una nuova pentecoste, che, se ci troverà pronti ed accoglienti, ci consentirà di ricevere ancora in pienezza quel dono.
Siamo ancora nel mese di Maggio, preghiamo con Maria l'attesa dello Spirito Santo: "Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!".

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