lunedì 18 maggio 2009

Martedì della VI settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Continua il discorso sulla preparazione all'ascensione di Gesù, e il Vangelo di Giovanni parla di una dimora.
Se apriamo il Vangelo di Giovanni al capitolo 1 dove inizia la'attività pubblica di Gesù, troviamo la domanda dei due primi discepoli: “Maestro, dove abiti?” (1,38). La risposta di Gesù è un invito rivolto a quanti vogliono conoscerlo più profondamente: “Venite e vedete” (1,39).
Nel periodo trascorso insieme a Lui, i discepoli e anche quelli più intimi hanno visto, osservato, ascoltato, però quel “dove abiti?” non ha ancora trovato risposta in loro. In tali circostanze dolorose i discepoli sperimenteranno angoscia e sofferenza, simili alle doglie del parto, ma la loro tristezza si trasformerà in gioia quando Gesù tornerà a prenderli con sé (Gv 16, 21-22). Questa felicità sarà pregustata parzialmente in occasione dell'apparizione del Risorto ai Dodici (Gv 20,20).
Il cuore dei discepoli non deve turbarsi per l'annuncio della partenza di Gesù perché egli farà ritorno ad essi mediante il suo Spirito (vedi Gv 16,5-11). Ma queste parole non bastano per dare pace ai cuori. Infatti Gesù, che non nasconde nulla ai suoi discepoli, ha previsto e comunicato anche eventi dolorosi "sarete odiati e perseguitati per causa mia....vi cacceranno dalla sinagoga e sarete uccisi".
Un futuro tragico, che fa cadere nell'incertezza e nel dubbio chi sa di non avere più un punto di riferimento. Allora Gesù afferma: "E' bene per voi che io me ne vada". Infatti soltanto dopo essere tornato al Padre potrà inviare il Consolatore, il Difensore, l'Avvocato: lo Spirito Santo. E' questa la promessa che non viene mai meno, che percorre i secoli della storia e invade il cuore, lo rafforza, gli dà coraggio e pace.
Lo Spirito Santo sarà il Consolatore, Colui che vincerà la tristezza nel cuore dei discepoli, instaurando un rapporto nuovo tra i discepoli e Gesù, un rapporto tutto giocato nella fede in lui ormai invisibile ai loro occhi, un rapporto che anche noi siamo chiamati a vivere.
Si tratta di una fede resa convinta e forte dallo Spirito che il Padre manderà; una fede che vada a braccetto con la speranza e la carità.
Ma è necessario invocare lo Spirito Santo per vivere una fede così forte. Anche perchè anche noi, come e forse più degli Apostoli, siamo paurosi, fragili. Siamo tentati dalla tristezza della solitudine, dalla paura di essere abbandonati a noi stessi, di non farcela di fronte alla prova della sofferenza fisica, dell'emarginazione sociale, dell'apparente insignificanza delle nostre vite. Solo il pensiero e la fiducia in questa promessa della presenza dello Spirito può ridarci coraggio, forza, consolazione.
Con la speranza donataci dal Risorto, liberiamo il nostro cuore da ciò che impedisce l'accoglienza dello Spirito Santo e preghiamo così: Signore Gesù, effondi in me e attorno a me il tuo Spirito Consolatore. Che nel suo lume e con la sua forza io cresca in una fede sempre più vigorosa che dissolve dubbi e paure, respiri una speranza colma di gioia e operi il bene, persuaso che là dove sembra prevalere il male, niente è irreparabile. Satana ha già perduto la guerra. Signore, fa' che non abbia a vincere qualche battaglia nel mio cuore. Sostienimi nelle tentazioni!

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