venerdì 29 maggio 2009

Sabato della VII settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Siamo nella conclusione del Vangelo di Giovanni. Gesù aveva appena annunziato a Pietro «con quale morte avrebbe glorificato Dio». Ora, voltandosi verso l'apostolo Giovanni, Pietro chiede quale sarebbe stata la sorte del discepolo amato. Ma Gesù taglia corto e risponde: «che importa a te se voglio che egli rimanga finché io venga? Tu seguimi» (vedi Gv 21,20-25).
Gesù non si mette a discutere sul futuro di Giovanni; potrebbe lasciarlo in vita fino al suo ritorno nella parusia, che probabilmente non era ritenuta lontana (cfr. 1Cor 4,5; 11,26; 1Ts 4,15ss; Ap 3,11; 22,7.12.20), ma utilizza l'episodio per chiarire a Pietro, e oggi anche a noi, che ciò che conta per ciascuno è la testimonianza di vita personale e intima con Lui, il vivere il messaggio evangelico, il fare la volontà di Dio con l'aiuto dello Spirito Santo.
Gesù dice: «Tu segui me»: un imperativo ben lontano dal vincolo. Si tratta piuttosto di una chiamata alla libera e gratuita sponsalità con Dio che si percepisce nella misura in cui maturiamo dentro la consapevolezza del dono ricevuto: il suo amore redentivo «che è stato riversato nei nostri cuori» (Rm 5,5). "La vera sequela nasce non quando si dice "devi" seguire il Cristo, ma quando si proclama ciò che Cristo ha fatto per me" (S. Kierkegaard).
Solo se i nostri passi ricalcheranno i Suoi, solo se sapremo seguirlo veramente sulla strada del calvario, solo se saremo autentici testimoni del suo amore, solo se la nostra sequela sarà gratuita e disinteressata, allora la preoccupazione degli altri sarà vera, essi troveranno in noi il volto del Gesù da amare e seguire.
In queste parole troviamo il cammino in cui è diretto il Principe degli Apostoli: l'alleanza nuziale, che sgorga dalla contemplazione del mistero dell'amore di Cristo.
Nel Vangelo di oggi, vigilia di Pentecoste, non so se ci avete fatto caso, il Vangelo non parla dello Spirito Santo, ma della testimonianza da rendere.
In realtà, come leggeremo nei testi di domani, il coraggio di annunciare e testimoniare "le meraviglie di Dio, insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù, con tutta franchezza e senza impedimento" viene dalla forza dello Spirito Santo.
In un mondo sempre più pagano, è urgente essere autentici testimoni del Signore, così come ci ricordava papa Paolo VI.
Vieni Spirito Consolatore, Spirito di forza e di luce, invadi nell'intimo il mio cuore e suscita in me gli atteggiamenti e le parole del testimone.

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