giovedì 21 maggio 2009

Venerdì della VI settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Continua il discorso evangelico sulla sofferenza che oggi si conclude con l'immagine delle doglie del parto (vedi Gv 16,20-23).
Le parole di Gesù insistono nel far capire che chi ha assimilato superficialmente le sue parole, si è fatta l'idea rassegnata di un'identità cristiana connotata da un persistente trascinare l'esistenza nella rinuncia ai beni, e alle gioie della vita. Invece no! L'immagine usata da Gesù, impedisce al vero seguace del Signore di dar corda a una simile interpretazione. Niente infatti come l'immagine della donna che sta per partorire esprime un'intensità e profondità di vita e di gioia che è sconfitta di ogni tristezza. Una madre sa che dare alla luce un figlio comporta dapprima dolore, ma la sua sofferenza è in funzione di un gaudio che la supera e che ad essa dà pienamente significato. Proprio la stessa cosa avviene nella vita spirituale. Vi è un cambiamento interiore, trasformante.
Nella preghiera eucaristica per i defunti I ricordiamo queste parole: "Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo".
Anche per i discepoli, per quanti vogliono seguire Gesù viene ricordato che la sofferenza non è tolta ma trasformata, non evitata ma riempita di speranza.
Le sofferenze di oggi, ci dice anche San Paolo, saranno niente rispetto alla promessa futura. Le gioie che possiamo avere nel soddisfare le nostre preoccupazioni temporali svaniranno.
Con queste parole, Gesù ci invita ad un agire diverso e più responsabile. Per rispondere a quest'invito, urge il bisogno di stare con Lui, nel suo insegnamento; nel solco del suo Amore. La gioia che ci è promessa è senz'altro molto più grande delle difficoltà che incontriamo o che stiamo subendo. Qui è la conversione che si fa giorno dopo giorno purificazione del cuore!
Con il brano odierno, la donna partoriente è simbolo del dolore che si tramuta in gioia. E' quel simbolo che ci comunica che la nostra sofferenza dia alla luce qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso. La gioia che viene dal vedere il Signore, la gioia che viene dal sentirsi amati sarà una gioia che nessuno mai ci potrà togliere.
Guardiamo, puntiamo allora il nostro sguardo a Gesù, agiamo come Lui vuole è sarà gioia piena, gioia immensa!
Apriamo i nostri cuori allo Spirito Santo per riconoscere dove cercare la gioia in Cristo e saperla riconoscerla per impossessarcene in modo definitivo!
Signore, aiutami a vivere la sofferenza come le doglie di un parto. Fa' che in esso riconosca e dia la luce di una nuova vita, diversa. Donami Signore quella gioia senza fine che solo tu mi sai dare. Amen.


Oggi il calendario Carmelitano ricorda: SANTA GIOACCHINA DE VEDRUNA

Oggi il calendario universale ricorda: SANTA RITA DA CASCIA

1 commento:

Janas ha detto...

Eh, già, sembra che tutti abbiano paura delle sofferenze.
Ma le sofferenze non vanno evitate, si devono vivere e bisogna imparare tanto anche da quelle.
Io ringrazio sempre anche per le sofferenze. Mi hanno insegnato tanto e ne faccio tesoro, mi sento più ricca.
Ciao fra Vincenzo, e buona notte.