mercoledì 12 agosto 2009

Giovedì della XIX settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



Continuiamo la lettura e la nostra meditazione sul Vangelo secondo Matteo. Nel vangelo di ieri abbiamo ascoltato le parole di Gesù sulla correzione fraterna (Mt 18,15-20). Nel vangelo di oggi (Mt 18,21-39) il tema centrale è il perdono e la riconciliazione (vedi Mt 18,21-19,1).
Il vangelo inizia con una domanda di Pietro che ritiene di entrare ampiamente nello spirito di Gesù perdonando sette volte. Anche i rabbini discutevano questa questione; partendo da Amos (2,4), da Giobbe (33,29) e dalla triplice preghiera di Giuseppe (Gen 50,17) pensavano che si potesse arrivare a perdonare fino a tre volte. Gesù capovolge la situazione e risponde chiaramente. Rovesciando il canto di Lamech: "Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settanta volte sette" (Gen 4,24), Gesù svela le risorse insospettate di misericordia generate dall'avvento del regno dei cieli e seminate nei nostri cuori.
Gesù ci insegna che dobbiamo essere capaci di questa "sorpresa del perdono", dell'offrire sempre questa disponibilità a farci raggiungere dalla misericordia di Dio, che è Lui stesso, che ha dato se stesso, è stato condannato, tradito, ma portando su di sé, nella propria carne, la violenza del male e l’ha sconfitto con il perdono, con lo sguardo che riconcilia.
Questa sorpresa deve sorprendere "fino a settanta volte sette", cioè sempre, e ricominciare sempre nel quotidiano a riaprire logiche di riconciliazione, a non rinnovare soltanto il male, ma riempirlo di amore.
Certamente il Vangelo ci invita a non smarrire mai la consapevolezza dell’essere debitori della misericordia di Dio. Ci invita anche a partire dalle nostre relazioni prossime per donare misericordia. Ci chiede di ricreare e consolidare amicizia là dove si fa fatica, non essere solo indifferenti, promuovere comunque gesti e stili di vita che non si attardano in pensieri futuli e calcoli perditempo. C'è una gioia profonda da donare. La stessa gioia profonda che si vive quando si contempla il Dio che perdona, che crea amando, cioè ridà sempre fiducia, anzi prende la nostra debolezza e la trasforma.
Ricordiamoci: perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu.

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