sabato 14 novembre 2009

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Siamo quasi alla fine dell'anno liturgico, la liturgia ci propone un brano del tredicesimo capitolo del Vangelo secondo Marco, prima di celebrare solennemente Cristo Re. Un testo un po' difficile, che non possiamo decodificare se non tenendo conto del suo genere letterario - quello apocalittico - e mettendo al centro della nostra lettura non la fine della creazione, ma il fine della sua storia.
Sottolinea Ravasi in un suo commento ai brani liturgici di oggi che espressioni simboliche come l'oscuramento improvviso del sole e la caduta degli astri, presenti già a più riprese nel libro nel libro del profeta Isaia, non vanno interpretate letteralmente ma assumono un significato simbolico.
Si tratta di immagini che favoriscono un linguaggio escatologico che tende a rafforzare una realtà che si vuole esprimere con tutt'altre forme e che ha invece contenuti di speranza favorendo la gioia dell'attesa anziché l'angoscia e lo sgomento. Certamente noi attendiamo il compimento finale dei tempi, il ritorno definitivo di Cristo nella gloria per il giudizio finale nel quale il male sarà definitivamente sconfitto, tuttavia espressioni del tipo suddetto e altre immagini indirette che presenziano nei testi sacri ci invitano a guardare non tanto alla "fine del mondo" quanto piuttosto "al fine del mondo" o meglio al nostro fine, il nostro obiettivo definitivo universale, che è sempre il Signore Gesù Cristo.
Quante volte, ogni giorno, facciamo l'esperienza drammatica del conflitto fra il bene e il male? Purtroppo sono tante e, al giorno d'oggi, crea situazione di panico anche tra i credenti. E forse un'ulteriore domanda sovrasta noi cristiani: cosa rimarrà di tutto questo, chi ne uscirà vincitore, se davvero tutto l'amore gettato nei solchi dei giorni, dei mesi e degl'anni porteranno ad un raccolto abbondante? L'amore del Signore che continuare ad effondere nei nostri cuori questo dovrebbe bastare e consolare. Guardare a Gesù è motivo di sprone e di incoraggiamento per la vita dell'oggi e incute slancio e fiducia nell'impegno quotidiano; intanto però ci dischiude il cammino verso il culmine della storia umana, quando lo stesso Signore tornerà nella gloria e la storia stessa assumerà la sua pienezza.


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