sabato 24 gennaio 2009

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Siamo a conclusione della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Abbiamo accompagnato questi giorni con una preghiera particolare ricavata dai testi che ci hanno offerto per i nostri momenti di preghiera. Come è consuetudine, questa settimana si chiude con la conversione di san Paolo e la chiesa ci concede di celebrarne la festa.
Siamo nell'anno Paolino e guardiamo a Paolo, il gigante della fede, per alcuni l'"inventore" del cristianesimo, sicuramente colui che ha fatto uscire i discepoli del Rabbì di Nazareth dalla piccola cerchia di Gerusalemme per spingerli fino ai confini del mondo. E' l'unico santo che nella liturgia ricordiamo la sua conversione, elemento talmente fondamentale nella primitiva comunità cristiana da essere ricordato con una festa specifica.
Quest'uomo di fede - bisogna dire così - perché san Paolo non passa dall'incredulità alla fede, non era un pagano, non è un pagano convertito, no, di più: è un credente assoluto; il problema di Paolo è proprio l'eccessivo zelo, una fede così granitica da farlo accecare e percepire la violenza come modo di riportare a verità questa piccola insignificante setta giudaica; del resto Gesù ha avuto problemi più con uomini religiosi che con i non credenti. Paolo è colto, preparato, ha un forte spessore interiore, una salda vita di fede, questo è davvero sconcertante.
Insomma Saulo ci assomiglia, e tanto: come noi è credente, come noi non ha mai conosciuto Gesù, come noi dovrà ricuperare la vista attraverso l'intervento di un inadeguatissimo Anania che emerge dal racconto della conversione come l'immagine fragile e pavida della prima comunità; eppure Gesù ha bisogno di Saulo, identificandosi con la sua comunità ("perché mi perseguiti?" ma quando mai! Paolo perseguita i cristiani) lo fa cadere dalle sue presunte certezze sulla via di Damasco, strada che lo stava conducendo alla violenza. E' il cammino del viandante dove percorre la strada che si fa simbolo della vita. Infatti strada e vita sono strettamente legate, in quanto la vita è narrata dalla strada. Ora la qualità della vita dipende dal tuo camminare e la tua strada può essere luminosa. E' un viaggio dentro di se che si trasforma in viaggio verso l'altro con gli occhi di Cristo.
Paolo rimane cieco in questo viaggio dentro di sè, ma dovrà attraversare il deserto per poter vedere con occhi nuovi, con gli occhi di Cristo. Nessuno è perduto, agli occhi di Dio: egli può davvero far diventare apostolo un feroce assassino.
Festeggiare la conversione di Saulo, allora, significa anelare alla nostra conversione, lasciare che la Parola perfori i nostri cuori induriti.

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Preghiamo ancora una volta per l'unità dei cristiani, usando la seguente preghiera:
O Dio ricco di grazia, Tu sei sempre con noi, anche in mezzo alle sofferenze e alle fatiche, e sarà così fino alla fine dei tempi. Aiutaci ad essere un popolo profondamente permeato di speranza, che viva le beatitudini e serva l’unità che Tu desideri. Amen.

venerdì 23 gennaio 2009

FOLLE PER AMORE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il Vangelo di questo sabato, in cui ricordiamo san Francesco di Sales, è brevissimo, due versetti e in questi due versetti abbiamo la grande attività di Gesù che non gli da tregua e un conflitto in famiglia tanto da definirlo pazzo (vedi Mc 3,20-21).
Che cosa è questa follia di Gesù? S. Paolo parla della "follia della croce" e l'autore della lettera agli Ebrei, nel brano odierno, dice che Cristo "con uno spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio". Infatti Gesù "non entrò nel santuario col sangue di capri e di agnelli, ma con il proprio sangue". Sì, Gesù – fuori di sé, c'insegna a uscire dal nostro ego, correndo le strade di quella follia che, essendo dettata dall'amore, "è più sapiente – dice S.Paolo – della ragionevole sapienza degli uomini", intenti solo a cercare il proprio tornaconto. Gesù è davvero "folle", ma per amore.

Lo stesso Signore, che pure è la sapienza del Padre, per liberarci dalle nostre follie, si fece stolto anche lui per noi. Di fronte alla sua croce dobbiamo riconoscere che Dio ha scelto una strada, che non corrisponde per niente a quella che avremmo scelto noi nella nostra saggezza umana.
Per stigmatizzare una volta per tutte l’orgoglio del buon senso tipico del nostro mondo e per manifestare con piena evidenza la gratuità del suo amore, Dio ha scelto di salvarci attraverso la via più inattesa, più sconvolgente e scandalosa per il nostro modo di pensare: ha scelto di salvarci attraverso la via della croce.

Il cristiano se fa esperienza del Cristo anch'egli diventa pazzo, folle per lui e con lui. Un simile desiderio non può essere assente in nessun autentico compagno di Gesù. Chi vive autenticamente la sua fede cristiana scopre che la follia per Cristo non è riservata ad alcuni
eletti, ma che essa fa parte dell’esperienza quotidiana della grande maggioranza silenziosa del popolo di Dio. Solo la follia d’amore di Cristo, del Dio crocifisso, può convincere ciascuno di noi dell’amore folle che Dio ha per noi e può spingere ognuno ad impegnarsi amorosamente come Cristo, nel quotidiano, in mezzo ad una società pesantemente ostile o indifferente, o cinica nei confronti dei folli per Cristo, che vivono della speranza di un regno che è nel mondo, ma non è di questo mondo.

Nella nostra preghiera, invochiamo lo Spirito di Dio, senza di esso non possiamo capire questa follia di Dio e nemmeno riceverla e preghiamo Gesù così:
O Gesù, pazzo d'amore per me, fammi consapevole di quanto è importante che io sia "fuori del mio ego" cioè fuori dai calcoli e dalle paure, fuori dai giudizi negativi e dai sospetti, fuori da tutte le negatività per danzare la vita nella positività dell'offrirmi con te al Padre, servendo i miei fratelli e sorelle.


Preghiamo anche per l'unità dei cristiani:
O Signore Dio nostro,
Ti ringraziamo per la saggezza che apprendiamo dalle Scritture.
Infondici il coraggio di aprire il nostro cuore e la nostra mente al prossimo,
ai vicini di altre confessioni cristiane e di altre fedi.
Concedici la grazia di superare le barriere dell’indifferenza,
del pregiudizio o dell’odio; donaci la visione degli ultimi giorni,
quando i cristiani potranno camminare insieme verso la festa finale,
quando le lacrime e il dissenso saranno superati attraverso l’amore. Amen.



giovedì 22 gennaio 2009

DODICI PER ESSERE CON LUI ED INVIARLI

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Con questo brano (vedi Mc 3,13-19) inizia una nuova sezione del Vangelo di Marco. Esso racchiude la seconda chiamata che Marco descrive. La prima la troviamo in Mc 1,16-20. Ne seguiranno una terza (Mc 6,7ss) e una quarta (Mc 8,34ss), quasi ad indicare un cammino progressivo e si apre, come in una sintesi generale, con l'immagine della comunità dei discepoli attorno a Gesù.
Per consolidare questa nuova comunità c'è bisogno di salire sul Monte. C'è bisogno di stare con Dio, nell'intimità, perchè la nuova comunità nasca dal suo seno e deliziarsi in esso (Is 66,11).
Qui abbiamo un richiamo al monte dove Mosè salì ed ebbe un incontro con Dio (Es 24,12). Luca dice che Gesù era salito sulla montagna, e lì pregò tutta la notte e, il giorno dopo, chiamò i suoi discepoli. Questi vengono a Gesù. Forse la scena si presenta povera ma è piena di significato che ne richiama un'altro: "Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me" (Gv 12,32).
Gesù chiama tutti e solo chi apre il cuore a Lui "si avvicina". Dice il testo che ne "fece dodici" (uso il verbo "fare" e non "costituire", perché abbiamo un richiamo all'azione creatrice di Dio di Genesi che si rinnova formando il nuovo popolo; cfr. Is 43,1; 44,2), cioé fece attravero i Dodici il nuovo popolo di Dio.
Questi dodici vengono chiamati apostoli, cioé "inviati", "mandati". E' il nuovo popolo inviato a tutti per far conoscere l'amore del Padre. Ma la missione ha anche una sua sfaccettatura duplice:
1. Stare con lui, cioè formare comunità di cui lui, Gesù, è l’asse perché "tutto ciò che esiste in lui è vita", fuori di Lui è morte (Gv 1,3s). E' il termine della sequela (1Ts 4,17), perché lui è la mia vita (Fil 1,21), che ormai è nascosta con lui in Dio (Col 3,3).
2. Pregare ed avere potere per scacciare i demoni, cioè annunciare la Buona Notizia e combattere il potere del male che distrugge la vita e aliena le persone.
Siamo figli che veniamo e torniamo al Padre. Ci viene consegnato un potere, quello della Parola di verità che vince la menzogna. come la luce vince la notte. Questa verità ci libera dalla paura della morte (Eb 2,14) e dalle mani del nemico, donandoci di vivere una vita filiale.
Il brano continua con l'elenco dei nomi dei chiamati. Si riscontra il cambiamento del nome che spiega la funzione di un preciso disegno divino. Sono tutte persone comuni. Oggi ci siamo anche noi tra questi, perché "Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che nulla per ridurre a nulla le cose che sono" (1Cor 1,28).
Preghiamo perchè lo Spirito del Signore apra i nostri cuori e ci faccia sentire la Sua voce: O Signore, tu ci hai chiamati per nome affidandoci una missione particolare nella tua Chiesa, e ci ami di amore eterno: attiraci sempre di più a te e rendici strumenti della tua salvezza. Per Gesù tuo Figlio, nostro fratello e salvatore, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo anche per l'unità dei cristiani. Chiediamo al Signore, per noi e per tutti gli uomini, la grazia di vivere uniti a lui, nel suo amore, osservando la legge che egli ci ha messo nel cuore e aderendo con fede all'autorità da lui costituita, affinché formiamo tutti un unico corpo.
Facciamolo con questa preghiera:
O Dio, ascolta il tuo popolo quando grida a te nella malattia e nel dolore. Possano i sani renderti grazie per la loro salute, e intendano servire i malati con cuore amorevole e mani aperte. O Dio, fa’ che tutti noi viviamo nella tua grazia e provvidenza, divenendo una vera comunità che sana e ti loda insieme. Amen.

mercoledì 21 gennaio 2009

GESU' E' IL FIGLIO DI DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


I versetti del vangelo di oggi (vedi Mc 3,7-12) sono un un sommario redazionale composto dall'evangelista: lo stile e il vocabolario sono suoi. Introducendo nel racconto questa breve descrizione dell'attività di Gesù, Mc. vuole indicarci che inizia una nuova sezione. Il tema fondamentale è sempre lo stesso, ma più approfondito e specificato: Gesù continua a manifestarsi mediante le parole e le opere, e la sua rivelazione suscita comportamenti differenti. C'è la reazione della folla, la reazione dei discepoli e dei dodici, la reazione dei parenti e degli scribi.
Poco prima, in Mc 2,1 a 3,6, si è parlato solo di conflitti, incluso il conflitto di vita e morte tra Gesù e le autorità civili e religiose della Galilea (Mc 3,1-6). E qui nel riassunto, appare il contrario: un movimento popolare immenso, più grande del movimento di Giovanni Battista, poiché la gente viene non solo dalla Galilea, ma anche dalla Giudea, da Gerusalemme, dall’Idumea, dalla Transgiordania, e perfino dalla regione pagana di Tiro e Sidone per incontrarsi con Gesù! (Mc 3,7-12). In queste poche parole, in queste città che Marco sottolinea abbiamo una universalità di Gesù: tutti vogliono vederlo e toccarlo. Infatti, le località nominate sono sette, un numero che indica completezza, totalità. Tutti accorrono a Cristo per formare la sua Chiesa. Egli non ha raggiunto il successo mediante la brama di avere, di potere e di apparire, origine di ogni male, ma ha vinto tutto questo proprio con il suo insuccesso, con la povertà, con il servizio e l'umiltà di chi ama. É il modo di essere di Dio. É tanta la gente, che Gesù stesso rimane preoccupato. Corre il pericolo di essere schiacciato dalla moltitudine. Le folle sono spesso tra i protagonisti del Vangelo. Gesù, in qualunque città o regione si rechi, è sempre circondato da folle che si stringono attorno a lui. In tanti accorrono da tutte le regioni, come questo brano ricorda. E sono anche invadenti, al punto da costringere Gesù a salire su una barca per non essere schiacciato. Tutti gli si buttano addosso per toccarlo, come per scaricare su di lui il loro dolore e le loro speranze. Sanno bene di trovare un uomo buono e compassionevole che mai li respingerà. E dalla barca parlava alla moltitudine. Erano soprattutto gli esclusi e gli emarginati che venivano da lui con i loro mali: i malati e gli indemoniati. Costoro, che non erano accolti nella convivenza sociale della società del tempo, sono accolti da Gesù. Ecco il contrasto: da un lato i capi religiosi e civili decidono di mettere a morte Gesù (Mc 3,6); dall’altro, un movimento popolare immenso che cerca in Gesù la salvezza. Chi vincerà?
In questi versetti Gesù è presentato come il centro di un ampio movimento di gente che cerca e trova in lui la possibilità di guarire. L'uomo è malato e il pellegrinaggio verso Gesù nasce da questo bisogno di salvezza. La fede infatti, non è solo sapere chi è Gesù. Anche i demoni lo sanno, meglio e prima di noi. Come scrive s. Giacomo: "Credono, ma tremano" (2,19). Credere è prima di tutto fare esperienza di Gesù che mi ha amato e ha dato se stesso per me (cfr Gal 2,20). Una fede ideologica, che tutto conosce, ma non fa esperienza dell'amore di Dio, è un anticipo dell'inferno. E' la pena del dannato che conosce il bene, ma non lo possiede.
Nella nostra preghiera personale, chiediamo al Signore di donarci la capacità di cercarlo nel quotidiano della vita e di trovarlo nelle persone che soffrono. Questa è la nostra invocazione:
Vorrei toccare almeno il lembo del tuo mantello, Signore, come ha fatto la donna malata, in mezzo alla folla. So che da te emana una potenza sanatrice che può riscattarmi dalle mie colpe, dalla pigrizia nel seguirti, dalla poca fiducia che tu mi possa guarire.

Preghiamo anche per l'unità dei cristiani, usando la seguente preghiera:

O Signore, aiutaci a riconoscere la discriminazione
e l’emarginazione che reca danno alla società;
dirigi il nostro sguardo e aiutaci a riconoscere i nostri pregiudizi.
Insegnaci a bandire ogni disprezzo
e a gustare la gioia di vivere insieme in unità. Amen.

martedì 20 gennaio 2009

NEL DESERTO LA NOSTRA RISURREZIONE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo di questa giornata, nella memoria di Sant'Agnese, riprende il tema di ieri sulla Signoria di Gesù nel sabato dell'uomo (vedi Mc 3, 1-6). Questa volta, però, Gesù vuole rendere pubblica la sua posizione riguardo a questo giorno sacro per gli ebrei. E' il momento della preghiera nella Sinagoga, il momento dell'incontro con Dio. In questo luogo c'è un uomo con "una mano inaridita". Egli lo chiama e gli dice "Alzati e mettiti nel mezzo". È una scena di suspance: il momento è grave, il confronto è pubblico. Tutti gli occhi sono concentrati su quello che farà il Maestro.
Ma cosa chiede Gesù? Due sono le cose, che nel linguaggio pratico indicano in risveglio della fede, di non essere tonti (anche se qui davanti abbiamo un disabile fisico). Alzati e mettiti in mezzo! Il verbo "alzati" è lo stesso che indica il "risuscitare", lo stesso verbo che usa la Comunità marciana. Il disabile deve "risuscitare", alzarsi, vivere in mezzo ed occupare il suo posto nel centro della comunità! Gli emarginati, gli esclusi, devono vivere in mezzo! Non possono essere esclusi. Devono stare insieme a tutti gli altri! Gesù chiama l'escluso a mettersi in mezzo.
Gli sguardi degli astanti non sono affatto buoni perché, osserva il Vangelo "osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo". Ma Gesù va diritto a ciò che vuole dimostrare rivolgendo alcune domande che zittiscono i farisei.
"È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?" Parole che scalzano ogni possibile risposta, ma non riescono a toccare il cuore di questi uomini, che, dopo il miracolo "..e la sua mano fu risanata", "tennero consiglio contro di lui per farlo morire" (v. 6).
Quant'è grande la superbia di chi si arpiglia su se stesso, di chi non va in cerca dell'Amore, di chi non cerca la risanazione del cuore, delle ferite. Si ritrova sempre a tendere il dito... a giudicare. Ma "guardiamoci bene dal pensare di trovarci in una posizione da cui siamo in grado di giudicare il mondo intero" (M. Delbrêl).
L'uomo che riesce a capire e ad affidarsi al Maestro è il malato, cioè chi fa quell'esperienza di deserto della vita che si trasforma in oasi e, mettendosi nel mezzo, non si vergogna di mostrare il male che l'ha colpito, né il desiderio di guarirlo in un giorno proibito: egli non ha timore delle intenzioni di condanna che serpeggiano nella sinagoga.
E noi, come ci saremmo comportati di fronte a uno che si proclamava Messia, che faceva cose strane, che ribaltava le usanze di sempre ritenute dai più l'espressione di una religiosità austera e profonda?
Facciamo anche noi il nostro deserto, riconosciamoci disabili, malati e preghiamo con queste parole:
Signore, Dio nostro, noi non siamo migliori dei farisei: se qualcuno viene a turbare le usanze del nostro gruppo o le nostre abitudini personali, subito siamo tentati di allontanarlo. Insegnaci a rispettare coloro che lavorano per il bene dell'uomo, anche se la loro azione dovesse sconvolgere i nostri schemi come quella di Gesù quando è passato in mezzo agli uomini, lui, il Cristo, tuo Figlio e nostro Signore.

Preghiamo anche per l'unità dei cristiani usando la seguente preghiera:
O Dio nostro creatore,
il mondo è stato creato dalla tua parola e Tu vedesti che era buono,
ma oggi noi stiamo diffondendo morte e distruzione nell’ambiente.
Concedici il pentimento per la nostra avidità,
aiutaci a rispettare tutto ciò che Tu hai fatto.
Insieme, desideriamo proteggere la tua creazione. Amen.

lunedì 19 gennaio 2009

A SERVIZIO DELLA VITA E DELLA FRATERNITA'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Nella Parola del giorno troviamo questa grinta di Gesù: "Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato" (vedi Mc 2.23-28).
E' una grande forza rivoluzionaria quella che troviamo in Gesù, che per capirla, bisogna ricordare come il riposo del sabato, presso gli Ebrei, avesse valore assoluto. Infatti, durante più di cinquecento anni, fin dal tempo della cattività in Babilonia fino all’epoca di Gesù, i giudei avevano osservato la legge del sabato. Questa osservanza secolare diventò per loro un forte segnale d’identità. Il sabato era rigorosamente osservato. All’epoca dei Maccabei, verso la metà del 2o secolo prima di Cristo, questa osservanza giunge ad un punto critico. Attaccati dai greci un giorno di sabato, i ribelli Maccabei preferirono lasciarsi uccidere piuttosto che trasgredire il sabato usando le armi per difendere la propria vita. Per questo, morirono mille persone (1Mac 2,32-38).
Gesù, invece, proprio per amore dell’unico Assoluto che è Dio, mette al centro dell’attenzione la persona dell’uomo che Egli ama. La Legge del Sabato deve stare al servizio della vita e della fraternità. Vivendo con la gente della Galilea per trent’anni e sentendo sulla propria pelle l’oppressione e l’esclusione a cui erano condannati tanti fratelli e sorelle in nome della Legge di Dio, Gesù percepisce che non poteva essere questo il significato di quelle leggi. Ne deriva che Gesù, consapevole di poter violare impunemente una legge assoluta, considerata intangibile e posta da Dio, può ben affermare d’essere più grande di essa. Sì, perché Egli è Dio stesso.
Fu proprio per la sua fedeltà a questo messaggio che Gesù fu condannato a morte. Lui scomodò il sistema, e il sistema si difese, usando la forza contro Gesù, perché lui voleva che la Legge stesse al servizio della vita, e non viceversa.
Nella nostra preghiera, immedesimiamoci nella tenerezza di Gesù per ciascuno di noi, nel suo schierarsi perché l'Amore trionfi. Anche noi schieriamoci come Gesù. "Non si dirà mai abbastanza circa la dignità dell’uomo e il primato dell’uomo sulle cose. Soprattutto oggi, in cui abbiamo continue occasioni per constatare precisamente il contrario. L’uomo diventa schiavo delle cose, diventa cosa lui stesso, manipolato da altri uomini. Il liberatore? Cristo Gesù, il suo Vangelo" (Giovanni Paolo II).
Preghiamo perché lo Spirito d'amore ci invada e ci faccia costruire la civiltà dell'amore: Spirito d’Amore, infiamma il mio cuore, perché si liberi da ogni formalismo garantista e da ogni perbenismo, e accolga ogni fratello e sorella come il bene più prezioso che Gesù mi ha lasciato.

Continuiamo a pregare per l'unità dei cristiani. Possiamo usare anche la preghiera di questo giorno:
O Dio di giustizia, in questo mondo ci sono luoghi che sovrabbondano di ogni bene, ed altri dove manca il necessario, e sono molti gli affamati e i malati. O Dio di pace, ci sono molti in questo mondo che traggono profitto dalla violenza e dalla guerra, e altri che a causa della guerra e della violenza sono costretti a lasciare le loro case, esuli. O Dio di compassione, aiutaci a comprendere che non possiamo vivere solo per la ricchezza, ma che possiamo vivere per la parola di Dio; aiutaci a comprendere che non possiamo ottenere l’autentica vita e la vera prosperità, eccetto che nell’amore per Dio e nell’obbedienza ai suoi insegnamenti. Ti preghiamo nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

domenica 18 gennaio 2009

LA NOVITA' DELLA VITA UNITA A CRISTO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo di Gesù è vino nuovo, parola divina che spezza sempre i limiti delle attese umane. Sì, la Parola vuole essere presenza viva per fare fare festa nella nostra ferialità
, non è un obbligo di coscienza ma amore, ed quanto vuole dirci Gesù questo lunedì (vedi Mc 2,18-22). La gioia della novità cristiana è legata a una realtà costantemente da approfondire: l’unione del cuore, della vita a Gesù, lo Sposo.
I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Cosa significa in questa Parola? Vuol dire che danno attenzione, si preoccupano di cose da aggiungere alla vita, come se bastasse digiunare o fare qualche altro piccolo sacrificio per onorare Dio e dare pienezza alla vita. Invece in Gesù è la sua vita stessa che diventa sacrificio di pura offerta al Padre.
Ascoltate cosa dice l'Autore della Lettera agli Ebrei nella prima lettura di oggi: “Nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime”. Non è stata un’esistenza facile quella di Gesù. Però ciò che ha vissuto e sofferto, giorno dopo giorno, e soprattutto nella Passione, Lui non ha esitato a offrirlo. Per fare questo non ha osservato un cerimoniale, ma solo la preghiera, solo quel rapporto da solo a solo con Colui dal qual sa di essere amato, dentro il proprio dramma trasfigurato dalla consegna offertoriale al Padre, solo per amore.
Anche la simbologia usata, quella degli otri, richiama alla novità della vita. Vino nuziale nuovo, che necessariamente richiede di essere messo in “otri nuovi”, cioè in contenitori da rinnovare. Anche la nostra vita ha bisogna di essere strutturata e rinnovata sempre. Non è il molto ‘fare’, ma l’autentico ‘essere’ offerto e consegnato a Dio con tutto l’amore insieme a Gesù, Sposo della nostra vita. Questo è ciò che conta e fa nuovo il mio cuore e il mondo dove vivo.
Riflettendo su questa Parola di salvezza, riconosciamo Gesù come il nostro Sposo. Come l'Evangelista Giovanni riposiamo al Suo petto per scoprire meglio la nostra vita.
Inoltre preghiamo e offriamo la nostra vita, noi stessi, con Gesù al Padre, in totale novità di fede e abbandono. Ripetiamo spesso, così: Signore mi fido di te, mi affido nelle tue mani.

Preghiamo anche per l'unità dei cristiani, usando la preghiera di questo secondo giorno:
O Signore, che hai dato te stesso sulla croce per l’unità del genere umano,
ti offriamo la nostra natura umana deturpata dall’egoismo, dall’arroganza, dalla vanità e dal risentimento. O Signore, non abbandonare gli oppressi che soffrono per le tante forme di violenza, di avversione e di odio, vittime di erronee credenze e ideologie di conflitto. O Signore, nella tua compassione tendici la mano, e prenditi cura del tuo popolo, cosicché possiamo gustare pienamente la pace e la gioia, nell’ordine della tua creazione. O Signore, fa’ che tutti i cristiani possano operare insieme per portare la tua giustizia nel mondo. Dacci il coraggio di aiutare il nostro prossimo a portare la croce, invece che mettere la nostra sulle loro spalle. Signore, insegnaci la saggezza di trattare i nostri nemici con amore, invece che con odio. Amen.