venerdì 10 aprile 2009

Terremoto a L'Aquila: Una preghiera per le vittime e per l'Abruzzo



Preghiamo per le vittime, per i loro famigliari, affinchè almeno siano sostenuti dalla nostra solidarietà e dalla nostra vicinanza cristiana.

Una preghiera per tutti. Una preghiera per l'Aquila e per l'Abruzzo.

giovedì 9 aprile 2009

VENERDI' SANTO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Celebriamo la Passione del Signore. Essa ci fa andare al cuore stesso della nostra fede cristiana, facendoci contemplare in un solo sguardo il mistero di Dio e quello di noi uomini. In tutte le Chiese del mondo, oggi, si adora la Croce, non si celebra l'Eucaristia, ma "si volge lo sguardo verso colui che hanno trafitto". La liturgia della Parola è ricca, abbondante, parla da sè. In questa sua ricchezza, ogni parola sembra stonata, ogni gesto si congela nella rigidità dell'incomprensione per ciò che accade.
Questo venerdì Santo, però, ha un'altro sapore, un'altro colore, un'altra atmosfera. Penso in questo momento, insieme alla Via Crucis di Gesù, alla Via Crucis che si sta celebrando in terra d'Abruzzo, dove migliaia di persone soffrono a causa del terremoto.
In questa sofferenza l’esperienza limite della croce, proclama, senza possibilità di essere smentita, che Dio è Amore, che Dio mi ama. E questo amore mi rigenera, mi restituisce alla mia dignità di figlio. Il dono dello Spirito lo attesta, gridando dentro di me “Abbà-Padre”... ma per molti non è facile entrare in questa dimensione.
Allora ci viene incontro la Mamma di Gesù... la nostra Mamma... aggrappiamoci a Lei, sotto la croce di Gesù. Lei, maria, donna forte che ha colto tutto il significato di questo evento della passione e morte del Signore, ci aiuterà a volgere uno sguardo contemplativo sul crocifisso (Gv 19, 25–27).
Lasciamo che questo silenzio ci penetri. Porci troppe domande sullo sperimentabile e verificabile in materia di fede e di rivelazione non può che condurci verso lo smarrimento interiore, poiché il dubbio diventa sempre più assillante fin quando non vi troviamo delle risposte... Affidarsi alla verità che è Gesù Cristo vuol dire trovare forza, serenità di spirito e perseveranza nella lotta e nei mali del presente.


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mercoledì 8 aprile 2009

GIOVEDI SANTO (MESSA IN CENA DOMINI)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Iniziamo oggi il triduo pasquale, il mistero dei tre giorni santi. La Comunità cristiana rivive nella Messa in Cena Domini quanto avvenne durante l’Ultima Cena. E' un anticipo quello che Gesù vuol dare ai suoi discepoli e anche a noi, nel Sacramento del pane e del vino mutati nel suo Corpo e nel suo Sangue, il sacrificio della sua vita, dono definitivo di sé all’umanità. Mentre Gesù spezzava il pane e lo dava ai discepoli, mentre benediceva il calice come segno della nuova alleanza e lo porgeva ai discepoli, mostrava con chiarezza come egli stesso comprendesse la propria morte in croce: come compimento del proprio amore, come donazione per noi.
Come segno del proprio amore Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Qui si ripete quel gesto con cui Egli, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine (cfr. Gv 13,1) e lasciò ai discepoli come loro distintivo questo atto di umiltà, l’amore sino alla morte.
Questo rito, compiuto dal sacerdote durante la liturgia, rivela quanto Gesù ha fatto per noi nella sua morte in croce. Si è chinato su di noi, fino nella polvere della morte, e ha lavato e guarito i nostri piedi sporchi e feriti.
Gesù ha voluto lasciarci un segno visibile per mostrarci il suo amore fino alla fine. In ogni eucaristia noi prendiamo parte all'amore di Gesù, che non ha evitato neppure la morte.
Dopo la Messa in Cena Domini, la liturgia invita i fedeli a sostare in adorazione del Santissimo Sacramento, rivivendo l’agonia di Gesù nel Getsemani. E vediamo come i discepoli hanno dormito, lasciando solo il Signore.
Come i discepoli di ieri, anche noi, discepoli di oggi, spesso dormiamo. In questa notte sacra del Getsemani vogliamo essere vigilanti, non vogliamo lasciar solo il Signore in questa ora; così possiamo meglio comprendere questo grande mistero d'amore racchiuso in questo Giovedì Santo.


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martedì 7 aprile 2009

MERCOLEDI' DELLA SETTIMANA SANTA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il Mercoledì Santo la Chiesa ci invita a riflettere sulla storia di Giuda Iscariota, un discepolo di Gesù che è stato con Lui, che ha ascoltato la Sua Parola, che ha visto le opere da Lui compiute e che comunque sceglie di tradirlo (vedi Mt 26,14-25). Giuda cova nel suo cuore il tradimento già da molto prima del suo metterlo in atto.
Con questa celebrazione che chiude il tempo di quaresima e ci apre al triduo pasquale, la Chiesa ci fa ricordare in questo giorno il tradimento di Giuda e dobbiamo stare bene attenti a non cadere in facili accuse. C'è una lontananza della nostra vita dal Signore che costituisce il terreno sul quale affonda le radici il tradimento e la diffidenza.
Ma tra l'amore che perdona e il peccato che uccide sembra esserci un connubio. Questa è però la nostra storia più vera, la storia dell'umanità e la storia di ogni uomo, che ama, è amato, rinnega l'amore e poi diventa anche traditore. Anche se ci ripugna, dobbiamo ammettere che Giuda non è poi tanto lontano e diverso da noi. La Parola è sempre per noi, per l'oggi; la figura di Giuda, che tradisce il Maestro, che con ipocrisia continua a stare con Lui e con gli altri discepoli, deve servirci perciò da specchio, per verificare qual è il nostro posto nella Chiesa, come procede la nostra vita al seguito di Cristo.
Capita anche ai prediletti di rinnegare l'amore, di vendere Cristo per poche briciole di presunta felicità e il tradimento degli amati è sempre il più doloroso. E' facile, vuol dirci il Signore, sentirsi nel giusto e intanto fare spazio al male, cooperare con suo agire, ritenersi vicini e costruire intanto baratri di incomprensione e freddezza.
Si rinnova anche per noi quel breve dialogo tra Giuda e Gesù. Il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». Con queste parole si sta per consumarsi il tradimento e il sacrificio: siamo tentati di pensare che possa essere Cristo a soccombere, ma fra breve ci sarà dato di scoprire l'eterna verità: Cristo risorge glorioso e trionfante, Giuda lo vedremo impiccato ad un albero, ma non è l'albero della croce... in quello salirà Gesù.
Anche noi possiamo tradire Cristo, vendendolo per qualche moneta. La parola del Signore ci insegna, e il Signore stesso apre le nostre orecchie, affinché possiamo fare parte dei convitati di Gesù, che celebrano con lui la Pasqua, come membra vive della sua Chiesa.
Nella preghiera, lasciamo che quei trenta denari ci brucino tra le mani. È il prezzo del nostro accomodarci nella mediocrità e nel compromesso. Sentiremo però, come nel Getsemani quel dolce richiamo: “amico!” che ci risuona dentro. Possiamo allora pregare così:
Grazie, Gesù, perché continui ad offrirmi la tua amicizia, a chiamarmi amico, dandomi la possibilità di riprendere la strada dell’amore e dell’intimità con te.

lunedì 6 aprile 2009

MARTEDI' DELLA SETTIMANA SANTA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Iniziamo questo post fermandoci un istante ricordando le vittime del terremoto in Abruzzo. Portiamoli nel nostro cuore e nella nostra preghiera...


Il Vangelo di Giovanni di quest'oggi ci riporta al tradimento di Giuda (vedi Gv 13,21-33.36-38). Pensare a questo è un pensare a quanto male si annida dentro il nostro cuore e come facilmente il nostro cuore è così fragile da essere corrotto. Ma non troviamo solo il tradimento ma anche il rinnegamento e Pietro ci rappresenta.
Al centro del brano evangelico ci sono tre paroline che potrebbero sembrare insignificative, ma che vogliono segnare qualcosa di particolare: “Ed era notte”. Quella notte di cui Gesù è venuto a dissipare le tenebre, ma che ora sferra il suo attacco decisivo, tentando di sopraffare la luce.
E' la notte della nostra vita di tutti i giorni e come i personaggi del Vangelo è una notte di smarrimento che vedrà Giuda consumare il suo delitto, Pietro incespicare preda della paura, gli altri, confusi, darsi alla fuga.
Tutto ciò possiamo leggerlo nella luce della Pasqua che viene a illuminare i nostri occhi, perché il Sole di Cristo non conosce tramonto. Di questo, il cristiano deve farsi profeta, cioè portavoce di Dio che annuncia il definitivo trionfo dell’amore.
Il Cristiano, infatti, è colui che sperimenta nel contemplare il Cristo Crocifisso la vittoria nel Risorto. Egli è la "Sentinella del nuovo giorno" che veglia scrutando le tenebre, per cogliere il primo bagliore che si annuncia all’orizzonte e mantenere desta la speranza nel cuore dei fratelli: questo è il cristiano, questo sono chiamato ad essere io, tu, tutti.
Nella nostra preghiera, entriamo dentro la nostra notte per cogliere i raggi avvolgenti della Pasqua. Preghiamo così: Donami, Signore, di attraversare la notte, facendomi compagno dei miei fratelli che in essa si dibattono, ma indicando la luce della tua croce, da cui promana pienezza d’amore.

domenica 5 aprile 2009

LUNEDI' DELLA SETTIMANA SANTA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Con la domenica delle Palme è iniziata la Settimana Santa. Sono giorni preziosi, come è preziosa quella libbra di olio profumato di vero nardo, simboleggiato nel vangelo odierno (vedi Gv 12,1-11), che Maria cosparge sui piedi di Gesù o come quel vasetto di alabastro di nardo genuino (Mc 14,3) che abbiamo ascoltato durante la proclamazione del Passio.
Il nardo è prezioso non solo per il suo valore commerciale: 300 denari, non poca cosa, ma preziosa soprattutto per il suo valore simbolico. Per l'evangelista Giovanni, tutto quello che succede durante questi “ultimi” giorni ha un valore simbolico e oltrepassa le apparenze. In quell'olio profumato, noi cogliamo il mistero di una vita donata quale è quella di Gesù, una vita profumata. Nel gesto di quell'olio profumato cosparso, Maria anticipa il rito della sepoltura, anticipa l'olio con cui il suo corpo verrà cosparso dopo la morte. E' un gesto pieno di tenerezza, di amicizia, di calda accoglienza.
Gesù ha voluto trascorrere in casa di amici i suoi ultimi giorni. Anche Cristo, vero Dio e vero uomo, si stanca, e ha bisogno di riposarsi insieme agli amici, quelli veri, che lo accolgono e lo amano. A Gerusalemme Gesù era stato osannato come il Re d'Israele, il Figlio di Davide; ora Egli stesso cerca una dimensione più intima, cerca delle persone che lo amino non per ciò che rappresenta, ma per ciò che è. Lazzaro, Marta e Maria, non solo vedono in Lui il Messia, ma anche un amico. Gesù cerca questa confidenza, questo calore umano, prima di affrontare il sacrificio della croce e Maria desidera dimostrargli tutta l'amicizia, la limpidezza sul suo amore. Giuda, però, non capisce il gesto di Maria e pensa subito al denaro: il pretesto dei poveri nasconde l'avidità di questo discepolo che ormai già trama il tradimento. L'inganno del denaro lo porterà a tradire il Maestro per trenta monete. Gesù risponde a questo suo atteggiamento esortando tutti, ancora oggi, a dare il giusto spazio alla preghiera, alla meditazione, senza lasciarsi prendere solo dalle attività, anche quando queste sono al servizio del prossimo.
Gesù col vangelo odierno ci ricorda che è da Lui che occorre attingere l'amore necessario a vivere la nostra vita come un servizio.
Non possiamo essere come quei giudei che, dal canto loro, continuano a pensare al modo di uccidere Gesù. Quante persone si comportano come Giuda! Vedono il bene che fanno gli altri, però non vogliono riconoscerlo: si impegnano a scoprire intenzioni distorte, a criticare, a mormorare, a esprimere giudizi temerari. C'è un bisogno di ritornare nella casa dell'amicizia dove sgorgano queste domande per la nostra vita: chi siamo noi? "Lazzaro", cioè capaci di accogliere Gesù e rendergli culto? O "Giuda", cioè, benché siamo suoi discepoli, lo accompagniamo ma solo per perseguire scopi diversi dai suoi? Oppure "i Giudei", cioè riteniamo troppo scomodo Gesù, che avanza richieste esigenti e totali e, quindi, preferiamo toglierlo di mezzo?
Preghiamo così: O Dio, creatore e salvatore nostro, che ci hai dato tutti i doni del tuo amore, ascolta la nostra voce. con il sacrificio del tuo Figlio Gesù, ti offriamo ciò che siamo, in semplicità e letizia, perchè il profumo della tua lode si spanda nell'universo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.