sabato 18 luglio 2009

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno B)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La Parola di Dio di questa domenica ci riporta a guardare la vita di Gesù come un alternarsi tra bagni di folle e fughe nel deserto o luoghi solitari per ricaricarsi interiormente.
L'Evangelista Marco, col brano evangelico odierno, che ha a che fare con il riposo, ci mostra i discpoli di Gesù che dopo otto giorni ritornano dalla missione per raccontare le loro esperienze.
Dovevano essere stanchi e questo lo notiamo da quello che Gesù dice loro: "Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'".
Tutti hanno diritto ad un sano riposo, ad una pausa di stacco dal lavoro, alla ricerca di serenità interiore che rimetta ordine dentro ciascuno.
Siamo entrati nel clima estivo (anche se il clima sembra più monsonico) e tanti partono per il mare, la montagna. Una routine abitudinaria che non è vissuta bene. Infatti durante l'anno viviamo nel tran tran quotidiano che arriviamo all'estremo delle nostre forze e facilmente questo stress frenetico lo trasferiamo d'estate nei luoghi che abbiamo scelto per passare le nostre vacanze. Da cosa ci siamo staccati? Quale spina abbiamo tolto? In realtà l'unica spina che togliamo, l'unico stacco che facciamo è il nostro rapporto con Dio: mandiamo Dio in vacanza! Non sto esagerando, è la realtà ed è dentro questa realtà che Gesù si preoccupa vedendoci come un gregge disperso e ci invita a fare un tempo di riposo in sua compagnia, ascoltando la sua Parola, i suoi insegnamenti.
Qualcuno potrebbe dire: "basta la Messa domenicale!". E' troppo poco ridurre il nostro rapporto con Dio in quarantacinque minuti (poi se è meno è meglio). C'è un momento di riposo anche per l'anima e non sto a riferirvi a momenti mistici da vivere. Purtroppo tanti di noi abbiamo dimenticato di avere un'anima. Forse in chiesa stessa litigando col prete o con qualcun'altro, o nell'ultima confessione, etc. In questa nostra situazione c'è da chiedersi: da quanto tempo non ascolto Dio? Da quanto tempo non vivo la dimensione di Figlio di Dio? Da quanto tempo non vedo lo sguardo di Dio nel volto dei tuoi cari, dell'altro? Da quanto tempo non prego riscoprendo quotidianamente Dio?
Ancora una ulteriore domanda attraverso questo vecchio racconto:
- C’era una volta un boscaiolo che si presentò a lavorare in una segheria. Il salario era buono per cui il boscaiolo volle fare bella figura. Il primo giorno si presentò al capo reparto, il quale gli diede un’ascia e gli affidò una zona del bosco. L’uomo, pieno di entusiasmo, andò nel bosco a fare legna. In una sola giornata abbatté diciotto alberi. “Complimenti” gli disse il capo reparto.
Il giorno dopo il boscaiolo decise di migliorare il suo rendimento, quella sera andò a letto presto.

La mattina dopo si alzò prima degli altri e andò nel bosco.
Nonostante l’impegno, non riuscì ad abbattere più di quindici alberi. “Devo essere stanco” pensò e decise di andare a dormire al tramonto.
Il giorno dopo furono sette, poi cinque, e l’ultimo giorno passò l’intero pomeriggio tentando di tagliare il suo secondo albero. Preoccupato per quello che avrebbe pensato il capo reparto, il boscaiolo andò a raccontargli quello che era successo, e giurava e spergiurava che si stava sforzando ai limiti dello sfinimento.
Il capo reparto gli chiese: “Quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?”.
“Affilare? Non ho avuto il tempo di affilarla: ero troppo occupato ad abbattere alberi…”.
Anche noi spesso siamo troppo occupati per abbattere i nostri alberi. A ciascuno di noi è stata affidata un'ascia che ogni tanto va affilata.
Ancora oggi Gesù si rivolge a noi e ci dice: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un pò”. E' il nostro momento propizio per avere familiarità con Gesù, buon pastore, che ci ama talmente fino a commuoversi per noi.


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venerdì 17 luglio 2009

Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La Parola di Dio di questo sabato presentataci dall'evangelista Matteo, vede la realizzazione della profezia del Servo di Yavhè, annunciato da Isaia (vedi Mt 12,14-21).
L'evangelista Matteo descrive Gesù "servo" mite che, non entra in contesa né grida sulle piazze ma, investito del potere dello Spirito, annunzia quella giustizia che è amore e pace di Dio tra gli uomini che, per Lui, si amano.
I verbi del testo di Isaia "non contenderà, non griderà, non spezzerà, non spegnerà" ci assicurano che Gesù non ha fatto del male a nessuno. Il suo amore per gli uomini non gli ha permesso di essere come lo avrebbero voluto il Battista e i suoi connazionali: pieno di zelo nel combattere i nemici, insignito di tutti i poteri, battagliero, travolgente. E' stato invece mite, umile, buono e comprensivo con tutti.
Il parlare divino non è mai violento, ma assomiglia alla "voce di un silenzio leggero" (1Re 19,12). Sono le sue amorevoli carezze che sono percettibili soltanto da chi ha il cuore semplice e puro, dove anche i sussurri giungono chiari e trovano accoglienza. Il suo nome diventerà motivo di salvezza per tutti; nel suo nome spereranno le genti. Così canterà S. Paolo scrivendo ai Filippesi: "nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre" (Fil 2,8-10). È l'esplosione della fede e l'affermazione del Regno di Dio sulla terra.
Quello che ci viene detto col brano odierno è che ogni "servo" patirà la passione di Gesù, subirà la condanna degli uomini e tenteranno di "toglierlo di mezzo" definitivamente, ma in quel gesto insane il Signore troverà la via della vittoria finale e il motivo del nostro definitivo riscatto nel trionfo della risurrezione.
La via del discepolato di ogni tempo è quella di sollevare con cura e con misericordia chi giace a terra, sanare con prontezza le ferite di chi è colpito, rianimare chi è lasciato nell'abbandono, chinarsi su tutti perché si realizzi la giustizia di Dio.
La via del Servo è la via stessa di Dio, quella dell'abbassamento dell'amore che giunge sino a lavare i piedi, sino a morire per salvare gli altri.

Signore, che ci ami e che passi notti di veglia per ognuno di noi, apri i nostri cuori a comprendere l'altezza, la larghezza, la profondità del tuo amore, e rendici generosi e attenti verso i nostri fratelli. Amen.

giovedì 16 luglio 2009

Venerdì della XV settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Abbiamo appena finito di ricordare la Vergine Maria del Monte Carmelo, che oggi, ricordiamo alcune martiri carmelitane che si sono affidati a lei: la beata Teresa di Sant'Agostino e compagne (conosciute come le martiri di Compiegne).
Il vangelo odierno ci riporta ai conflitti tra Gesù e le autorità religiose dell'epoca (vedi Mt 12,1-8). Sono conflitti attorno alle pratiche religiose di quel tempo: digiuno, purezza, osservanza del sabato. Noi comprendiamo male la legislazione del sabato del tempo di Gesù. Bisogna studiare assai il suo contesto prima di capirla. Ma ciò che ci si impone, è la sovranità con la quale Gesù si oppone a tutte le prescrizioni, dando come vero criterio la misericordia.Gesù riporta il sabato alla sua vera funzione di spazio dell'azione di Dio nella storia dell'uomo. La vera misura dell'osservanza del sabato, cioè del proprio rapporto con Dio, non è il culto con tutte le sue prescrizioni ma la misericordia che si manifesta nelle opere d'amore verso i bisognosi. È insensato vietare a un affamato di mangiare, qualsiasi siano le scuse che possiamo trovare. Ed è altrettanto insensato sacrificarsi per amore del sacrificio. Incriminare le persone che trasgrediscono la legge senza conoscere i loro motivi non ha senso. La vita ha troppe sfaccettature per chiuderla in paragrafi.Gesù risponde con due esempi che mostrano la loro grettezza e cecità. E soprattutto ribadisce, con le parole di Osea, la larghezza del cuore di Dio: "Misericordia io voglio e non sacrificio" (Os 9, 13). Il Signore non desidera l'osservanza fredda ed esteriore delle norme, ma il cuore. Non si tratta di disprezzare le norme; Ma sopra ogni norma c'è la compassione, che è un dono da chiedere a Dio perché non viene dal nostro carattere, dalle nostre qualità. La compassione non lascia tranquilli - spinse lo stesso Signore a scendere sulla terra per salvare il suo popolo - e chiede ad ogni discepolo non l'avara osservanza di doveri e di prescrizioni ma la continuazione dell'opera di Dio tra gli uomini.
Preghiamo così:
"Quando mi comandi di cantare, il mio cuore pare che si spezzi dall’orgoglio. Guardo il tuo viso e mi vengono le lacrime agli occhi. Tutto quello che vi è di aspro e di discorde nella mia vita, si fonde in un’unica dolce armonia, e la mia adorazione apre le ali, fa come l’uccello felice quando vola attraverso il mare. So che ti diletti del mio canto, e che solo quale cantore sono venuto al tuo cospetto. L’ala spiegata del mio canto sfiora i tuoi piedi, che non aspirerei mai a raggiungere. Nell’ebbrezza gioiosa del canto dimentico me stesso e chiamo te amico, che sei il mio Signore" (Tagore).

Supplica alla B. V. Maria del Monte Carmelo

16 luglio

Supplica alla Madonna del Carmine


O Maria, Madre e Decoro del Carmelo, in questo giorno solenne innalziamo a te la nostra preghiera e, con fiducia di figli, imploriamo la tua protezione.
Tu conosci, o Vergine Santa, le difficoltà della nostra vita; volgi sopra di esse il tuo sguardo e donaci la forza di superarle. Il titolo con il quale oggi ti celebriamo, richiama il luogo scelto da Dio per riconciliarsi con il popolo quando, pentito, volle ritornare a Lui. E’ stato dal Carmelo, infatti, che il profeta Elia innalzò la preghiera che ottenne la pioggia ristoratrice dopo una lunga siccità. Fu un segno del perdono di Dio, che il santo Profeta annunciò con gioia quando vide levarsi dal mare la piccola nube che in breve ricoprì il cielo. In quella nuvoletta, o Vergine Immacolata, i tuoi figli hanno visto te, che t’innalzi purissima dal mare dell’umanità peccatrice, e che ci hai dato con Cristo l’abbondanza di ogni bene. In questo giorno sii per noi ancora una volta sorgente di grazie e di benedizioni. Salve, Regina.


Tu riconosci, o Madre, come simbolo della nostra devozione filiale, lo Scapolare che portiamo in tuo onore; per dimostrarci il tuo affetto tu lo consideri come veste tua e come segno della nostra consacrazione a te, nella particolare spiritualità del Carmelo.
Ti ringraziamo, o Maria, per questo Scapolare che ci hai dato perché ci sia di difesa contro il nemico della nostra anima. Nel momento della tentazione e del pericolo ci richiami il pensiero di te e del tuo amore.
O Madre nostra, in questo giorno che ricorda la tua continua benevolenza verso di noi, ripetiamo commossi e fiduciosi la preghiera che da secoli ti rivolge l’Ordine a te consacrato: “Fior del Carmelo,/ o vite in fiore,/ splendore del cielo,/ tu solamente sei Vergine e Madre./ Madre mite/ e intemerata,/ sii propizia ai tuoi devoti/ stella del mare”.
Questo giorno che ci riunisce ai tuoi piedi, segni uno slancio nuovo di santità per tutti noi, per la Chiesa e per il Carmelo. Vogliamo rinnovare con la tua protezione l’antico impegno dei nostri padri, perché anche noi siamo convinti che “ciascuno deve vivere nell’ossequio di Gesù Cristo e servire fedelmente a Lui con cuore puro e buona coscienza”. Salve, Regina.


E’ grande, o Maria, il tuo amore per i devoti dello Scapolare del Carmelo. Non contenta di aiutarli a vivere la loro vocazione cristiana in terra, ti prendi cura anche di abbreviare loro le pene del purgatorio, per affrettarne l’ingresso in paradiso.
Davvero ti dimostri pienamente madre dei tuoi figli, perché ti prendi cura di loro ogni volta che ne hanno bisogno. Mostra dunque, o Regina del purgatorio, la tua potenza di Madre di Dio e degli uomini e soccorri quelle anime che sentono la pena purificatrice della lontananza da quel Dio ormai conosciuto e amato. Noi ti supplichiamo, o Vergine, per le anime dei nostri cari e per quanti in vita furono rivestiti del tuo Scapolare, cercando di portarlo con devozione e impegno. Ma non vogliamo dimenticare tutte le altre anime che aspettano la pienezza della visione beatifica di Dio. Per tutte ottieni che, purificate dal sangue redentore di Cristo, siano ammesse quanto prima alla felicità senza fine.
Ti preghiamo anche per noi, specialmente per gli ultimi momenti della nostra vita, quando si decide la scelta suprema del nostro destino eterno. Prendici allora per mano, o Madre nostra, quale garanzia della grazia della salvezza. Salve, Regina.


Vorremmo domandarti tante altre grazie, o dolcissima Madre nostra! In questo giorno che i nostri padri hanno consacrato alla gratitudine per i tuoi benefici, ti chiediamo di continuare a mostrarti generosa. Impetraci la grazia di vivere lontani dal peccato. Liberaci dai mali dello spirito e del corpo. Ottienici le grazie che ti chiediamo per noi e per i nostri cari. Tu puoi esaudire le nostre richieste, e abbiamo fiducia che le presenterai a Gesù, tuo figlio e nostro fratello.
Ed ora benedici tutti, Madre della Chiesa e decoro del Carmelo. Benedici il Papa, che in nome di Gesù guida la sua chiesa. Benedici i vescovi, i sacerdoti e quanti il Signore chiama a seguirlo nella vita religiosa. Benedici coloro che soffrono nell’aridità dello spirito e nelle difficoltà della vita. Illumina gli animi tristi e riscalda i cuori inariditi. Sostieni quanti portano e insegnano a portare con frutto il tuo Scapolare quale richiamo all’imitazione delle tue virtù. Benedici e libera le anime del purgatorio. Benedici tutti i tuoi figli, o Madre nostra e nostra consolatrice. Resta con noi sempre, nel pianto e nella gioia, nella tristezza e nella speranza, ora e nel momento del nostro ingresso nell’eternità.
Questo nostro inno di ringraziamento e di lode, diventi perenne nella felicità del cielo. Amen.
Ave, o Maria .

mercoledì 15 luglio 2009

Solennità della B. V. Maria del Monte Carmelo

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Celebriamo la solennità della beata Vergine Maria del Monte Carmelo. E' festa universale e in particolare nell'Ordine Carmelitano.
Per ogni Carmelitano, Maria è sempre presente nella propria vita, guidandolo e proteggendolo nel suo ossequio a Gesù Cristo. Quello che da secoli raccoglie e unisce i Carmelitani alla beata vergine Maria è lo scapolare.
Lo scapolare costituisce una parte della tunica tradizionale indossata dai frati. Portare addosso lo scapolare è un segno di consacrazione a Maria, la Madre di Dio, ed è un simbolo che invita a rivestire le virtù di Maria e ad accettare la sua protezione.
La parola di Dio di questa solenne liturgia ci richiama alla semplicità della vita umana con tutti i suoi limiti. Ma questa vita umana ha bisogno di essere alimentata dall'incontro con Dio, dall'ascolto della sua Parola perchè la vita rinasca, rifiorisca, rigeneri (la pioggia).
Maria è la donna dell'ascolto della Parola. Anch'Ella ha avuto il suo limite un limite che l'ha guidata fino al Calvario, ai piedi della Croce del Figlio.
La scena descritta da Gv 19,25-27 ci porta all'ora suprema in cui viene consumato il sacrificio della nostra salvezza. Tutto parla di dono: dono offerto e dono ricevuto. Donandosi al Padre nello Spirito Santo, Gesù dona sua Madre al discepolo: «Ecco la tua Madre». Queste parole sono la grande rivelazione che Cristo è il primogenito di molti fratelli: Cristo e il discepolo amato (ossia, la Chiesa) sono un solo essere vivente e, dunque, hanno una sola medesima Madre.
“Ecco la tua madre”, “Ecco tuo figlio”. In tre versetti la parola madre ricorre cinque volte: Maria non è solo chiamata ad essere la madre del Figlio unigenito del padre, ma la madre dei figli. L’orizzonte di Maria si allarga all’umanità intera; lei, la madre di Gesù diventa la “donna, la
nuova Eva, la madre di tutti i viventi”.
Maria ci è madre. Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater parla dell’analogia tra la maternità fisica e quella spirituale e afferma che come sul piano fisico una madre per quanti figli abbia il suo rapporto per ogni figlio è unico e irripetibile così è sul piano spirituale. Il rapporto tra Maria ed ognuno dei suoi figli, ognuno di noi, è sempre unico e irrepetibile. Non dobbiamo allora avere paura di vivere una devozione tenera verso Maria. Da parte sua Maria è sempre presente nella nostra vita.
Maria come Madre ci aiuta a dare alla nostra vita la forma di Gesù, come è stata la sua vita. Al carmelo questa forma la si attinge nella Parola di Dio, sorgente dell'identità carmelitana.
Il vangelo dice che Maria stava ritta in piedi presso la croce, il capo di Maria era all'altezza del capo reclinato di Gesù. I loro sguardi si incontravano. Quando Gesù le disse: “Donna, ecco tuo figlio”, guardava verso di lei e per questo non sentì il bisogno di chiamarla per nome, per individuarla tra le altre donne.
Lo stare di Maria con il Crocifisso, nell’ora della morte, suppone l’ora dell’Annunciazione: l’“Eccomi” di Nazareth ha la sua massima estensione sotto la croce.
Maria ai piedi della croce manifesta l’apertura incondizionata all’amore di Dio che rapisce tutta la vita, senza risparmiare nulla.
Nell'esperienza della Croce maria ci accompagna. Nella solitudine della sofferenza c’è una sola presenza capace di conforto e di speranza: quella di Maria e lo fa rivestendoci della veste più bella, le vesti del Figlio, lo Scapolare. Accanto ad ogni croce c’è dunque la Madre. Solo lei “sta”, per condividere, accompagnare, per aprire alla speranza e alla gioia.
Maria è lì per aiutarci a leggere nelle nostre croci la croce di Gesù, per associare le nostre croci alla croce di Gesù, perché anche il nostro dolore contribuisca alla salvezza del mondo.

Fiore del Carmelo
o vite in fiore,
splendor del cielo,
tu solamente
sei Vergine e Madre.
Madre dolcissima,
sempre illibata,
ai tuoi devoti
dà protezione,
stella del mare.

per scaricare i testi della Messa

Novena del Carmine - Nono giorno (15 luglio)

Novena del Carmine - Nono giorno (15 luglio)


Maria, sorella nella comunità cristiana


In ascolto alla Parola: Dagli Atti degli Apostoli (At 1, 12-14)

Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.

Riflessione: Gesù è asceso al cielo e la prima comunità cristiana si ritrova insieme per pregare. Fra di loro c'è anche la Vergine Maria, come Madre e Sorella. Anche nelle nostre assemble Maria prega con noi. Facciamo si, allora, che la nostra partecipazione al mistero eucaristico sia una partecipazione allegra e piena di vita: non siamo soli. Con noi c'è Gesù. Con noi c'è Maria, sua e nostra Madre.

In preghiera: Santa Maria, sorella nella comunità cristiana, sii nostra Sorella nella nostra vita e nella nostra preghiera.
Santa Maria, sorella nella nostra comunità, siediti accanto a noi e prega con noi perché la nostra preghiera sia secondo il cuore del tuo Figlio.
Maria, Stella del mare, Madre e Sorella nel Carmelo, stringici tutti sotto il o manto.

Mi impegno a contribuire per l'animazione della celebrazione eucaristica domenicale della mia parrocchia, perché sia un vero momento di gioia e di preghiera fraterna.


Fiore del Carmelo
o vite in fiore,
splendor del cielo,
tu solamente
sei Vergine e Madre.
Madre dolcissima,
sempre illibata,
ai tuoi devoti
dà protezione,
stella del mare.


martedì 14 luglio 2009

15 Luglio: San Bonaventura

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Nel Vangelo odierno, in cui ricordiamo san Bonaventura, Gesù rivela quale è il modo di giudicare del Padre: la scelta di rivelarsi non ai sapienti e ai dotti, ma agli umili (vedi
Mt 11,25-27). Dice Isaia: "Perirà la sapienza dei sapienti e si eclisserà l'intelligenza degli intelligenti.., gl'umili invece si rallegreranno nel Signore e i poveri gioiranno nel Santo d'Israele" (Is 29,14.19). E san Paolo, guardando la sua Chiesa di Corinto: "Considerate la vostra vocazione, fratelli: dal punto di vista umano, non ci sono tra voi molti sapienti, né molti potenti, né molti nobili. Ma ciò che nel mondo è stolto, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; ciò che nel mondo è debole, Dio lo ha scelto per confondere i forti; ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato, e ciò che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa vantarsi davanti a Dio" (1Cor 1,26-29). Ma anche nelle apparizioni della vergine Maria, si ripete qualcosa del genere. Santa Bernadette diceva a quanti si chiedevano perchè è apparsa a lei figlia di mugnai e non altri più sapienti: "La Madonna ha scelto me perché ero la più ignorantona di Lourdes".
Anche oggi capita di frequente e a molti di ritenere che la scienza e la sapienza di questo mondo ci possano spalancare tutte le porte del sapere anche quelle del cielo. Chi chiacchiera con vana ostentazione alla televisione, chi si spaccia come intellettuale o artista, chi manovra capitali ed economia... se ne sta alla larga dalla Chiesa, quasi come se non ce ne fosse di bisogno. Non gliene importa niente di Cristo!
Anzi il Signore smentisce categoricamente questa umana presunzione e, esultando nello Spirito Santo, afferma,: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto».
La piccolezza qui sta ad indicare l'adornarsi di quella interiore semplicità, che rende disponibili all'ascolto, docili e pronti ad eseguire la volontà di Dio. I piccoli vivono in purezza e semplicità di cuore, si nutrono di fede, accettano i doni di Dio e a questi conformano la propria vita.
Ricordate? Ci è sempre annunciato che la nostra vita è per la vita eterna. Dire queste parole significa che ci è stata rivelata l'essenza stessa di Dio, il suo infinito amore di Padre, manifestato in Cristo. Vivono nello splendore di Dio e conseguono la santità.
Ma come sappiamo, sono frequenti le presunzioni umane, quelle che ci inducono a voler guardare Dio e le cose di Dio, solo con la ragione umana; così ci si autocondanna ad un inevitabile naufragio della fede, che sconfina spesso nel naufragio della vita. Diceva Santa Teresa di Gesù Bambino: "Sono troppo piccola per coltivare vanità spirituali, o per tessere delle frasi intorno all'umiltà, facendomi credere umile. Preferisco dire che Dio ha fatto cose grandi nella mia anima, e la più grande è di aver dimostrato la mia piccolezza, in potenza e insieme l'onnipotenza del suo Amore".
Questo brano contiene un forte richiamo alla conversione rivolto a tutti, ma specialmente ai teologi.
La salvezza non si raggiunge o ottiene con la cultura, coi libri, con la trasmissione umana, ma è un dono di fede, una scelta, e viene data da Dio, tramite Cristo Gesù. La rivelazione della sapienza di Dio non incontra l'uomo nella sua sapienza e assennatezza, ma dove smette di fare affidamento sulla propria sapienza. Dio dona la sua rivelazione a modo suo. Il cuore umano trova riposo quando accoglie come dono la bontà e l'amore di Dio e quando percorre deciso il cammino nel quale Cristo l'ha preceduto: il cammino della croce.
Preghiamo allora perché ci venga donata la vera sapienza, quella che viene dallo Spirito Santo, per varcare i confini del mondo e proiettarci verso le verità ultime, oggetto della nostra fede e della nostra speranza, della nostra attesa.

Novena del Carmine - Ottavo giorno (14 luglio)

Novena del Carmine - Ottavo giorno (14 luglio)


Maria, madre sotto la croce


In ascolto alla Parola: Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 25-27)

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Riflessione: Giovanni ci dice che sotto la croce di Gesù stavano Maria e Giovanni. Maria - la madre - Giovanni - il discepolo prediletto. La Vergine Madre sta in piedi sotto la croce: da' forza a suo Figlio perché giunga alla sua ultima ora. Questo brano biblico - caro al cuore di ogni carmelitano - ci insegna che nel momento del dolore non siamo soli, Maria e Gesù sono con noi. E ci ricorda anche che il Signore, morendo, ci ha fatto dono della sua mamma come bene prezioso. Con la nostra vita cerchiamo di essergli riconoscenti!

In preghiera: Maria, madre sotto la croce, sii accanto a noi nelle nostri croci quotidiane perché, come te, sappiamo stare in piedi per accettare ed offrire il nostro dolore.
Maria, madre sotto la croce, apri il nostro cuore perché sappiamo accoglierti in ogni momento, il dono che Gesù ci ha fatto morendo.
Maria, madre che proteggi i tuoi figli, sii la nostra guida nella vita quotidiana.

Mi impegno a farmi prossimo per qualche persona che sta soffrendo, fisicamente o spiritualmente.


Fiore del Carmelo
o vite in fiore,
splendor del cielo,
tu solamente
sei Vergine e Madre.
Madre dolcissima,
sempre illibata,
ai tuoi devoti
dà protezione,
stella del mare.

lunedì 13 luglio 2009

Martedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



In tutte le circostanze avverse il Signore ci domanda di avere ferma fiducia in lui, presente e operante in mezzo a noi e che certamente prepara la soluzione delle difficoltà, soluzione sempre positiva, perché disposta dal suo amore.
La Parola di Dio per noi, infatti, è sempre un insegnamento, però spesso i nostri cuori rimangono chiusi a tale amore che la Parola si fa più forte tanto da ammonirci (vedi Mt 11,20-24).
I "guai" che troviamo descritto nella pericope odierna, nello stile e nel linguaggio evangelico si contrappongono alle beatitudini. Indicano il sopraggiungere di un male imminente colpevolmente meritato. Oggi Gesù lancia i suoi rimproveri e preannuncia guai a quelle città "nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli". La sua predicazione, accompagnata da segni e miracoli, avrebbe dovuto indurre a conversione gli abitanti di quelle città, invece, non solo non si erano convertiti, ma avevano rifiutato la stessa persona di Cristo.
Il Signore però continua a passare dalla nostra città, dalla città del nostro cuore.
Sant'Agostino soleva ripetere: "ho paura del Signore che passa!". E voleva dire: ho paura che passi e io non mi accorga, e così passi invano, senza sapere se ci sarà una seconda volta.
Egli continua a passare e continua a sollecitarci alla fede con i segni e i prodigi però siamo rimasti colpevolmente nella nostra ottusa cecità.
Fermiamoci a pensare. È una gravissima responsabilità non riconoscere il tempo della visita del Signore. È venuto, ha bussato alla porta del cuore, del tempio dove sembrava tutti l'attendessero, ma nessuno gli ha aperto.
Dovremmo tremare di spavento al solo pensiero di poter scandire un diniego, di far sentire il nostro "no" al Signore. È la presunzione a guidarci nei nostri percorsi assordanti, sono le cose del mondo a distoglierci dai valori del cielo, gli abbagli delle false chimere ci oscurano la visione di Dio e non ci consentono di "vedere".
Guai a perdere gli appuntamenti di Dio! Nella vita ci sono ore critiche in cui ciò che non si fa in quel momento non lo si farà più. Il vento soffia, e quand'esso sarà caduto, la nave non potrà più uscire dal porto. Quante volte anche noi ci lamentiamo di aver perso certe occasioni decisive!!
Occorre recuperare, con l'aiuto di Dio, i sensi dell'anima; occorre elevare mente e cuore verso le cose di Dio per accorgerci di lui e non lasciarlo passare invano.

Novena del Carmine - Settimo giorno (13 luglio)

Novena del Carmine - Settimo giorno (13 luglio)

Maria, vergine dell'ascolto


In ascolto alla Parola: Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11, 27-28)

Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: "Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!". Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!".

Riflessione: Può sembrare che Gesù sminuisca il ruolo di Maria, preferendola ai suoi discepoli. Eppure se ben leggiamo il testo notiamo che Gesù elogia proprio la sua Mamma. Ella è la donna che ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica ogni momento. E' una discepola attenta, che custodisce nel suo cuore le parole del Figlio suo e giorno dopo giorno le mette in pratica. Ella ci indica la strada perché anche noi facciamo lo stesso, se vogliamo essere suoi veri devoti.

In preghiera: Madre bella, vergine dell'ascolto, apri il nostro cuore perché sappiamo ascoltare le parole del Figlio tuo.
Madre bella, vergine dell'ascolto, apri il nostro cuore e il nostro intelletto perché sappiamo ascoltare le parole del Figlio e le mettiamo in pratica.
Madre bella, pura di cuore, rendici forti nei nostri propositi.

Mi impegno ad ascoltare la Parola di Dio quando viene proclamata in chiesa con molta attenzione. Mi impegno, anche, ad ascoltare Dio che mi parla attraverso le persone che incontro nel corso della giornata.


Fiore del Carmelo
o vite in fiore,
splendor del cielo,
tu solamente
sei Vergine e Madre.
Madre dolcissima,
sempre illibata,
ai tuoi devoti
dà protezione,
stella del mare.

domenica 12 luglio 2009

Lunedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Chissà quante volte siamo stati ammoniti dalla Parola di Dio, alle volte anche addolciti. Forse, il Vangelo odierno ci farà pensare diversamente (e magari nel dubbio) perché paragona la Parola di Dio ad una spada (vedi Mt 10,34-11,1).
Nel Vangelo odierno, in cui ricordiamo la santa Carmelitana Teresa di Gesù De Los Andes, Gesù afferma: "Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada". In fondo qualcosa di analogo era già avvenuto alla sua nascita: gli angeli avevano annunciato la pace agli uomini oggetto dell'amore di Dio e il vecchio Simeone aveva indicato in quel Bambino un segno di contraddizione che avrebbe messo a nudo i pensieri di molti cuori.
Infatti, Gesù è venuto a portare la spada del giudizio di Dio che separa il bene dal male, coloro che credono in lui da coloro che lo rifiutano. La parola di Dio è come una spada che penetra nell'intimo di ogni persona e la giudica mettendo in evidenza le sue vere intenzioni (Eb 4,12-13). È necessario che la spada della Parola penetri spietatamente nelle pieghe più recondite del nostro cuore, dice l'Autore della Lettera agli Ebrei, mettendone a nudo l'intima malizia. È nel cuore infatti che si concepisce sia il bene che il male. La pace deve partire da qui, da questa sorgente segreta.
Di fronte a questa scelta radicale, pro o contro Cristo, il discepolo deve essere disposto a prendere la croce o quella spada della rottura con i familiari e seguire Cristo. È questione di vita o di morte. E per avere la vita eterna bisogna essere disposti a perdere la vita temporale. Cristo è Dio che dev'essere amato più di ogni altra persona, perfino più di se stessi.
Attenzione!!! Non ci viene chiesto di non amare i nostri familiari, ma di saper usare questo amore verso di loro partendo da Cristo.
Il linguaggio di Gesù
non è per nulla facile. Solo per chi crede che Dio risuscita i morti e dà la vita eterna a chi ha perduto la vita per causa di Cristo è dato di comprenderlo. Ma per comprendere meglio come una spada possa essere uno strumento di pace ci possiamo richiamarci alla logica dei videogiochi: tu devi salvarti e vincere eliminando quelle difficoltà che ti vengono incontro e che ti stringono, a livelli sempre più complicati. Ecco: la spada serve per recidere decisamente e velocissimamente, a scapito della nostra salvezza, tutti quei legami che apparentemente e lontanamente al momento sembrano positivi, ma che avvicinandosi a noi rischiano sempre di trasformarsi su di noi in una morsa mortale che ci annienta.
Invochiamo lo Spirito Santo chiedendo il dono di comprendere meglio la Parola del Signore per la nostra vita per capire che la spada di cui parla Gesù è un programma di via, di verità e di vita che ci viene oggi suggerito per la nostra via, e per la verità della nostra vita.

Novena del Carmine - Sesto giorno (12 luglio)

Novena del Carmine - Sesto giorno (12 luglio)

Maria, infaticabile cercatrice di Dio


In ascolto alla Parola: Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 41-50)

I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo". Ed egli rispose: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". Ma essi non compresero le sue parole.

Riflessione: Maria e Giuseppe sono angosciati per la perdita del loro Figlio, Gesù. Si mettono in viaggio per cercarlo e lo trovano dopo tre giorni. Anche dalla nostra vita sembra che a volte Gesù si nasconde e ci lascia soli. E noi che facciamo? Ci disperiamo? Ci rivolgiamo ad altri beni? O ci mettiamo in viaggio per trovare Gesù e non perderlo più? Maria e Giuseppe ci insegnano ad essere degli infaticabile cercatori di Dio, perché egli ci ha fatti per lui, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in lui (S. Agostino).

In preghiera: Dolce Maria, infaticabile cercatrice di Dio, dacci la stessa forza che hai avuto tu nel cercare il tuo Gesù che si era perso nel tempio.
Dolce Maria, infaticabile cercatrice di Dio, guida i nostri passi perché nel cammino della vita possiamo sempre seguire Gesù, faro che ci illumina.
Dolce Maria, Madre pura, sii nostra fedele compagna nel viaggio verso Gesù.

Mi impegno a pregare di più nei momenti nei quali mi sembra che Gesù mi abbia abbandonato.


Fiore del Carmelo
o vite in fiore,
splendor del cielo,
tu solamente
sei Vergine e Madre.
Madre dolcissima,
sempre illibata,
ai tuoi devoti
dà protezione,
stella del mare.