sabato 12 dicembre 2009

III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C) - GAUDETE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Si avvicina sempre più il grande giorno del Natale del Signore e, questa terza domenica, vuole esserne un anticipo. Infatti viene chiamata domenica gaudete riflettendo il carattere gioioso dalleprime due letture e nel cantico di Isaia. «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino» ci fa pregare l’antifona d’ingresso che presenta il testo di Filippesi 4, 4-5 (conservato dal precedente messale e che si trova solo nell’anno C). Gioia ed esultanza per oggi e per domani. Il Signore è presente nel mondo, viene a partecipare alla festa. Sicuri del suo amore che fa nuove tutte le cose: di che cosa e di chi dovremmo aver paura?
Quanto è importante affrontare le situazioni e i problemi della vita con la luce della fede! E' importante essere sereni, avere fiducia, non scoraggiarsi. Il Signore è vicino, con noi c'è il Signore, Lui sa di che cosa abbiamo bisogno. Anche nei momenti più difficili, vogliamo credere e sperimentare che è un Salvatore potente e farà tutto per noi, anche al di là delle nostre attese. E il messaggio del vangelo ci indica la strada della gioia che consiste nell'amore al prossimo e nella fedeltà ai nostri doveri.
Da questo contesto scaturisce la domanda fondamentale, punto di partenza per la conversione: cosa dobbiamo fare?
Quale concretezza di vita se vogliamo vivere la conversione del cuore e della vita, se vogliamo vivere la giustizia e dare dignità e possibilità di esistenza a chi ci è fratello, ovunque si trovi! "Possiedo ciò che ho donato", ha scritto qualcuno.
Le risposte di Giovanni ci fanno invece intuire che è dentro la normalità e la quotidianità che deve prendere forma la conversione della vita per accogliere il Veniente. Il Battista non propone rivoluzioni di vita, ma una vita rivoluzionaria!
Quello proposto da Giovanni è ancora una forma iniziale, Gesù porterà a compimento le declinazioni dell'amore, ma occorre partire da qui: condividere il cibo e i vestiti; le tasse non devono essere calcolate in base all'avidità, ma in modo giusto, rispettoso di tutti; i soldati devono fare il loro dovere, senza approfittare della loro forza per arrotondare gli stipendi a scapito della povera gente. E' nella quotidianità della nostra attesa che può prendere forma una vita rivoluzionaria. E' l'Amore che può aprire il cuore al Veniente. E' l'Amore che può trasformare il luoghi della grigia monotonia quotidiana, in un arcobaleno di possibilità nuove per vivere come testimoni dell'Atteso. E' l'Amore che può trasfigurare i fratelli e le sorelle che abbiamo vicini, che può cambiare il nostro sguardo su di loro.
Coraggio, cari amici, fissiamo gli occhi sul Crocifisso, che non è un semplice atto di devozione, ma è conoscenza e ascolto della sua Parola che purifica. Il testo odierno di Sofonia, al riguardo, è una fonte zampillante di luce. Rallegriamoci allora, lasciamo che lo Spirito e il Fuoco sciolgano il gelo delle nostre mediocrità e delle nostre piccolezze.

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venerdì 11 dicembre 2009

Sabato della II settimana di Avvento

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il brano che ci viene presentato oggi, è la continuazione dell'esperienza della trasfigurazione. I discepoli si domandano ancora: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?» (vedi vangelo del giorno).
La venuta di Elia a preparare e ad aprire con la sua predicazione l'era messianica era predetta da Malachia: "Ecco, io mando il profeta Elia prima che venga il grande e terribile giorno di Jahvé. Egli volgerà il cuore dei padri verso i figli e i cuori dei figli verso i padri, affinché, venendo, io non abbia a colpire di anatema il paese" (Mal 3, 23).
Non si tratta di un ritorno fisico di Elia, ma dell'apparizione di un profeta che avrebbe ricalcato le orme del grande predicatore dell'ottocento a.C. In questo senso non era difficile dire che era già venuto nella persona di Giovanni Battista.
Gesù conferma ai discepoli questa profezia, ma spiega che Elia è già venuto. Ma la gente non l'ha riconosciuto, anzi lo ha rifiutato.
Nel vangelo di Matteo Giovanni Battista viene identificato con Elia (11,14) e descritto con caratteristiche che appartengono al profeta come la cintura di pelle (3,4; Cfr. 2Re 1,8). Non solo la sua missione ha lo scopo di preparare la venuta del Signore (11,10), ma anche la sua morte violenta e ingiusta prefigura il destino del Cristo, che deve patire ed essere crocifisso.
I discepoli comprendono che Elia è lo stesso Giovanni Battista, che lancia l'appello definitivo alla conversione prima della venuta del Signore. E non pongono più altre questioni. Questo passo evangelico ci fa comprendere che c'è sempre bisogno che qualcuno prepari la strada al Signore che viene, che ci sia una voce che gridi forte nel deserto di questo mondo e dei nostri cuori.
In questo tempo di Avvento credo che sia bene farsi la domanda: chi è Giovanni Battista, qual è la voce che grida alle nostre orecchie? E' il Vangelo. La Lieta Notizia. La Parola di Dio che libera i nostri cuori da ogni asprezza, da ogni voragine e da ogni montagna per essere pronti ad accogliere il Signore che viene.
Impariamo allora a riconoscere i tanti segni di profezia che accompagnano la nostra vita, senza sminuirli o interpretarli: il nostro cuore sia aperto a tutto ciò che ci porta, oggi, verso l'incontro e la conoscenza del Signore Gesù.
Vieni Signore Gesù!

giovedì 10 dicembre 2009

Venerdì della II settimana di Avvento

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo odierno ci porta a riflettere sulla nostra esistenza, sul nostro modo di pensare e agire per purificare la propria anima e possedere nel cuore quell'intenso desiderio di conversione e di perfezione per giungere alla santità (vedi vangelo del giorno).
«A chi paragonerò io questa generazione?» Così Gesù chiede alla folla che lo stava ascoltando, qualificando la generazione di quell'epoca come degli spettatori di fronte agli eventi concreti, di godimento o di lamentazione.
Gesù rimprovera agli uomini di "questa generazione" di essere come bambini capricciosi che vogliono essere lasciati in pace, che non vogliono essere sollecitati a fare delle scelte.Essi non possono che riconoscersi come dei bambini testardi: bisogna che gli altri danzino come vogliono loro. Tutto deve andare come vogliono loro. Rifiutano un atteggiamento e anche il suo contrario, criticano una proposta e anche l'altra: e questo è la prova della loro insincerità e della loro cattiva volontà.
La generazione del rifiuto ha preso la scusa dalla vita austera del Battista per muovergli l'accusa di essere un ossesso. L'accusa rivolta a Gesù si riferisce alla sua comunione conviviale con i pubblicani e i peccatori (Mt 9,11), che manifestava la sua offerta di grazia per tutti e la sua misericordia. Il rimprovero "mangione e beone" equivale a buono a nulla, fannullone, parassita.
Invece Gesù mostra che nel regno di Dio si giudica secondo tutt’altre categorie e tutt’altri criteri: azioni giuste, impegno verso chi vive ai margini della società, solidarietà con i peccatori e i pubblicani, ecco cosa distingue Gesù e i suoi fedeli.
E Gesù incita i suoi contemporanei, e anche noi a distoglierci dai preconcetti, a rivedere il nostro modo di pensare, a orientarci e ad agire secondo il principio dell’amore di Gesù: non era venuto a proporre una dottrina di prosperità temporale, né di godimenti terreni; non era venuto neanche ad assecondare l'ambizione e l'egoismo, ma a dare la comunione con Dio a tutto il creato. Affinché i bambini cocciuti si liberino e conoscano la gioia.
Oggi nel silenzio del nostro cuore incontriamo Gesù. Fermiamoci con Lui perché ci purifichi e insieme al Salmista preghiamo così: Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte (Sal 1).

mercoledì 9 dicembre 2009

Giovedì della II settimana di Avvento

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il giorno 8 abbiamo festeggiato la nostra mamma celeste ricordando il suo concepimento. Quest'oggi (giorno 10), in cui l'Ordine Carmelitano celebra la giornata dei diritti umani con un giorno di preghiera sul traffico di esseri umani, ricordiamo ancora la Vergine Santa sotto il titolo di Loreto.
Nel vangelo di oggi (vedi vangelo del giorno), ci viene presentato ancora una volta Giovanni Battista. Gesù, dà un'opinione su Giovanni Battista. Giovanni Battista è inserito nella linea di continuità con i profeti dell'Antico Testamento, i quali hanno preparato la via a Gesù. In questo senso è il più grande: perché in lui l'attesa d'Israele trova il suo compimento. Ma vi è al tempo stesso una rottura: il regno dei cieli. divenuto vicino agli uomini in Gesù, è di una novità assolutamente radicale; in questo senso il più piccolo nel regno dei cieli, cioè il discepolo di Gesù, è più grande di lui. Si passa così dalla realtà umana (lo stato di figlio nato da donna) alla realtà divina (lo stato di figlio del Padre) che solo i piccoli possono comprendere. Di nessuno Gesù ha parlato così a lungo come del Battista.
Davanti a Giovanni Battista il nostro cristianesimo da poltrona e pantofole vacilla, le nostre comode devozioni impallidiscono: è il tempo dei forti – non degli arroganti – e testimoniare il Maestro Gesù può talora rappresentare una scelta controcorrente.
Cominciamo a pensare diversamente, a sbracciarci, ad essere fedeli all'essenza del Vangelo.
Riflettiamo insieme al Battista che il Regno soffre violenza e nell'attesa vivere la nostra fedeltà con coraggio fedele, con lo stesso ardore dei martiri e la semplicità dei profeti.
Preghiamo così: Signore Gesù, fa' che l'attesa del cuore non sia vana. La ricerca del bene, del bello, del buono, non mi blocchi nel riverbero di illusioni caduche, ma apra la strada al desiderio e alla domanda di te, e mi renda più disposto a riconoscerti presente.






martedì 8 dicembre 2009

Mercoledì della II settimana di Avvento

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo di quest'oggi, carissimi amici, è molto breve. Però, nella sua brevità è essenziale. Infatti, è un bell'invito quest'oggi per tutti noi che stiamo, giorno dopo giorno, entrando nel clima natalizio, carichi dei nostri fardelli e spesso affaticati e oppressi dalle alterne vicende della nostra vita: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (vedi vangelo del giorno).
E' il desiderio struggente di raccoglierli e di non perderne nessuno. Questi sono quei poveri, quegli affamati, quei malati, quegli afflitti, quelle folle sulle quali si era commosso perché erano sbandati e dispersi come pecore senza pastore. Sono coloro che penavano sotto le pesanti prescrizioni della legge e che si sentivano smarriti davanti alla dottrina difficile e complicata dei rabbini.
Gesù invita tutti costoro a cercare nel suo vangelo la vera volontà di Dio: una volontà esigente, ma lineare e semplice, alla portata di tutti. Gesù si definisce mite e umile di cuore. Mite significa l'atteggiamento di Gesù nei confronti degli uomini, un atteggiamento lineare, coraggioso ma non violento; misericordioso, tollerante, pronto al perdono, ma anche severo ed esigente. Umile indica l'atteggiamento ubbidiente e docile alla volontà del Padre: un atteggiamento interiore, libero e voluto.
Questo brano contiene un forte richiamo alla conversione rivolto a tutti, ma specialmente ai teologi. La rivelazione della sapienza di Dio incontra l'uomo non nella sua sapienza e assennatezza, ma dove smette di fare affidamento sulla propria sapienza. Dio dona la sua rivelazione a modo suo. Il cuore umano trova riposo quando accoglie come dono la bontà e l'amore di Dio e quando percorre deciso il cammino nel quale Cristo l'ha preceduto: il cammino della croce. Gesù è l'unico che può ristorare le nostre anime, l'unico che può con verità accogliere chi è affaticato e oppresso. Gesù è davvero il rifugio della nostra vita, rifugio esigente, però, che ama e consola ma che chiede di imitarlo. Colui che ha conosciuto la tenerezza di Dio diventa testimone e specchio di tale amore per l'umanità, per il fratello che incontra. Preghiamo così: Noi veniamo a te, Signore, stanchi e oppressi, perché solo tu sai dare sollievo e libertà, e ci mettiamo alla tua scuola, per diventare miti e umili di cuore. Marana tha, vieni

lunedì 7 dicembre 2009

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Siamo arrivati anche quest'anno a celebrare la nostra Mamma celeste nella sua immacolata concezione. "Maria, in vista di Cristo e della sua nascita, è stata concepita senza peccato originale". Cosa vuol dire per noi tutto questo? Cosa vuol dire che Maria era pura perché doveva nascere, venire Cristo? La festa vuol dire: dove Cristo viene, dove Cristo abita, il peccato non ha alcun potere. Nel nostro intimo dove dimora Cristo non entrano né peccato, né colpa, né sensi di colpa. Questo vuol dire che da qualche parte anche in noi, dove Dio regna, c'è una zona immacolata, incontaminata, pura e non infangata.
Questa festa dice: Maria immacolata è in pienezza ciò che ciascuno di noi è solo nel parziale. Allora, anche se sono sbagliato, corrotto, perverso, da qualche parte in me c'è e rimarrà sempre una zona immacolata. E se ci credo, se mi fido, questa può essere la mia salvezza. Non sono sbagliato del tutto, mai. Mi vengono in mente le parole ripetute spesso da una cara persona: "tu nella tua imperfezione sei perfetto".
Per quanto io sia negativo rimarrà sempre una parte di positivo, di luce nella mia vita. In Maria questa luce risplende tutta; in me poco o tanto.
Il Vangelo di Luca ci riporta al momento dell'annunciazione, quando l'Arcangelo Gabriele chiama Maria "piena di Grazia" e le annuncia la nascita del Redentore nel suo grembo Verginale, dopo aver dato il suo assenso a Dio che l'ha scelta dall'eternità ad essere la Madre del suo Figlio. Maria viene salutata dall'Angelo come «piena di grazia». «Hai trovato grazia presso Dio». Dio colma Maria del suo favore chiamandola a diventare madre di suo Figlio. L'iniziativa è di Dio.
In questo brano ci limitiamo a considerare le prime battute del dialogo tra l'Angelo e Maria. Maria riceve il "Vangelo", cioè la buona notizia dell'evento inaudito che l'amore di Dio sta per compiere in favore degli uomini. Per questo la prima parola che Dio rivolge a Maria è un invito alla gioia: "Rallegrati!". Cioè non puoi non essere felice, hai tutti i motivi per esultare. A questo invito segue un nome nuovo che Dio dà a Maria e quasi definisce la sua identità: "piena di grazia"= ricolmata di ogni grazia e favore da parte di Dio, amata da Lui in modo superlativo e fuori misura, trasformata dal suo amore gratuito e resa accetta a Lui, immensamente piacevole, piena di Dio, fino a traboccarlo. "Il Signore è con te". Il Dio infinitamente buono e potente le assicura la sua vicinanza, la sua presenza intima. Questa prossimità di Dio a Maria, quest'amore di Dio a Maria a quando risale? Non l'avvolge soltanto nel momento in cui essa riceve l'annuncio dell'Angelo, ma molto prima: nell'istante del suo concepimento Dio si dona a lei e l'abbraccia con una tenerezza infinita. Anzi, prima ancora, perché da sempre Dio l'aveva pensata, sognata, scelta e preparata come un autentico capolavoro della sua sapienza e del suo amore. E Dio non ha ancora finito di stupirsi per quello che ha operato in Maria.
Maria è la creatura perfettamente realizzata nella quale l'umanità raggiunge ed esprime il meglio di sé. E' il "fiore dell'umanità" e di tutto il creato. Questo fiore con la sua umile bellezza affascina lo sguardo di Dio, che - come attratto e sedotto - si piega su di lui. Questo fiore diventa, allora, un frutto: "il frutto benedetto del tuo seno, Gesù". Il sogno di Dio nel creare l'uomo a sua immagine finalmente si realizza. Dio ricomincia da Maria, inizio della nuova umanità.


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domenica 6 dicembre 2009

7 Dicembre Sant'Ambrogio

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il Vangelo odierno, nella festività di Sant'Ambrogio ci proietta verso il cammino di speranza e di consolazione (vedi vangelo del giorno).
Per vivere bene questo cammino, il tempo dell'avvento ci viene incontro come tempo del perdono, perdono generalizzato, volto di un Dio pieno di tenerezza e di bontà (non bonaccione!) che dona il suo perdono senza condizione, restituendo la giusta dignità alla persona paralizzata dal peccato.
Nel vangelo, infatti, troviamo concretizzata questa speranza nella figura del paralitico guarito, che si mette in piedi e fa ritorno verso casa portando sottobraccio il suo lettuccio.
C'è da chiedersi: quale tipo di schiavitù viviamo? Cosa ci paralizza? La prima vera schiavitù del popolo di Dio oggi è proprio la difficoltà a riconoscersi come popolo, è la sua dispersione in mezzo a mille attrattive e richiami che ne confondono l'orientamento nelle scelte della vita, ne infrangono l'unità e demoliscono la fiducia nei pastori. La cosa più pericolosa e drammatica per un cristiano è sentirsi solo.
La guarigione del paralitico ci dice chiaramente che come il peccato è la fonte e il principio di tutti i mali, il male primordiale, così il Perdono è l'atto primo della guarigione, della liberazione, dello "stare bene". E' questa la prima aspirazione dell'Avvento: poter sentirsi dire da Dio: ti sono perdonati i tuoi peccati.
La pace del Natale è la pace del perdono. Nei vangeli la parola "peccato" significa "fallire il bersaglio". Non possiamo ragionare così: Dio mi ha fatto come un'aquila e io mi accontento di fare il pollo, Dio mi ha creato come un capolavoro e a me sta bene fare la fotocopia.
No, carissimi amici, il peccato è male perché ci fa del male e Dio, che ci ha costruiti, sa cosa ci rende liberi e ci realizza e cosa invece ci distrugge, anche se all'apparenza ci affascina e promette grandi meraviglie... Ebbene Gesù ci restituisce dignità, ci libera e questo desta scalpore, suscita stupore anche se gli scribi e i farisei, al solito, contestano la cosa.
Riscopriamo il dono del perdono, riceviamo questa liberazione che ci restituisce la capacità di amare!
Preghiamo così: O Padre, che fai germogliare anche la terra arida, fà che, rinnovati profondamente dal tuo perdono, possiamo lodarti dinanzi agli uomini per la tua potenza e il tuo amore misericordioso. Per Cristo nostro Signore. Amen.