sabato 26 dicembre 2009

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Celebriamo la festa della Santa Famiglia. La Liturgia della Parola ci fa incontrare l'esperienza di fede nel cammino di un popolo in particolare nel nucleo familiare.
Nel vedere questa realtà familiare, biblica, possiamo pensare alle nostre famiglie per cogliere qualche segno di bellezza, di speranza, di luce che la liturgia e le letture ci danno.
C'è un segno di bellezza da cogliere alla luce del mistero trinitario, centro e cuore della rivelazione cristiana. Pensando ad un capolavoro di Dostoevskij, oggi la bellezza dove sta? Penso a quella tristezza che incontro nelle persone, nelle famiglie per svariati motivi. Qui la bellezza è l'amore che condivide il dolore. Anche in Anna, di Elkana e del loro figlio Samuele, che ci viene raccontata nella prima lettura cogliamo questa bellezza. La madre di Samuele consacra il figlio al Signore perché riconosce l'intervento di Dio: il figlio da lei generato è dono di Dio. Anna nell'offrire il figlio al Signore è segno della bellezza di Dio. Anna vuole condurre Samuele a vedere il volto del Signore e cederlo al Signore per tutti i giorni della sua vita. Ci viene detta qui la nostra vocazione, che non è quella di inculcare una fede, ma quella di condurre anzitutto a leggere i volti, incontrarli, riconoscere in loro un tratto, straordinario ed incancellabile, dell'Unico Volto: quella "bellezza tanto antica e tanto nuova", che Agostino confessa come oggetto del suo amore purificato dalla conversione.
Il segno di speranza lo cogliamo da maria e Giuseppe che nella loro angoscia si misero a cercare il figlio, come, del resto, farebbero dei genitori.
Abbiamo qui un segno di speranza perché il vangelo non tace debolezze e limiti della Santa famiglia rinchiudendola in un ideale ben difficilmente imitabile. L'angoscia appartiene a Maria e Giuseppe così come appartiene ad ogni mamma e ad ogni papà quando il figlio o la figlia cominciano a chiedere o a fare delle cose nelle quali difficilmente ci si può riconoscere.
Nel segno della debolezza e del limite, suggerisce la Parola, cresce la speranza.
Ora bellezza e speranza si trasformano anche in segno di luce perchè in tutto questo ci sta un cammino di ricerca di Dio o "delle cose di Dio" come diremmo in Sicilia riguardo le verità di Fede. Però più che conoscerle, dobbiamo saperle: dobbiamo assaporarle, gustarle, adagiarle sulle papille del nostro spirito come Gesù, è uno stare nelle cose del Padre, così come il Vangelo di Luca ci suggerisce.
Forse è il caso di cogliere se la nostra vita sta nelle cose del Padre. Se la nostra vita è una condivisione. Condividere è esistere con l'altro, non è consegnare quello che hai ma è consegnare quello che sei. Forse possiamo cominciare proprio dall'Eucaristia... viviamola non come una "occupazione" ma come un essere e uno stare nelle cose di Dio.
Affidiamo a Dio le nostre famiglie concrete, quelle che abbiamo o che avremmo voluto avere, con tutta la fatica e la gioia, le contraddizioni e le povertà, le emozioni e il bene che ci sappiamo dare. Dio ci abita.


per i testi della Messa CLICCA QUI

per la lectio divina CLICCA QUI

per la slide show CLICCA QUI

venerdì 25 dicembre 2009

26 Dicembre SANTO STEFANO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Ogni anno ci sorprendiamo che immediatamente alla tenerezza che gustiamo nel giorno di Natale segua il colore rosso sangue del primo Martire, Stefano, accostando così la primizia della nuova nascita con la primizia del martirio.
Ma non è così strano perchè il Natale è l'inizio di un'altro cammino da fare, perqo la liturgia della Chiesa è realista e dà spazio a tutte le umane espressioni, senza lasciarci indulgere a forme di sentimentalismo. La vicenda di gioia e di dolore espressa nella vita di Gesù continua nella storia della Chiesa e dei suoi testimoni; dopo averla letta nel Vangelo, la vediamo riflessa nei suoi discepoli e seguaci.
Il vangelo odierno è tratto dal così detto Sermone della Missione (Mt 10,5-42), (vedi Mt 10,17-22). In esso Gesù avverte i discepoli dicendo che la fedeltà al vangelo comporta difficoltà e persecuzioni: "Vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle sinagoghe". Ma per Gesù l'importante nella persecuzione non è il lato doloroso della sofferenza, bensì il lato positivo della testimonianza: "Sarete condotti davanti ai governanti e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani".
Il mondo odia i discepoli di Cristo perché con la loro esistenza lo mettono in questione, lo turbano e lo contestano. La persecuzione è una magnifica occasione per testimoniare Cristo davanti a tutti.
Accogliere questa novità come presenza di Dio può costare fatica, può provocare reazione. Oggi Stefano ci ricorda i 28 milioni di cristiani massacrati fino ad oggi, ci dice che far nascere Cristo può significare subire violenza, presa in giro, sguardo compassionevole. Il discepolo è chiamato a percorrere la strada della testimonianza nella sofferenza secondo le varie espressioni locali, prendendo come modello Gesù, il crocifisso risorto.
O Dio, che in santo Stefano ci hai dato un segno della tua misericordia, trasforma la nostra vita, perchè possiamo essere nel mondo costruttori di fraternità e di pace. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.

giovedì 24 dicembre 2009

NATALE DEL SIGNORE - MESSA DEL GIORNO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Ci prepariamo ad accogliere la nascita di Gesù. Nel calore delle case i nostri pensieri assumono una direzione unica: siamo tutti in viaggio verso una grotta, sentiamo dentro di noi un annuncio misterioso. Fra le migliaia di nascite che avvengono contemporaneamente nel mondo, c'è la nascita di un bimbo chi coinvolge il mondo intero.
Il vangelo della notte di Natale ci ricorda, attraverso la penna di Luca, la nascita del Salvatore: un segno che troviamo "adagiato in una mangiatoia". Mentre il vangelo del giorno presentatoci dall'evangelista Giovanni ci dice che il Verbo, la seconda persona della Trinità, si fa carne nel grembo della Vergine Maria per dare a chi lo accoglie e a chi crede in lui il “potere di diventare figli di Dio”.
Natale è incarnazione, significa Dio in carne umana. "Caro salutis est cardo" (la carne è cardine-fondamento della salvezza), come dicevano i primi Padri della Chiesa. Siamo in presenza di un fatto storico: la salvezza passa attraverso la carne di Cristo, la sua nascita, passione, morte, risurrezione, ascensione, Eucaristia... È la carne di Dio, la carne di Maria.
il cammino che comincia a Betlemme avanza irresistibilmente verso il Calvario, va dal presepio alla croce". Basta vedere le parole di Simeone nel tempio, la fuga in Egitto, la strage dei bambini innocenti...
Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) consumò il suo olocausto nel 1942 ad Auschwitz. I fatti si ripetono, oggi come ieri.
In Iraq, in India, in Indonesia, in Nigeria, in Sudan, nella Rep. Dem. del Congo, in Cina e in altre parti del mondo, continua il martirio di cristiani e di altri innocenti. Ma il Bambino del presepio è il Risorto.
Edith Stein suggerisce per noi queste parole meditative, conclusive: "Ognuno di noi, l'umanità intera giungerà, assieme al Figlio dell'Uomo, attraverso la sofferenza e la morte, alla stessa gloria". Sono queste le ultime parole del Mistero di Natale, scritto da una martire del nostro tempo e che raggiunge l'umanità di ogni tempo.
A te giunga il mio caloroso augurio di un santo Natale. Il pianto del Bambino di Betlemme ci fa ricordare lo scambio di auguri per tutti,
ma sopratutto a chi attende la nostra attenzione ben oltre la festa.
Auguri! fr. Vincenzo

per i testi della Messa CLICCA QUI

per la lectio divina CLICCA QUI

per la slideshow CLICCA QUI

mercoledì 23 dicembre 2009

Feria propria del 24 Dicembre

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo odierno ci presenta il "Benedictus", il cantico pronunciato da Zaccaria, uno dei molti cantici delle comunità dei primi cristiani troviamo sparsi negli scritti del Nuovo Testamento (vedi Lc 1,67-79).
Questo cantico, è pervaso dall’ispirazione potente dello Spirito Santo che rende il sacerdote dell’Antica Alleanza consapevole di avere in Giovanni il precursore di Colui che opererà l’assoluta novità in Israele e una salvezza così potente da essere estesa a tutti ipopoli e a tutti i tempi, anche a questi nostri giorni.
E' la gioia della nuova nascita che scaturisce nel cuore di Zaccaria.
In questa vigilia del Natale vi è anche un'altra gioia in paragone: la nascita di Gesù.
Ma cosa è questa gioia? E' qualcosa che non si può trattenere dicono i vangeli. E, come è accaduto per Maria, anche Zaccaria non può trattenere la gioia della novità di Dio e prorompe in un canto di letizia.
Egli "andrà innanzi al Signore a preparargli le strade". Il Signore ha scelto di farsi precedere da qualcuno che gli prepari la via. La missione di Giovanni è intimamente legata a quella di Gesù.
Ancora oggi è così? Certo. Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci porti questa gioia, qualcuno che ha bisogno di un fratello o di una sorella che ci aiuti ad incontrare il Signore. Non si può credere da soli. Tutti abbiamo bisogno di un angelo. Se ci lasceremo aiutare, anche noi vedremo cose nuove e potremo cantare come Zaccaria perché il Signore ha ancora una volta visitato il suo popolo. La meraviglia e il canto fanno parte della nostra preghiera di ogni giorno che diventa particolarmente intensa quando come Zaccaria, come Maria, come il vecchio Simeone diventiamo capaci di comprendere al meglio tutto quello che il Signore ha fatto e fa per noi, le meraviglie della sua grazia.
Dovremmo spesso perciò benedire il Signore ed esclamare: «Quanto sono grandi le tue opere, Signore, tutto hai fatto con saggezza». Lo dovremmo gridare a Natale.


martedì 22 dicembre 2009

Feria propria del 23 Dicembre


Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Prosegue il cammino verso Betlemme per incontrare il Bambino Gesù. Il vangelo odierno narra della nascita del Battista (vedi Lc 1,57-66). Il brano vuole anticipare la gioia del Natale. Infatti, Zaccaria di fronte al miracolo della nascita del Battista non può trattenere la sua gioia. Ha riconosciuto - dopo il momento della incredulità - che la Parola di Dio è forte ed efficace. È ora diventato un credente. Non è più muto, la sua lingua si scioglie, e può parlare; il suo cuore è pieno di gioia per questo figlio, ch'è frutto dell'ascolto della Parola di Dio.
L'attuazione della salvezza comincia con la nascita di Giovanni. Essa riempie gli animi di gioia e li spinge ad elevare un canto di ringraziamento a Dio e a ricolmare di felicitazioni la madre del bambino.
Ogni vita, ogni nascita è dono di Dio. La nascita di un uomo non è mai un caso, è sempre il compimento di un disegno d'amore di Dio. Il Signore mi ha disegnato con amore sul palmo della sua mano (Is 49,16), fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome (Is 49,1), è lui che ha creato le mie viscere e mi ha tessuto nel grembo di mia madre (Sal 139,13).
E la nascita di Giovanni crea meraviglia non solo nella casa di Zaccaria, ma anche tra i vicini, come sempre accade ogni volta che il Vangelo viene ascoltato e messo in pratica. Il Vangelo crea sempre un clima nuovo tra la gente. E noi siamo chiamati ad accoglierlo nel nostro cuore e a comunicarlo a chiunque incontriamo. Diceva un santo mistico: "Nascesse Cristo mille volte, ma non nel tuo cuore, saresti perduto per sempre".
Prima di chiudere questo brano, una cosa possiamo coglierla per la nostra vita, approfondendo il senso del brano e del nome di Giovanni che significa "Dio fa grazia". Si tratta del fatto che se uno crede, se si abbandona a Dio, anche nelle oscurità dell'ambiente agnostico o indifferente in cui vive, in lui "Dio fa grazia". Se uno non crede, cioè solleva sempre obiezioni anche circa quello che Dio permette nella sua e nell'altrui storia, non viene permesso a Dio di "fare grazia". Ecco perché c'è tanta oscurità intorno!
In questo giorno che precede la vigilia del Natale del Signore chiediamo veramente allo Spirito di assumere vitalmente il mistero di Gesù che viene a salvare e che vuole fare grazia in me anche attraverso le sue mediazioni: persone ed eventi.

O Emmanuele, Dio-con-noi, attesa dei popoli e loro liberatore: vieni a salvarci con la tua presenza.




lunedì 21 dicembre 2009

Feria propria del 22 Dicembre

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


In questi giorni stiamo rivivendo intensamente quanto ci prepara alla nascita del Salvatore. Il vangelo odierno segue quanto abbiamo ascoltato lunedì ove troviamo Maria che ricambia il saluto di Elisabetta esultando in Dio (vedi Lc 1,46-55).
Maria è la donna che appare sin dall'inizio segnata dalla beatitudine di chi ascolta la Parola di Dio. Questa è la prima beatitudine del Vangelo, come scrive Luca: "Beata colei che ha creduto all'adempimento della Parola del Signore".
La felicità di Maria, la prima discepola del Vangelo, si esprime nel canto del Magnificat. Un canto che manifesta la gioia di questa povera ragazza nel vedere che il Signore del cielo e della terra si è chinato su di lei. Maria gioisce, esplode di gioia, la sua gioia dilaga contagia, canta, danza, grida, abbraccia Elisabetta e guarda verso il Dio della promessa.
Maria canta la grandezza di Dio. Riconosce che Dio è Dio. La conseguenza della scoperta di Dio grande nell'amore è l'esultanza dello spirito. La scoperta dell'amore immenso di Dio per noi vince la paura. Chi conosce il vero Dio, gioisce della sua stessa gioia.
Maria canta e danza per le grandi opere che Dio ha operato nella storia, allarga il suo sguardo alla volontà ostinatamente salvifica di Dio.
Maria oggi ci incoraggia tutti, ci invita a credere al Dio della promessa che mai si stanca, che sempre interviene che non abbandona il suo popolo.
Anche noi siamo chiamati a cantare e danzare per Dio... ma ne siamo convinti?
Troviamo il nostro spazio adombrato dall'azione dello Spirito Santo per gioire silenziosamente nel cuore l'incommensurabile dono dell'Incarnazione.

domenica 20 dicembre 2009

Feria propria del 21 Dicembre

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Ancora oggi ascolteremo il Vangelo proclamato nella III domenica di Avvento, quasi a ricordarci l'evento centrale della storia: con la collaborazione del ‘Sì' di Maria, "il Verbo di Dio si fece carne" nel grembo di una donna. E questa donna, subito, si lascia afferrare dalle urgenze della carità e va dalla vecchia cugina Elisabetta in situazione di faticosa gestazione di un figlio: Giovanni Battista (vedi Lc 1,39-45).
La partenza avvenuta "in quei giorni" cioé dopo l'annunciazione, è fatta "in fretta" scrive Luca.
Il Vangelo mette dinanzi alla nostra vita una fretta, ci spinge ad uscire dalle proprie abitudini, dalle proprie preoccupazioni e dai propri pensieri. In quei momenti Maria era invasa dai pensieri, sopratutto dopo che la Parola di Dio le aveva sconvolto completamente la vita!
E' lo scossone che la Parola da alla nostra vita: ci fa alzare dalle nostre abitudini stanche e ci spinge ad andare accanto a chi soffre e ha bisogno.
Ricordiamo che questa fretta è verso la montagna, cioé verso il luogo dell'incontro con Dio, ma non nella preghiera e contemplazione ma nel volto dell'altro in necessità.
L'anziana Elisabetta che stava affrontando una difficile maternità aveva bisogno di aiuto. E Maria andò da lei. Va ad incontrare Dio nella casa di Elisabetta.
Elisabetta in quel momento gioisce fin nelle viscere. E' la gioia dei deboli e dei poveri nel sentirsi visitati dalle "serve" e dai "servi" del Signore, da coloro cioè che "hanno creduto all'adempimento delle parole del Signore". La Parola di Dio crea una alleanza nuova nel mondo: quella tra i discepoli del Vangelo e i poveri. Oggi quella Parola è consegnata a noi.
Alla luce di questo vangelo, sul senso del Natale e verificherò il mio modo di accostarmi alla Parola, di lasciarmi da essa abitare e plasmare.
Preghiamo così: Abbiamo trasformato il tuo natale, Signore, in una bella poesia da recitare ogni anno. E abbiamo perso il suo senso più vero che è questo tuo riconsegnarti a noi: Parola che chiede un grembo per tornare a "farsi carne". Concedimi, Signore, il coraggio di accoglierti senza riserve e di lasciarmi sospingere verso "la città" dove la vita stenta a venire alla luce, dove la gioia si esingue.