lunedì 25 gennaio 2010

26 gennaio Santi Timoteo e Tito

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Celebriamo la memoria dei santi Timoteo e Tito w il vangelo odierno, scritto dalla penna di Luca, ci mostra una chiesa tutta missionaria (vedi Lc 10,1-9).
Ho scritto una Chiesa tutta missionaria, ricordando a me e a tutti, che per Chiesa intendiamo il popolo dei battezzati. Per capire, facciamo attenzione al brano. Accanto all’invio in missione dei dodici apostoli, Luca riporta anche un secondo episodio che gli è proprio: l’invio in missione dei settantadue discepoli.
L’intenzione, probabilmente è di mostrare che la missione non è unicamente affidata allo stretto numero degli apostoli, ma anche alla cerchia più vasta dei discepoli, a noi... oggi. Questo perchè il compito di annunciare Cristo fa parte della vocazione cristiana, fa parte di ogni battezzato.
Chi erano i 72? Qui il numero ha un significato simbolico, che riporta alla totalità della missione: 72 (o 70, a seconda dei codici) erano i popoli della terra secondo la "tavola delle nazioni" (Gen 10); altrettanti erano gli anziani di Israele; inoltre, 72 è un numero multiplo di 12, per cui viene ad indicare la totalità del popolo di Dio.
La missione, quindi, non è compito soltanto di alcuni (i 12, appunto), ma opera anche dei laici, cioè di tutti. In questi numeri si respira un messaggio di universalità della missione, nella sua origine e nei destinatari.
Ma quali sono i comportamenti e i sentimenti che Gesù pretende dai suoi missionari?
Li inviò
e il vangelo odierno ci fa vedere, attraverso la penna di Luca, una chiesa tutta missionaria (vedi "a due a due": a gruppetti; occorre essere in comunione almeno con un'altra persona, perché la testimonianza sia credibile. L'annuncio del Vangelo non è lasciato all'inventiva personale, ma è opera di una comunità di credenti. Così andarono Pietro e Giovanni (At 3-4; 8,14); Barnaba e Saulo, inviati dalla comunità di Antiochia (At 13,1-4).
Li inviò
"avanti a sé...": sono portatori del messaggio di un'altra persona; non sono proprietari o protagonisti, sono precursori di Qualcuno che è più importante, che verrà dopo, per la cui venuta essi devono preparare le menti e i cuori dei destinatari.
La messe è abbondante, con pochi operai disponibili. La situazione è la stessa, ieri e oggi. La soluzione che Gesù offre è duplice: "Pregate..." (v.2) e "andate..." (v.3). Pregare per vivere la missione in sintonia con il Padrone della messe, perché la missione è grazia da implorare per sé e per altri. E andare, perché in ogni vocazione, comune o speciale, il Signore ama, chiama e invia. Pregare e andare: due momenti essenziali e irrinunciabili della missione.
Il messaggio da portare è il dono della pace, nel senso più completo, per le persone e le famiglie (v.5), e soprattutto il messaggio che
"è vicino a voi il regno di Dio" (v.9). Il regno di Dio è anzitutto una persona: Gesù, pienezza del regno. Chi l'accoglie trova la vita, la gioia, la missione di annunciarlo.
Carissimi, la memoria dei santi vescovi Timoteo e Tito ci invita a rivedere il senso del nostro essere battezzati, chiesa. Inoltre, ci invita a pregare Dio Padre, perché la Chiesa perseveri con coraggio nell'opera missionaria ed evangelizzatrice iniziata dagli apostoli.
Ottienimi, o Spirito, che dia senso alla mia vocazione battesimale e la realizzi con quella forza, coraggio e discernimento sapienziale che rende la mia vita veramente umana e cristiana.

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