lunedì 4 gennaio 2010

Feria propria del 5 Gennaio

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il Vangelo odierno descrive la vocazione di Filippo e di Natanaele (vedi Gv 1,43-51), modello di discepolato e di sequela. Lo scopo della chiamata è sempre lo stesso: "seguire Gesù". I primi cristiani cercarono di conservare i nomi dei primi discepoli, e di alcuni conservarono perfino il cognome ed il nome del luogo di origini. Filippo, Andrea e Pietro erano di Betsaida (Gv 1,44). Natanaele era di Cana.
Nel vangelo troviamo un imperativo: seguimi! Un imperativo che cambia radicalmente la vita di un uomo esce dalla bocca di Cristo. Come? classica risposta: «Vieni e vedi». È l'invito che spesso possiamo rivolgere ai nostri interlocutori ancora dubbiosi della fede o con una visione solo razionale delle verità di Dio. Vieni e vedi, significa incontra anche tu il Signore, accostati a Lui con naturale onestà e sarai inondato della sua grazia e illuminato dal suo Spirito.
Come nella vita di queste persone che già hanno fatto esperienza di Dio, anche noi siamo chiamati a fare la stessa esperienza partendo dall'ascolto della Parola di Dio. La vita non è un ascoltare se stessi come un monologo, ma nell'ascolto della Parola di Dio, troviamo il senso della nostra vita. Bartolomeo segue il Signore con tutto il suo cuore e le sue forze sino alla fine. Come gli altri apostoli, infatti, anche Bartolomeo imiterà Gesù sino all'effusione del sangue.
Anche Natanaele verrà illuminato da Cristo e passerà dal dubbio alla fede piena e dichiarata perché toccato nell'intimo del suo essere: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».
La fede deve sempre interrogarci per far sgorgare quel "sì"; certo, può essere anche dubbiosa, ma capace ogni giorno di cominciare a consegnarsi perdutamente all'altro, a vivere l'esodo senza ritorno verso il Silenzio di Dio, dischiuso e celato nella Sua Parola!
Natanaele, come gli altri discepoli che lo hanno preceduto nell'incontro con il Cristo, si trova al livello della fede autentica e aperta all'ulteriore rivelazione che Gesù subito farà (vv. 50-51).
La pericope evangelica è un invito ad aprirsi alla novità di Dio. L'unico modo per aprirsi alla novità di Dio è andare verso Gesù, per scoprire che non siamo noi a vederlo per primo, ma che lui già ci conosce. Durante la nostra giornata ripetiamo e viviamo spesso questa Parola: "Qualunque cosa il nostro cuore ci rimproveri, Dio è più grande del nostro cuore" (1Gv 3,20) e preghiamo così: Signore, io credo: aumenta la mia fede! Tu conosci il mio cuore, Tu vedi la paura, che è in me, di affidarmi perdutamente a Te. Tu sai come il desiderio di gestirmi da solo la vita sia in me così forte, da farmi troppe volte fuggire da Te! Eppure, io credo: davanti a Te sta il mio desiderio e la mia debolezza. Orienta quello, sostieni questa, aiutandomi a far naufragare in Te ogni mio sogno e attesa e progetto, per fidarmi di Te e non di me e delle presunte evidenze di questo mondo che passa. Fa’ che io sappia lottare con Te: ma non permettere che io vinca! Amen!

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