giovedì 21 gennaio 2010

Venerdì della II settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Ci troviamo in un monte... in una altura. Quale? Non si sa perché per l'evangelista Marco non conta questo particolare, in quanto il Monte è il luogo della rivelazione di Dio, mentre il mare, come vedremo (4,35-39; 5,46-52), appare come il luogo della prova e delle dure realtà umane.
Gesù chiama a sè per stare con lui per fare esperienza di lui e non per un fatto pietistico o sentimentale, ma per predicare il vangelo e per allontanare il Maligno. Tutto questo passa attraverso il rapporto con il Padre (vedi Mc 3,13-19).
In queste parole troviamo descritta la Chiesa: comunità che sta con Gesù, che annunciano la Buona Notizia, che scacciano il Maligno.
Alle volte mi capita di vedere o di sentire: ma proprio io? E sì! I nomi che incontriamo in quei dodici, sono proprio i nomi di coloro che si posero la stessa domanda: proprio io? Eppure Gesù mette assieme pescatori e intellettuali, ultratradizionalisti come Giacomo e Zeloti, cioè terroristi, come Simone, ebrei ortodossi a pubblicani... personalità opposte, inconciliabili.
Questo ci deve portare ad affermare sempre più che la Chiesa, che siamo noi, non è popolo dei perfetti, ma un popolo radunato dal Signore, dalla sua Parola che cammina e la pienezza del regno.
Se per un attimo guardiamo le nostre realtà comunitarie: siamo tutti diversi ma uniti dallo stesso Cristo. Quale altra situazione potrebbe radunarci? Sì, è vero stiamo a discutere animatamente dei problemi di come deve essere questo o di come deve essere l'altro. Per non dire di quante volte alziamo giudizi sopra la persona. Eppure in questo radunarci dal Signore così come siamo si afferma che la chiesa non è il popolo dei perfetti, ma dei riconciliati il resto è solo fumo.
La vita è un cammino sconosciuto e pieno di sorprese per gli individui e per i gruppi. Allo stesso modo che una segnaletica stradale ci aiuta a non perderci nel percorso, i segni dei tempi e dei luoghi sono per noi una segnaletica stradale che ci offre il Signore per orientarci e guidarci nel nostro cammino.
Questi segnali stradali di Dio, esaminati alla luce della fede, non ci aiutano soltanto a non perdere la strada, si trasformano pure in una esperienza del Dio sempre più grande che ci accompagna e ci guida.
Gesù sceglie e chiama. E' il cerchio di Gesù che si allarga: partecipa ad altre persone la sua forza e la sua autorità. In Gesù il regno di Dio si è fatto vicino agli uomini; ora si dilata nei Dodici e attraverso di loro si estenderà al mondo intero.
Ognuno può fermarsi dinanzi a questa Parola per far suscitare al suo cuore il suo stare con Lui e chiedersi: Siamo ancora capaci di fare esperienza di Dio, di "sentire Dio" nella nostra vita?

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