martedì 23 febbraio 2010

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo è sempre quello spazio dove dobbiamo metterci a confronto con Colui che mette a nudo la nostra esistenza. Nel Vangelo odierno la folla richiede un miracolo strepitoso da parte di Gesù. Non le bastano le parole del Maestro, né i suoi numerosi gesti significativi, hanno addirittura preteso che lui obbedisse loro, esibendosi con ulteriori segni (vedi Lc 11,29-32).
Tanti, oggi, cercano la sicurezza e la tranquillità in segni prodigiosi o miracoli. È vero del resto che le grandi città di oggi - simili alla grande Ninive - hanno reso difficile la vita.
Nel rimprovero di Gesù verso la sua generazione leggiamo proprio il desiderio profondo che Egli venga accolto come il vero Messia. Gesù, rivelatore dell'Amore del Padre, è pronto ad indicare l'abbraccio misericordioso verso tutti quelli che si dimostrano pronti alla conversione.
La durezza dei cuori dimostratagli significa la non accoglienza del Gesù Salvatore, figlio di Dio e figlio dell'uomo; significa non credere all'Amore del Padre. La generazione di Gesù, in definitiva, crede che per la loro salvezza Gesù non sia utile e preferisce affidarsi alla propria sapienza ed alla propria intelligenza. Potremo allora farci la vera domanda che riguarda il nostro cuore. Di chi ci fidiamo? Solo delle nostre forze? Ci riteniamo autosufficienti? Accogliamo il vero segno di Giona nell'accoglienza del Mistero Pasquale di Cristo come Mistero d'Amore e di redenzione?
In queste domande c'è l'interrogativo della fede che va sempre alla ricerca di un segno per appagare il non senso della vita. Gesù sarà il segno della misericordia di Dio per tutti. Invece di chiedergli segni, bisogna convertirsi all'annuncio della sua morte e risurrezione. Se la fede è obbedire a Dio, il contrario della fede è la pretesa che Dio obbedisca a noi. E questo avviene quando si instaura con Dio un rapporto di ricatto, chiedendo sempre prove nuove e più grandi, senza decidersi a credere al suo amore. Dio ci concede dei segni per farci arrivare alla fede. Ma chi ne cerca ancora dopo essere arrivato alla fede, instaura con Dio un rapporto di ricatto invece che di fiducia.
Fiduciosi allora in Colui che è capace di trasformare la propria vita, innalziamo la nostra preghiera: Concedimi, Signore, di vivere nella tua libertà, che è pienezza di amore ed espansione piena dell'essere in te, solo e unico bene. Fa che fiduciosamente possa impegnarmi ad affrontare la giornata affidando a Te, sommo bene, ogni mia debolezza, ogni preoccupazione o ansia, esercitando così la virtù della fede.

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