giovedì 6 maggio 2010

Venerdì della V settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Nel Vangelo odierno torna stringato e perentorio l'imperativo: "Amatevi gli uni gli altri" (vedi Gv 15,12-17).
Quello che è chiamato il comandamento per eccellenza del cristiano acquista qui la più forte espressione. Gesù aveva già evidenziato che il comandamento dell'amare il prossimo come se stessi è simile al primo comandamento: quello dell'amare Dio.
In questo dono d'amore, delicato e fortissimo, Gesù ci chiama amici. La sostanza del legame tra Gesù e i discepoli è l'amicizia. Gesù ci chiama amici!
L’amore di amicizia è la forma più alta dell’amore: vi si arriva attraverso un profondo e serio processo di decentramento e di dono che tutto dà senza nulla pretendere. L'amore di amicizia è l’amore adulto, dove il dono è libero da possessi, gelosie, pretese, rivendicazioni dove l’oblazione e la libertà umile e silenziosa lo declinano nei mille gesti di ogni giorno. Infatti Gesù ci spiega: un servo non conosce i segreti del suo padrone. E aggiunge: "Non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici".
In realtà, Gesù è morto per questo amore. Qui il "come" vivere l'amore di amicizia: “come io vi ho amati”.
Per Gesù la parola amicizia è una parola impegnativa per la stessa sua vita. Gesù prova per tutti amicizia, anche per Giuda che lo sta per tradire. E se proprio si vuole trovare una preferenza, è nei confronti dei più deboli, dei poveri, dei peccatori e degli esclusi. Nessun uomo, nessuna donna per lui sono nemici; non c'è traccia di cultura del nemico nei Vangeli. Tutt'altro: c'è un'incredibile testimonianza di amicizia. I suoi discepoli sanno che questo è il tesoro che debbono vivere e comunicare: il vangelo dell'amicizia.
Chiediamo al Signore che ci faccia dono dell'amicizia. Chiediamogli che la mantenga tra noi e con Lui.

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