sabato 19 giugno 2010

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Siamo nel tempo ordinario liturgico, un tempo che vuole sottolineare la ferialità della vita, un tempo che vuole farci rispolverare il nostro rapporto con Dio. Non per nulla la liturgia odierna ci invita a sostare e riflettere sulla domanda di Gesù: «Chi sono io secondo la gente?». La risposta data dai discepoli è bella e confortante: Gesù non lascia indifferente nessuno, emerge come un profeta, si staglia come un grande che parla le parole di Dio.
Purtroppo la risposta è sbagliata: per la gente Gesù è una figura del passato che ritorna, un nome in più nella lunga lista dei profeti, uno riconducibile a cose già viste, a parole già sentite. Infatti segue per i discepoli e per noi che siamo amanti delle "mani giunte", ancora una domanda (un po' più fine): «Ma voi, chi dite che io sia?». Una bella domanda che se ci mettessimo tutti a cerchio daremmo ancora tutte risposte una diversa dall'altra. Nel Vangelo, Pietro risponde di slancio, a nome di ogni discepolo: «Tu sei il Cristo di Dio». Non un profeta come gli altri, neppure il più grande tra loro, tu sei l'ultima risposta di Dio, il suo volto, la sua presenza. Chissà se ne siamo convinti!!!
Forse per capire quello che sto a dirvi dovremmo leggere e comprendere dal seguito del racconto evangelico. Gesù sta per intraprendere un cammino davvero difficile verso Gerusalemme. Egli ha ormai chiaro lo scontro che ci sarà tra la sua predicazione e le autorità religiose (gli anziani e i principi dei sacerdoti) e spirituali (gli scribi) che dominano Israele. E certamente gli tornano in mente i numerosi brani dell'Antico Testamento ove si parla del servo sofferente o del giusto "trafitto", come scrive il profeta Zaccaria. Ma se per lui è chiaro quel che gli accadrà, non lo è affatto per i discepoli. Per questo, Gesù, senza commentare le opinioni della gente, chiede immediatamente ai discepoli: "Ma voi chi dite che io sia?". E' la domanda centrale del brano evangelico. Essa chiede certamente chiarezza di idee, ma soprattutto adesione del cuore.
La risposta di Pietro se non è chiara nel cuore e limpida nella fede, difficilmente capiremo la sequela di Gesù.Gesù sa bene che questa è l'essenza del suo Vangelo e non può rinunciarvi. Anzi, chiunque vuole seguirlo deve accoglierla. Continua perciò, a parlare proponendo alcune indicazioni sulla sequela. La prima e fondamentale condizione, comunque, è una adesione piena e totale a lui. Gesù vuole che i discepoli siano tali non solo esteriormente ma con il cuore; non a metà, ma interamente. E proprio all'inizio del suo viaggio verso Gerusalemme - siamo ancora in Galilea - dice a coloro che lo ascoltano: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua".
Forse neanche questo ci è facile da capire. "Capire" Gesù può essere anche facile, ma "comprenderlo" nel senso originario di prendere, afferrare, stringere e infine possedere il suo segreto, è possibile solo se la sua vita mi ha "preso" e pongo i miei passi sui suoi passi, rinnovo le sue scelte, preferisco coloro che lui preferiva, spendo la vita per qualcosa che conti più dei miei interessi. E saprò di Cristo solo ciò che di Lui ho vissuto.
Chiediamo al Signore di comprenderlo nella nostra vita per seguirlo in ogni istante secondo il cuore di Dio.


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