martedì 30 novembre 2010

Mercoledì della I settimana di Avvento

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Siamo presso il mare di Galilea, cioé in mezzo alla vita. In questo luogo, Matteo sottolinea un atteggiamento di Gesù: "lì si fermò". Sembra che ci sia una necessita a questo suo arrestarsi, una necessità motivata dalla stessa folla. Infatti, "Attorno a lui si radunò molta folla". Non è la solita folla ma gente che aveva bisogno di essere sanata (vedi Mt 15,29-37). La grazia del Signore si fa lode.
Gesù confida ai suoi discepoli la sua compassione per la folla: i volti sono sfiniti ma sopratutto, vi è una fame e una sete di senso. Sì, Dio ha compassione del male oscuro e profondo che affligge l'umanità. Nel suo guardarsi attorno, vede vagare senza meta, trascinarsi con stanchezza un'esistenza di cui non comprende più il senso.
In questo contesto invita i discepoli a "portare i pesi gli uni degli altri", alla condivisione. All'occhio umano è faticoso, anzi impossibile: "Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?". Ma non è quello che chiede Gesù in quel momento.
E' simbolico il gesto del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Non è una questione del semplice nutrimento. Pensate agli antichi egizi. Per loro il pane oltre a rappresentare fonte per la loro alimentazione era anche base della loro vita. Possedere“ un gran numero di pani” significava avere ricchezza.
Con questa ricchezza Gesù coinvolge i discepoli di ogni tempo alla condivisione dei beni e delle energie: una chiamata alla condivisione del tempo e della vita
Diceva l'Abbe Pierre: Davanti a ogni sofferenza umana, secondo le tue possibilità, impegnati non soltanto per alleviarla tempestivamente, ma anche per distruggere le sue cause. Impegnati non soltanto per struggere le sue cause, ma anche per alleviarla tempestivamente.
Chiediamo al Signore che dinanzi a queste necessità non siano i nostri occhi a guardare, ma di avere i Suoi occhi e condurre alla salvezza molte vite.



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