Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
La liturgia di questa domenica ci invita a rallegrarci. E' la domenica della gioia e il "La" iniziale ce lo da l'antifona d'ingresso alla Messa: "Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione. (cf. Is 66,10-11)".
La gioia è il tema racchiuso nel capitolo 15 del Vangelo di Luca. Luca costruisce il suo vangelo intorno a tre parabole. Concentra in questi tre capolavori la sintesi del suo annuncio, la logica stringente della sua vita. Una di queste parabole, forse la più conosciuta del vangelo, è quella erroneamente chiamata del "figliol prodigo".
Se quello di Luca è chiamato il "Vangelo della misericordia" questo di oggi ne è il manifesto insuperabile, capace di ritrarre l'indicibile vicenda eterna dell'amore del padre per il figlio. Un amore capace di far tornare indietro il figlio dalla morte, di scambiare la pena con la festa di nozze per averlo ritrovato dopo averlo perduto. Questa è la domenica laetare, della letizia, incastonata al centro della Quaresima, tutt'altra cosa rispetto ai nostri carnevali.
Questa parabola rivela il centro del vangelo: Dio come Padre di tenerezza e di misericordia. Egli prova una gioia infinita quando vede tornare a casa il figlio da lontano, e invita tutti a gioire con lui.
Questa parabola ha come primo intento di portare il fratello maggiore ad accettare che Dio è misericordia. Questa scoperta è una gioia immensa per il peccatore e una sconfitta mortale per il giusto. E' la conversione dalla propria giustizia alla misericordia di Dio. La conversione consiste nel rivolgersi al Padre che è tutto rivolto a noi e nel fare esperienza del suo amore per tutti i suoi figli. Per questo il giusto deve accettare un Dio che ama i peccatori. Per accettare il Padre bisogna convertirsi al fratello.
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Il vangelo di questo sabato ci prepara ad accogliere nel cuore e nella vita il Vangelo che ascolteremo domenica. Intatti la parabola riportata dall'evangelista Luca (vedi Lc 18,9-14) ci racconta un brano evangelico pungente, che scuote fortemente e totalmente la vita cristiana e religiosa.
Nel Vangelo, Gesù chiede una fede radicale, con un indirizzo chiaro: per entrare nel Regno di Dio, dovete tornare come bambini (cfr. Lc 18,15-17). Quanto ci propone Gesù sembra voler specificare l'importanza della qualità della nostra preghiera. Una preghiera che deve essere insistente, perseverante (Lc 18,1-8), ma soprattutto sincera nelle parole come nell'intenzione, condizione necessaria, questa, per vincere il male che ha come radice profonda la divisione. Oltre la perseveranza e la fiducia "quando ci si rivolge a Dio" è necessaria l'umiltà.
Se la preghiera non è umile, è una separazione diabolica dal Padre e dai fratelli. E' lo stravolgimento massimo: in essa si usa Dio per cercare il proprio io. E' il peccato allo stato puro.
La preghiera del pubblicano è quella dell'umile: penetra le nubi (cfr. Sir 35,17). E' simile a quella dei lebbrosi e del cieco (cfr. Lc 17,13; 18,38); è la preghiera che purifica e illumina. E' una supplica con due poli: la misericordia di Dio e la miseria dell'uomo. L'umiltà è l'unica realtà capace di attirare Dio: fa di noi dei vasi vuoti che possono essere riempiti da Dio.
Mentre nel fariseo c'è tutto l'opposto: accusa gli altri di essere rapaci proprio mentre lui sta cercando di appropriarsi della gloria di Dio. Accusa gli altri di essere ingiusti, ossia di non fare la volontà di Dio, mentre lui trasgredisce il più grande dei comandamenti: l'amore per Dio e per il prossimo. Accusa gli altri di essere adulteri mentre lui si prostituisce all'idolo del proprio io, invece di amare Dio.
La religiosità che egli vive è solo esteriore; dentro c'è presunzione, ma anche molta grettezza, cattiveria, arroganza che lo spinge a giudicare con disprezzo il fratello peccatore che ha preso posto in lontananza.
Con questa celebrazione liturgica si conclude la terza settimana di Quaresima, con un insegnamento sulla conversione e sulla penitenza; per giungere santamente a Pasqua occorre un cuore rinnovato.
Guardiamoci dentro per vedere a chi somigliano nella vita e preghiamo. Colpisci, Signore, distruggi in me ogni presunzione farisaica, ogni ricerca delle apparenze. Fammi vivere del tuo Amore, o Crocifisso per Amore! Perché conoscendoti sempre di più, io concretamente sia "servo" per amore di quanti mi vivono accanto.

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
Il Vangelo di oggi inizia con una domanda che ci riporta al nostro primo catechismo. Uno scriba ascoltando Gesù, vuole conoscere di più (vedi Mc 12,28-34).
C'è un desiderio di fondo nello scriba, di capire quale comandamento è essenziale fra la confusione di tante leggi e prescrizione della Legge di Mosè.
Una richiesta necessaria e sincera per il gran numero di leggi che preoccupava la sua mente e la mente di tanti altri dottori e scribi, al quale Gesù risponde garbatamente, elogiando, poi il breve commento che il dottore stesso ne fa. La risposta di Gesù non è di per sé sconosciuta, cita lo Shemà Yisrael, "Ascolta, Israele", il credo del pio israelita, tratto dal Deuteronòmio, ripetuto, ancora oggi, tre volte al giorno. A questo primo comandamento segue, quasi come conseguenza naturale: "amerai il prossimo tuo come te stesso", tratto dal Levitico.
La Bibbia insegna che il nostro amore per Dio e per il prossimo suppone un fatto precedente, senza il quale tutto resterebbe incomprensibile: l'amore di Dio per noi. Qui è l'origine e la misura del nostro amore. L'amore dell'uomo nasce dall'amore di Dio e deve misurarsi su di esso. E qui si inserisce la seconda precisazione: chi è il prossimo da amare? La Bibbia risponde: ogni uomo che Dio ama, cioè tutti gli uomini, senza alcuna distinzione, perché Dio si è rivelato in Gesù come amore universale.
Gesù ancora oggi ci dice che la vita terrena è un dono per darci la possibilità di crescere nell'amore di Dio e dei fratelli per unirci a lui liberamente. Uno diventa ciò che ama. Dio è diventato uomo per amore nostro e per farci come lui.
Lo scriba è pienamente d'accordo con le parole di Gesù: Amare Dio con tutto se stesso e il prossimo come se stesso "è meglio di tutti gli olocausti e i sacrifici".
Alla luce di questa verità, dobbiamo rivedere radicalmente il nostro modo di amare: molto del cosiddetto amore, che schiavizza sé e gli altri, è una contraffazione dell'amore: è egoismo.
Quanta purificazione, quanta grazia di Dio occorrono perché l'amore sia vero amore!
Nella preghiera amorosa con Gesù sull'essenzialità del comandamento dell'amore verso Dio e verso i fratelli e le sorelle, pregherò: Signore Gesù, non voglio vivere la vita solo in superficie. Insegnami che cosa è l'amore e come esprimerlo nell'impegno concreto di ogni giorno per Dio e per il prossimo.
Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
Ancora una volta il Vangelo ci mostra Gesù che lotta contro il male, contro il principe del male che teneva schiavo un uomo rendendolo muto, incapace di comunicare con gli altri. Gesù libera quest'uomo dalla sua schiavitù. E tutti, appena sentono parlare quest'uomo, si meravigliano. (vedi Lc 11,14-23). La lotta che Gesù condusse contro satana nel deserto, ora continua. La sua forza è lo Spirito del Padre. Di fronte a questi due contendenti, ognuno deve schierarsi. Non è possibile rimanere neutrali.
Vincere lo spirito del male è il primo obiettivo della missione di Gesù (cfr. Lc 10,18) per donare all'uomo il suo Spirito di Figlio. Ogni vittoria sullo spirito di menzogna e di egoismo si ottiene solo con la forza dello Spirito di verità e di vita (cfr. Lc 9,49-50).
Non bisogna aver paura. Nel Vangelo, Gesù fa vedere che satana è già vinto: la guarigione del muto è una vittoria contro satana e lo spirito di menzogna e di egoismo. Anche nel deserto Gesù ha vinto satana nella forza dello Spirito di Verità.
Così è anche per noi. Qualsiasi nostra conquista sulle forze del male, in noi e negli altri, avviene nella forza dello stesso Spirito Santo, ricevuto nel Battesimo. In Gesù "il dito di Dio" opera continuamente per la nostra salvezza, per condurci alla vita di comunione con lui che è il Regno. La scelta è nostra: ‘avere la vita' o ‘disperdere la vita'.
Noi abbiamo sempre bisogno di Gesù, dell'azione dello Spirito Santo nella nostra vita. Gesù ancora oggi ci ripete questa verità: "Chi non raccoglie con me dissipa".
Infatti se stiamo scalando una montagna difficile (così come definiamo la nostra vita) e invece di stare accanto alla guida, ci allontaniamo, con ogni probabilità perdiamo il sentiero, la pista, spesso la vita.
In queste parole, risuona il verbo "ascoltare". La conversione inizia con l'ascolto della Parola di Dio e il rifiuto di ascoltare altre voci. Quando ascolta la voce di Dio, l'uomo è aperto ad "accettare la correzione di rotta" e a convertirsi davvero. Chi ascolta la Parola di Dio dalle labbra di Gesù sta con Gesù e raccoglie frutti, chi non l'ascolta, è contro di Lui e disperde.
Se ascoltiamo la sua Parola, giorno dopo giorno, e la mettiamo in pratica, "raccogliamo" con Lui vita, e vita eterna. Se stiamo con Lui, tutto ha senso, tutto, in definitiva, è per il nostro meglio. Se ci stacchiamo, il nostro vivere è dispersione, vanità, anche quando può, al momento, darci il senso del benessere e del successo.
Ti prego, Signore Gesù, che per la fede sei nel mio cuore, che vieni in me eucaristicamente vivo nella comunione, che mi assicuri la tua presenza se attuo il precetto dell'amore, fammi stare con te. Non permettere che io "disperda" quel che penso, vivo e amo. Dammi che tutto sia potenziato dal mio essere con te.
Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
La pagina del Vangelo di oggi ci invita a seguire con estrema fedeltà la legge di Dio, cioè la sua volontà manifestata nella sua parola (vedi Mt 5,17-19). L'evangelista Matteo scrive per aiutare le comunità dei giudei convertiti a superare le critiche dei fratelli di razza che li accusavano dicendo: "Voi siete infedeli alla Legge di Mosè". Se ricordiamo, Gesù stesso era stato accusato di infedeltà alla legge di Dio. Matteo, qui, ha la risposta chiarificatrice di Gesù nei riguardi dei suoi accusatori. Così dà una luce per aiutare le comunità a risolvere il loro problema.
Nel Vangelo Gesù dice di non essere venuto per abolire ma per portare a compimento. Ed è proprio il "compimento" della legge il centro di questo brano evangelico. E il compimento è l'amore. Si tratta di diventare "perfetti come perfetto è il vostro Padre che è nei cieli" dice Gesù ai discepoli, richiamando l'invito di Dio: "Siate santi, perché sono io Santo, il Signore vostro Dio!" (Lv 19,2). Egli stesso è il completamento della Parola di Dio che risuona sulla terra sin dal tempo di Abramo. Gesù, infatti, non cancella le disposizioni date da Dio, semmai le esalta nel loro senso più pieno; non cambia, infatti, neppure uno "iota" (la lettera più piccola dell'alfabeto ebraico), perché nessuna parola della Scrittura va disattesa, anche la più piccola. Gesù compie la Legge, che manifesta la volontà del Padre, amando i fratelli. L'amore non trascura neanche un minimo dettaglio, anzi manifesta la propria grandezza nelle attenzioni minime.
Il discepolo, seguendo il Maestro, deve anche lui portare a compimento nella vita di ogni giorno quanto è scritto nella Bibbia. "Mio cibo è fare la volontà del Padre", ha detto il Signore Gesù. La sua infinità libertà è quella di aderire per amore a un progetto d'infinito Amore.
Anche per ciascuno di noi deve essere così. Non sono veramente libero quando faccio ciò che mi pare, ma quando per amore e solo per amore, abbraccio ciò che Dio vuole da me, momento per momento. L'ascolto e la pratica della Parola di Gesù fa conoscere la verità e la verità mi rende libero (cfr. Gv 8,32).
Preghiamo perché la nostra vita sia pieno di ascolto della Parola del Signore, lasciandoci trasformare, poco alla volta, da Essa.
Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
Nel vangelo (vedi Mt 18,21-35) ci viene proposto di "perdonare di cuore i nostri fratelli", come ha fatto con noi Dio, che ci ha perdonato mostrandoci fino in fondo la sua misericordia.
La parabola evangelica manifesta l'enorme differenza tra il perdono di Dio verso di noi e il nostro perdono verso il fratello. Nonostante tutto, spesso non siamo capaci di questi "piccoli perdoni". Forse avremo bisogno di sentire tutto il peso delle nostre miserie e dei nostri peccati, per capire da cosa ci salva Iddio ed avere un comportamento giusto verso i nostri fratelli: "siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro. Perdonate e vi sarà perdonato".
Ci capita infatti di dimenticarci di tutto il bene che abbiamo ricevuto dal buon Dio, di quanto egli ha fatto per noi, dell'incarnazione del Verbo, della sua passione, della sua morte, del condono pieno e totale dei nostri debiti, quando neghiamo misericordia al nostro prossimo. Assumiamo esattamente lo stesso atteggiamento del servo malvagio del Vangelo. Purtroppo capita anche ai così detti buoni cristiani. Non dovremmo mai dimenticarci delle parole che ogni giorno ripetiamo nella nostra preghiera come impegno al Padre: "rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori".
Nel Vangelo la parabola conclude con queste parole del re: "Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?".
Essere discepoli nella comunità di Gesù vuol dire vivere l'amore compassionevole del Padre verso ogni fratello e sorella; sempre pronti ad accogliere e condividere fraternamente il perdono ricevuto dal Padre.
Signore Gesù, fa crescere in me durante questa Quaresima, un amore compassionevole come il tuo, poiché possa pregare con sincerità vera "Padre nostro, perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo ad ogni nostro debitore".
Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
Il Vangelo di oggi (vedi Lc 4,24-30) rientra in quella sezione delle manifestazioni di Gesù in Galilea. Siamo ancora a Nazareth, Gesù aveva da poco proclamato il passo di Isaia sotto l'influsso dello Spirito Santo e qui sappiamo già cosa accade: invece di aprirsi nella fede e lasciarsi coinvolgere nel dono di Dio, i suoi compaesani si bloccano e si irritano.
Quando i doni di Dio ci vengono offerti come doni e strumenti di salvezza o li accogliamo con gratitudine e li viviamo nella fede o diventano il nostro interiore tormento. "Nessun profeta è ben accetto in patria!". Nel loro intimo non accettavano la nuova immagine di Dio che Gesù comunicava loro mediante questa nuova interpretazione più libera di Isaia. Gesù delinea quello che sarà il suo destino di profeta inascoltato, emarginato, squalificato.
Il messaggio del Dio di Gesù oltrepassava i limiti della razza dei giudei e si apriva per accogliere gli esclusi e tutta l'umanità.
Oggi, nella nostra società, che si dice tollerante, si ascoltano un po' tutti. Se oggi Gesù parlasse nella sinagoga della sua città, sarebbe ascoltato? Dici di no?! Hai ragione anche oggi è difficile essere profeti, andare contro corrente; come minimo pensano che tu sia un pazzo. Soprattutto quando c'è qualcuno che vuole cambiare le cose, scuoterci da quel tran tran che ad un certo punto ci avvolge.
Essere coerenti non è facile, diventa odioso uno che ci costringe ad esserlo, soprattutto se questi è uno che è cresciuto sotto i nostri occhi.
Lasciamo piuttosto far passare Dio dalla nostra vita. Evitiamo di avanzare pretese che impediscono a Dio di concederci la sua grazia. Non ci rendiamo abbastanza conto che abbiamo bisogno di essere sempre purificati da Gesù. Non permettiamo abbastanza allo Spirito Santo di “convincerci quanto al peccato”. Solo lo Spirito Santo, dandosi a noi, può darci una giusta coscienza del nostro peccato, non per opprimerci, ma, al contrario, per aiutarci a ricevere il perdono di Gesù, la guarigione e la salvezza! Ancora oggi, egli continua a farsi presente per salvarci nonostante le nostre esitazioni e debolezze. Dobbiamo solo abbandonarci senza riserve ad un ascolto fiducioso che porta ad una vita cristiana convinta.
O Signore onnipotente, ascolta il tuo popolo in preghiera: manifestargli il tuo volto paterno perché sappia riconoscere la salvezza che tu gli proponi nel Cristo tuo Figlio che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.