sabato 29 maggio 2010

SANTISSIMA TRINITA' (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Abbiamo celebrato la festa di Pentecoste che dopo otto giorni ne celebriamo il mistero: la Santissima Trinità, uno dei misteri principali della nostra fede cristiana e cattolica: un solo Dio, in tre persone, in dialogo d'amore. Forse senza rendercene conto è la Trinità che noi cristiani invochiamo (chiamano in causa) più spesso e nei momenti più importanti. Basta pensare solo il segnarsi facendo un segno di croce...
Nel Catechismo della Chiesa cattolica viene sottolineato che "Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso. È quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. È l'insegnamento fondamentale ed essenziale nella «gerarchia delle verità» di fede. «Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio vero e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato». Ed aggiunge che "la Trinità è un mistero della fede in senso stretto, uno dei «misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono divinamente rivelati».
La festa della Trinità che oggi celebriamo, è l'esplosione della bellezza e della novità di Dio. Gesù ci fa incontrare un Dio inaudito, indeducibile da ogni premessa.
Gesù svela che il Volto di Dio è amore, festa, incontro, relazione, amicizia, comunione, famiglia, danza! Che spettacolo: la bellezza della Trinità è davvero imbarattabile con qualsiasi altra immagine di Dio in circolazione.
La Parola del Vangelo odierno è quella stessa di Gesù nel contesto del lungo discorso agli apostoli, alla vigilia della passione. Egli promette a quanti credono in Lui, lo Spirito Santo che chiama Spirito di verità perché "prende" quel che Gesù ha detto e ce ne illumina il senso, lungo i nostri giorni di vita, dentro quella storia umana in cui a poco a poco "le cose future" diventano presenti. E' dunque lo Spirito Santo che ci aiuta ogni giorno a capire meglio la verità di noi stessi, la verità di Dio amore, la verità del nostro renderci responsabili del bene nostro e altrui, solidarizzando con gli altri.
Preghiamo spalancando il nostro cuore al mistero di Dio Padre che, generando continuamente il Figlio nello Spirito Santo, rigenera continuamente anche noi se ci lasciamo guidare da Lui sulle strade della vita amando nello Spirito Santo:
O Spirito di verità, educami alla gratuità del servizio e alla gioia della comunione col Padre in Gesù, insieme a tutti i fratelli.


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domenica 23 maggio 2010

Lunedì della VIII settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Abbiamo appena celebrato la festa di Pentecoste che chiude il ciclo Pasquale che subito iniziamo, nuovamente, il Tempo Ordinario che ci accompagnerà fino all'Avvento.
Il brano odierno (vedi Mc 10,17-27) ci richiama, tanto per stare in tema, all'ordinarietà della vita cristiana: la santità o la vita eterna
Durante la ferialità della vita, penso che sia il caso chiedersi: cosa devo fare per avere la vita eterna? oppure sto camminando verso la vita eterna?
Farsi questa domanda significa segnare i primi passi nella fede, come lo fu per tanti uomini e di tante donne. Sono tante le persone che "corrono" verso qualcuno che possa dare la felicità o che sappia indicarne la via.
Nel Vangelo ci sta "un tale" che, dopo aver corso, si inginocchia davanti a Gesù, e chiamandolo "buono" gli fa la domanda sulla vita eterna. Che cosa è la vita eterna? La vita eterna è la vita piena, la vita tutta, la vita riuscita, la vita felice, la vita vita, insomma. Non è quindi una pia domanda, quella del giovane, né un fervorino affettato, ma è la dimensione stessa dell'uomo, assetato di felicità, alla continua ricerca, talvolta affannosa, della gioia.
Gesù anzitutto lo corregge: "Perché mi chiami buono? Solo Dio è buono!". Poi fa un lungo elenco di atteggiamenti, di stili di vita che testimoniano questo desiderio di pienezza. Forse la risposta può essere esagerata ai nostri occhi, ma forse è il caso di vedere se non siamo noi esagerati o avanziamo pretese nel comportamento della vita cristiana o del nostro cammino verso la vita eterna sentendoci a posto con la nostra coscienza. In verità è una scusa per non cambiare il cuore e la vita.
Ma se notiamo il personaggio del vangelo osservando i comandamenti si sentiva a posto con la coscienza, ma non bastava. Infatti, il suo problema, il problema del credente, di ognuno di noi, non è sentirsi a posto, ma seguire il Signore con abbandono e decisione. Il "tale" del vangelo ha paura di lasciare un nulla sicuro per un tutto che reputa incerto, e perciò perde la vita vera.
Gesù ogni giorno continua a "fissare con amore lo sguardo" su di noi perché non tratteniamo le tante ricchezze che abbiamo accumulato, che peraltro ci appesantiscono la vita e rallentano la sequela del Vangelo. L'unica vera ricchezza per cui vale la pena vivere è diventare discepoli di Gesù. Quell'uomo, scegliendo per le ricchezze, se ne andò triste. Preferiva una coscienza a posto che un seguire Gesù.
Chiediamo al Signore Gesù che ci faccia la grazia non di una coscienza a posto ma di essere capaci di seguirlo sulle strade della vita.
Chiediamo anche l'intercessione della Vergine Maria che oggi la veneriamo sotto il titolo di Ausiliatrice.