sabato 31 luglio 2010

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La lettura evangelica odierna i porta a riflettere su uno stile di vita di tutti i giorni che viviamo: la cupidigia. Oggi la Parola di Dio, a tal proposito ci dice: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché la vita di un uomo non dipende dai suoi beni”. E “arricchitevi davanti a Dio!”.
Il monito di Gesù sono parole su cui riflettere non solo oggi, ma sempre, perchè sono parole che liberano il cuore dell'uomo da ogni ipocrisia. Infatti, Cristo opera in maniera radicale liberando il cuore dell’uomo da ciò che lo divide e allontana dal fratello, dalla sorella, da tutti. Cristo libera l’uomo dalle sue maschere, dalla sua ipocrisia.
La prima maschera che l’uomo indossa tende a cancellare l’identità di un figlio che, come fa suo Padre, ama e si dona. Se non sei figlio non sei neppure fratello, sorella, madre, padre e di conseguenza ti chiudi al prossimo; ti identifichi in ciò che possiedi. Il tuo datore di vita diviene solo la cupidigia (vedi catechismo chiesa cattolica) cancellando la tua vera natura. Se colui che ti ha dato la vita è ciò che possiedi, Dio non è più tuo Padre ed il prossimo non è più tuo fratello anzi diventa tuo contendente, tuo nemico.
A guardarci intorno oggi sembra che questa pagina evangelica sia stata scritta proprio per noi che viviamo questo secolo. Sarebbe il caso di rileggerla con calma riflettendo su ogni parola che incontriamo per poter vivere meglio la nostra vita. Viverla nei nostri quotidiani questa parola e non delegarla.
La Parola di Dio è dono di Dio per tutti che ci invita a fare un passaggio, una Pasqua da vivere in ogni giorno e ambito della nostra vita.


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lunedì 26 luglio 2010

26 Luglio Santi Gioacchino ed Anna

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


In questi giorni stiamo festeggiando sotto vari titoli e nelle varie città la Madre di Dio. Oggi, vogliamo ricordare i suoi genitori: Gioacchino ed Anna.
"Facciamo l'elogio degli uomini illustri" dice il Siracide, ma sappiamo ben poco dei genitori di Maria: anche per loro si verifica la legge del segreto, del silenzio, del nascondimento che Dio ha applicato alla vita di Maria e alla maggior parte della vita storica di Gesù.
A maggior ragione il Vangelo odierno, attraverso la parabola del granello di senapa e al lievito, non ci fa vedere altro come questo silenzio vive nella vita, non solo degli uomini illustri, ma di quanti sono fedeli fino alla vita alla voce del Signore (vedi Mt 13,31-35).
E' difficile ancora oggi pensare che il Regno dei cieli è così stentato, che cammina a tentoni come il mondo. eppure è così, ma poco alla volta, crescendo come il granello di senapa, riesce a raggiungere l'altezza di due o tre metri e può accogliere tra i suoi rami anche gli uccelli.
Tutto questo Gesù lo paragona al Vangelo. Il Vangelo dopotutto è una parola, un messaggio che può essere disatteso, dimenticato, allontanato. Tuttavia, se questa Parola di Salvezza venisse accolta e fatta crescere, diviene ben visibile e allarga il suo influsso oltre noi stessi.
Questo forse non è facile neanche capirlo, ecco perché viene ancora ripreso questo discorso da un'altra parabola dal lievito nella massa. Una donna che vuole cuocere del pane, alla massa della farina aggiunge una piccola quantità di lievito; impasta il tutto e poi lo copre con un panno e lo lascia fermentare tutta la notte. Al mattino, tutta la pasta è fermentata da quel pugno di lievito.
L'evangelista qui fa notare la sproporzione tra l'umiltà dell'inizio e la grandezza della fine. Così è del Vangelo. Queste parole ci dicono che non conta il piccolo numero e la quantità poco appariscente; davanti a Dio conta essere davvero lievito. Così è anche per la comunità dei credenti: essa è piccola e debole, ma se si lascia guidare dallo Spirito del Signore diventa una pianta che accoglie tanti e un lievito che fermenta la vita degli uomini.
Le parabole del vangelo odierno annunciano questo messaggio: bisogna che i credenti abbandonino i loro appoggi terreni, diventino poveri, umili, deboli per far sì che la Chiesa acquisti i caratteri voluti da Cristo Gesù. Chi riceve il Regno come un granello di senape deve uniformare il proprio animo alla lezione che viene dal piccolo seme.
Celebrare oggi questi grandi personaggi biblici non fa altro che ricordarci questa umiltà da vivere nel quotidiano silenziosamente. La parola definitiva di Dio è stata pronunciata in Cristo e noi possiamo contemplare il suo mistero, ancora nella fede, ma già compiuto in lui.