sabato 9 ottobre 2010

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La tua fede ti ha salvato: è il messaggio che risuona oggi nel Vangelo e che porta all’azione di grazie, all’eucaristia. Al tempo di Gesù i lebbrosi era­no il simbolo dell’esclusione sociale. Ma l’esclusione, esercitata verso altri di cui si ha paura o che non interessano, è un atteggiamento che può tentare anche molti cristiani di oggi. Eppure Dio offre la sua salvezza a tutti gli es­seri umani. La salvezza, infatti, è dono gratuito e non conquista umana: e a questa offerta tanti possono rispondere con la loro fede, al di là di ogni schema sociale o religioso.
Il binomio fede-salvezza offre il senso più completo dell’evento, come sottolinea Gesù con parole analoghe a quelle rivolte alla donna peccatrice, all’emorroissa,al cieco di Gerico: «Alzati e va; la tua fede ti ha salvato!». Secondo la teologia lucana, salvezza non è guarire dalla lebbra, ma affidarsi a colui che guarisce con l’obbedien­za della fede. Solo il samaritano è entrato in questa logica ed è l’unico a darne testimonianza. Risulta dunque che il lebbroso samaritano è molto più di un miracolato e Gesù molto più che un guaritore.
Nella Chiesa, la fede di coloro che sono stati riscattati diventa azione di grazie al Padre per mezzo di nostro Signore Gesù Cristo (cf. Col 3,16-17).
Entrare in questa logica è un guardarsi dentro. Il samaritano si è guardato, si è riconosciuto guarito e ha tratto le sue conclusioni.
Guarda cosa Dio ha fatto per te e scopriti guarito, riconosci le tante volte che Ti è stato a fianco per aiutarti e apri il tuo cuore alla lode, ringraziaLo per quanto ti è stato fedele “e non essere più incredulo ma credente.”

O Dio, fonte della vita temporale ed eterna, fà che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo: ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede, e la Chiesa intera sia testimone della salvezza che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.




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venerdì 8 ottobre 2010

Sabato della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



In questo sabato, la liturgia ci fa sostare sulle parole beatifiche pronunciate da Gesù: "beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!" (vedi Lc 11,27-28).
Il brano, se ci facciamo caso, segue dopo che Gesù con la preghiera del Padre nostro in cui invita tutti a chiamare Dio Abbà; poi col discorso sulla necessità di pregare con insistenza sempre, chiedendo opportunamente e inopportunamente, giorno e notte; poi, ancora, con la restituzione della parola all'uomo posseduto da un demonio che lo rendeva muto. Tanto è lo stupore suscitato che una donna, tra la folla, prorompe in un'esclamazione di ammirazione verso Maria, la Madre di Gesù, che in realtà, nella mentalità orientale, è esaltazione del figlio.
Gesù da' una risposta particolare, rivoltando la beatitudine, senza togliere nulla a Maria, pronunciata dalla donna verso coloro che praticano la Parola di Dio nella vita di tutti i giorni.
Maria è la donna che ascolta la Parola di Dio e la osserva. Qui in queste poche parole, l'Evangelista Luca non fa altro che farci guardare Maria come modello di imitazione.
La donna del Vangelo invece di invidiare Maria è chiamata ad imitarla: la sua vera realtà di madre di Dio è ascoltare e custodire la Parola. Questo è il passaggio nella fede che ognuno di noi è chiamato ad operare.
Chiunque ascolta e accoglie il Regno di Dio è come Maria: come lei genera e nutre il Cristo nel suo cuore e nel cuore del mondo. È beato perché trasformato, nell'ascolto assiduo e nel ricordo costante del cuore, nella Parola accolta: Gesù.
Maria accoglie la Parola che, in lei, diventa carne, volto, voce, vede la Parola crescere e sgambettare per casa, insegna a Dio a parlare, a pregare, ad allacciarsi i sandali.
Sull'esempio di Maria che ascolta fattivamente la Parola di Dio, abbiamo un Dio che riempie la nostra quotidianità, anzi la abita e la riempie di straordinarietà!
Che Maria ci assista nel nostro voler essere discepoli. Che possiamo prendere sul serio Dio, perché anche in noi si manifestino grandi cose come in Maria.

giovedì 7 ottobre 2010

Venerdì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo di oggi ci parla di una lunga discussione attorno all’espulsione di un demonio muto che Gesù aveva compiuto dinanzi alla gente, mostrandoci Gesù che lotta contro il male, contro il principe del male che teneva schiavo un uomo rendendolo muto, incapace di comunicare con gli altri(vedi Lc 11,15-26).

È una storia di opposizione e di lotta che continua ancora oggi. L'incomunicabilità è davvero frequente: è difficile comunicare tra persone, tra etnie, tra popoli, tra nazioni. E l'incomunicabilità crea tensioni e conflitti, talora drammatici.
Nel Vangelo viene richiesto a Gesù, per essere credibile, un segno proveniente dal cielo. Il Signore, però, manifesta la sua potenza nell'umiltà. Se nell'umiltà nasce in una mangiatoia e nell'umiltà muore sulla croce.

Infatti, nel segno della croce si manifesta a tutti noi, manifesta la sua potenza nei nostri cuori e si dona con amore.
Egli è Colui che compie miracoli e segni a favore dei malati nel corpo e nello spirito. Scaccia da loro i demoni perché non vuole che i suoi fratelli siano invasi dal maligno.
La forza del male agisce nel mondo e nel cuore dell'uomo come germe di divisione, tenebra e violenza. L'uomo che si trova implicato nel suo regno, ne è reso muto: incapace di comunicazione vera con gli altri. Gesù che viene e scaccia i demoni è colui che, incarnando in se stesso lo Spirito di Dio, propaga il Suo Regno.
Il fondamento profondo del Regno è l'unità stessa che fa vivere il Padre e il Figlio nello Spirito.
Con la sua Parola, Gesù ci dice di stare attenti per non tornare prigionieri di Satana, perché è sempre un leone ruggente che cerca di divorare (1Pt 5,8), bisogna resistergli nella fede. Lo si vince semplicemente, tenendo salda la fiducia nel Padre.

mercoledì 6 ottobre 2010

7 ottobre: Beata Maria Vergine del Rosario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!




Oggi la Chiesa ci fa ricordare la Vergine Maria del Rosario. Il mese di ottobre ci conduce ad un culto antico della Madonna del Rosario nel XIII secolo diffuso in particolare dai padri domenicani. Il rosario, fu chiamato il vangelo dei poveri perchè faceva meditare e pregare senza leggere nessun testo. Il beato Alano de la Roche (+ 1475), domenicano, inculcò molto la forma del Rosario in 15 poste, che è la forma che poi prevalse, ne formulò meglio i Misteri in numero di 15 e la loro divisione in gruppi di 5 con la classificazione in Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi agli inizi del 1500. A questi nel 2002 papa Giovanni Paolo II aggiunse i Misteri della Luce che fanno meditare alcuni momenti significativi della vita di Gesù Cristo.
Il Vangelo odierno continua il discorso sulla preghiera intrapreso col Vangelo di ieri. In effetti, la preghiera è un cammino da alimentare ogni giorno, oltre che da vivere.
Gesù conosce i dubbi che i discepoli hanno sull'efficacia della preghiera - storia che si ripete ancora oggi - e oggi Gesù insegna che dobbiamo pregare con fede ed insistenza, senza venir meno. Per questo usa una parabola provocatoria (vedi Lc 11,5-13).
La parabola di Gesù ci mostra come la preghiera insistente sia importante. Per progredire nella nostra vita quotidiana, anche nel campo della carità, non possiamo prescindere dalla preghiera. L'amico inopportuno rappresenta un po' il carattere di tutti noi.
Gesù sembra voler spingere i discepoli ad essere anch'essi "importuni" con il Padre nella preghiera. È necessario perseverare nel domandare: "chiedete e vi sarà dato", dice ai discepoli, appunto come accade nella parabola.
La preghiera insistente costringe Dio "ad alzarsi" e ad esaudire la nostra richiesta. E Dio, continua Gesù con la seconda parabola, non solo risponderà, ma darà sempre cose buone ai figli. Egli ascolta sempre coloro che si rivolgono a lui con fiducia. Davvero la preghiera ha una forza incredibile, riesce anche a "piegare" Dio verso di noi.
Il problema è che spesso non siamo perseveranti nella preghiera, soprattutto nella preghiera comune, e non poche volte la nostra fiducia è davvero limitata. Ma la preghiera è anche aderire alla pedagogia di Dio e scoprire, nell'ascolto vero di Dio, la nostra vocazione autentica. Solo nell'ascolto vero della Parole e nella docilità allo Spirito, possiamo allora scoprire il vero valore della preghiera e di tutte le preghiere.
L'invocazione allo Spirito, che Gesù ci raccomanda è il fondamento della vera preghiera; preghiera che diventa trinitaria perché effettuata al Padre, nel nome del Figlio e per lo Spirito Santo.
Scopriamo, allora questo ascolto vero di Dio. Scopriamo che, nell'autenticità della preghiera cristiana, non obblighiamo Dio ai nostri voleri ma siamo noi che cambiamo per aderire alla sua volontà. In questo senso la preghiera nella fede è sempre esaudita.
Lasciamoci toccare il cuore da questa pagina evangelica e scopriremo la forza e l'efficacia della preghiera.

Supplica alla Regina del SS.mo Rosario di Pompei


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martedì 5 ottobre 2010

Mercoledì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


"Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli". Una domanda precisa, rivolta oggi a Gesù (vedi Lc 11,1-4).
L'evangelista Luca ci presenta una versione più breve, ridotta all'essenziale, della preghiera insegnata da Gesù, che Matteo ha riportato nel discorso della montagna. Gesù è il nostro maestro di preghiera. Tutto quello che gli chiediamo ce lo insegna nel Padre Nostro: il compimento del suo regno, il pane quotidiano, la sua misericordia, la liberazione dal peccato, ecc.
L'evangelista Luca narra delle circostanze nelle quali Gesù ha insegnato il Padre Nostro ai suoi discepoli. Uno dei doni più preziosi lasciatoci da Gesù nella sua missione terrena, la preghiera del Padre Nostro, è data da una richiesta specifica dei discepoli.
Il Padre nostro è la preghiera cristiana fondamentale. Dunque è da questa preghiera del Signore che possiamo capire che cos’è la preghiera. La preghiera del cristiano è parlare con Dio chiamandolo Abbà, papà, babbo.
Scrive santa Teresa d'Avila: La preghiera è un intimo rapporto di amicizia, un trattenimento da solo a solo con colui da cui sappiamo di essere amati.
La preghiera è una necessità fondamentale di ogni uomo e soprattutto del cristiano; è il respiro di ogni anima credente. La preghiera non umilia l’uomo, ma lo esalta perché ne rivela la sua grandezza: l’uomo è l’interlocutore privilegiato di Dio.
Nel vangelo notiamo che i discepoli sono abituati alla preghiera del loro Maestro. Lo vedono spesso appartarsi a pregare. Gesù vuol scegliere dei luoghi e dei momenti particolari per rivolgersi al Padre. Le veglie notturne, la solitudine di un monte, il silenzio del deserto sono le condizioni ideali per questa preghiera.
Non è una cosa semplice entrare nella dimensione profonda della preghiera, di saper gustare profondamente il Padre. Più ti immergi in questa realtà, ne sussurri il nome, facendolo emergere dalle profondità del tuo io, più senti che ti sfugge, ti supera, ti avvolge. E la parola ti muore sulle labbra. Ti accorgi che il silenzio si fa pienezza di quel mistero che non riesci ad afferrare. Dio, il cui nome è impronunciabile, come dice la Bibbia, perché nessun termine è adeguato ad esprimerne la realtà.
Nella preghiera la prima attitudine richiesta è riconoscersi figli, bambini che si affidano totalmente al Padre comune. Seguono, quindi, le parole di lode a Dio perché il suo nome sia lodato e il suo regno venga presto tra gli uomini; e poi Gesù ci fa' chiedere il pane per la vita quotidiana ed anche il perdono vicendevole: pane e perdono, due dimensioni essenziali per la nostra vita.
Chiediamo allo Spirito che anzitutto ci riconosciamo come figli e che anche la nostra preghiera sia un momento di particolare unione con Dio perché Egli si riveli nella nostra vita.
per il Vostro approfondimento sul cammino della preghiera vi propongo una mia pubblicazione che potete trovare nelle librerie:
Un viaggio in compagnia dell'Amico. Per i sentieri della preghiera

lunedì 4 ottobre 2010

Martedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il brano evangelico della liturgia odierna è molto conosciuto e ha dato la possibilità di molte interpretazioni diverse (
vedi Lc 10,38-42).
Nel suo viaggio a Gerusalemme, Gesù fa sosta a Betania e viene accolto da Marta sorella di Maria e di Lazzaro. Gesù ha fatto un gesto davvero "controcorrente" per la cultura ebrea: essere ospitato da una donna.
La scena, in questo focolare domestico, si svolge più o meno così: Gesù entra in una casa ed in una famiglia e vuole partecipare attivamente alla loro vita. Egli è l'ospite di riguardo; è un ospite che però non vuole imporre la sua autorevolezza ma la vuole dimostrare proprio in questa partecipazione familiare.
In questo atteggiamento di Gesù possiamo cogliere le motivazioni di due diverse accoglienze. Maria si pone ai piedi di Gesù, nel tipico atteggiamento della discepola. Ella non si è fatta ingannare dall'atteggiamento umile di Gesù, riconoscendo in Lui il vero Maestro. Marta, da sua parte, vede in Gesù il suo Signore e per questo vuole servirlo.
Maria vuole essere servita da Gesù, per il nutrimento della sua anima; Marta vuol servire Gesù per il nutrimento del corpo del Signore.
La presenza di Gesù in questa casa è gioia per Maria e fatica per Marta. Il dialogo che ne segue mette in evidenza la radice dei diversi atteggiamenti. In Marta emerge l'ego e il protagonismo che portano all'irritazione e all'affanno. In Maria è la docilità del discepolo che ascolta e accoglie il Signore. Azione e contemplazione non sono in contrapposizione. Ma l'evangelista sottolinea un'altro indirizzo di vita.
Se osserviamo, Gesù non interviene nel merito della questione e non fa arbitro tra le due sorelle. Gesù è interessato ai cuori e vuol sanare quelli che vede in affanno. Non a caso Gesù, poco prima di entrare a Betania, aveva raccontato la parabola del buon Samaritano.
Per essere davvero quel buon samaritano, sembra voglia dirci Gesù, capace d'amore compassionevole, pronto a farsi vicino e chinarsi sulle ferite del mondo, hai bisogno di chinarti ai miei piedi e di stare a lungo in mia compagnia, altrimenti ti disperdi, ti preoccupi e t'inquieti. Non solo, corri persino il rischio di sentirti, come Marta, "lasciata sola a servire".
Ora cogliamo bene come non ci sia, nell'intervento di Gesù, alcuna allusione alla superiorità della contemplazione rispetto alla carità in atto, ma solo una puntualizzazione: non ci può essere amore verace e duraturo se questo amore non è custodito da un cuore profondo e innamorato della Parola.
Lasciamo allora che il Signore si fermi nella nostra casa e rivolgiamogli queste parole: Signore, aiutami ad avere un cuore adorante e in ascolto, come Maria, seduta ai tuoi piedi, fuori dalla corsa del frenetico e affannato fare.


Ricordiamo oggi Santa Faustina Kowalska l'apostola della Divina Misericordia

domenica 3 ottobre 2010

4 ottobre SAN FRANCESCO D`ASSISI

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Festa di san Francesco d'Assisi, festa molto sentita. In questo momento mi viene voglia di definirla festa dell'umiltà e della pace, perchè Francesco d'Assisi era un uomo all'insegna dell'umiltà e della pace. Tanto è vero che il Vangelo di oggi il poverello di Assisi lo incarnò.
Il vangelo mostra la tenerezza con cui Gesù accoglie i piccoli. Lui voleva che i poveri trovassero riposo e pace. Per questo, Gesù fu assai criticato e perseguitato. Soffrì molto!
I poveri non ricevono da parte dei cristiani la stessa tenerezza che, in quel tempo, ricevevano da Gesù. Per esempio, tutto il continente africano, il più povero di tutti, è abbandonato dai paesi ricchi dell’Europa e dell’America del Nord che si dicono cristiani.
Gesù ha posto l'accento su due atteggiamenti importantissimi che noi dobbiamo manifestare: la gioiosa mitezza e l'umiltà. L'umiltà fa conoscere all'uomo se stesso e Dio. Come il fuoco riduce in cenere e abbassa le cose alte, così l'umiltà costringe il superbo a piegarsi e a umiliarsi, ripetendo le parole del Genesi: "Polvere tu sei e in polvere tornerai" (3,19). Senza l'umiltà non ci può essere la vera gioia né la possibilità di amare. L'umiltà ci fa vedere il nostro bisogno di amare ed essere amati e il nostro bisogno di essere perdonati perché siamo peccatori.
Una persona umile e' una persona gioiosa e mite ed una persona gioiosa, arrendevole e' anche umile. E' proprio l'umiltà che ci porta a desiderare di avere veramente Gesù come Maestro, il Maestro di tutto il nostro essere: pensieri, sentimenti, azioni. Lui ci conosce fin in fondo e non dobbiamo volergli tenere nascosta alcuna parte di noi stessi.
Invitiamolo, quindi, nei luoghi più reconditi del nostro cuore, là dove Gesù può ammaestrarci liberamente. Tutti siamo affaticati e oppressi dalle nostre miserie spirituali, tutti possiamo trovare in Lui, e in Lui solo, il vero ristoro per le nostre anime.