sabato 16 marzo 2013

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Continua il cammino verso la Pasqua. 
In questa V domenica di Quaresima si interrompe la proclamazione del Vangelo di Luca per far spazio al Vangelo di Giovanni.
Il Vangelo che la liturgia ci propone richiama alla nostra attenzione il cuore della legge, perché ancora una volta, al centro della scena ci sta Lui, il grande accusato: Gesù.
La nostra attenzione si deve fare incontro tra la miseria dell’uomo e colui che è l’Amore. Incontro che è icona dell’alleanza d’amore continuamente spezzata per l’infedeltà dell’uomo e continuamente ricucita dalla fedeltà di Dio.
La prima lettura ci dice che Dio apre il nostro cammino alla nostra cecità ("non ve ne accorgete?"), alla nostra infedeltà e ci indica il germoglio della vita. 
Il germoglio della vita è Cristo, e i suoi oppositori saranno sempre quelli che passeranno dalla calunnia alla condanna e dalla polemica alla sentenza di morte.
Il cammino del cristiano, ci ricorda san Paolo, non si misura sul metro delle nostre pretese, sull'arroganza di conoscere la Parola di Dio usandola contro la misericordia, colui che si professa cristiano è  ogni uomo e donna che si conforma alla morte di Cristo.
Dinanzi a questo nostro modo di essere e di fare, Gesù mette una doppia barriera di silenzio. 
In questo momento affioro nelle pagine bibliche a quel silenzio di Dio in tempi di aridità all'epoca del profeta Elia. C'è un silenzio che parla per recuperare il cuore della Legge, per recuperare la vita interiore, il cammino con Dio. Non è facile, perché nella stessa vita del profeta si ripete questo silenzio che permette di essere lucidi, vigilanti ed accoglienti verso noi stessi, verso gli altri e verso Dio. Per tutti i mistici il silenzio interiore è il luogo in cui incontriamo Dio e, con Dio e in Dio, il nostro prossimo.
Nella scena del vangelo di oggi, manca tutto questo ma è presente il silenzio di Dio e nel mezzo una donna colta in adulterio.
Il ragionamento non si ferma sull'adulterio della donna. L'uomo che ha peccato con lei non è presente. Ma richiama l'adulterio che viene tradotto con infedeltà.
Sia gli scribi, i farisei, la donna e qualsiasi peccatore fino ad arrivare ai nostri giorni, non hanno trovato quello che cercava all’interno di un legame familiare, nell'intimità della relazione di coppia e in particolare nel legame e intimità con Dio.
Anche per noi si ripete quest'infedeltà, infatti siamo sempre pronti a scagliare la prima pietra. Ma ne siamo sicuri che questo modo di pensare e fare sia più importante? 
Non siamo riusciti a saziare la nostra sete di amore ricevuto e dato e scagliamo le pietre? L'incontro lo cerchiamo, lo facciamo ma pieno di sotterfugi. E meschinamente ci accontentiamo.
Non è questo quello che ci viene chiesto. Alla fine del brano ci vien detto: "vai e non peccare più"
Non è detto solo alla donna, ma anche a coloro che non vogliono ascoltare, a coloro che nonostante non hanno tirato la pietra se ne sono andati. La strada della croce si apre. Chi con Cristo la intraprende?
Qui c'è un chiaro rimando a riprendere il cammino perché Cristo è con noi, cammina con noi. Il cammino è segno di libertà e in quanto tale, questa libertà va nuovamente donata.
Quel "vai e non peccare più" si ripete in una novità di vita, in quanto porta lo stesso amore di Cristo, lo stesso perdono a chiunque incontriamo.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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