sabato 13 settembre 2014

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

Crocifisso scolpito da fra Umile da Petralia Soprana (1629), Santa Maria Maggiore, Miglionico (MT). La corona d’oro (particolare) fu benedetta da San Giovanni Paolo II durante la visita a Matera il 27 aprile 1991.Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La liturgia di questa XXIV del Tempo Ordinario (ciclo A) viene "sostituita" con la celebrazione dell'Esaltazione della Santa Croce. 
Questa celebrazione è strettamente legata alla Basilica costantiniana del Santo Sepolcro a Gerusalemme: secondo le antiche fonti il 14 settembre 320 fu esposta e adorata per la prima volta la reliquia della croce. In Oriente questa ricorrenza venne celebrata sempre con grande solennità. Il mistero celebrato è quello del Venerdì Santo: la croce di Cristo è il segno più alto dell’amore di Dio per l’umanità.
Il brano del Vangelo è tratto dal dialogo notturno che Gesù ebbe con Nicodemo. 
In questo dialogo Gesù rivela a nicodemo "le cose di Dio", i misteri del Regno facendo un paragone tra l’episodio del serpente nel deserto e il Figlio dell’uomo che dovrà essere innalzato sulla croce: “come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo” (Gv 3,14; cfr. Nm 21,4-9).
Dietro all'innalzamento ci sta la parola amore. Amare è il mestiere di Dio e di ogni vero figlio di Dio.
Per cogliere in profondità questo mistero della croce, c'è la necessità di soffermarci a contemplarlo nell'umiltà, quella stessa umiltà che è di Cristo Gesù.
Amore e umiltà: due parole che accompagnano la nostra fede in questa festa odierna.
Due parole che dovrebbero farci fare un passo in avanti, quello stesso passo che fecero le donne al sepolcro di Gesù dopo che ebbero udito la voce dell'Angelo: "So che cercate Gesù Nazareno, il crocifisso; non c'è più, è risorto" (Mc 16,6). 
In questo momento che pregate, che leggete queste povere parole, voi state facendo sì un incontro, ma con Cristo Signore, il Risorto, colui che è entrato nella gloria del Padre.
Il mistero della croce rimane vivo nel ricordo di un momento della vita di Gesù e poi nei vari gradi di sofferenza del mondo per compiere nella propria carne ciò che manca alla passione di Cristo (cfr. Col 1,24).
Celebrare questa festa alla luce della Pasqua è un continuare il culto della Croce con umiltà e amore vero i poveri, verso le varie sofferenze della vita per donare un quel raggio di luce che il Signore elargisce. C'è la necessità di aprire gli occhi del cuore per cogliere in chi ci sta accanto e continuare a "fare le cose che Dio fa', cose che meritano di non morire, che appartengono alle fibre più intime di Dio. Chi fa questo ha già ora, al presente, la vita eterna, una vita piena, realizza pienamente la sua esistenza" (Ermes Ronchi).

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!

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