domenica 5 ottobre 2014

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

«C’era un uomo, che possedeva un terreno, vi piantò una vigna... La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano».Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Ancora una parabola con vari personaggi: un uomo, un terreno, una vigna, i contadini, i servi, il figlio... tanti personaggi per continuare a parlare di Dio amore, un amore che continua nella storia e nel tempo. E' il canto d'amore di Dio per ciascuno di noi, di un Dio che ha passione per l'uomo nonostante l'infedeltà.
La parabola è un invito a tornare ad attaccarci alla vite: a Gesù Cristo. La Parola di oggi interessa molto la fede in Gesù Cristo e l'accettazione della sua parola. Se tutto ciò non sarà saremo come quella vigna ripudiata, arida, secca che non darà mai i suoi frutti: "ogni tralcio che in me non porta frutto sarà potato e, se ancora non porta frutto, sarà reciso" (Gv 15,2ss). Tutto ciò che è attaccamento alle cose, al potere, al successo non darà mai frutto ma genererà solo oppressione, sangue, ingiustizia, fuga disperata, naufraghi e stragi continue. Si ripeterà l'uccisione dell'erede!
Abbiamo bisogno di riattivare il battesimo che abbiamo dimenticato o celebrato solo sotto il riflettore della festa o del regalo. 
Torniamo all'altare dell'amore, dell'Eucarestia per poterlo fare. C'è bisogno della linfa necessaria: della Parola e dell'Eucarestia per portare i nuovi frutti d'amore, di pace, di fratellanza.
Ritornare all'altare dell'amore significa anzitutto chiedersi se vogliamo essere quel tralcio unito a Cristo o essere reciso perché cristiani a parole, non a fatti?
Ripensiamo a questa Parola di vita. Portiamola nel cuore e nella vita. Scopriamo meglio Gesù Cristo come pietra angolare della nostra vita e professare ogni giorno insieme al Salmista: "da te mai più ci allontaneremo" e portare "frutti abbondanti di vita eterna".

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!

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