sabato 26 dicembre 2015

SANTO STEFANO, primo martire

Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

Parola del Signore


Siamo nel discorso missionario dell'evangelista Matteo e leggiamo il destino del discepolo immerso nella persecuzione. Oggi, la liturgia, dopo averci addolcito della nascita del Redentore, ci presenta un modello di discepolato incrollabile: la fede e il martirio di santo Stefano.
Qualcosa un po' di anomalo in un clima di festa della famiglia. Però, non lo è per i cristiani, per chi segue Cristo, in quanto il Natale ci riconduce ai fatti di sangue (basta ascoltare i media per capire)
Santo Stefano, il discepolo è colui che testimonierà Cristo e non sarà mai solo nelle persecuzioni a differenza del Maestro che davanti ai tribunali fu lasciato solo e rinnegato. Certo non tutti moriremo martiri, ma esiste anche il martirio di ogni giorno per Cristo.
Ricordiamo l'incontro di Simeone e Maria: Cristo è segno di contraddizione. Chi lo segue, camminerà su questa scia e non nella festa.
L'ultima parola però sarà piena di speranza nella salvezza: "chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato".



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