sabato 19 ottobre 2013

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)


Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



"Il Figlio dell'uomo quando verrà, troverà la fede sulla terra?". 
Bella domanda troviamo alla fine del vangelo odierno, una domanda che è posta a discernimento dei nostri cuori, oggi. 
L'acclamazione al Vangelo ci dice che il discernimento parte dall'ascolto della Parola. Chiediamoci: quest'ascolto è settimanale, occasionale o tutti i giorni?
Se è settimanale è come vivere un obbligo. Se è occasionale è come occupare uno spazio nell'arco della vita. Mentre se tutti i giorni è vivere un continuo rapporto di comunione con Dio, così come dice san Paolo nella seconda lettura.
Per ancorarci alla nostra fede e capire ancora meglio, il Vangelo di questa domenica risponde con una parabola che Gesù stesso mette alla nostra attenzione. La parabola riguarda la preghiera incessante.
La preghiera. Già appena sentiamo parlare di preghiera e per di più incessante pensiamo che sia destinata a frati, monache, suore, preti, etc. La preghiera è del cristiano, al di la del ruolo che occupa nella Chiesa.
C'è un particolare che forse viviamo tutti. Gesù dice di pregare senza stancarci. La stanchezza è il pericolo che si incontra nella preghiera. La stanchezza non ci fa respirare, ci appiattisce mentre la preghiera è il respiro della vita e ci fa stare rivolti verticalmente, ci fa vivere da risorti.
Esempio che Gesù riporta per noi è una povera vedova insistente, che non si stanca.
La vedova in sé rappresenta noi tutte quelle volte che ci stanchiamo quando la società o qualcos'altro non va (senza riferimenti a fatti o persone odierne!) e ci vien spontaneo dire: Dio esaudisce o non esaudisce le mie preghiere? Umanamente parlando, sembra di assistere al silenzio di Dio. Ma da battezzato, da cristiano ne son sicuro? 
Io non sicuro che Dio se ne stia zitto, anche perché quello che Gesù di dire e di fare, nel Vangelo, è un rinsaldare la fede, un poggiare la nostra vita in Lui perché Dio è sempre presente nella nostra storia. Ciascuno di noi vorrebbe che ci fosse a modo nostro. 
Un anziano, ricordo, pregava sempre così: "ti ringrazio mio Dio, che il mondo non va come dico io". Dio interviene come Lui vuole e non come vogliamo noi.
La preghiera allora si presenta come respiro dell'anima, perché se se non fosse così, sarebbe la morte! Ecco perché Gesù ci dice senza stancarci. 
L'invito di Gesù è quello di lasciare passare dalla nostra esistenza questa linfa vitale. Due innamorati dalla loro esistenza fanno passare la linfa del loro amore, respirano. 
Ed io sono innamorato di Dio? Lo respiro?

Un link, che in questi giorni gira sul web, sintetizza ulteriormente la mia povera riflessione CLICCA QUI

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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