EUCARESTIA: IL PANE DELLO SCANDALO
Celebriamo la solennità del Corpo e Sangue di Cristo. Una festa i cui simboli, molto semplici, il pane e il vino, sono i frutti del lavoro e, nello stesso tempo, la fatica del nostro quotidiano.
Con questa Solennità non ricordiamo un semplice gesto compiuto da Gesù nella “sala superiore” più di duemila anni fa, anticipando quel sacrificio, la sua donazione totale, sulla Croce.
Per chi crede, oggi noi adoriamo una presenza: Gesù realmente presente nell’Eucarestia con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Una presenza che ancora ai nostri giorni disturba, porta scandalo per un mondo che vive per se stesso, per questo sentiamo ribadire le parole di Gesù: «la mia carne è vero cibo, il mio sangue vera bevanda». Queste parole scandalizzarono molti discepoli che abbandonarono Gesù, non l’hanno più seguito. Oggi assistiamo a questo episodio dopo la prima comunione. Ma per Gesù non è un problema in quanto Lui lascia liberi di andarsene e questo semplicemente perché non si può rinnegare una verità fondamentale della fede: l’Eucarestia. Essa, infatti, non è un simbolo, un rito da ripetere quando non ho nulla da fare o semplicemente entro in chiesa mi faccio la comunione e vado via. Chi si accosta a questo sacramento, fin dall’inizio dovrà farlo con la consapevolezza che sta ricevendo Gesù in persona, sta ricevendo Lui per vivere per Lui, con Lui e in Lui (cf. dossologia alla preghiera eucaristica).
Ogni giorno siamo chiamati a vivere questa esperienza di fede. Ogni giorno siamo chiamati a lasciarci sfamare dal Signore, non di quel cibo che porta al fallimento, alla morte ma a lasciarci nutrire dal Signore per costruire la nostra vita spirituale, per dire al Padre che tutto ciò che sono e che ho, te lo consegno attraverso il tuo Figlio, unito al tuo Figlio, immerso nel tuo Figlio per la vita eterna. Purtroppo, ci comportiamo come gli Ebrei che vagavano nel deserto pensando ai vari cibi dell'Egitto, pensando “come si stava bene quando si stava peggio”. Questa è una vecchia frase che è indice di tanta insoddisfazione e continuiamo a respirare fisicamente ma spiritualmente siamo sempre più fragili. Sempre meno tempo da dedicare alla Parola di Dio. Sempre meno capaci di pregare, di perdonare, di amare.
Come sappiamo, però, ogni tavola imbandita ha un sapore diverso dall'altro. E noi abbiamo perso il sapore di Dio, pensiamo che con Lui si stia peggio oppure che sia solo tempo sprecato e cerchiamo sempre quello che ci fa comodo, quello più facile, le scorciatoie, le cose più saporite della vita che sono di un momento e che conducono alla morte.
Il profeta Isaia ci ricorda ancora oggi queste parole: «il Signore degli eserciti preparerà su questo monte un banchetto di grasse vivande, per tutti i popoli, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati» (Is 25,6). Queste parole si rinnovano ogni domenica (oppure ogni giorno per chi abitualmente celebra tutti i giorni), con le parole di Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». Egli ancora oggi si dona, offre sé stesso a ciascuno di noi che preferiamo morire nella grettezza della mentalità di questo mondo, offrendoci un cibo diverso e una bevanda che disseta in eterno (Gv 4,13-14).
Dobbiamo ammetterlo: è sorprendente il nostro Dio! Ha scelto di restare in mezzo a noi facendosi cibo. Nell’Eucarestia Gesù ha trovato il modo più intimo per aiutarci a vivere l’unione con Lui. Ecco perché quel “prendete e mangiate” che Gesù ci ha detto abbraccia la nostra quotidianità. Per capire, l'evangelista Giovanni fa uso di un verbo particolare: “masticare”, cioè la frantumazione del cibo per assimilare.
Cosa vuol dire? La festa odierna ci richiama all'adorazione non di uno dei tanti santi del martirologio ma del Dio vivente.
La festa odierna ci riporta all'assimilazione interiore di Cristo Gesù ogni volta che ci nutriamo di Lui per continuarlo ad adorare nella vita ordinaria, in quell'altare della ferialità dove la vita quotidiana è concreta, profonda; una ferialità da amare, da rispettare, una ferialità da vivere nel segno dell’unità e della pace. Perché questa è l’Eucarestia. Piuttosto, chiediamoci: le nostre Eucaristie assumono il carattere dell'unità, della pace, della comunione con il Corpo di Cristo che è la sua Chiesa nel segno della carità?
S. Agostino dice al nostro cuore: “cristiano, diventa ciò che ricevi!”, cioè lasciati trasformare in Eucarestia quotidiana insieme a Gesù, per essere, con Lui, offerta e condivisione della vita.
La comunione con il Corpo di Cristo, infatti, non è semplicemente un atto individuale, ma una chiamata a una vita di servizio, amore e giustizia, come Gesù ha insegnato e vissuto. Occorre, però, che il nostro cuore brami sempre la vita intima con Gesù Eucarestia, perché quanto più nel cuore di ciascuno di noi sarà vivo l'amore per l'Eucaristia, tanto più sarà chiaro il compito della nostra missione: portare Cristo, cioè la sua stessa Persona, agli altri sperimentando la gioia di partecipare alla moltiplicazione e alla sovrabbondanza dei doni che Dio continua a fare, per amore, a ciascuno di noi.
Buona festa del Corpus Domini a tutti voi!
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