mercoledì 22 luglio 2026

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

DIO: UN GRANDE TESORO


Con il Vangelo di questa XVII domenica del tempo ordinario si conclude la lettura del “discorso in parabole” del vangelo di Matteo, al termine del quale Gesù si preoccupa che i discepoli abbiano compreso il significato delle sue parole: «avete compreso tutte queste cose?».
Questa è una domanda fatta in una intimità, in un forte rapporto con il Signore, dove Gesù con tutto il proprio cuore invita a prendere coscienza se veramente ci sta questo rapporto con Lui e quindi la grazia di averlo ricevuto, oppure no.
Il verbo comprendere un verbo che significa afferrare con la mente, includere o penetrare in modo profondo il significato di qualcosa o di qualcuno. Gesù vuole intendere qualcosa in più: quale capacità di connessione abbiamo con la vita?
Il Vangelo sembra lanciarci una sfida interrogandoci sul nostro essere discepoli e ci presenta una Sapienza genuina che possiamo già riscontrare nella prima lettura con la preghiera di Salomone; essa è molto bella, semplice e attuale come tutta la Parola di Dio. Il caso lo conosciamo. Salomone succede al trono al posto di suo padre Davide. Prendendo coscienza del peso che comportava governare si mise in preghiera. Dio gli fece questa domanda: cosa vuoi che io ti conceda? Nella preghiera poteva chiedere di tutto a Dio. Ma Salomone, nella sua saggezza, chiede semplicemente di saper fare delle scelte giuste.
Solo questo? diremmo oggi. A Salomone interessava essere sempre saggio in ogni cosa, per questo sceglie l’essenziale. Perché questa è la preghiera! Del resto, Gesù stesso, nell’insegnare a pregare la prima cosa che ha detto è di ricercare l’essenziale in Dio. Ricordiamo qui cosa diciamo all’inizio del Padre nostro: “venga il tuo regno”.
Ed ecco le parabole di questa domenica: «il regno dei cieli è simile…». Di che regno parliamo? Quello del comune pensare che urtano tutto e tutti? Salomone ci da una bella lezione su come stare dinanzi a Dio e cosa chiedere. Noi quando preghiamo abitualmente ci mettiamo sempre una o più intenzione che necessitiamo, cosa giusta. Però Gesù ci dice: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33). Da qui capiamo che il Regno dei cieli non riguarda anzitutto le cose necessarie della vita ma che Dio deve regnare nella nostra esistenza. La prima parabola è chiara in questo. Un uomo trova un tesoro e lo nasconde e dopo pieno di gioia vende tutti i suoi averi per comprare il campo dove ha trovato il tesoro. La gioia contraddistingue quest’uomo. Non so se ancora nel 2026 siamo cristiani musoni ma quest’uomo ci da una lezione di vita cristiana: acquisire un tesoro che valga la pena, che dia senso al quieto vivere, che dia valore, forza a tutto, a tutte le scelte che facciamo, anche le rinunzie, cioè ai “sì” e ai “no”. Perché la fede possiede anche delle misure: «sia il vostro parlare sì, sì, no, no» (Mt 5,37), disse Gesù durante il discorso della montagna. Se la fede è dire che tutto ok, sarebbe un falso. Invece, nella quotidianità, ci sia un “sì” oppure un “no”: in famiglia, nel rapporto tra coniugi, nel rapporto con i figli, nel rapporto con le amicizie e con gli altri, nel lavoro.
Lo stesso senso troviamo con la parabola del mercante di perle che trova un grande valore in una perla, cioè trova una cosa che vale tutto.
C’è da chiedersi se Gesù per noi vale tutto. In questi giorni abbiamo celebrato la festa di santa Maria Maddalena. Questa donna ci ha insegnato a cercare Gesù e non arrendersi mai anche se nella vita abbiamo momenti in cui tutto si sgretola, che sia finito: morte, disastri, dolori, delusioni, tradimenti, tante di quelle cose che ti fanno sentire il vuoto. Maria Maddalena, nella sua umanità, cerca Gesù anche piangendo e alla fine lo trova. Ella ci dice che vale la pena perdere tutto per avere Cristo Gesù, perché chi ha Gesù nel cuore ha tutto. I potenti di questo mondo (o di chi soffre di delirio di onnipotenza) ci fanno credere il contrario senza nessun parametro. Invece essere cristiani è un grande tesoro e non una rinuncia o un carico di doveri, ma un’energia vitale, che dona senso alla vita nelle relazioni costruttive e gioiose con Dio e con gli altri, senza dimenticare la natura che ci circonda e con un giusto parametro.
Con la terza parabola troviamo questo parametro che ci invita al discernimento, in quanto nella vita ci sono cose buone e cose cattive; cose che ci danno la vita e cose che ce la fanno sperperare o annientare. C’è una domanda nella vita a cui rispondere: cosa conta veramente? Chi è capace di rispondere a questa domanda ha la saggezza di Salomone, ha quel tesoro, possiede quella perla preziosa.
Il tempo estivo è un tempo prezioso per questa domanda così importante della vita, domanda la cui risposta fattiva potrebbe aiutarci veramente a vivere con più energia e gioia.
Questa domenica Dio ci offre se stesso (lo fa sempre nell’Eucarestia). È Lui il vero tesoro, la perla preziosa e di questo ne dobbiamo gioire.
Preghiamo, quindi, con la stessa preghiera di Salomone: chiediamo un cuore docile, saggio. Chiediamo Gesù e la forza del suo Santo Spirito nel nostro cuore: è lui che ci ha comprato a caro prezzo, noi per Lui siamo quel grande valore, per questo ha dato tutto sé stesso per noi perché in noi nasca e rinasca la gioia della vita e arrivare alla sapienza del cuore (cf. Sal 90,12).

Buona domenica nel Signore a tutti voi!

mercoledì 15 luglio 2026

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

ZIZZANIA O BUON GRANO?


Continua questa domenica il capitolo 13 del vangelo di Matteo con altre tre parabole: la parabola della zizzania e del grano; la piccola parabola del granello di senape; la piccola parabola del lievito nella massa di farina. Sono tre parabole che invitano a gettare il nostro sguardo verso la vita, verso la natura e anche verso l’arte culinaria per cogliere quella Parola di vita che deve brillare e illuminare il nostro quotidiano.
Perché queste parabole ci invitano a gettare lo sguardo verso la vita quotidiana? Gettare lo sguardo è un andare oltre l’orizzonte, perché questo è il Vangelo che ci invita a cercare sempre quello che unisce e non quello che divide. A cercare il positivo, il bene, il bello. Occorre però tanta pazienza per arrivare a questo in quanto la conversione non è che l’inizio di un lungo cammino, più o meno come quello del profeta Elia.
Ora lungo il cammino dobbiamo sempre aspettarci che qualcuno metta il bastone tra le ruote e non è una questione di credenti o non credenti. In ambedue i casi, questi sono persone che si sono lasciate catechizzare dal mondo, dal maligno. E qui nascono le comuni questioni. La prima è il modo di vedere la situazione. Quando qualcosa non va, i riflettori sono sempre sulla zizzania a differenza di chi continua ad osservare il buon grano.
Un’altra questione è la priorità da dare in casi come questi. Nel Vangelo i servi dicono al padrone se vuole raccoglierla. Ma non fa parte della priorità del padrone, anzi ci sta il rischio che raccogliendo la zizzania si strappi anche il buon grano. Bisogna ricordarsi se stiamo dalla parte di Dio. Lui sceglie il bene; noi cosa scegliamo?
Occorre allora trovare un metodo e quale è il metodo in questi casi? È la pazienza del contadino! La pazienza del contadino è un lavoro lento e costante, che non finisce in un giorno ben preciso. Questo vuol dire che essere cristiani, lavorare per il Regno dei Cieli non può far mai sentire arrivati ma chiamati sempre a coltivare «la determinazione di un maratoneta, la fiducia di un sognatore e la semplicità di un bambino» (E. Olivero). Noi viviamo la logica del “tutto e subito” che ci ha disabituato alla pazienza fiduciosa del contadino, cerchiamo l’immediato, correndo anche troppo, perdendo il bello delle piccole cose, dei minimi gesti, della creazione lenta e quindi del tempo come fattore necessario.
La seconda parabola è quella del granello di senape. Questo seme è piccolissimo. Per la sua piccolezza arriva dappertutto anche sopra i tetti. Questo vuol dire che il Regno di Dio arriva ovunque, anche dove meno ce lo possiamo aspettare. Del resto, l’essere piccolo fa strada ovunque non ha bisogno di referenze amicali, infatti è capace di riempire il mondo da solo.
Che cos’è la piccolezza? È l’inizio per riconoscere i propri limiti mettendo da parte la logica della sopraffazione. È l’inizio di una relazione che respinge il male e ricerca invece il bene comune.
Oggi più che mai ne sentiamo il bisogno del bene comune e ognuno deve fare la sua parte per ottenerlo.
Parlando di questa piccolezza, Gesù parla di se stesso, parla di Dio. Non intraprendere questa strada, sarà una vita priva di futuro, priva di amore. Sarà una strada che prima o poi crollerà. Per questo l’azione dello Spirito Santo si posa sempre sul piccolo e non chi ha mania di grandezza, di superbia, di autosufficienza.
La parabola mostra la differenza tra le nostre misure e quella del Vangelo. Se noi ogni cosa la misuriamo con il comune pensare non andremo da nessuna parte (cf. Lc 6,36-38). Il Vangelo è quella la misura che ci salva e da cui sempre ripartire.
Allora possiamo guardare anche alla terza parabola quella del lievito che nel suo nascondimento fa fermentare tutta la pasta. Anche qui ci sta una misura. Non ne occorre molto per la lievitazione.
Con questa parabola Gesù ci dice concretamente che siamo chiamati ad essere dono per l’altro nel nascondimento, nella piccolezza, nella pazienza. Ecco allora la forza del Vangelo per chi crede; abbiamo l’attività di Gesù in mezzo alla gente che fin dall’inizio fu cacciato e deriso, appariva insignificante ma con una forza silenziosa e nascosta ha trasformato il mondo.
Il granello di senape, l'infinitamente piccolo e il lievito, l'infinitamente nascosto ci richiamano ad avere cuore disponibile all’ascolto della Parola di Dio quotidianamente, a partecipare ai sacramenti. Non sono richiami ad atti eroici ma semplicità di vita fatta di piccoli gesti quotidiani che aiutano a rendere più umana la nostra storia. Ricordiamoci se il Regno di Dio non ci cambia da dentro, stiamo andando dietro a una ideologia.
Lasciamo allora entrare nel nostro cuore Gesù. Lasciamolo entrare nella nostra casa, nella nostra famiglia, nella nostra vita di tutti i giorni.
Cerchiamo di essere consapevoli del nostro limite, amando questo nostro mondo seminando il buon grano. Il resto penserà Dio a riempirlo del suo Spirito, del suo amore, della sua tenerezza.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!