IL BANCHETTO DI DIO
Anche questa
domenica una parabola, solo che siamo passati dal tema della vigna a quello
della festa delle nozze, e ancora una volta ritorna il dramma del rifiuto.
Ci troviamo sempre nel Tempio di Gerusalemme dove Gesù continua la sua disputa con i capi dei sacerdoti e i farisei cercando di far capire loro il senso del Regno dei cieli raccontando la parabola di “un re che fa un banchetto di nozze per suo figlio”.
La prima lettura presa dal Libro del profeta Isaia, ci introduce sul senso di questo banchetto che non è altro la comunione d’amore che si instaura tra Dio e noi.
A questo banchetto Dio, il Re di cui si parla, invita tutti. L’invito che leggiamo nella parabola è suddiviso in tre tempi: il primo riguarda la storia di Israele fino a Gesù; il secondo è quello degli apostoli dopo la morte di Gesù; il terzo invece è rivolto a tutti fino a riempire la sala: è l’invito della Chiesa, nella quale, come è scritto nel Vangelo, ci sono “cattivi e buoni”.
Purtroppo, è un banchetto in cui scende la tristezza perché nessuno si presenta. Strano questo. Mi viene in mente il ricordo dei banchetti nuziali a cui partecipavo da bambino: alle volte si univano anche i non invitati per gioire insieme agli sposi. Qui invece cosa succede? Un totale rifiuto. Anzi, al secondo invio oltre ad ignorare l’invito, i servi coloro che portavano l’invito, vengono insultati e uccisi.
Vi è qui un serio contrasto di valori. Si rifiuta Dio. Tra le vicende della vita non c’è posto per Dio, non c’è posto per il suo amore: è meglio andare al mare, a teatro che al banchetto che Dio ha preparato.
Per questo Gesù ci dice insistendo: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali”.
Quest’ultimo aspetto ci fa sempre discutere; è una storia di sempre e che si rinnova ai nostri giorni, in quanto non ci piace mescolarci. In quanto ci diamo sempre tante di quelle arie, sempre pronti a criticare. Ma quante volte abbiamo sentito che la salvezza che Dio offre appartiene a tutti? – Per chi celebra l’Eucarestia è abituato a sentirlo - Dio vuole fare festa con tutti, senza nessuna distinzione di popoli, razza, condizione sociale. Questa festa è gratuita perché è il banchetto delle nozze eterne. È quanto ogni domenica andiamo a celebrare. Ahimè! Per chi viene… Perché il rifiuto ci sta ancora oggi.
La parabola che racconta Gesù, infatti, non è un fatto esclusivamente del passato ma uno specchio del presente. Assistiamo allo svuotamento delle assemblee liturgiche. Oggi è questo il modo in cui uccidiamo i servi del Signore, magari troviamo pure la scusa che quel sacerdote non ci piace ma anche la lingua uccide e questo perché l’amore può scatenare anche il suo opposto: odio, violenza, omicidio.
Oggi ognuno di noi è rivolto sempre più nei suoi affari e non davanti a Gesù. Poi magari corriamo in massa alle conferenze religiose ma solo perché il relatore è un personaggio di spicco ma non corriamo per stare davanti a Gesù.
Sono tanti i modi in cui rifiutiamo la salvezza, la proposta d’amore di Dio per ciascuno di noi. Ma Lui non rinuncia, la grazia non la ritira, non si offende, non si spegne. Anche quando non la riconosciamo, continua a offrirsi. Ecco perché al banchetto ci sono sempre buoni e cattivi perché è un banchetto che può far breccia in tutti i cuori!
Attenzione! Sembra che il banchetto sia rimpiazzato da altre persone. No! L’invito è sempre quello e aperto a tutti. Sant’Agostino ricorda un particolare: «A nessuno viene proibito di avvicinarsi, ma l'importante è il modo di farlo» (Sermo 90,1). Per questo è importante che “Ciascuno esamini sé stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1Cor 11,28-29). La parabola, infatti, prosegue con una domanda particolare: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”.
Che cos’è questo abito nuziale? L’abito della domenica? L’abito di una festa? Quindi bello, elegante? Non stiamo parlando di fashion style. Non è questo lo stile che Dio guarda. Sì, è vero quando andiamo a una festa ci cambiamo d’abito per dare un tocco all’evento. Ma quando andiamo a celebrare l’Eucarestia, l’abito da cambiare è quello interiore. La domanda infatti è rivolta a tutti e in particolare a quanti di noi non si lasciano trasformare dalla grazia, dall’Eucarestia che celebriamo.
Tutti necessitiamo che il cuore si lasci contagiare dall’immensa generosità del Re che sempre ci invita, nonostante tutto. Però non possiamo e non dobbiamo pretendere di entrare al banchetto senza lasciarci toccare dalla grazia di Dio, non possiamo entrare mettendo in conto che usciremo con lo stesso cuore e la stessa testa con cui siamo entrati. Ciò significherebbe essere incapaci di conversione, incapaci di vivere degnamente l’Eucarestia. Occorre lasciarsi amare dal nostro grande Re, perché rivestirsi dell’abito nuziale è proprio un atto di coraggio perché ci fa uscire da nostro io, dalle nostre gabbie e abbracciare la grazia, abbracciare Cristo Gesù, meglio, rivestirsi di Cristo Gesù vivendo con Lui e per Lui il Vangelo dell’amore.
Ci troviamo sempre nel Tempio di Gerusalemme dove Gesù continua la sua disputa con i capi dei sacerdoti e i farisei cercando di far capire loro il senso del Regno dei cieli raccontando la parabola di “un re che fa un banchetto di nozze per suo figlio”.
La prima lettura presa dal Libro del profeta Isaia, ci introduce sul senso di questo banchetto che non è altro la comunione d’amore che si instaura tra Dio e noi.
A questo banchetto Dio, il Re di cui si parla, invita tutti. L’invito che leggiamo nella parabola è suddiviso in tre tempi: il primo riguarda la storia di Israele fino a Gesù; il secondo è quello degli apostoli dopo la morte di Gesù; il terzo invece è rivolto a tutti fino a riempire la sala: è l’invito della Chiesa, nella quale, come è scritto nel Vangelo, ci sono “cattivi e buoni”.
Purtroppo, è un banchetto in cui scende la tristezza perché nessuno si presenta. Strano questo. Mi viene in mente il ricordo dei banchetti nuziali a cui partecipavo da bambino: alle volte si univano anche i non invitati per gioire insieme agli sposi. Qui invece cosa succede? Un totale rifiuto. Anzi, al secondo invio oltre ad ignorare l’invito, i servi coloro che portavano l’invito, vengono insultati e uccisi.
Vi è qui un serio contrasto di valori. Si rifiuta Dio. Tra le vicende della vita non c’è posto per Dio, non c’è posto per il suo amore: è meglio andare al mare, a teatro che al banchetto che Dio ha preparato.
Per questo Gesù ci dice insistendo: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali”.
Quest’ultimo aspetto ci fa sempre discutere; è una storia di sempre e che si rinnova ai nostri giorni, in quanto non ci piace mescolarci. In quanto ci diamo sempre tante di quelle arie, sempre pronti a criticare. Ma quante volte abbiamo sentito che la salvezza che Dio offre appartiene a tutti? – Per chi celebra l’Eucarestia è abituato a sentirlo - Dio vuole fare festa con tutti, senza nessuna distinzione di popoli, razza, condizione sociale. Questa festa è gratuita perché è il banchetto delle nozze eterne. È quanto ogni domenica andiamo a celebrare. Ahimè! Per chi viene… Perché il rifiuto ci sta ancora oggi.
La parabola che racconta Gesù, infatti, non è un fatto esclusivamente del passato ma uno specchio del presente. Assistiamo allo svuotamento delle assemblee liturgiche. Oggi è questo il modo in cui uccidiamo i servi del Signore, magari troviamo pure la scusa che quel sacerdote non ci piace ma anche la lingua uccide e questo perché l’amore può scatenare anche il suo opposto: odio, violenza, omicidio.
Oggi ognuno di noi è rivolto sempre più nei suoi affari e non davanti a Gesù. Poi magari corriamo in massa alle conferenze religiose ma solo perché il relatore è un personaggio di spicco ma non corriamo per stare davanti a Gesù.
Sono tanti i modi in cui rifiutiamo la salvezza, la proposta d’amore di Dio per ciascuno di noi. Ma Lui non rinuncia, la grazia non la ritira, non si offende, non si spegne. Anche quando non la riconosciamo, continua a offrirsi. Ecco perché al banchetto ci sono sempre buoni e cattivi perché è un banchetto che può far breccia in tutti i cuori!
Attenzione! Sembra che il banchetto sia rimpiazzato da altre persone. No! L’invito è sempre quello e aperto a tutti. Sant’Agostino ricorda un particolare: «A nessuno viene proibito di avvicinarsi, ma l'importante è il modo di farlo» (Sermo 90,1). Per questo è importante che “Ciascuno esamini sé stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1Cor 11,28-29). La parabola, infatti, prosegue con una domanda particolare: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”.
Che cos’è questo abito nuziale? L’abito della domenica? L’abito di una festa? Quindi bello, elegante? Non stiamo parlando di fashion style. Non è questo lo stile che Dio guarda. Sì, è vero quando andiamo a una festa ci cambiamo d’abito per dare un tocco all’evento. Ma quando andiamo a celebrare l’Eucarestia, l’abito da cambiare è quello interiore. La domanda infatti è rivolta a tutti e in particolare a quanti di noi non si lasciano trasformare dalla grazia, dall’Eucarestia che celebriamo.
Tutti necessitiamo che il cuore si lasci contagiare dall’immensa generosità del Re che sempre ci invita, nonostante tutto. Però non possiamo e non dobbiamo pretendere di entrare al banchetto senza lasciarci toccare dalla grazia di Dio, non possiamo entrare mettendo in conto che usciremo con lo stesso cuore e la stessa testa con cui siamo entrati. Ciò significherebbe essere incapaci di conversione, incapaci di vivere degnamente l’Eucarestia. Occorre lasciarsi amare dal nostro grande Re, perché rivestirsi dell’abito nuziale è proprio un atto di coraggio perché ci fa uscire da nostro io, dalle nostre gabbie e abbracciare la grazia, abbracciare Cristo Gesù, meglio, rivestirsi di Cristo Gesù vivendo con Lui e per Lui il Vangelo dell’amore.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!

