giovedì 20 agosto 2026

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

CHI È GESÙ NELLA MIA VITA?


Di domenica in domenica, la nostra fede percorre delle tappe insieme a Gesù, che, come punto di arrivo, hanno Gerusalemme, luogo in cui dovrà compiersi la sua missione attraverso il mistero della Sua passione, morte e risurrezione. Mentre si cammina occorre verificare il percorso e per farlo Gesù sceglie un luogo dove sorgeva un tempio pagano, luogo in cui si viveva una vita agiata: Cesarea di Filippo, oggi Baniyas.
In questo luogo pagano, Gesù fa delle domande precise per saggiare la fede dei discepoli in Lui, nella sua identità reale: l’umano che io incarno, la gente che ne dice, a chi somiglia? Interessa a qualcuno? Come valutano l’umano che io rappresento? Qui subito un getto di risposte che rispecchiano le diverse teorie. Anche ai nostri giorni, la risposta che daremmo a Gesù cambierebbe linguaggio per cultura ma non si allontanerebbero dal loro senso.
Le risposte raccolte dai discepoli sono: “chi dice che sei Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. In pratica le folle non hanno chiara l’identità reale di Gesù in quanto cercano qualcuno che li liberi dalla tirannia, qualcuno che li faccia stare bene in tutti i sensi, che li aiuti ad avere successo e gloria, che risolva i vari problemi, anche quelli politici e sociali. E quanti di noi, oggi, non vanno a cercare la stessa cosa?
In tutto questo ci sta un “però”. Gesù aveva fatto questa domanda per introdursi in un discorso molto più serio e che riguarda tutti i discepoli, quelli di allora e quelli di oggi, che siamo noi: “Ma voi, chi dite che io sia?”, cioè "chi sono io per te?". Questa è una domanda fondamentale, in quanto va fuori l'opinione del comune sentire ed è indirizzata proprio a coloro che tutte le domeniche sono a Messa (anche se oggi si stenta sempre più), a coloro che Lui ha scelto per una missione particolare, a coloro che si riuniscono in associazione nel suo Nome, a tutti coloro che si professano cristiani o battezzati, Gesù dice: "chi sono io per voi?".
Questa è una domanda provocatoria e le risposte non possono essere scontate come da catechismo o nell’eloquenza di un teologo che ti sa presentare dei contenuti ma poi non sappiamo partecipare, vivere una Celebrazione eucaristica. Ripeto, la risposta è provocatoria in quanto la possiamo trovare solamente dentro il nostro cuore e non in mezzo ai libri oppure in un discorso culturale-religioso.
Ora, tutto va bene fin quando non siamo toccati nel nostro profondo, ma proprio questo vuole fare Gesù ponendo una domanda seria e diretta. Questa domanda, accompagnata dalla particella «ma» supera ogni sapere umano, culturale. È una domanda che mette in gioco, per farci riscoprire il senso della fede. Una domanda fondamentale della fede cristiana che si fa relazione con Gesù e nella relazione, ognuno matura l’amore che Dio gli ha versato nel cuore. Nella relazione, quest’amore si fa “consegna”, perché Gesù si “consegna” e chiede di riconoscerlo attraverso una “consegna” di Lui a noi.
Qui troviamo il senso della fede che non si basa su uno schedario storico parrocchiale ma sulla propria maturazione, su cosa significa Lui per me, per la mia vita. Ora, però, devono rispondere alla vera domanda: “voi, chi dite che io sia?” Scende il silenzio. Forse ognuno cercherà di dare la propria risposta. Qui abbiamo quella di Simon Pietro. Lui risponde anche bene anche “se esce” dalla vera domanda di Gesù: “quanto conto nella tua vita?”.
In questo silenzio, dove può scendere anche la vergogna in quanto si guarda a se stessi e Gesù è messo in secondo piano, Pietro risponde: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente.” Questa è una professione di fede chiara e decisa, che lo coinvolgerà ancora per tutto il resto della sua esistenza, anche se dovrà fare ancora i conti con se stesso, avrà sempre i suoi alti e bassi, come vedremo domenica prossima quando questa “pietra” della fede diventerà un “ostacolo” alla missione di Gesù. Per questo Pietro necessita ancora di purificarsi e trovare la sua essenza vera.
Gesù loda quel momento particolare in quanto è una risposta cercata in un dialogo con il Padre e non per sentito dire: “Beato te, Simone, perché né la carne, né il sangue ti hanno rivelato quello che ora hai detto, ma il Padre mio che è nei cieli”.
In questa risposta da parte di Gesù possiamo dire anzitutto che la fede è un dono che viene dall’Alto, dal Padre; non ce la siamo data. È un dono da accogliere ogni giorno con grande senso di gratitudine e di responsabilità.
Vivendo di questa gratitudine e responsabilità anche noi saremo beati, se sempre avvertiremo accanto a noi la presenza di Gesù. Di conseguenza sapremo sempre rispondere alla domanda di Gesù che vuol dire: “Quanto conto io nella tua vita? Che cosa sei veramente disposto a fare per me, per testimoniare nel concreto delle scelte che giorno per giorno sei chiamato a fare che io sono davvero il centro della tua vita?”.
Pietro, in questa domenica ci invita ad essere “pietra viva” con la quale Gesù edifica la sua Chiesa per testimoniare nella quotidianità il Cristo di Dio, unico centro che da senso, valore ed efficacia al nostro impegno quotidiano per il bene non solo nostro ma di tutti.
Allora, chiediamoci veramente: chi è Gesù nella mia vita?

Buona domenica nel Signore a tutti voi!






immagine: https://incammino.blog/2024/09/26/panequotidiano-le-folle-chi-dicono-che-io-sia-ma-voi-chi-dite-che-io-sia/

mercoledì 12 agosto 2026

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

FEDE E PREGHIERA IN UNA NON CREDENTE


Celebriamo la Domenica della fede, una fede sempre da sperimentare in ogni istante della nostra vita. In questo periodo di calura estiva, un periodo in cui cerchiamo del riposo dal lavoro, uno staccare la spina e mentre il caldo si fa sentire una donna grida pietà!
Il brano evangelico di questa domenica inizia con l'indicazione della regione dove Gesù si stava recando: Tiro e Sidone, a nord-ovest della Galilea, terra pagana, nell’attuale Libano. La sua presenza in terra pagana (e non è la prima volta) è segno dell'apertura universale della Chiesa alla missione.
In questa terra pagana si ode un urlo di dolore di una madre disperata per la malattia della figlia, “tormentata da un demonio”.
Quante volte assistiamo a situazioni simili. Quante volte nelle nostre famiglie troviamo questo tipo di dolore, troviamo quest’urlo in coloro che hanno sofferto per la malattia e la morte di un proprio caro.
Dinanzi a questo dolore, ognuno di noi è chiamato a visitare la propria fede davanti a Dio, quella fede che non è un’idea, ma una relazione; non è un concetto, ma una storia; non è un ricordo, ma una forza che ci sostiene ogni giorno. La fede è il dono che Dio ci fa per riconoscerlo presente nella nostra vita. Ora, la situazione della donna cananea, una persona considerata estranea alla fede di Israele, tanto da riservare per lei e per tutti i pagani un termine molto dispregiativo: “cane”. Eppure, è proprio questa donna pagana a riconoscere in Gesù ciò che molti non vedono: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di mè!”.
Purtroppo, nonostante quello che la donna vede in Gesù sembra non bastare, in quanto Gesù stesso ha una reazione dura e dispregiativa nei suoi confronti rispetto ai discepoli che, per togliersela davanti, gli suggeriscono di accontentarla.
Alla reazione di Gesù segue una nuova reazione della donna: gli si butta ai piedi e prendendo spunto dalle sue parole gli dice in modo intraprendente: “Sì, è vero, non si butta il pane dei figli ai cagnolini però dalla tavola dei padroni cade sempre qualche briciola per i cagnolini”. Allora Gesù rimane meravigliato: “Donna, davvero grande è la tua fede, sia fatto come tu desideri.” 
Gesù premia questa donna perché ha visto che la sua fede era talmente grande da metterla in condizione di superare sempre il rifiuto, superare ogni vergogna, superare ogni soggezione. La fede quando è grande, quando è forte ci fa superare ogni difficoltà senza arrendersi al primo ostacolo.
Oggi riceviamo uno schiaffo morale da questa donna cananea. Ella ci dice che c’è una fede che deve crescere, maturare. Nel suo urlo ci sta fede e preghiera. Guardiamo questa donna: non appartiene al popolo eletto; potremmo dire che non fa parte del nostro gruppo o della nostra Comunità, però ci insegna che la preghiera è il respiro della fede; che senza la preghiera la fede si indebolisce; senza la fede la preghiera si svuota, che la preghiera non è un tempo materiale ma spirituale: è uno spazio che mi permette di passare dalle cose temporali alle cose eterne, se ci credo. 
Con la sua lezione la donna cananea insegna che la fede quando è vera ci mette in condizione di superare le difficoltà della vita, l’incomprensione di chi ci sta vicino, compreso gli insulti.
Quante persone, per esempio, non mettono più piede in Chiesa non perché non ci credono, ma per i motivi sopra citati. Però, se uno ha fede non gli importa niente di quello che dicono gli altri, perché il desiderio di incontrare Gesù, di ascoltarlo, di stare un’ora con Lui, di essere tra quei “beati alla Cena dell’Agnello”, questo desiderio deve essere più forte, perché si possa supera tutto. Ricordiamo domenica scorsa, Pietro era di una fede che zoppicava con tutti e due i piedi, se ci piace vivere come lui, non andremo da nessuna parte in quanto affonderemo nel nostro orgoglio. Ricordiamocelo sempre: la fede Dio la saggia come oro nel crogiolo (Sap 3,6)! Se noi, invece, ogni volta che preghiamo ci sembra che Dio sia assente, che non ascolti la nostra preghiera, quale tipo di fede è la nostra?
La donna cananea non è stata esaudita la prima volta. È tornata nuovamente da Gesù superando le difficoltà, superando sguardi o reazioni verbali da parte della gente, magari scocciata per la sua insistenza. In questa donna ci sta una verità decisiva: la fede nasce dove l’uomo riconosce il proprio bisogno e non si arrende. Ella va da Gesù e fa ritorno alla sua casa solo quando Gesù le disse: “Sia fatto secondo la tua fede”. È la fede che fa miracoli, non sono gli uomini. I nostri santi hanno sempre rimproverato quando la gente cercava in loro i miracoli. Domenica scorsa vedevamo gente attorno a Gesù solo per i miracoli e non per fede. Non possiamo fermarci all’esteriorità. La fede va oltre come ci insegna questa donna cananea maestra di preghiera e di fiducia; Ella non appartiene a nessun gruppo, clan o popolo eletto, non ha titoli religiosi e meriti da esibire. Ha solo una cosa: una richiesta fatta con il cuore e una fede che non si spegne, per questo, ella è nel cuore di Dio.
La donna cananea ci dà una bella lezione sulla fede e anche sulla preghiera. Chiediamo la grazia di avere la sua stessa fede, una fede tenace, che non si scandalizza del silenzio di Dio, ma sa andare al suo cuore, continua a relazionarsi con Lui, anche tra le pieghe di un rifiuto; chiediamo una fede capace di far fiorire la vita, di far fiorire l’amore proprio dove i nostri occhi vedono solo disperazione, perché tutti chiamati a vivere il Vangelo dell’amore.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!