NULLA ANTEPORRE ALL'AMORE DI CRISTO
Il Vangelo di questa domenica, XIII del Tempo Ordinario, ci fa riflettere ancora sul discorso missionario e viene a noi per purificare il tipo di discepolato che viviamo. La Parola di Dio che ascoltiamo continua a scuotere le nostre coscienze, perché il cristianesimo non è tranquillità, non è una salvaguardia dai traumi della vita ma è azione feconda.
Il messaggio evangelico di questa domenica è sconvolgente. Rileggendolo possiamo sintetizzare tutto in quell’espressione che si ripete più volte: “perdere la vita”. Non parla di possedere la vita o di vivere una vita agiata, una vita soft come se tutto fosse incenso che sale a Dio. Il Vangelo è sempre destabilizzante. È inutile che cerchiamo scorciatoie che rattoppano dei finti buchi. Prima poi dobbiamo sbatterci il muso. Per questo è importante un cambiamento profondo in noi perché è in gioco la vita eterna. Quel “perdere la vita” non deve spaventarci in quanto la nostra è una vita limitata e transeunte. C’è sempre bisogno di ricordarci che siamo fatti a immagine della Santissima Trinità. Siamo fatti per il Cielo.
Abbiamo da poco celebrato la festa di San Giovanni Battista di cui Leonardo da Vinci, in una sua opera, lo ricordava col dito rivolto verso l’alto. Una indicazione per ricordarci che non siamo fatti per la terra, ma per il Cielo. Gesù non vuole migliorare la nostra vita biologica ma la nostra vita divina. Il suo messaggio non è una intimidazione a lasciare gli affetti ma una apertura alla verità, a riconoscere ciò che non porta vita e lasciarlo andare. Ecco l’esigenza radicale con le sue priorità imposte da Gesù nel discorso odierno. “Nulla anteporre all’amore di Cristo”, direbbe san Benedetto. Non è una pretesa ma una indicazione che ci permette di vivere meglio la nostra vita cristiana, la nostra vita spirituale. Ecco perché questa esigenza affonda anche nelle relazioni. Del resto, cosa recita il comandamento dell’amore? «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22,37-39). Quindi prima Dio e poi il prossimo.
Ecco allora il nostro punto di partenza: andare al cuore di Dio per poter amare gli altri.
A questo punto facciamo risuonare in noi l’invito non tanto semplice da accogliere: “perdere la propria vita per ritrovarla”. Questa è una espressione che ci richiama al dono della vita e non a possederla.
Gesù ci dice che siamo chiamati a “generare vita” nelle sue molteplici dimensioni: familiare, comunitaria, sociale e spirituale. Generare vita significa amore capace del dono di sé. Diversamente sarà una vita egoistica, marcia in sé stessa lasciando la società nella crudeltà, nella ferocia, nella menzogna, nelle guerre e genocidi, in una continua oppressione, per non dimenticare arsenali di ordigni nucleari pronti per annientare intere popolazioni, le continue violenze di ogni natura lungo le strade, nelle famiglie, nei luoghi di istituzione: un male che continua a sfigurare il volto dell’umanità.
Forse non va di moda il donare sé stessi per amore, ma è arrivato il momento di avere quel coraggio di dare la propria vita, perderla per ritrovarla. Ma quale futuro vogliamo dare alla nostra società se non siamo fedeli alla nostra vocazione? Il messaggio di Gesù è così lampante: «Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 10,38-39). Prendere la propria croce… non confondiamo questo aspetto con il dolore e la sofferenza o una colpa da dare a Dio. Niente di tutto questo. La croce è qualcosa che vale più della stessa vita. C’è una canzone di Renato Zero che dice che questo tipo di amore non è comprensibile alla ragione. Ora, questa incomprensione ci dice che non siamo liberi, perché l’amore non è possessione, il vero amore è libero, è responsabile, è capace di donare sé stesso e non dobbiamo inventarcelo perché è dentro di noi. L’abbiamo fin dal Battesimo se non ancor prima.
Amore… questa è la croce vera che dobbiamo prendere, una croce che va portata fino in fondo, anche in mezzo alle incomprensioni, ai dubbi, alle persecuzioni. Solo guardando la Croce di Gesù possiamo scoprire la nostra croce che non è altro che restare fedeli all'annuncio del Regno, al progetto d’amore del Padre, una modalità “nuova” per intendere i rapporti con gli altri. Un modo per perdersi e ritrovarsi. Gesù ci vuole uomini e donne coraggiosi, innamorati della vita per poter vivere concretamente del suo amore in ogni istante della vita, perché in quella potenza divina d’amore proveremo gioia vera.
Si tratta di vivere da profeti, da portatori della Parola di Dio nel nostro quotidiano, portatori di Gesù stesso, ponendo fiducia nello Spirito Santo che ricorda e rende fecondo, soffia dove vuole, senza che noi sappiamo da dove viene né dove va (cf. Gv 3,8).
Durante la Celebrazione Eucaristica, nelle nostre preghiere, chiediamo al Signore che ci insegni a vivere di questa logica evangelica, per essere riflesso del suo amore nella quotidianità.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!

