PENTECOSTE: È L'AMORE CHE CONTA!
Son passati cinquanta giorni da quando abbiamo celebrato la Risurrezione di Gesù, che la Liturgia di questa domenica ci conduce all’apice del cammino intrapreso: la Pentecoste!
Questo Tempo pasquale ci è stato offerto per entrare in familiarità con il Risorto, nonostante i nostri modi di fare, nonostante i nostri alti e bassi. Del resto, andando agli inizi della Chiesa chi troviamo? Uomini e donne di una grande semplicità, di provenienza sociale diversa, visione della vita e sensibilità differenti. Queste persone così come erano, pieni di paure, incertezze della vita sono stati accolti da Gesù e Lui cosa ha fatto? Li ha uniti nel suo amore ungendoli di Spirito Santo. Questo è quello che sperimentano i primi discepoli all’inizio della Chiesa: la diversità unita con la forza dello Spirito Santo.
Anche a noi, oggi, il Signore fa dono dello Spirito Santo nonostante le nostre diversità. Purtroppo, ci sta la fatica dell’unità: sempre pronti a difendere le proprie idee o visioni come se fossero le uniche. Questa è la tentazione della divisione, del resto, il diavolo è sempre colui che divide. Ai nostri giorni manca l’unzione dello Spirito Santo. Ci sta solo una fede a propria immagine e somiglianza. Sembra che a unirci non sia lo Spirito Santo ma il nostro modo di fare.
Guardiamo la Liturgia della Parola di questa solennità: essa ci fa vivere ancora il tempo del Cenacolo. Il tempo che ci vede chiusi in casa, chiusi nelle nostre paure, nelle nostre incertezze, nelle nostre ipocrisie. Eppure, anche in questo contesto, per noi, si rinnova il dono dello Spirito Santo. E perché? Perché Gesù non vuole che tutto muoia dentro una stanza, dentro una chiesa, dentro una Messa (anche se al dire il vero non la viviamo come dovremmo) o una preghiera recitata. Il suo amore spinge oltre (cf. 2Cor 5,14). Il suo amore è talmente grande che ci dona una fonte inesauribile di energia nello Spirito Santo e che diventa garante dell’unità a coloro che si fanno annunciatori del suo amore. Non per nulla nella sua Prima Lettera, l'apostolo Giovanni ebbe a dire: «Quello che noi abbiamo ricevuto e abbiamo visto, lo annunciamo a voi» (cf. 1Gv 1,3).
Gesù è presente nelle nostre situazioni, nelle nostre chiusure, nei nostri problemi e si relaziona con ciascuno di noi. E come si relaziona? Ce lo ricorda il Vangelo di questa domenica: «mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”». Gesù si relazione con ciascuno di noi iniziando a instaurare un rapporto di pace. Gesù nonostante le nostre chiusure, le nostre difficoltà viene in mezzo a noi portando al nostro cuore la sua pace e poi inizia a far memoria del suo grande atto d’amore sospeso sulla Croce, facendoci sperimentare il suo perdono per continuare la sua missione, per essere una Chiesa di pace e di riconciliazione nel mondo.
Certo, quante volte ce lo siamo detto che non è facile seguire Gesù, ascoltare e vivere i suoi insegnamenti. Ci guardiamo attorno e continuiamo a vedere o ascoltare dai media i segni di morte: le continue guerre (ufficialmente le fonti segnalano oltre 100 guerre), conflitti in famiglia anche con reato di omicidio, per strada, nella società; mancanza di rispetto per la natura e i disastri naturali, delirio di onnipotenza, idolatria del denaro; mancanza di dialogo e scontri di vedute ideologiche anche all'interno della stessa Chiesa.
Questa è la nostra storia complessa, la nostra vita, la nostra umanità che tenta di fuggire da questa situazione, tenta di nascondersi pensando anche di trovare qualche rifugio in un ideale più attraente. Eppure, Gesù a quei discepoli impauriti disse: «Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, così io mando voi». Oggi lo ripete anche a noi. Oggi Gesù ci dice di essere missionari della vera pace e della gioia del perdono sulle strade del nostro mondo, della nostra storia, della nostra vita. Purtroppo, quando si parla di riconciliazione, di perdono, entra in ballo la nostra umanità. È una grande sfida questa, in quanto ci fa soffrire, perché vorremmo ma siamo limitati e tante volte rispondiamo con la vendetta, con il rancore. Invece no! Occorre invocare lo Spirito Santo, non perché cancelli dalla nostra memoria o dalla nostra vita qualcosa che abbiamo vissuto, ma perché ci aiuti ad essere dono per l’altro, sempre. La forza dello Spirito Santo ci renderà cristiani secondo il cuore di Gesù, pur restando delle semplici persone. Vi è una canzone di Giorgia che mette in evidenza l’importanza dell’amore nonostante i nostri limiti, le difficoltà della vita. Chi intraprende questa strada non può che lasciarsi trasformare dall’amore di Dio per rendere il male innocuo e testimoniarlo nella quotidianità.
In questo giorno solenne, chiediamo allo Spirito Santo che ci dia il coraggio di uscire dalle nostre gabbie e di andare incontro agli altri per portare il Vangelo; chiediamo di imparare ad amare, a perdonare, a sorridere a chi ci sta accanto, a trattare con rispetto chiunque si incontri nella nostra vita o che fa parte della nostra vita. Impariamo a spendere il nostro tempo con chi è solo, con chi è nella sofferenza.
Preghiamo allora lo Spirito Santo perché ravvivi in noi il ricordo del dono ricevuto. Che ci liberi dalle paralisi dell’egoismo e accenda in noi il desiderio di amarci e aiutarci, per diventare un’unica famiglia.
Buona domenica di Pentecoste a tutti voi!

