ESSERE CRISTIANI AUTENTICI!
La Parola di Dio di questa domenica si pone in continuità con il tema degli operai nella vigna di domenica scorsa.
Questa domenica Gesù continua il suo discorso pedagogico e fin dall'inizio invita a fare discernimento: «che ve ne pare?».
Il discernimento che il Vangelo propone è sulla parabola dei due figli che possiamo definirli "mistero di contraddizione tra loro", nel senso che ci rappresentano con i loro "sì" e con i loro "no".
Perché mistero di contraddizione? Perché somiglia al nostro modo di credere, al nostro modo di pensare di sapere o essere preparati per quel tal scopo e invece no, si continua con atteggiamenti "di facciata", esteriori che rimangono lì senza condurci alla conversione.
In linea al discernimento proposto, si riallaccia la domanda della prima lettura presa dal libro del profeta Ezechiele: «Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?».
Non sono domande da sottovalutare. Pensiamo a quei momenti che ci troviamo radunati per celebrare l'Eucarestia: sembra un rito senza senso, non perché non ci piace il sacerdote, perché non ci sono i canti o chissà che cosa, ma perché abbiamo ridotto l’Eucarestia a una superstizione, per non parlare della strumentalizzazione socio-commerciale dei Sacramenti. Questi atteggiamenti rispondono bene a ciò che disse il profeta Isaia: «questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani» (Is 29,13). Ecco la parabola che ci aiuta al discernimento. Inizia così: «un uomo aveva due figli». A questi figli il padre accostandosi, cioè non si presenta come un padrone, ma come padre con tanto di sfumatura materna, rivolge quest’invito: «vai a lavorare nella mia vigna!». È un invito, serio, impegnativo e non qualcosa “di stagionale”. Per realizzare il regno di Dio, che è regno di giustizia, di amore, di pace, regno di ogni cosa bella che il cuore umano desidera e sogna, Dio chiama tutti, senza nessuna distinzione, ognuno di noi dobbiamo assumere concretamente, ogni giorno, quest’impegno.
Purtroppo, i segni di contraddizione vengono evidenziati. All’invito il primo figlio risponde in maniera lapidaria il suo no ma poi ci va.
Chissà quale scontro col padre nel suo cuore. Anche nei nostri cuori abbiamo diversi scontri. Ma di questo figlio Gesù sottolinea il suo pentimento quasi a dire che si mise a discernere il suo errore nei confronti dell’amore del padre. Anche la risposta dell’altro figlio è lapidaria: egli dice subito “sì” ma non andò. Un modo di rispondere e di fare privo di ogni generosità l'azione magari vedeva il padre come un padrone, nonostante l’affetto dimostratogli nell’invito. Il suo è un sì “di facciata”, solo per fare bella figura e così prenderlo in giro, un po’ il nostro modo di fare quando qualcuno ci chiede qualcosa.
Attenzione, con Dio non si possono fare sceneggiate, non si può essere falsi e nemmeno avere quella pretesa di barattare con Lui come se fossimo davanti a un giudice per fargli applicare una legge. No! Dio è padre e il problema sta nel non riconoscersi figli. Ecco perché questa parabola mette a nudo quella contrapposizione tra il “no” e il “sì”, tra il “dire” e il “fare” che caratterizzerà sempre la nostra vita, la nostra quotidianità. Ed è proprio questa contrapposizione che diventa una sorta di divisorio: da una parte quelli che fanno e dall'altra quelli che parlano rendendo la vita priva di ogni sostanza in quanto sprecata dalla stessa ipocrisia. Forse dimentichiamo che Dio legge i nostri cuori e non la nostra esteriorità (cf. 1Sam 16,7)! È facile rispondere, dando una risposta scontata, che colui che ha fatto la volontà del padre è stato il primo. Ma cosa dice veramente a ciascuno di noi questa Parola di vita in questo momento che l’ascoltiamo? Essa dice: “tu che sei abituato durante il Padre nostro a dire ‘sia fatta la tua volontà’, come puoi agire come quel figlio che della volontà del padre, in questo caso di Dio, non la fai nella tua vita? Prendi invece coscienza che tu sei figlio, che non sei servo. La vigna ti appartiene. Se vuoi dare senso alla tua vita impegnati nella vigna, gioca la tua vita nella vigna del Signore”.
Dio vuole che la mia vita sia bella, che abbia un senso. Certo se penso a un dio tiranno, che sa solo comandare, continuerò a pensare e fare solamente ciò che mi piace.
Accogliamo nel cuore l’invito al discernimento che ci ricorda che essere cristiani non è un numero anagrafico. Si è cristiani perché si è fatta una scelta di vita e sappiamo che il Signore ci ama, ci ha donato la sua paternità e maternità, ci ha reso figli nel battesimo e noi con il nostro “lo voglio” abbiamo accolto questa figliolanza. È vero che ci sforziamo di corrispondere anche se tentenniamo, ma siamo fragili. Però un conto è la fragilità, un conto è dire in partenza che sono chiacchiere perché il mondo va in un’altra direzione oppure mettere le mani avanti in quanto è difficile. Se pensiamo così siamo come quel figlio che dice un semplice sì al padre ma non fa la sua volontà, per questo la sua risposta è falsa. Occorre, invece, una rinascita del cuore, una rinascita della fede, assumendo i tratti di Gesù stesso, così come ci invita san Paolo nella seconda lettura.
Questa domenica, nella nostra preghiera, chiediamo al Signore che ci liberi dall’ipocrisia e che ci aiuti ad essere autentici cristiani senza prenderlo in giro.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
immagine: https://www.ortobene.net/rubriche/commento-al-vangelo/fare-la-volonta-del-padre/

