CON GESÙ PIETRA DI SCARTO
Anche questa domenica ritorna il tema della vigna e del rifiuto, un tema che questa volta presenta un particolare dramma che anticipa la passione e morte di Gesù.
Il tema della vigna riguarda l’amore che Dio ha per ciascuno di noi in ogni tempo, in ogni epoca, sempre. Già dalla prima lettura possiamo ascoltare il canto dell’amore di Dio per tutti noi, di un Dio che ha passione per l’uomo, nonostante l’infedeltà.
La parabola parla di un possidente terriero che da a dei contadini affittuari la sua vigna. A loro dona fiducia e poi parte per un paese lontano. Questi usufruttuari però ne approfittano usurpando questo bene, questa eredità. Infatti, il padrone quando manda i suoi servi a raccogliere i frutti, i contadini anziché consegnare il raccolto ai servi del padrone cosa fanno? Uno lo bastonano, l’altro lo uccidono e l’altro lo lapidano. Poi il padrone manda anche il figlio e questi viene subito ucciso.
La parabola ci mette a nudo perché mostra che, anzitutto manchiamo alla fiducia data e poi, in particolare, non sappiamo godere del bene dell’altro se non lo possediamo. L’altro che sia un oggetto o una persona lo devo possedere, costi quel che costi. Non è così? Non è il risultato anche delle azioni criminali che ascoltiamo durante un telegiornale? Viene spontaneo chiedersi se esista un amore che non sia possesso. Perché questo notiamo nella parabola: un uomo che vuole prendere, possedere, conquistare ciò che pensa che abbia perduto senza capire che l’eredità non si prende, non si possiede, non si conquista: per essere eredi bisogna essere figli. Penso che Gesù questa domenica vuole dimostrarcelo!
Con questa parabola Gesù parla di un Dio che non è incluso nella vita delle persone, della comunità cristiana che non riesce più a mostrare sul proprio volto i lineamenti di un Dio che si è fatto uno di noi. Gesù parla di un Dio “scartato” che è divenuto “pietra angolare” scartata dai costruttori. Del resto, la vita di Gesù la vediamo scartata. Alla nascita, non ci stava posto nell’albergo e lo troviamo adagiato in una mangiatoia (Lc 2,7.12.16). Durante la sua vita terrena non è mai al centro, anzi quando cercano di farlo re lui scappa, si nasconde (cf. Gv 6,15), obbliga al silenzio (cf. Mc 1,25.34.44;3,12;5,43;7,36;8,26.29-30). Poi al termine della sua vita lo vediamo tra due ladroni (Mc 15,25).
Gesù questa domenica cerca in tutti i
modi di farsi accogliere, perché solo accogliendo Gesù, il figlio di cui parla
il Vangelo, saremo figli, ci riconosceremo tali, accederemo all’eredità così
come ci ricorda san Paolo: «se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio,
coeredi di Cristo» (Rm 8,17). Il versetto paolino completo ci dice anche il
come si diventa coeredi di Gesù e non parla di una semplice accoglienza, dice
così: «se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria».
Siamo pronti a questo? Siamo pronti a una chiesa fatta di uomini e donne che accettano di lasciarsi portare via la propria centralità per essere come Gesù pietra di scarto?
Quanto è difficile farlo, perché ci sarebbe una grande pulizia da fare. Dalla parabola impariamo che il peccato fondamentale dell’uomo è ritenersi padrone della vita (direi nostra e altrui) e togliere ogni riferimento a Dio per mettere in evidenza il proprio io. Ma questo purtroppo è un atteggiamento di conquista, che continua a uccidere non solo il Figlio ma anche noi stessi. Con il nostro peccato rifiutiamo quella figliolanza a cui abbiamo detto sì nel giorno del nostro Battesimo. Col nostro peccato rifiutiamo la fraternità. Rifiutiamo l’amore. Anzi tutto questo ci da fastidio e quando qualcosa da fastidio nasce la violenza non solo verbale ma anche fisica, come mezzo contro ciò che è bello, buono, contro l’amore.
Con questa parabola Gesù fa richiamo alla parabola della vite e i tralci (Gv 15,1-8) che invita a legarci alla vite, a Gesù Cristo per evitare di essere una vigna secca, arida, senza frutti, ripudiata. Dice Gesù: «ogni tralcio che in me non porta frutto sarà potato e, se ancora non porta frutto, sarà reciso» (Gv 15,2).
Quando ci attacchiamo alle cose, al potere, al successo, non otterremo ma quel frutto di cui parla il Vangelo ma solo oppressione, sangue, ingiustizia, fuga disperata, stragi continue. Si ripeterà l'uccisione dell'erede che ancora una volta sarà per tutti l’escluso.
Sì, Gesù è l’escluso e noi pensiamo di aver vinto su di Lui e invece no. È sempre sua l’ultima parola; è sempre Lui che vince. Sarà difficile per noi capire che il Figlio, Gesù, salva gli uomini proprio con la sua passione, con la sua morte fuori dalla città, da escluso, da pietra di scarto. Ed è anche la conclusione della parabola, di questa pagina della storia della salvezza: Dio non si abbassa al pensiero comune della gente che agisce con la legge del superbo, del prepotente, del malvagio ma andrà con la stessa fiducia per altri sentieri, verso un altro popolo, continuando a parlare di perdono, di misericordia, di amore. Nessuno è obbligato a seguire Gesù ma chi lo segue non può che essere pietra di scarto, buttato fuori della vigna per essere con Lui pietra angolare, perché solo così si è conformati a Cristo, solo portando la stessa forma della pietra d’angolo si può cominciare a ricostruire una nuova umanità perché questo è il Vangelo.
Siamo pronti a questo? Siamo pronti a una chiesa fatta di uomini e donne che accettano di lasciarsi portare via la propria centralità per essere come Gesù pietra di scarto?
Quanto è difficile farlo, perché ci sarebbe una grande pulizia da fare. Dalla parabola impariamo che il peccato fondamentale dell’uomo è ritenersi padrone della vita (direi nostra e altrui) e togliere ogni riferimento a Dio per mettere in evidenza il proprio io. Ma questo purtroppo è un atteggiamento di conquista, che continua a uccidere non solo il Figlio ma anche noi stessi. Con il nostro peccato rifiutiamo quella figliolanza a cui abbiamo detto sì nel giorno del nostro Battesimo. Col nostro peccato rifiutiamo la fraternità. Rifiutiamo l’amore. Anzi tutto questo ci da fastidio e quando qualcosa da fastidio nasce la violenza non solo verbale ma anche fisica, come mezzo contro ciò che è bello, buono, contro l’amore.
Con questa parabola Gesù fa richiamo alla parabola della vite e i tralci (Gv 15,1-8) che invita a legarci alla vite, a Gesù Cristo per evitare di essere una vigna secca, arida, senza frutti, ripudiata. Dice Gesù: «ogni tralcio che in me non porta frutto sarà potato e, se ancora non porta frutto, sarà reciso» (Gv 15,2).
Quando ci attacchiamo alle cose, al potere, al successo, non otterremo ma quel frutto di cui parla il Vangelo ma solo oppressione, sangue, ingiustizia, fuga disperata, stragi continue. Si ripeterà l'uccisione dell'erede che ancora una volta sarà per tutti l’escluso.
Sì, Gesù è l’escluso e noi pensiamo di aver vinto su di Lui e invece no. È sempre sua l’ultima parola; è sempre Lui che vince. Sarà difficile per noi capire che il Figlio, Gesù, salva gli uomini proprio con la sua passione, con la sua morte fuori dalla città, da escluso, da pietra di scarto. Ed è anche la conclusione della parabola, di questa pagina della storia della salvezza: Dio non si abbassa al pensiero comune della gente che agisce con la legge del superbo, del prepotente, del malvagio ma andrà con la stessa fiducia per altri sentieri, verso un altro popolo, continuando a parlare di perdono, di misericordia, di amore. Nessuno è obbligato a seguire Gesù ma chi lo segue non può che essere pietra di scarto, buttato fuori della vigna per essere con Lui pietra angolare, perché solo così si è conformati a Cristo, solo portando la stessa forma della pietra d’angolo si può cominciare a ricostruire una nuova umanità perché questo è il Vangelo.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!

