giovedì 21 gennaio 2021

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

 PESCATORI DI UMANITÀ

Fino a domenica scorsa siamo stati al Giordano dietro al Battista per poter avere una parola di speranza, per convertirci.
Adesso il Battista è arrestato, scompare dalla scena e in qualche modo sembra sparire quella speranza anche nei nostri cuori.
Sembra il tempo del covid: restrizioni varie, paure varie che ci allontanano anche dalla fede in Dio. Proprio in questo contesto, la speranza si accende e si concretizza in Gesù di Nazareth.
Questa irruzione nella vita del credente non è da poco. Proprio nelle nostre situazioni più buie Dio viene incontro, si fa accanto, si fa vicino e rinnova quella speranza annunciando se stesso con queste parole: "Convertitevi e credete nel Vangelo". In queste parole è racchiusa quella speranza di cui Paolo dirà: “Mai delude!”. Anzi, ci permette di fare un cammino particolare, ci riporta al luogo del Battesimo, dove il Battista predicava la speranza, ci riporta alla nostra fede originaria: convertitevi, cioè cambiate modo di pensare.
Nel luogo del Battesimo, se ricordate, il nostro sguardo ha incrociato lo sguardo di Gesù. Ora, questo sguardo ci invita al cambiamento con la proposta di "credere nel Vangelo", cioè di credere in Lui, Parola eterna del Padre, Vangelo vivente di Dio, entrare nella sua ottica.   
Il Vangelo è proprio questa scoperta di Dio che non chiede un servizio fatto chissà di quali sacrifici, ma il servire la stessa umanità che Egli ama insieme a Lui nella preghiera, nel pianto, nei sogni.
Il Vangelo che serviamo è Cristo Gesù speranza delle genti, la salvezza di ogni debole, la ricchezza di ogni povero e in questo momento ci chiede di cambiare il cuore, di cambiare idea e affidarsi a Lui; credere a Lui che è il Veniente, l'Atteso, il Vangelo di Dio.
Non possiamo fermarci solo alle apparenze, che poi sono circoncise di non senso e non di vitalità. Credo che ogni cristiano che desidera vivere la vita nello spirito deve avere quella forza del cambiamento, quella forza di andare oltre l'orizzonte.
Il tempo è compiuto dice Gesù. Cioè questo è il momento. Egli è quella Parola forte ed operante, presente in ogni momento della nostra esistenza, anzi è sempre vicino.
Egli cammina nelle nostre strade, nelle nostre vite perché è insieme l'annunciatore e l'annunciato, il compimento del tempo e il regno di Dio. "Si entra in esso volgendosi a lui e credendogli; si risponde alla sua chiamata seguendolo nel cammino che indica e apre" (S.Fausti).
Questa chiamata avviene nella vita, come lo fu per i primi discepoli così come viene narrato nel brano evangelico odierno.
I discepoli ogni giorno sono chiamati ad andare dietro a Gesù. È la chiamata al Regno.
La differenza tra la religione cristiana e le altre religioni è che in tutte le religioni l'uomo cerca Dio, nel cristianesimo è Dio che cerca l'uomo. La sua proposta è diretta e personale. Lui stesso, per sua iniziativa, chiede a me, a te, a tutti di andargli dietro. Ad ognuno quindi la risposta!
Dicevamo che la chiamata è al Regno. Gesù qui dice che ci fa diventare pescatori di uomini. Ciò sta ad indicare che non si è mai arrivati, che occorre fare esperienza di Dio. Infatti, la conversione non si esaurisce in un momento ma è il cammino della vita e insieme a Gesù, ognuno troverà pienezza, elevazione. Il passaggio infatti è da semplici pescatori a pescatori di uomini.
Nell’Antico Testamento la pesca è una immagine negativa, paragonata alla cattura degli empi.
La chiamata e l’elevazione di Gesù è quel salvare dal mare del non senso, dalla sofferenza, dalla morte. Gesù con questa espressione chiama non solo alla conversione ma alla liberazione dal male: chiama all’umanità con le proprie capacità.
Ogni discepolo di Cristo Gesù deve "pescare uomini", cioè portarli dalla morte alla vita. Come Gesù ha fatto con noi, anche noi dobbiamo fare con altri fratelli e sorelle. Ma per fare questo bisogna essere liberi. Il vangelo sottolinea che i discepoli lasciano le reti.
Ognuno di noi è legato a una rete. Quante reti abbiamo da lasciare: reti che ci hanno imbrigliato, legato e da cui non riusciamo a staccarci.
La rete dei pescatori è la loro vita, la loro identità. Gesù non chiede di cambiare mestiere ma di scoprire il senso della vita e per farlo, occorre un cuore libero da ogni legame. Liberarcene non significa privarsi di qualcosa (i discepoli non hanno smesso di lavorare, di essere pescatori), significa avere un cuore colmo di gioia, un cuore libero, capace di amare. Questa è la condizione per seguire l'Amato!
In questa sua chiamata tutti siamo coinvolti. Essa si ripete sempre perché tutti possono prendere sempre più coscienza dell'amore di Dio e di costruire e far costruire il suo grande sogno: portare tutti dalla morte alla vita, tirarli fuori dall’oscurità così come ha fatto Gesù con noi.
Quest’invito ci viene anche dal tema: “Tenete alta la Parola di vita”, che questa domenica, dedicata alla Parola di Dio, sprona ad “entrare nelle pieghe della storia di ciascuno con il passo lieve di chi sa farsi compagno di viaggio” (Vincenzo Corrado).
Ci dia il Signore capacità di accogliere il suo invito buttandoci nel Vangelo con piena fiducia.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!





immagine: www.ilgiornaledimonte.it

giovedì 14 gennaio 2021

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

FISSARE LO SGUARDO IN DIO

Abbiamo celebrato il Natale del Signore, ci siamo ritrovati attorno alla greppia di Betlemme e riscoperti come figli amati e ora, dopo aver celebrato il Battesimo del Signore, riprendiamo il Tempo Ordinario. Siamo pronti? Siamo pronti per fare esperienza di Dio nella vita di tutti i giorni?
Il Vangelo ci colloca nello stesso luogo. È il luogo del Battesimo di Gesù, è il luogo del nostro Battesimo. E noi siamo ancora lì, cosa ci stiamo a fare? Cosa cerchiamo?
Queste sono domande che, fin quando non troveranno la giusta risposta, si ripeteranno sempre. Quindi siamo nello stesso luogo, quasi affezionati e la domanda è sempre la stessa: che cercate?
Se ci viene fatta una domanda simile, una ragione ci sarà. Cosa cerchiamo veramente nella vita? Siamo qui adunati in assemblea, cosa cerchiamo realmente? Questa è una domanda importante che tende a scavare le intenzioni più intime.
Una pista per trovare la giusta risposta ce la fornisce l'evangelista Giovanni. Anzitutto ci parla di uno sguardo.
Questo è lo sguardo di Dio che passa dalla nostra esistenza. È il passaggio di Colui che ci cerca. Chissà se ce ne accorgiamo. Sant’Agostino aveva paura di non accorgersi del passaggio di Dio, e noi?.
Nel Vangelo è il Battista che sta concretizzando la sua anima sullo sguardo, su Dio. Non è semplice. Del resto non è mai stato semplice guardarsi negli occhi. 
In questo periodo grazie alla pandemia che ci fa usare una mascherina, siamo costretti a guardarci negli occhi. Ma il Battista ci insegna a guardare oltre, a guardare l’Agnello di Dio e saperlo indicare agli altri. Siamo pronti a vivere questa dimensione? Il Vangelo ci fa capire di no, perché non siamo capaci di leggerci dentro. 
La domanda che ci viene fatta, quindi, non è a caso e la risentiremo nuovamente all’inizio della passione di Gesù. Il Battista ci insegna ad avere una grande relazione d’amore con Gesù. E per avere questo grande rapporto d’amore non basta chiamare Gesù col titolo di Maestro, dobbiamo essere certi dove abita, quale è la sua identità, cosa significa dimorare in Lui. Ecco perché al nostro cuore risuonano le parole di Gesù: venite e vedrete. Due verbi congiunti che sono esperienza di vita, interpretazione del desiderio di tutti noi, del desiderio di Dio. Due verbi ma in stretta relazione col verbo credere. E quando si crede veramente, non possiamo dimenticare quell’esperienza, quell’incontro. 
Se ci avete fatto caso, l’Evangelista annota l’ora come se avesse l’orologio: “erano le quattro del pomeriggio”. Ecco dove ci conduce il vero incontro: possiamo fare mille cose importanti e dimenticarcene ma solo facendo concretamente esperienza di Dio, un cammino personale con Gesù, possiamo essere così precisi, come un orologio svizzero, possiamo ricordarcene il momento preciso, perché è l’ora di Dio, l’ora che da’ senso alla nostra vita, l’ora che rende fecondi i nostri desideri, i nostri progetti, ogni nostra iniziativa.
Il Vangelo ci mostra questa fecondità come una catena contagiosa che trasmette quel fuoco interiore, quella luce ricevuta dall’Agnello di Dio. Chi incontra il Figlio e dimora in Dio, incontra il fratello e lì si rinnova l’incontro con il Figlio perché capaci di saperlo annunciare: Abbiamo incontrato il Messia.
Quest’annuncio è un invito per tutti, perché Gesù vuole incontrare tutti. Egli mostra il suo volto. Quando lo cerchiamo con cuore sincero Gesù volge verso di noi il suo volto.
Cosa significa per noi “incontrare”? La quotidianità ci fa incrociare tante persone, ma ci trasforma? Solo l’incontro autentico ci trasforma. Oggi stiamo riducendo tutto tramite la tecnologia, basta pensare alla Dad per i nostri figli. Inoltre, il cellulare e i vari social non potranno mai sostituire la bellezza di un incontro autentico. La tecnologia ci disabitua allo sguardo. È solo l’incontro autentico che può dare spessore e pienezza alla nostra vita. Solo Gesù continua ad invitarci a cercare di vivere una vita piena.
Lasciamo allora che il nostro sguardo si incroci con lo sguardo di Gesù. Forse faremo fatica ma in quella fatica ci sentiremo chiamati con un nome nuovo, ci sentiremo amati, figli, fratelli e trasmetteremo amore a tutti con il nostro sguardo.
 
Buona Domenica nel Signore.






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