ILLUMINATI DALLA LUCE DELLA PASQUA
È bello ritrovarsi di domenica in domenica a celebrare la Pasqua del Signore, ma è più festoso la domenica di Pasqua, giorno in cui scaturisce ogni nostra celebrazione, giorno in cui scaturisce la nostra fede, una fede non chiusa ma aperta alla vita.
Ogni anno, puntualmente, la domenica di Pasqua, sembra allontanarci da ciò che è la festa in quanto ascoltiamo qualcosa di diverso fatto di buio, sepolcro e volendo anche di lacrime e tristezza. Sembra rivivere i nostri momenti di buio concreto, di sepolcro, di pianto, di tristezza che ritraggono smarrimento, incertezza, come il dramma della comunità apostolica all’indomani della morte di Cristo.
L’Evangelista ci dice che in questo contesto di morte si ricomincia da capo, è infatti, «il primo giorno della settimana». Purtroppo, quando è buio nel cuore non possiamo neanche vedere la luce che abbiamo avanti a noi, facciamo fatica ad andare oltre. Ed è quello che accade a Maria di Magdala. Ella va al sepolcro per piangere Gesù. Non si rassegnava al fatto che Colui che indirizzò per lei una nuova vita ora è morto. Un po’ come succede a noi con le persone care con cui leghiamo: non ci rassegniamo vivendo le prime ore e i primi giorni terribilmente e magari gettati sopra quella tomba. Questo fa Maria di Magdala, nessuno come lei aveva capito quanto era importante il Cristo. Per questo di buon mattino, nel buio della sua esistenza, va al sepolcro, purtroppo lo trova aperto e vuoto. La Maddalena in quel momento non pensa affatto alla risurrezione, pensa che qualcuno abbia rubato il corpo di Gesù. La tragedia si ingigantisce fino a correre verso gli apostoli per raccontare l’accaduto. Qui anche Pietro e Giovanni corrono verso il sepolcro. Giovanni arriva prima vede i teli per terra e in segno di rispetto nei confronti di Pietro, in quanto capo della comunità, aspetta. È Pietro l’autorità e quindi è lui che deve costatare le cose, che deve vedere quello che è successo.
Il verbo “vedere” usato dall’Evangelista, ci permette di osservare il crescendo della fede: dal buio alla luce a causa della fatica di credere alla Sacra Scrittura. Eppure, Gesù l’aveva detto: «Il Figlio dell’uomo sta per andare a Gerusalemme e lì sarà ucciso, poi dopo tre giorni risusciterà»! Un po’ come noi che non prendiamo sul serio la Parola di Dio ovunque ci troviamo, forse con la scusa che non capiamo non diamo importanza. I segni delle bende e del sudario hanno fatto sì che tutto riaffiorasse al cuore: “è Risorto come aveva promesso!”.
Ecco la novità di Gesù per la nostra vita: Gesù non è morto è vivo, è risorto, è presente in mezzo a noi; Gesù con la sua parola, con la sua proposta di salvezza, con la sua novità di vita è vivo.
Purtroppo, anche il giorno di Pasqua possiamo brancolare nel buio e faremo fatica a incontrare il Risorto, diversamente lo incontreremo anche tra gli alti e i bassi della nostra vita, lo vedremo nel volto del sofferente, lo incontreremo nei sacramenti, lo incontriamo durante la proclamazione della Parola che Lui in persona ci rivolge e che non possiamo sottovalutare, e conseguentemente, nel segno dell’Eucarestia. Questi sono i segni e bastano per chi crede chi non crede, purtroppo, va sempre in cerca di segni.
Riprendiamo allora i tre elementi che il Vangelo odierno ci dona: il buio, la pietra, il sepolcro. Tre elementi che racchiudono la nostra vita, una vita da schiarire. In questi tre elementi c'è un chiaro richiamo al nostro modo di vivere, alla nostra cecità, alla nostra incapacità di vedere, di capire, c’è un richiamo a quella chiusura a riccio, a quel «stolti e lenti di cuore» (Lc 24,25) che Gesù ripete ai nostri cuori.
Il Vangelo di oggi ci parla anche di tre persone che anch’esse hanno visto dei segni e hanno creduto. Noi, popolo del 2026, crediamo ancora o brancoliamo nel buio? Cerchiamo dei segni che rispondono alle nostre pippe mentali o ci basta la grazia del Signore (cf. 2Cor 12,9)?
Il mattino di Pasqua è il giorno in cui dobbiamo smettere di cercare un cadavere per iniziare ad amare. Il passo magari non sarà uguale ma chi ama, oltre ad andare veloce, è capace di attendere l’altro perché l'amore a Gesù è anche amore verso chi è in difficoltà. La Pasqua, infatti, “ci invita ad avere occhi capaci di ‘vedere oltre’, per scorgere Gesù, il Vivente, come il Dio che si rivela e anche oggi si fa presente, ci parla, ci precede, ci sorprende... ci illumina con la luce della sua risurrezione” (Papa Francesco).
In questo giorno festoso, apriamo il cuore a Gesù risorto. Egli con la sua presenza ci tocca, ci guarisce, ci salva e tutti noi necessitiamo di salvezza, in quanto da soli sperimentiamo giorno dopo giorno la tragedia di una vita senza senso, il peccato, la delusione, l’insuccesso, il male. Solo Gesù ci salva, Lui ha vinto il male! Seguiamolo mettendoci dietro di Lui e sperimenteremo la gioia della risurrezione, la gioia della Pasqua.
In questa Pasqua lasciamo che i nostri cuori sboccino alla vita di Dio, lasciamo che il cuore esploda d'amore. Lasciamo che la nostra vita sia un riflesso dell'amore di Dio. Alziamo gli occhi al cielo per guardare al Cristo Risorto, riponendo in Lui ogni nostra attesa, riponendo ogni nostra fiducia per un mondo che possa veramente amare la vita e costruire la civiltà dell'amore.
Sappiamoci amati, amiamoci e amiamo portando quella stessa speranza che il Risorto ha messo nei nostri cuori.
Buona Pasqua di Risurrezione a tutti voi!

