mercoledì 12 agosto 2026

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

FEDE E PREGHIERA IN UNA NON CREDENTE


Celebriamo la Domenica della fede, una fede sempre da sperimentare in ogni istante della nostra vita. In questo periodo di calura estiva, un periodo in cui cerchiamo del riposo dal lavoro, uno staccare la spina e mentre il caldo si fa sentire una donna grida pietà!
Il brano evangelico di questa domenica inizia con l'indicazione della regione dove Gesù si stava recando: Tiro e Sidone, a nord-ovest della Galilea, terra pagana, nell’attuale Libano. La sua presenza in terra pagana (e non è la prima volta) è segno dell'apertura universale della Chiesa alla missione.
In questa terra pagana si ode un urlo di dolore di una madre disperata per la malattia della figlia, “tormentata da un demonio”.
Quante volte assistiamo a situazioni simili. Quante volte nelle nostre famiglie troviamo questo tipo di dolore, troviamo quest’urlo in coloro che hanno sofferto per la malattia e la morte di un proprio caro.
Dinanzi a questo dolore, ognuno di noi è chiamato a visitare la propria fede davanti a Dio, quella fede che non è un’idea, ma una relazione; non è un concetto, ma una storia; non è un ricordo, ma una forza che ci sostiene ogni giorno. La fede è il dono che Dio ci fa per riconoscerlo presente nella nostra vita. Ora, la situazione della donna cananea, una persona considerata estranea alla fede di Israele, tanto da riservare per lei e per tutti i pagani un termine molto dispregiativo: “cane”. Eppure, è proprio questa donna pagana a riconoscere in Gesù ciò che molti non vedono: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di mè!”.
Purtroppo, nonostante quello che la donna vede in Gesù sembra non bastare, in quanto Gesù stesso ha una reazione dura e dispregiativa nei suoi confronti rispetto ai discepoli che, per togliersela davanti, gli suggeriscono di accontentarla.
Alla reazione di Gesù segue una nuova reazione della donna: gli si butta ai piedi e prendendo spunto dalle sue parole gli dice in modo intraprendente: “Sì, è vero, non si butta il pane dei figli ai cagnolini però dalla tavola dei padroni cade sempre qualche briciola per i cagnolini”. Allora Gesù rimane meravigliato: “Donna, davvero grande è la tua fede, sia fatto come tu desideri.” 
Gesù premia questa donna perché ha visto che la sua fede era talmente grande da metterla in condizione di superare sempre il rifiuto, superare ogni vergogna, superare ogni soggezione. La fede quando è grande, quando è forte ci fa superare ogni difficoltà senza arrendersi al primo ostacolo.
Oggi riceviamo uno schiaffo morale da questa donna cananea. Ella ci dice che c’è una fede che deve crescere, maturare. Nel suo urlo ci sta fede e preghiera. Guardiamo questa donna: non appartiene al popolo eletto; potremmo dire che non fa parte del nostro gruppo o della nostra Comunità, però ci insegna che la preghiera è il respiro della fede; che senza la preghiera la fede si indebolisce; senza la fede la preghiera si svuota, che la preghiera non è un tempo materiale ma spirituale: è uno spazio che mi permette di passare dalle cose temporali alle cose eterne, se ci credo. 
Con la sua lezione la donna cananea insegna che la fede quando è vera ci mette in condizione di superare le difficoltà della vita, l’incomprensione di chi ci sta vicino, compreso gli insulti.
Quante persone, per esempio, non mettono più piede in Chiesa non perché non ci credono, ma per i motivi sopra citati. Però, se uno ha fede non gli importa niente di quello che dicono gli altri, perché il desiderio di incontrare Gesù, di ascoltarlo, di stare un’ora con Lui, di essere tra quei “beati alla Cena dell’Agnello”, questo desiderio deve essere più forte, perché si possa supera tutto. Ricordiamo domenica scorsa, Pietro era di una fede che zoppicava con tutti e due i piedi, se ci piace vivere come lui, non andremo da nessuna parte in quanto affonderemo nel nostro orgoglio. Ricordiamocelo sempre: la fede Dio la saggia come oro nel crogiolo (Sap 3,6)! Se noi, invece, ogni volta che preghiamo ci sembra che Dio sia assente, che non ascolti la nostra preghiera, quale tipo di fede è la nostra?
La donna cananea non è stata esaudita la prima volta. È tornata nuovamente da Gesù superando le difficoltà, superando sguardi o reazioni verbali da parte della gente, magari scocciata per la sua insistenza. In questa donna ci sta una verità decisiva: la fede nasce dove l’uomo riconosce il proprio bisogno e non si arrende. Ella va da Gesù e fa ritorno alla sua casa solo quando Gesù le disse: “Sia fatto secondo la tua fede”. È la fede che fa miracoli, non sono gli uomini. I nostri santi hanno sempre rimproverato quando la gente cercava in loro i miracoli. Domenica scorsa vedevamo gente attorno a Gesù solo per i miracoli e non per fede. Non possiamo fermarci all’esteriorità. La fede va oltre come ci insegna questa donna cananea maestra di preghiera e di fiducia; Ella non appartiene a nessun gruppo, clan o popolo eletto, non ha titoli religiosi e meriti da esibire. Ha solo una cosa: una richiesta fatta con il cuore e una fede che non si spegne, per questo, ella è nel cuore di Dio.
La donna cananea ci dà una bella lezione sulla fede e anche sulla preghiera. Chiediamo la grazia di avere la sua stessa fede, una fede tenace, che non si scandalizza del silenzio di Dio, ma sa andare al suo cuore, continua a relazionarsi con Lui, anche tra le pieghe di un rifiuto; chiediamo una fede capace di far fiorire la vita, di far fiorire l’amore proprio dove i nostri occhi vedono solo disperazione, perché tutti chiamati a vivere il Vangelo dell’amore.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!





giovedì 6 agosto 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

ATTRAVERSARE CON GESÙ IL MARE DELLA VITA


Siamo alla XIX domenica del Tempo Ordinario e la liturgia della Parola di questa domenica mostra la nostra vita di fede, una vita di fede saziata in maniera miracolosa. Quando ci sta un miracolo, ruotiamo sempre attorno a chi ha elargito quel miracolo, come la folla del Vangelo: rimane con Gesù. L’Evangelista però sottolinea un particolare, che non appartiene solo ai dodici discepoli ma ai discepoli di ogni tempo: passare il guado, passare un limite e arrivare all’altra riva. Quest’invito appare come un allontanamento dall’esteriorità, una ulteriore prova della vita. Diversamente non avrebbe senso l’invito di Gesù, fatto anche con una certa fretta e costrizione, se poi doveva attardarsi perché doveva pregare.
Ora in questo “non senso” possiamo cogliere ciò che è la Pasqua della vita: un passaggio (del resto, anche i nostri anziani dicevano che la vita è un passaggio), un attraversamento del mare della vita che sempre ci tiene legati a qualcosa, ci lega a una morte non solo fisica ma anche spirituale in quanto la vita ci offre sempre dei cambiamenti ma soprattutto dei momenti per andare oltre e provare un “nuovo miracolo” perché la fede non venga sballottate dalle onde del mare.
Anche nella prima lettura, dove ci viene narrata una parte dell’esperienza del profeta Elia, troviamo questo “andare oltre” raffigurato dal un lungo cammino di Elia per poter incontrare Dio. 
Il profeta Elia prova a cercare il volto di Dio, quel volto in cui è racchiusa la sua speranza e lo trova non nella tradizione o nel “si è fatto sempre così”, non nei propri pensieri o interessi, non nelle proprie immaginazioni, ma solo nel «suono di un silenzio».
Questo incontro, per Elia, sarà la sua svolta, un nuovo miracolo, un cambiamento per rimettersi in strada, del tutto nuova e continuare a fare il profeta. Questo ci dice quanto sia necessario il cambiamento nella nostra vita per non fossilizzarci su noi stessi.
La stessa esperienza la ritroviamo nel brano evangelico, dove i discepoli sono costretti da Gesù a questo cambiamento necessario della vita. I discepoli sapevano di andare contro le difficoltà che il lago comportava. Sono coscienti che la vita non è luogo di successo e trionfo: in mezzo al lago ci stanno acque agitate, vento contrario e incapacità di governare. Ma il Signore è presente. Egli è sempre presente, anche quando ci sentiamo scoraggiati, soli. Quando la vita ci trova fragili e ci travolge, Egli è presente sostenendoci con la sua preghiera e invitandoci a superare questi momenti. Del resto, affrontare la vita è affrontare la difficoltà, è superare una fase per maturare e acquisire nuove abitudini di fronte alla vita stessa.
Noi abitualmente pensiamo che nelle nostre difficoltà siamo sempre soli, che il Signore è assente perché se fosse veramente presente la nostra vita sarebbe tutta rosa e fiori. E il cambiamento? La maturazione nella vita? 
L’Evangelista ci fa capire che Dio cammina sulle acque della vita, cioè, è presente. Nella nostra vita avremo sempre una tempesta ma ci accorgiamo che Lui è presente? I discepoli partono in quanto si sentono costretti a partire, però in quella partenza possono scoprire che Lui “cammina sulle acque”, cammina sui problemi della vita, sulle nostre paure e ci dice semplicemente “coraggio, sono io, vieni pure verso di me, supera questa tua paura, supera questa tua difficoltà”.
Il problema nella nostra vita di fede è capire se Lui è lì nel mezzo della nostra esistenza, se noi guardiamo a Lui oppure alle difficoltà.
Pietro, in qualche maniera rappresenta la nostra debolezza, la nostra fragilità e il nostro agire. Quel pizzico di fede lo spinge ad andare verso Gesù ma tiene ancora paura, più di quel pizzico di fede, per questo affonda nella difficoltà e grida: “Signore, salvami!”.
Questo, anzitutto, ci dice che da soli non possiamo farcela. Per questo non solo dobbiamo guardare la nostra tempesta ma dobbiamo guardare anche Gesù. Perché solo quando tocchiamo il fondo possiamo scoprire la sua presenza che ci tende una mano per risollevarci, per salvarci. Pietro, invece, si è fatto travolgere dal vento e non dallo sguardo di Gesù e ogni volta che si ripete questo Gesù stende verso di noi la sua mano, ci afferra e ci dice: “perché hai dubitato?”.
Questa è una domanda che ci fa fare una sosta per capire la presenza di Dio nella nostra vita. Per capire la forza divina che si è resa presente lungo l’arco della nostra esistenza che ci ha aiutato a superare le diverse fasi della vita. Ora, che siamo lontani dalla barca, cioè che abbiamo fatto strada, abbiamo superato quelle difficoltà, anche grazie al Suo aiuto, perché adesso dubitiamo?
Gesù ci dice che c’è sempre un lasciare qualcosa di noi, di non restare aggrappati alle proprie difese, ma lasciare che la nostra vita cambi camminando non sulla nostra parola o le migliaia di voci che ruotano attorno a noi, ma sulla Parola di Cristo, lasciando che Lui salga sulla barca della nostra vita, perché ci sia una trasformazione della vita rendendola bella, piena di pace, piena di amore, in quanto chiamati da Gesù in persona a renderla tale, a renderla un capolavoro!

Buona domenica nel Signore a tutti voi!








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