giovedì 9 luglio 2026

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

ASCOLTARE LA PAROLA PER PORTARE FRUTTO



Nel bel mezzo della calura estiva, entriamo in un linguaggio che nella sua semplicità va oltre il nostro comune pensare: la parabola.
La parabola, in questa XV domenica del Tempo Ordinario, è un seme che viene gettato davanti a noi che andiamo alla ricerca di un ristoro per il corpo ma non per l’anima. Anche Gesù amava il ristoro per il corpo ma non per questo trascurava la sua relazione con il Padre, relazione che lo aiutava ad immergersi sempre più nelle situazioni della vita con passione, con amore.
Ma perché Gesù parla in parabole? Ci ricordano i discepoli nel Vangelo ma non è la domanda del momento ma di sempre.
La parabola non è il raccontino per il bambino che fatica a comprendere, ma spinge a fare riflessioni molto concrete.
Gesù amava il mare o il lago, i campi di grano, le distese di spighe e di papaveri, i passeri in volo. Osservava la vita e quanto raccontava e proprio dalla vita traeva le parabole. Quindi, partendo dalle situazioni della vita, la parabola ci invita ad esaminare la nostra vita.
Il Vangelo narra di un seme che viene sparso in diversi terreni. Tutti sappiamo che ogni seme ha bisogno del suo giusto terreno. Quindi, che vuol dire un seme gettato in diversi terreni? Perché la prima cosa che suscita è quell’enorme quantità di seme che rimane sprecato, senza frutto. Addirittura, parte diventa cibo per gli uccelli, altra soffocata dai rovi, altra tra le pietre ma sola una parte su terra buona. Cosa succede? Abbiamo un seminatore sprecone, superficiale? No! Abbiamo Il Seminatore e non uno qualsiasi perché Egli è Colui che semina in tutti i cuori germi di vita. Davanti abbiamo il Padre che è un grande sognatore, pieno di speranza, fiducioso. Abbiamo un Padre che sa vedere vita e futuro ovunque. Il suo sogno è così grande che spera sempre, perché l'orizzonte della vita è vasto. Con Lui pagine d'amore arrivano a chiunque, perché il grande Seminatore ha un seme particolare per ciascuno. Purtroppo, come sappiamo la tipologia di terreno non permette al seme di crescere, germogliare, dare i suoi frutti e chiunque abbia dimestichezza con un po’ di giardinaggio sa già il perché. Anche la pagina evangelica offre la risposta alla stessa parabola per una ulteriore comprensione.
Ora, questo ci permette di farci qualche domanda: qual è il mio atteggiamento dinanzi alla parola di Dio? Che terreno sono dinanzi alla parola di Dio che in maniera abbondante viene sempre seminata nel cammino della mia vita? Sono soffocante, falso, duro?
Quale importanza diamo alla Parola di Dio? Pensiamo alla Messa. Dio parla durante la Liturgia della Parola. Se durante la proclamazione della Parola penso a rispondere al telefono o chattare nella messaggistica o con tanta disinvoltura penso ad altro, come posso accogliere nella mia vita la Parola di Dio? Oppure, se arrivo in ritardo alla Celebrazione e non ascolto niente della Parola di Dio come potrà questo seme portare frutto nella mia vita? 
Chiunque fa semplice giardinaggio ti direbbe che il seme, per farlo fruttificare, andrebbe messo a una profondità adeguata nella terra. Ma guardando a noi, quanto scende nella profondità del mio cuore la Parola di Dio che ascoltiamo?
Questa domenica il Vangelo ci fa fare questo test per capire se siamo terreno bello, buono, per accogliere il piccolo seme d'amore, per far germogliare l'amore di Dio, non solo in noi ma in tutti. Oppure, siamo terreno su cui ancora bisogna lavorare, con la sua giusta concimazione di fondo per renderlo soffice, fertile, facilmente penetrabile per le radici delle piante fino a dare il suo frutto.
Facendo questo test scopriremo come il Vangelo è sempre in contrasto con il male. Infatti, si parla di terreno buono e terreno cattivo ma è un Vangelo che sa guardare oltre l’orizzonte, che sa andare oltre le difficoltà della vita: dei quattro terreni solo tre sono di fallimento. Occorre allora porre fiducia in Gesù, perché in ogni cuore c’è sempre un angolo di terra buona, di terra propizia, di terra bella per accogliere il seme. Negli anni ’60 vi era una canzone, “Viva la gente”, che parlava in tal senso, parlava di un cuore prospettato a dare frutti in termini veramente esagerati, di cui Gesù nel Vangelo dice la sua prodigiosità: «ora il trenta, ora il sessanta, ora il cento per uno».
Carissimi, Dio crede che la sua Parola non ritorni a Lui senza effetto, senza aver operato quanto desidera, senza aver compiuto ciò per cui è stata inviata (Is 55,10-11). Lasciamoci allora toccare il cuore dalla Parola di Dio di questa domenica. Facciamo in modo di essere terra buona nella quale questa Parola, fruttificando, porti novità di vita buona e bella e non tristezza, paura, scoraggiamento e morte, ma una vita che sempre si lascia modellare dal Vangelo, una vita segno dell’amore di Dio per ciascuno di noi, perché a nostra volta raccoglieremo, anche noi, dalla vita, una nuova parabola per annunciare Dio, per renderlo presente, vicino, in mezzo alla gente, così come faceva Cristo Gesù nostra speranza.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!








giovedì 2 luglio 2026

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

CON GESÙ SI PUÒ!


Domenica scorsa abbiamo lasciato il discorso missionario di Gesù per poter entrare in questo nuovo capitolo. È un capitolo particolare dove Gesù sperimenta nella sua missione delusioni, amarezze incontrando un popolo non capace di accogliere e riconoscere la visita di Dio. Del resto, la missione comporta questo e chi segue Gesù lo seguirà anche in questo contesto, in una vita fatta spesso tra sconfitte varie: solitudine, smarrimento, sconforto, scoraggiamento: tutti atteggiamenti accompagnati da quella paura e da quel dubbio che continuano ad assalirci, anche se, nonostante tutto, cerchiamo di dare il massimo.
Gesù, questa domenica, ci vuole aiutare a superare queste sconfitte e subito inizia parlando di piccolezza, di umiltà, di mitezza quasi a ricordarci che queste sono le parole chiave di ogni missione e della vita cristiana. Sono caratteristiche che spesso suonano alle nostre orecchie ma non nel nostro cuore come se queste caratteristiche rubassero qualcosa alla nostra personalità, al nostro modo di fare che spesso e volentieri non ha nulla di cristiano.
Queste sono caratteristiche che aiutano il nostro essere battezzati, il nostro dirci cristiani. Caratteristiche che aiutano a relazionarci con il Padre perché ci si relaziona con Dio partendo dal cuore, dalla fiducia, dall’abbandono. Quindi, non si tratta di una questione di sapere teologico, di sapere filosofico o chissà quale disciplina. La strada della salvezza Dio l’ha aperta a tutti. Purtroppo, bisogna dire che non tutti l’accolgono, non tutti la riconoscono così come accade in questo capitolo 11 del Vangelo di Matteo.
Gesù prende atto di questo e inizia a esplodere di gioia e gratitudine al Padre per coloro che, dimostrandosi piccoli, umili e miti accolgono la Parola di salvezza. Poi li definirà anche beati.
Come non ricordare tra i piccoli, umili, miti una grande donna: la Vergine Maria. Colei che ha incarnato queste caratteristiche. Colei che invita ad assumerle queste caratteristiche per non essere dei semplici devoti. Infatti, una cosa è seguire Cristo e una cosa è fare il devoto.
Ai nostri giorni non sappiamo più se crediamo in Dio, se lo ricerchiamo dal profondo del cuore e seguirlo nel suo programma di vita. Troppe sono le cose che accadono e troviamo una scusa per allontanarci e non ricercarlo magari accusando Dio o un suo ministro.
Questa domenica Gesù fa una esortazione molto precisa e ci invita con queste parole: «prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime». Queste non sono parole che ci liberano dalle difficoltà della vita. Gesù non l’ha mai detto. Domenica scorsa più volte ci ha detto, invece, di mettere al centro Lui più degli affetti e di qualsiasi cosa. Questa domenica invece, rimanendo in tema, parla di condivisione perché quanto possiamo vivere sia “più leggero”, “meno insensato” ma solo se affrontiamo la vita imitandolo nell’umiltà, nella mitezza, nella piccolezza, nell’attenzione al prossimo, nel dono di sé.
Noi facciamo un po’ fatica a capire questo messaggio salvifico, non a caso Gesù inizia la sua preghiera di lode dicendo: «Ti benedico, Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli».
Oggi molti cristiani avrebbero l’ardire su questa espressione di Gesù come se fosse obsoleta. Non c’è da stupirsi. Gesù l’ha detto. Chi ascolta il Vangelo con la sua sicurezza, non potrà mai capirlo, resta fuori. Per questo davanti alle parole di Gesù ci vuole l’umiltà del cuore, la semplicità dei piccoli, di coloro che non stanno a discutere.
Attenzione allora dai falsi umili. Cioè a coloro che ti dicono di essere umili e poi barano. Perché questa è la nostra società odierna: si imbroglia per ottenere. Si alza il tono della voce per far capire chissà che cosa ma si sta solo mostrando la propria arroganza.
L’umiltà non nasconde le nostre vere qualità ma ci fa scendere nel sacrario della nostra coscienza per vedere i nostri pregi e i nostri difetti riconoscendoli e accettandoli. L’umiltà è saper dire “grazie Signore” quando va bene e “scusa Signore, perdonami” quando va male.
Chi imbroglia, chi è arrogante non è mai pronto ad essere umile e non soltanto con il Signore ma anche con gli altri. Non siamo così capaci di fare passi indietro, di dire all’altro “scusa ho sbagliato, hai ragione, perdonami”. Ci piace sguazzare nel torto marcio e anestetizzare la coscienza tanto da non capire dove è il bene e dove è il male continuando ad avvelenare la nostra vita e la società, dove delle persone innocenti pagheranno per il nostro modo di fare.
Questa domenica esaminiamoci per capire anzitutto se sto seguendo Gesù mite e umile di cuore oppure la mia arroganza che sempre punta il dito. Facciamo un atto coraggioso, vigoroso che nasce dal profondo del cuore: chiediamo al Signore dove sbagliamo chiedendo il dono della conversione e scopriremo che Dio è Colui che si fa compagno di viaggio con chi l’accoglie nella sua vita. Scopriremo che Dio è tenerezza d'amore. Scopriremo che Dio è pace che dona quel “riposo” a quel cuore stanco, agli ultimi. Scopriremo che Dio è un Dio d'amore che sempre sostiene che è possibile vivere diversamente. Allora comprenderemo il senso delle sue parole: «troverete ristoro per la vostra vita».

Buona domenica nel Signore a tutti voi!







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