giovedì 26 febbraio 2026

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

TRASFIGURAZIONE: LA BELLEZZA DEL DIO CON NOI



Siamo alla seconda domenica di Quaresima e la liturgia ci dà appuntamento all’ascolto del Vangelo della Trasfigurazione nella versione di Matteo. Ricordiamo che da poco abbiamo iniziato il nostro itinerario di conversione e come ogni cammino troveremo le nostre difficoltà, come può accadere a chiunque “si parta in quarta” con la gioia, la novità, i propositi, con progetti e desideri ma all’improvviso qualcosa non va e cede magari con qualche delusione come la stessa delusione sperimentata dai discepoli del tempo.
Però, parliamoci chiaro, ammettiamolo, succede anche a noi che nella nostra vita non sempre siamo sicuri di questa presenza di Dio al nostro fianco. Per questo avvertiamo il bisogno della trasfigurazione per conoscere la volontà di Dio nella nostra vita quotidiana.
Camminare con Gesù non è stato mai una cosa semplice, nè per i primi discepoli figuriamoci per noi. Nel Vangelo i discepoli hanno una idea propria su Gesù, magari un po’ vaga. Nonostante tutto sono chiamati a fare un ulteriore passo in avanti per comprenderne lo spessore: «il Cristo deve soffrire e poi risorgere», dice Gesù. Un po’ difficile per tutti accogliere lo spessore della sofferenza. Ecco perché Gesù ci prende per mano e ci porta in quel monte di Dio per spiegare cosa voleva dire, ci porta sul monte “per rivelare che la passione che Egli doveva soffrire era la sua gloria, la gloria di resurrezione”, come si esprime il prefazio della liturgia odierna.
Proviamo allora a comprendere come l’esperienza del Tabor risponde alla nostra vita. Anzitutto il cammino non è tutto rose e fiori ma fatica; infatti, sul monte si sale e salendo avvertiremo la fatica, dopo anche un indolenzimento nei muscoli ma sicuri che questi si rafforzano. E il Signore ci vuole rafforzare nella nostra vita di fede facendoci scoprire una bellezza. Ce ne parla Pietro che riconosce e legge quell'esperienza sul monte come un'esperienza di bellezza: «Signore, è bello per noi essere qui», cioè è bello contemplarti.
Questo dovrebbe essere un ritornello da far risuonare sempre nella nostra vita e non è una questione di ritualità ma certezza della sua presenza davanti ai nostri occhi, certezza della sua presenza nella nostra vita, perché Lui è il Bello ed ogni giorno ci rende belli, ci trasfigura irradiandoci la sua stessa bellezza da donare a quanti incontreremo nella nostra quotidianità.
Per contemplare la bellezza di Dio non possiamo non accogliere quest’invito: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Questo è un invito che subito ci fa capire il rapporto tra il Padre e il Figlio; ci fa capire che anche noi possiamo vivere di questa relazione con il Figlio ascoltando la sua Parola e ritrovare così quella via per vivere la bellezza della Trasfigurazione, il senso del nostro vivere, giorno dopo giorno, sedendoci alla mensa della Parola e dell’Eucarestia, così come facciamo ogni domenica. Ma ne dobbiamo essere convinti di questa bellezza fino ad esclamare: “Signore, è bello ascoltare la tua Parola!”; “Signore, è bello nutrirci del Tuo Corpo!” ma in tutto questo noi dovremmo sempre scoprire la bellezza di essere perdonati dal Signore e quindi possiamo anche aggiungere: “Signore, è bello ricevere il tuo perdono!” e scopriremo così che la Bellezza si fa “vicinanza”. È l'atteggiamento di Gesù con tutti: «non temete».
Il cristiano, anche se è sempre bisognoso di sostegno, non è l'uomo pauroso. Il cristiano è uomo di luce: un raggio di sole è racchiuso nel suo cuore che attende di sprigionarsi. Gesù dice: «voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14). Parole di Gesù che dimentichiamo, perché siamo come Pietro, ostinati nelle proprie convinzioni. Siamo come Giacomo e Giovanni che con la nostra superbia siamo capaci di distruggere qualsiasi cosa che contrasta il nostro modo di pensare.
Questa allora è la quaresima: un cammino di liberazione non solo dal Maligno, ma liberazione da noi stessi per tutte quelle volte che non traspare in noi quella luce di cui siamo oggetto.
Noi ogni domenica nell’andare in chiesa per l’Eucarestia saliamo il Tabor per stare con Dio, per essere trasfigurati da Lui proprio come i discepoli del Vangelo.
In questa trasfigurazione portiamo noi stessi, i nostri desideri, le nostre preghiere, bussiamo al cuore di Dio, gettiamoci nel cuore di Gesù, parliamogli cuore a cuore. Non torniamo nelle nostre case senza aver vissuto questo momento intimo con il Signore. Pietro lo ha fatto senza preoccuparsi di nulla. Facciamolo anche noi. Non preoccupiamoci se le parole sono quelle giuste, appropriate, ci penserà Dio a renderle tali. Preoccupiamoci piuttosto se siamo in ascolto di Dio o di qualcos’altro. Durante la Messa dovremmo ascoltare la Parola di Dio, l’omelia e non un cellulare o chi ci sta accanto. Dopo aver fatto la comunione dovremmo ascoltare Dio che parla al nostro cuore. Per farlo occorre il silenzio, perché solo nel silenzio riusciremo ad ascoltare Dio.
Quindi quello che ricordiamo questa domenica non è semplicemente quello che saremo dopo la morte ma un vivere la Trasfigurazione per essere trasfigurati attraverso un cammino di purificazione, come facciamo all’inizio della Messa, ma anche di illuminazione che ci viene dall’ascolto della Parola di Dio fino a trasformare il nostro cuore perché tutti noi possiamo essere trasparenza dell’amore di Dio nella quotidianità.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!

giovedì 19 febbraio 2026

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

LE TENTAZIONI NEL DESERTO DELLA NOSTRA VITA


Mercoledì, con il rito dell’imposizione delle ceneri, abbiamo iniziato l’itinerario quaresimale, un cammino di conversione e di riconciliazione. Queste parole le riprendiamo questa prima domenica di quaresima con la preghiera di Colletta: “O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”.
Chissà quante volte l’abbiamo sentita questa parola: “conversione”. Tante e tante volte, quindi troppe, rischiando così di non dare il giusto peso nonostante che possiamo esserne consapevoli del bisogno di conversione. Ma domandiamoci: desideriamo veramente convertirci? E da cosa dobbiamo convertirci? Quando sentiamo la parola conversione, non è qualcosa di superficiale da vivere, da fare ma una decisione ferma, solida che ci conduce nel profondo delle nostre abitudini, nello stile del nostro vivere quotidiano, nel segreto del nostro cuore in modo che la nostra vita non segua la moda del tempo ma torni con tutto il cuore a vivere secondo Dio. Allora possiamo dire che la conversione è un grande atto di amore, perché ci lasciamo conquistare dall’amore di Dio per vivere secondo la sua Parola.
La liturgia della Parola di questa prima domenica si apre con il racconto del peccato originale che ci aiuta a capire il brano delle tentazioni dell’evangelista Matteo, in quanto tutto parte da quel peccato.
Nel Vangelo siamo immersi subito nel deserto insieme a Gesù spinti dallo Spirito. Tutti in qualche modo ci ritroviamo in questo luogo di silenzio e di prova. Quindi non un semplice deserto privo di tutto ma quel deserto di ogni istante della vita in cui siamo chiamati a fare verità su noi stessi, lontani dal frastuono che spesso ci confonde e ci porta altrove.
Nel deserto emergono le nostre fragilità, i nostri limiti in quanto il deserto è il nostro essere, il nostro cuore e nel deserto possiamo fare un incontro autentico con Dio. Ma per poterlo fare, urge anzitutto di liberare quel silenzio che soffochiamo e iniziare a imparare a fidarci, a riconoscere che «non viviamo di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore».
Matteo ci presenta tre tentazioni che subisce Gesù: il pane, il potere, la gloria. Queste tentazioni provano e non solo, mettono nella condizione di scegliere che tipo di Messia diventare, che tipo di uomo si vuole essere nella vita. Questo attraversa Gesù nella sua vita e lo attraversiamo anche noi, in particolare nelle relazioni. Infatti, in questa prima tentazione possiamo vedere il rapporto con se stessi e con le cose. La domanda è questa: cosa scelgo le pietre o il pane?
Il pane lo sappiamo tutti quanto sia necessario alla nostra vita, lo sa anche Gesù ma non per questo lo ha cercato a suo vantaggio si è fatto, invece, pane per ciascuno di noi. Per questo risponde: «Non di solo pane vivrà l’uomo». C’è un di più di un pane che sostiene la vita, c’è il pane della vita quello che viene dalla bocca di Dio che è il suo soffio vitale, che è il suo amore, che è la vita eterna. Diversamente, soddisfacendo solamente ai bisogni materiali, dimenticheremo la fame di senso.
La seconda tentazione: il rapporto con Dio, una continua lotta alla fede magari cercando un Dio che risolva i nostri problemi e quindi che sia a nostro servizio a schiocco di dita. Oppure alla ricerca di chissà quale miracolo, in quanto amanti dei miracoli. Proprio qui la seduzione del diavolo: aiutarci ad ottenere quel miracolo e noi come tanti stupidi ci caschiamo perché siamo anche amanti delle scorciatoie, anche se sono presi dalla Bibbia. Ma Gesù smonta questa mentalità e dice: “non tentare Dio secondo i tuoi interessi!”.
Ed eccoci alla terza tentazione: l’idolatria e la brama del potere, del successo. Il diavolo invita Gesù a seguire la sua logica, la sua politica. Perché creare relazioni con gli altri quando invece puoi dominarli? Perché costruire una civiltà dell’amore quando per strada o in famiglia sei libero di uccidere chi ti sta davanti? Perché non risolvi i problemi con l’inganno, con la forza e non con la croce e con l’amore? Vuoi che gli altri ti seguano, vuoi diventare un influencer? Assicura agli altri pane e miracoli, risolvi i problemi del momento e vedrai che sarai ammirato da loro e così li terrai in pugno. Però Gesù, il Messia, non è quello che va cercando. Egli vuole figli liberi e amanti della vita a servizio di tutti e senza nessun dominio, perché il dominio è idolatria.
Gesù, di esempio per tutti noi, risponde citando la Sacra Scrittura che è la vera forza, «luce nel cammino», non sentiamola come un peso, ma un dono, un’occasione per liberarci da ciò che ci appesantisce e per tornare all’essenziale e in questo tempo forte lo possiamo fare, così come suggerisce la Parola di Dio, attraverso il digiuno, la preghiera e la carità che non sono gesti vuoti, ma strumenti concreti per riorientare il cuore e fare gesti concreti di amore.
Il Vangelo termina dicendo che gli «angeli si avvicinarono e lo servivano». Avvicinarsi e servire, sono gli atteggiamenti degli angeli. E di angeli che fanno uso di questi verbi ne abbiamo nella vita, magari non li conosciamo, ma questo è un altro discorso.
Questa è la conversione che abbiamo pregato in questa domenica: possa essere quel trampolino di lancio che ci renda capaci di avvicinarci e servire qualcuno nel loro deserto, regalando un po’ di tempo e un po’ di cuore, rendendo l’altro protagonista della vita, allora vedremo fiorire il deserto e sarà Pasqua di Risurrezione!

Buona domenica nel Signore a tutti voi!