giovedì 5 marzo 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

ANCHE NOI AL POZZO DI SICAR PER ESSERE AMORE


Siamo alla terza domenica di quaresima. Possiamo definirla “la domenica della sete”. S. Teresa d’Avila diceva che «la sete esprime il desiderio d’una cosa, ma un desiderio così intenso che noi ne moriamo se ne restiamo privi» (Cammino di perfezione, c. XXI). Un po’ quanto accade nella liturgia della Parola di questa domenica.
Questa espressione di desiderio la ritroviamo in particolare nel brano evangelico che ci presenta una donna che ha sete e che si reca al pozzo per “attingere l’acqua” e Gesù che ha sete e si ferma al medesimo pozzo. Possiamo definirlo l’incontro delle seti e di queste seti, il denominatore comune è l’amore: Dio ha sete di amare e di essere amato; l’uomo, sua creatura, ha sete di essere amato e di amare. Ora, il cammino dell’amore fa arrivare al pozzo dove si incontrano il grande assetato: Gesù, e una samaritana che non sa riconoscere la sua sete, fino al punto che Gesù dovrà ripeterlo anche dall’alto della Croce (cf. Gv 19,28-30).
Come avviene quest’incontro tra le seti? Gesù stava per andare in Galilea ma si ritrova a passare per la Samaria. Questo suo passare è particolare: Egli getta il suo sguardo lontano fino ad arrivare da coloro che erano disprezzati: i samaritani e, nell’incontrare la donna di Samaria, apre un varco sulla sua vita.
La prima cosa che notiamo è che Gesù parla a una donna e per di più samaritana. Gesù supera il pensare umano, supera il conflitto del momento e soprattutto il modo di relazionarsi con gli altri, per questo la donna si meraviglia alla richiesta d’acqua da parte di Gesù.
Anche nella nostra vita: quante mormorazioni, quanti pregiudizi sugli altri in particolare se hanno commesso qualche sbaglio subito a puntare il dito, subito a distanziarci perché non possiamo mescolarci.
Dio però, in Gesù, si accosta, si avvicina, non fa differenze, non fa discriminazioni, va oltre il nostro modo di fare e di pensare, perché per Lui siamo tutti uguali. Per questo, per dimostrarcelo, va proprio dagli ultimi, dagli emarginati, da coloro che scartiamo e instaura un dialogo.
Il dialogo tra Gesù e la samaritana inizia con una richiesta particolare: «dammi da bere». A prima vista sembra che tutti e due necessitino dell’acqua materiale, ma Gesù invece parla di un’acqua viva, parla del dono dello Spirito Santo, parla di amore, perché sa che la donna ha bisogno di attingere, più che al pozzo materiale, al pozzo dell’amore di Dio. Per questo Gesù le dice: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere! avresti chiesto tu a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva», cioè il suo amore.
Anche noi, spesso, ci rechiamo presso pozzi ma screpolati. Un pozzo screpolato non ci disseterà mai, anzi ci illude e ci fa sprecare energie mentre proviamo a gettare dentro il pozzo il secchio per attingere ma purtroppo non tireremo su nulla e continueremo ad avere sete nella nostra vita.
La donna del Vangelo ci aiuta a riflettere sui nostri pozzi screpolati, sulle esperienze di delusioni della vita, esperienze di sete non dissetata, non soddisfatta, di esperienze di morte, morte che vuol dire lontananza da Dio. Ecco perché Gesù, in altre parole, dice alla donna “voglio rendere la tua vita meravigliosa, la più bella che tu abbia mai vissuto, e per questo ti offro la redenzione. Ho riscattato la tua vita dalla fossa di morte” (la versione della Bibbia del 2008 direbbe: «da un pozzo di acque tumultuose» cf. Sal 40,2). Questo ci dice che più siamo lontani da Dio e più rischiamo di rimanere con la sete e soprattutto di morire. Con queste parole Gesù non fa altro che dire alla donna, a noi oggi, che la vera fonte di acqua viva è Lui, è Lui l’acqua della vita, l’acqua dell’amore e la offre a tutti gli assetati perché vivano.
Il cammino di questa terza domenica di quaresima ci fa fare una richiesta al Signore: il dono e la capacità di poter attingere al suo pozzo d'acqua viva. Abbiamo tutti bisogno di sperimentare quest’incontro con il Signore al suo pozzo, magari dove in quel momento stiamo “sprecando” le nostre energie per poterci dissetare ma è proprio lì che ci aspetta il Signore, è lì che Gesù ci aspetta per dissetare quella fame, quella sete di felicità. Diceva il filosofo e teologo francese Blaise Pascal: «nessuno è più felice di un cristiano» e in realtà, noi possiamo assaporare la felicità del Vangelo solo «se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio» (Francesco, Esort. ap. Gaudete et exsultate, 65). Non dimentichiamolo che il vero cristiano è colui che veramente ha incontrato Cristo e che si impegna con tutte le sue forze a mettere in pratica il comandamento dell’amore, perché anche dal suo cuore sgorgherà «fiumi di acqua viva» da condividere con gli altri.
Anche questa domenica Dio tocca il cuore di quella donna. Dio questa domenica tocca il cuore di ciascuno di noi nonostante le magagne che abbiamo combinato, e ci offre il suo pozzo di amore perché non andiamo altrove a sprecare il dono d’amore, non andiamo disperdendolo qua e là, come aveva fatto la donna con i suoi cinque mariti e poi stava con un altro uomo che neanche era suo marito. Gesù, invece, aiuta a scendere in profondità nel pozzo del proprio cuore, nel pozzo della propria interiorità, perché da lì tu possa tirar fuori il meglio di noi e non il peggio. Infatti, l’amore può solamente spingerci ad uscire dal nostro egoismo, dal nostro ripiegamento perdonando noi stessi e donandoci agli altri, sull’esempio di Gesù.
Andiamo anche noi al pozzo dell’amore, per lasciarci dissetare da Gesù ed essere amore ed essere amore, segno della sua libertà, segno della sua verità.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!








giovedì 26 febbraio 2026

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

TRASFIGURAZIONE: LA BELLEZZA DEL DIO CON NOI



Siamo alla seconda domenica di Quaresima e la liturgia ci dà appuntamento all’ascolto del Vangelo della Trasfigurazione nella versione di Matteo. Ricordiamo che da poco abbiamo iniziato il nostro itinerario di conversione e come ogni cammino troveremo le nostre difficoltà, come può accadere a chiunque “si parta in quarta” con la gioia, la novità, i propositi, con progetti e desideri ma all’improvviso qualcosa non va e cede magari con qualche delusione come la stessa delusione sperimentata dai discepoli del tempo.
Però, parliamoci chiaro, ammettiamolo, succede anche a noi che nella nostra vita non sempre siamo sicuri di questa presenza di Dio al nostro fianco. Per questo avvertiamo il bisogno della trasfigurazione per conoscere la volontà di Dio nella nostra vita quotidiana.
Camminare con Gesù non è stato mai una cosa semplice, nè per i primi discepoli figuriamoci per noi. Nel Vangelo i discepoli hanno una idea propria su Gesù, magari un po’ vaga. Nonostante tutto sono chiamati a fare un ulteriore passo in avanti per comprenderne lo spessore: «il Cristo deve soffrire e poi risorgere», dice Gesù. Un po’ difficile per tutti accogliere lo spessore della sofferenza. Ecco perché Gesù ci prende per mano e ci porta in quel monte di Dio per spiegare cosa voleva dire, ci porta sul monte “per rivelare che la passione che Egli doveva soffrire era la sua gloria, la gloria di resurrezione”, come si esprime il prefazio della liturgia odierna.
Proviamo allora a comprendere come l’esperienza del Tabor risponde alla nostra vita. Anzitutto il cammino non è tutto rose e fiori ma fatica; infatti, sul monte si sale e salendo avvertiremo la fatica, dopo anche un indolenzimento nei muscoli ma sicuri che questi si rafforzano. E il Signore ci vuole rafforzare nella nostra vita di fede facendoci scoprire una bellezza. Ce ne parla Pietro che riconosce e legge quell'esperienza sul monte come un'esperienza di bellezza: «Signore, è bello per noi essere qui», cioè è bello contemplarti.
Questo dovrebbe essere un ritornello da far risuonare sempre nella nostra vita e non è una questione di ritualità ma certezza della sua presenza davanti ai nostri occhi, certezza della sua presenza nella nostra vita, perché Lui è il Bello ed ogni giorno ci rende belli, ci trasfigura irradiandoci la sua stessa bellezza da donare a quanti incontreremo nella nostra quotidianità.
Per contemplare la bellezza di Dio non possiamo non accogliere quest’invito: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Questo è un invito che subito ci fa capire il rapporto tra il Padre e il Figlio; ci fa capire che anche noi possiamo vivere di questa relazione con il Figlio ascoltando la sua Parola e ritrovare così quella via per vivere la bellezza della Trasfigurazione, il senso del nostro vivere, giorno dopo giorno, sedendoci alla mensa della Parola e dell’Eucarestia, così come facciamo ogni domenica. Ma ne dobbiamo essere convinti di questa bellezza fino ad esclamare: “Signore, è bello ascoltare la tua Parola!”; “Signore, è bello nutrirci del Tuo Corpo!” ma in tutto questo noi dovremmo sempre scoprire la bellezza di essere perdonati dal Signore e quindi possiamo anche aggiungere: “Signore, è bello ricevere il tuo perdono!” e scopriremo così che la Bellezza si fa “vicinanza”. È l'atteggiamento di Gesù con tutti: «non temete».
Il cristiano, anche se è sempre bisognoso di sostegno, non è l'uomo pauroso. Il cristiano è uomo di luce: un raggio di sole è racchiuso nel suo cuore che attende di sprigionarsi. Gesù dice: «voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14). Parole di Gesù che dimentichiamo, perché siamo come Pietro, ostinati nelle proprie convinzioni. Siamo come Giacomo e Giovanni che con la nostra superbia siamo capaci di distruggere qualsiasi cosa che contrasta il nostro modo di pensare.
Questa allora è la quaresima: un cammino di liberazione non solo dal Maligno, ma liberazione da noi stessi per tutte quelle volte che non traspare in noi quella luce di cui siamo oggetto.
Noi ogni domenica nell’andare in chiesa per l’Eucarestia saliamo il Tabor per stare con Dio, per essere trasfigurati da Lui proprio come i discepoli del Vangelo.
In questa trasfigurazione portiamo noi stessi, i nostri desideri, le nostre preghiere, bussiamo al cuore di Dio, gettiamoci nel cuore di Gesù, parliamogli cuore a cuore. Non torniamo nelle nostre case senza aver vissuto questo momento intimo con il Signore. Pietro lo ha fatto senza preoccuparsi di nulla. Facciamolo anche noi. Non preoccupiamoci se le parole sono quelle giuste, appropriate, ci penserà Dio a renderle tali. Preoccupiamoci piuttosto se siamo in ascolto di Dio o di qualcos’altro. Durante la Messa dovremmo ascoltare la Parola di Dio, l’omelia e non un cellulare o chi ci sta accanto. Dopo aver fatto la comunione dovremmo ascoltare Dio che parla al nostro cuore. Per farlo occorre il silenzio, perché solo nel silenzio riusciremo ad ascoltare Dio.
Quindi quello che ricordiamo questa domenica non è semplicemente quello che saremo dopo la morte ma un vivere la Trasfigurazione per essere trasfigurati attraverso un cammino di purificazione, come facciamo all’inizio della Messa, ma anche di illuminazione che ci viene dall’ascolto della Parola di Dio fino a trasformare il nostro cuore perché tutti noi possiamo essere trasparenza dell’amore di Dio nella quotidianità.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!