giovedì 26 marzo 2026

DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)

CON GESÙ NELLA SETTIMANA DI PASSIONE


Siamo giunti alla Domenica delle Palme, chiamata anche “Domenica di Passione”, giorno in cui celebriamo l’ingresso messianico glorioso di Gesù a Gerusalemme. In questo giorno viene proclamata la Passione di Gesù secondo la versione dell’evangelista Matteo.
Questa domenica non è semplicemente un rito devozionale o tradizionale in quanto si benedicono i rami di palma o di ulivo. È qualcosa che va oltre. Forse se ci fermassimo spesso durante il corso dell’anno a meditare sulla Passione di Gesù, arriveremmo a questa Celebrazione con più consapevolezza.
Osserviamo i passaggi offerti dalla liturgia della Parola per descrivere il mistero della Croce del Figlio di Dio.
La prima lettura ci presenta il terzo canto del servo di Jahvé, una composizione vissuta nell’esperienza dell’esilio dove vi è solo umiliazione e dolore, dove il servo di Jahvé, in un continuo meditare la Parola di Dio, guarda e attende con fiducia la salvezza anche attraverso le prove e le contraddizioni della vita.
Questo terzo canto ci aiuta a riconoscere facilmente quanto accade a Gesù durante la sua Passione: il dorso flagellato, insulti e sputi da parte dei soldati che lo prendono in giro, lo umiliano. Un tentativo per mettere a tacere in modo radicale il servo del Signore.
San Paolo, nella seconda lettura,  scrivendo ai Filippesi ci descrive l’inno cristologico dove presenta i comportamenti di Gesù, le sue scelte nel compimento della sua missione, in particolare ci parla della sua umiltà a cui tutti siamo chiamati a imitarla invitandoci a non disprezzare le qualità che il Signore ci ha donato, a non mettere noi stessi al primo posto, riconoscendo che nonostante tutto, nonostante le nostre qualità, nonostante i nostri pregi, nonostante il bene che abbiamo fatto e continuiamo a fare, tutto è dono gratuito di Dio. Ecco allora la strada da seguire: «Umiltà, servizio, niente egoismo, non sentirsi importanti o farsi davanti agli altri come una persona importante: sono cristiano...!» (Papa Francesco). Così si è comportato Gesù, perché questa è la strada della Risurrezione ed è per questo motivo che Paolo invita ad avere la stessa mentalità che ebbe Cristo Gesù (Fil 2,5).
Il Vangelo è la Passione che Gesù ha scelto di percorrere. Non è stato facile per lui e non lo sarà per ogni autentico suo discepolo in quanto è una strada segna da tristezza e angoscia. Non è una strada di potestà, di gloria ma la strada di chi si fa servo donando la propria vita, non per un’élite ma per tutti gli uomini e confidando nell’amore fedele del Padre.
Con l’inizio di questa Settimana di Passione, abbiamo un tempo favorevole per ripensare Dio nella nostra vita, per scoprire che non è Colui che risponde ai nostri bisogni. L’abbiamo visto con Giuda che provoca Gesù, costringendolo attraverso un intervento clamoroso a manifestare la potenza di Dio. Giuda avrebbe voluto riconoscere in Gesù un leader per la rinascita politica della sua nazione. Purtroppo per lui le cose non sono andate come sperava, per questo decise di consegnarlo. Ma non ci sta solo questa tentazione: c’è chi sotto la croce di Gesù, passando, lo provoca chiedendo una dimostrazione per credere in lui. Sono tutte tentazioni che rispondono alle nostre.
Noi, oggi, che ascoltiamo il brano della Passione dobbiamo imparare a tacere per contemplare Gesù. Lui non si difende, non sente il bisogno di dare spiegazioni, non rinfaccia il tradimento di Giuda, né rimprovera duramente Pietro. Tace davanti a Pilato, si lascia umiliare dal sommo sacerdote che gli contesta la sua messianicità e lo condanna come bestemmiatore. Ecco perché l’Evangelista ci presenta Gesù umile, mite, incompreso, tradito, deriso, umiliato, abbandonato facendo emergere tutta la sua vulnerabilità che non è altro la nostra stessa condizione di creature fragili.
Questa settimana deve essere il tempo in cui ci fermiamo a stare con Gesù che vive il dramma della Passione nella più profonda solitudine. Stiamo con Lui per non lasciar perdere una sola delle sue parole, per salire con Lui al Calvario, per arrivare con Lui alla Risurrezione.
Questi sono i giorni in cui abbiamo bisogno di mettere da parte tutto ciò che ostacola quest’incontro d’amore. Mettiamo da parte quel bisogno di potere, quel bisogno di apparire. Mettiamo da parte il nostro orgoglio. Mettiamo da parte il cellulare, il tablet, il pc perché al centro ci sia solo Gesù. Proprio in questa settimana, giorno dopo giorno, Gesù ci mostrerà come affrontare i momenti difficili, insidiosi, pieni di tentazioni: custodendo nel cuore una pace che non è distacco ma puro abbandono fiducioso al Padre e al suo volere di salvezza, pieno d’amore, di vita, di misericordia.
Questa settimana guardiamo al Crocifisso, perché questa è la testimonianza di Gesù, perché in questo modo egli ha preso su di sé tutti i peccati degli uomini. Se avesse risposto alla tentazione di scendere dalla croce, non avrebbe reso la sua testimonianza dell’amore misericordioso di un Dio che ci ama fino alla morte, partecipando così dell’amore del Padre.
Oggi ci accompagna quel gesto di quei rami di ulivo o di palma. Portiamoli a casa non per tradizione ma per augurare quella Pace che tutti noi abbiamo bisogno. Quella pace che possa regnare nei cuori ostili che procurano grandi e piccole guerre. Che possa abitare in tutti i nostri cuori e raggiungere altri cuori, perché tutti siamo da Lui amati e tutti dobbiamo sentirci amati da Lui per poter amare come Lui.

Buona domenica delle palme a tutti voi!







mercoledì 18 marzo 2026

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

 NEL PIANTO DI GESÙ LA LUCE DELLA SUA PASQUA



Con la quinta domenica di quaresima ci avviciniamo alla Settimana Santa, la più grande delle settimane e la Liturgia si sofferma sulla risurrezione di Lazzaro per scoprire le nostre chiusure mentali, per convertirci e venir fuori dai nostri sepolcri, perché Dio è il Dio dei viventi e non dei morti (Lc 20,38).
Il Vangelo di questa domenica ci fa incontrare Gesù faccia a faccia con l'amicizia e la morte, l'amore e il dolore. Abbiamo un Gesù puramente umano. Anzi Egli è umano fino in fondo in quanto partecipa della condizione umana di tutti. Anche noi, chissà quante volte nella nostra vita ci siamo ritrovati nelle stesse situazioni di Gesù?
Quante volte fremiamo, piangiamo, ci commuoviamo di fronte alla morte di una persona che amiamo? Oggi, magari a causa di continue guerre, siamo sottoposti a guardare in televisione o sui social, migliaia di morti, siamo sottoposti a guardare donne, uomini, bambini, anziani che piangono la morte dei loro cari a causa delle guerre.
Il Nuovo Testamento ci mostra Gesù che piange tre volte: piange vedendo l’angoscia di coloro che ama (Gv 11, il Vangelo odierno); piange vedendo i peccati dell’umanità (Lc 19); piange davanti alla crocifissione (secondo Eb 5).
Di questa scena di Dio che piange, che guarda con gli occhi pieni di lacrime, nel 2004 Mel Gibson lo riprende nel suo film “The Passion”, quando viene inquadrata una goccia che cade dall’alto ai piedi della croce. Il regista attore non ha fatto altro che farci notare le lacrime d’amore di Dio nel momento della morte del Figlio. Sono lacrime che sempre si rinnovano ad ogni occasione. Così come nel Vangelo di questa domenica, a Betania, davanti alla tomba dell’amico Lazzaro, Gesù piange. Nel Vangelo, al pianto di Gesù, ci sta una critica da parte dei Giudei che somiglia alle nostre critiche: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Ecco, Dio non ha la bacchetta magica, non è un “pronto intervento” o come ci dice la Sacra Scrittura: «i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (Is 55,8).
Davanti a noi abbiamo solo questa scena del pianto, un pianto eloquente in quanto parla da sé e nel nostro caso questo pianto parla d’amore e questo lo capisce solo chi ama. Infatti, nel Vangelo viene sottolineato da parte dei Giudei questo particolare di Gesù piangente: «Guarda come lo amava!». Questo è un pianto che ci deve interrogare, per capire se in noi ci sta la stessa compassione per quanto ci accade attorno, per le morti che abbiamo attorno o davanti agli occhi. Ma questo pianto dovrebbe interrogare coloro che provocano queste morti, anzi, se guardassero con intensità di cuore coloro che piangono, cesserebbero di fare guerra, perché riuscirebbero a capire che tutti siamo uguali, che non esiste un confine dinanzi all’umanità, non esiste una distinzione di razza ma solo amore. Ed è quello che ci fa capire Gesù con il suo pianto. Per questo grazie al suo amore, alle sue lacrime, Gesù risuscita l’amico Lazzaro.
Oggi il Signore con il suo pianto, con il suo amore, come a Lazzaro dice a tutti noi: «vieni fuori!». “Vieni fuori dal tuo sepolcro”. “Vieni fuori da quel sepolcro che hai costruito con le incertezze della vita”. Perché questo è il nostro sepolcro, dove una pietra ci è sempre messa a ridosso, simbolo di un cuore indurito, chiuso nell'abisso del nulla. Abbiamo bisogno di liberarci e liberare da quelle bende che ci legano al passato, alla tradizione, al peccato a quella malattia spirituale che ci fa morire dentro in quanto chiusa in sé stessa. Abbiamo bisogno ancora oggi che Cristo Gesù irrori con le sue lacrime la nostra esistenza e renderla feconda. Chi crede questo è già risorto in Cristo, è nella vita eterna. Tutti abbiamo bisogno di credere e di amare per poter venire fuori dalle incertezze, dai dubbi, dalla morte.
Dobbiamo smuovere la pietra posta nel nostro sepolcro per far entrare la luce della Pasqua. Necessitiamo tutti di venire fuori alla luce del sole e lasciare nel sepolcro rimpianti, delusioni, amarezze varie, sconfitte per respirare la primavera della vita e amare lungo le strade della vita insieme a coloro che ci hanno accompagnato, che hanno pianto, che hanno pregato ma soprattutto insieme a Cristo Risorto perché lui che è l’amore in persona ci accompagna non nei sepolcri imbiancati ma alla vita eterna. La nostra capacità di amare sconfigge la morte: questo è un grande miracolo, perché risorti con Cristo.
Oggi più che mai come battezzati siamo chiamati ad amare come Gesù. A saper piangere come Gesù. A saper vivere il Vangelo dell’amicizia, quell’amicizia che ci scioglie da quelle catene e che allo stesso tempo ne scioglie altre, perché il nostro deve essere un amore liberante. Oggi più che mai dobbiamo saper accogliere la proposta di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno», cioè che Gesù è il Dio della vita e non della morte, ma Gesù aggiunge: «Credi tu questo?». Una domanda che Gesù rivolge ad ognuno di noi; che supera il nostro comune pensare, il nostro comune comprendere ma chiede solo affidamento. Marta si è fidata e affidata per questo risponde: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che viene nel mondo», «che non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa» (Sal 16,10).
Marta ci dice che questa è la nostra certezza di fronte alla morte e la speranza che nella fede nutriamo e custodiamo, sapendo che è l’amore che genera la vita, che l’amore che nutriremo gli uni per gli altri trasformerà ogni situazione di morte e di solitudine in certezza di vita e di speranza.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!