ASCOLTARE LA PAROLA PER PORTARE FRUTTO
Nel bel mezzo della calura estiva, entriamo in un linguaggio che nella sua semplicità va oltre il nostro comune pensare: la parabola.
La parabola, in questa XV domenica del Tempo Ordinario, è un seme che viene gettato davanti a noi che andiamo alla ricerca di un ristoro per il corpo ma non per l’anima. Anche Gesù amava il ristoro per il corpo ma non per questo trascurava la sua relazione con il Padre, relazione che lo aiutava ad immergersi sempre più nelle situazioni della vita con passione, con amore.
Ma perché Gesù parla in parabole? Ci ricordano i discepoli nel Vangelo ma non è la domanda del momento ma di sempre.
La parabola non è il raccontino per il bambino che fatica a comprendere, ma spinge a fare riflessioni molto concrete.
Gesù amava il mare o il lago, i campi di grano, le distese di spighe e di papaveri, i passeri in volo. Osservava la vita e quanto raccontava e proprio dalla vita traeva le parabole. Quindi, partendo dalle situazioni della vita, la parabola ci invita ad esaminare la nostra vita.
Il Vangelo narra di un seme che viene sparso in diversi terreni. Tutti sappiamo che ogni seme ha bisogno del suo giusto terreno. Quindi, che vuol dire un seme gettato in diversi terreni? Perché la prima cosa che suscita è quell’enorme quantità di seme che rimane sprecato, senza frutto. Addirittura, parte diventa cibo per gli uccelli, altra soffocata dai rovi, altra tra le pietre ma sola una parte su terra buona. Cosa succede? Abbiamo un seminatore sprecone, superficiale? No! Abbiamo Il Seminatore e non uno qualsiasi perché Egli è Colui che semina in tutti i cuori germi di vita. Davanti abbiamo il Padre che è un grande sognatore, pieno di speranza, fiducioso. Abbiamo un Padre che sa vedere vita e futuro ovunque. Il suo sogno è così grande che spera sempre, perché l'orizzonte della vita è vasto. Con Lui pagine d'amore arrivano a chiunque, perché il grande Seminatore ha un seme particolare per ciascuno. Purtroppo, come sappiamo la tipologia di terreno non permette al seme di crescere, germogliare, dare i suoi frutti e chiunque abbia dimestichezza con un po’ di giardinaggio sa già il perché. Anche la pagina evangelica offre la risposta alla stessa parabola per una ulteriore comprensione.
Ora, questo ci permette di farci qualche domanda: qual è il mio atteggiamento dinanzi alla parola di Dio? Che terreno sono dinanzi alla parola di Dio che in maniera abbondante viene sempre seminata nel cammino della mia vita? Sono soffocante, falso, duro?
Quale importanza diamo alla Parola di Dio? Pensiamo alla Messa. Dio parla durante la Liturgia della Parola. Se durante la proclamazione della Parola penso a rispondere al telefono o chattare nella messaggistica o con tanta disinvoltura penso ad altro, come posso accogliere nella mia vita la Parola di Dio? Oppure, se arrivo in ritardo alla Celebrazione e non ascolto niente della Parola di Dio come potrà questo seme portare frutto nella mia vita?
Chiunque fa semplice giardinaggio ti direbbe che il seme, per farlo fruttificare, andrebbe messo a una profondità adeguata nella terra. Ma guardando a noi, quanto scende nella profondità del mio cuore la Parola di Dio che ascoltiamo?
Questa domenica il Vangelo ci fa fare questo test per capire se siamo terreno bello, buono, per accogliere il piccolo seme d'amore, per far germogliare l'amore di Dio, non solo in noi ma in tutti. Oppure, siamo terreno su cui ancora bisogna lavorare, con la sua giusta concimazione di fondo per renderlo soffice, fertile, facilmente penetrabile per le radici delle piante fino a dare il suo frutto.
Facendo questo test scopriremo come il Vangelo è sempre in contrasto con il male. Infatti, si parla di terreno buono e terreno cattivo ma è un Vangelo che sa guardare oltre l’orizzonte, che sa andare oltre le difficoltà della vita: dei quattro terreni solo tre sono di fallimento. Occorre allora porre fiducia in Gesù, perché in ogni cuore c’è sempre un angolo di terra buona, di terra propizia, di terra bella per accogliere il seme. Negli anni ’60 vi era una canzone, “Viva la gente”, che parlava in tal senso, parlava di un cuore prospettato a dare frutti in termini veramente esagerati, di cui Gesù nel Vangelo dice la sua prodigiosità: «ora il trenta, ora il sessanta, ora il cento per uno».
Carissimi, Dio crede che la sua Parola non ritorni a Lui senza effetto, senza aver operato quanto desidera, senza aver compiuto ciò per cui è stata inviata (Is 55,10-11). Lasciamoci allora toccare il cuore dalla Parola di Dio di questa domenica. Facciamo in modo di essere terra buona nella quale questa Parola, fruttificando, porti novità di vita buona e bella e non tristezza, paura, scoraggiamento e morte, ma una vita che sempre si lascia modellare dal Vangelo, una vita segno dell’amore di Dio per ciascuno di noi, perché a nostra volta raccoglieremo, anche noi, dalla vita, una nuova parabola per annunciare Dio, per renderlo presente, vicino, in mezzo alla gente, così come faceva Cristo Gesù nostra speranza.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!

