ZIZZANIA O BUON GRANO?
Continua questa domenica il capitolo 13 del vangelo
di Matteo con altre tre parabole: la parabola della zizzania e del grano; la
piccola parabola del granello di senape; la piccola parabola del lievito nella
massa di farina. Sono tre parabole che invitano a gettare il nostro sguardo
verso la vita, verso la natura e anche verso l’arte culinaria per cogliere
quella Parola di vita che deve brillare e illuminare il nostro quotidiano.
Perché queste parabole ci invitano a gettare lo sguardo verso la vita quotidiana? Gettare lo sguardo è un andare oltre l’orizzonte, perché questo è il Vangelo che ci invita a cercare sempre quello che unisce e non quello che divide. A cercare il positivo, il bene, il bello. Occorre però tanta pazienza per arrivare a questo in quanto la conversione non è che l’inizio di un lungo cammino, più o meno come quello del profeta Elia.
Ora lungo il cammino dobbiamo sempre aspettarci che qualcuno metta il bastone tra le ruote e non è una questione di credenti o non credenti. In ambedue i casi, questi sono persone che si sono lasciate catechizzare dal mondo, dal maligno. E qui nascono le comuni questioni. La prima è il modo di vedere la situazione. Quando qualcosa non va, i riflettori sono sempre sulla zizzania a differenza di chi continua ad osservare il buon grano.
Un’altra questione è la priorità da dare in casi come questi. Nel Vangelo i servi dicono al padrone se vuole raccoglierla. Ma non fa parte della priorità del padrone, anzi ci sta il rischio che raccogliendo la zizzania si strappi anche il buon grano. Bisogna ricordarsi se stiamo dalla parte di Dio. Lui sceglie il bene; noi cosa scegliamo?
Occorre allora trovare un metodo e quale è il metodo in questi casi? È la pazienza del contadino! La pazienza del contadino è un lavoro lento e costante, che non finisce in un giorno ben preciso. Questo vuol dire che essere cristiani, lavorare per il Regno dei Cieli non può far mai sentire arrivati ma chiamati sempre a coltivare «la determinazione di un maratoneta, la fiducia di un sognatore e la semplicità di un bambino» (E. Olivero). Noi viviamo la logica del “tutto e subito” che ci ha disabituato alla pazienza fiduciosa del contadino, cerchiamo l’immediato, correndo anche troppo, perdendo il bello delle piccole cose, dei minimi gesti, della creazione lenta e quindi del tempo come fattore necessario.
La seconda parabola è quella del granello di senape. Questo seme è piccolissimo. Per la sua piccolezza arriva dappertutto anche sopra i tetti. Questo vuol dire che il Regno di Dio arriva ovunque, anche dove meno ce lo possiamo aspettare. Del resto, l’essere piccolo fa strada ovunque non ha bisogno di referenze amicali, infatti è capace di riempire il mondo da solo.
Che cos’è la piccolezza? È l’inizio per riconoscere i propri limiti mettendo da parte la logica della sopraffazione. È l’inizio di una relazione che respinge il male e ricerca invece il bene comune.
Oggi più che mai ne sentiamo il bisogno del bene comune e ognuno deve fare la sua parte per ottenerlo.
Parlando di questa piccolezza, Gesù parla di se stesso, parla di Dio. Non intraprendere questa strada, sarà una vita priva di futuro, priva di amore. Sarà una strada che prima o poi crollerà. Per questo l’azione dello Spirito Santo si posa sempre sul piccolo e non chi ha mania di grandezza, di superbia, di autosufficienza.
La parabola mostra la differenza tra le nostre misure e quella del Vangelo. Se noi ogni cosa la misuriamo con il comune pensare non andremo da nessuna parte (cf. Lc 6,36-38). Il Vangelo è quella la misura che ci salva e da cui sempre ripartire.
Allora possiamo guardare anche alla terza parabola quella del lievito che nel suo nascondimento fa fermentare tutta la pasta. Anche qui ci sta una misura. Non ne occorre molto per la lievitazione.
Con questa parabola Gesù ci dice concretamente che siamo chiamati ad essere dono per l’altro nel nascondimento, nella piccolezza, nella pazienza. Ecco allora la forza del Vangelo per chi crede; abbiamo l’attività di Gesù in mezzo alla gente che fin dall’inizio fu cacciato e deriso, appariva insignificante ma con una forza silenziosa e nascosta ha trasformato il mondo.
Il granello di senape, l'infinitamente piccolo e il lievito, l'infinitamente nascosto ci richiamano ad avere cuore disponibile all’ascolto della Parola di Dio quotidianamente, a partecipare ai sacramenti. Non sono richiami ad atti eroici ma semplicità di vita fatta di piccoli gesti quotidiani che aiutano a rendere più umana la nostra storia. Ricordiamoci se il Regno di Dio non ci cambia da dentro, stiamo andando dietro a una ideologia.
Lasciamo allora entrare nel nostro cuore Gesù. Lasciamolo entrare nella nostra casa, nella nostra famiglia, nella nostra vita di tutti i giorni.
Cerchiamo di essere consapevoli del nostro limite, amando questo nostro mondo seminando il buon grano. Il resto penserà Dio a riempirlo del suo Spirito, del suo amore, della sua tenerezza.
Perché queste parabole ci invitano a gettare lo sguardo verso la vita quotidiana? Gettare lo sguardo è un andare oltre l’orizzonte, perché questo è il Vangelo che ci invita a cercare sempre quello che unisce e non quello che divide. A cercare il positivo, il bene, il bello. Occorre però tanta pazienza per arrivare a questo in quanto la conversione non è che l’inizio di un lungo cammino, più o meno come quello del profeta Elia.
Ora lungo il cammino dobbiamo sempre aspettarci che qualcuno metta il bastone tra le ruote e non è una questione di credenti o non credenti. In ambedue i casi, questi sono persone che si sono lasciate catechizzare dal mondo, dal maligno. E qui nascono le comuni questioni. La prima è il modo di vedere la situazione. Quando qualcosa non va, i riflettori sono sempre sulla zizzania a differenza di chi continua ad osservare il buon grano.
Un’altra questione è la priorità da dare in casi come questi. Nel Vangelo i servi dicono al padrone se vuole raccoglierla. Ma non fa parte della priorità del padrone, anzi ci sta il rischio che raccogliendo la zizzania si strappi anche il buon grano. Bisogna ricordarsi se stiamo dalla parte di Dio. Lui sceglie il bene; noi cosa scegliamo?
Occorre allora trovare un metodo e quale è il metodo in questi casi? È la pazienza del contadino! La pazienza del contadino è un lavoro lento e costante, che non finisce in un giorno ben preciso. Questo vuol dire che essere cristiani, lavorare per il Regno dei Cieli non può far mai sentire arrivati ma chiamati sempre a coltivare «la determinazione di un maratoneta, la fiducia di un sognatore e la semplicità di un bambino» (E. Olivero). Noi viviamo la logica del “tutto e subito” che ci ha disabituato alla pazienza fiduciosa del contadino, cerchiamo l’immediato, correndo anche troppo, perdendo il bello delle piccole cose, dei minimi gesti, della creazione lenta e quindi del tempo come fattore necessario.
La seconda parabola è quella del granello di senape. Questo seme è piccolissimo. Per la sua piccolezza arriva dappertutto anche sopra i tetti. Questo vuol dire che il Regno di Dio arriva ovunque, anche dove meno ce lo possiamo aspettare. Del resto, l’essere piccolo fa strada ovunque non ha bisogno di referenze amicali, infatti è capace di riempire il mondo da solo.
Che cos’è la piccolezza? È l’inizio per riconoscere i propri limiti mettendo da parte la logica della sopraffazione. È l’inizio di una relazione che respinge il male e ricerca invece il bene comune.
Oggi più che mai ne sentiamo il bisogno del bene comune e ognuno deve fare la sua parte per ottenerlo.
Parlando di questa piccolezza, Gesù parla di se stesso, parla di Dio. Non intraprendere questa strada, sarà una vita priva di futuro, priva di amore. Sarà una strada che prima o poi crollerà. Per questo l’azione dello Spirito Santo si posa sempre sul piccolo e non chi ha mania di grandezza, di superbia, di autosufficienza.
La parabola mostra la differenza tra le nostre misure e quella del Vangelo. Se noi ogni cosa la misuriamo con il comune pensare non andremo da nessuna parte (cf. Lc 6,36-38). Il Vangelo è quella la misura che ci salva e da cui sempre ripartire.
Allora possiamo guardare anche alla terza parabola quella del lievito che nel suo nascondimento fa fermentare tutta la pasta. Anche qui ci sta una misura. Non ne occorre molto per la lievitazione.
Con questa parabola Gesù ci dice concretamente che siamo chiamati ad essere dono per l’altro nel nascondimento, nella piccolezza, nella pazienza. Ecco allora la forza del Vangelo per chi crede; abbiamo l’attività di Gesù in mezzo alla gente che fin dall’inizio fu cacciato e deriso, appariva insignificante ma con una forza silenziosa e nascosta ha trasformato il mondo.
Il granello di senape, l'infinitamente piccolo e il lievito, l'infinitamente nascosto ci richiamano ad avere cuore disponibile all’ascolto della Parola di Dio quotidianamente, a partecipare ai sacramenti. Non sono richiami ad atti eroici ma semplicità di vita fatta di piccoli gesti quotidiani che aiutano a rendere più umana la nostra storia. Ricordiamoci se il Regno di Dio non ci cambia da dentro, stiamo andando dietro a una ideologia.
Lasciamo allora entrare nel nostro cuore Gesù. Lasciamolo entrare nella nostra casa, nella nostra famiglia, nella nostra vita di tutti i giorni.
Cerchiamo di essere consapevoli del nostro limite, amando questo nostro mondo seminando il buon grano. Il resto penserà Dio a riempirlo del suo Spirito, del suo amore, della sua tenerezza.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!

