AMARE PER GENERARE PERDONO
Anche questa domenica siamo all’interno
del discorso ecclesiale che Gesù sta esponendo ai suoi discepoli. Il tema di
questa XXIV domenica del Tempo ordinario, in continuazione con la correzione
fraterna, è il perdono.
Il tema del perdono, anch’esso difficile
e delicato, nasce dall’alto della Croce dove Gesù fu crocifisso. Allora la
prima cosa da fare non è scavare nei nostri pensieri sempre pronti a scusarsi o
a fare l’ultimo passo, la prima cosa da fare è incrociare il proprio sguardo
con il Crocifisso, perché lì vi troviamo il perdono come lo trovò il centurione
romano. Nel Crocifisso abbiamo un perdono senza misura. Già la prima lettura,
presa dal Siracide, apre questa strada nella semplicità, dove si parla di
rancore, di odio, di collera, di quegli atteggiamenti che sciupano i nostri
rapporti quotidiani e ci rendono incapaci di amare la vita, di collaborare per la
costruzione della civiltà dell’amore lasciandoci così nelle beghe della quotidianità.
Andiamo alla nostra parabola. Essa è un modo concreto e immediato per cogliere la grande verità, ma come dice Gesù “Chi ha orecchie per intendere intenda”, cioè chi vuol capire capisca, chi non vuol capire, invece…pazienza!
Gesù ci parla di un perdono senza misura accompagnata dalla domanda umana posta da Pietro: «Signore, se mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Pietro mette un limite, anzi maggiore del limite imposto dai rabbini ma Gesù risponde: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette», che viene tradotto con l’avverbio “sempre”. Immaginiamoci Pietro che cerca di comprendere questa novità e nello stesso tempo dimostra la fatica di andare oltre quel limite, cioè a fare il passaggio da una azione quantitativa ad una azione qualitativa come Gesù chiede. Purtroppo, come a Pietro e anche noi, sfugge il particolare per la comprensione: l’umiltà. Una parola che non vuole indicare un disprezzo di sé stessi ma che ci aiuta a leggere la nostra natura riconoscendo doni, capacità, fragilità, limiti, peccato.
Torna quindi, anche questa domenica, il debito dell’amore a cui tutti siamo chiamati e che troviamo tradotto con l’invito a perdonare come noi siamo perdonati da Dio.
Dinanzi a quest’invito bisogna anzitutto chiedersi: “abbiamo il desiderio di perdonare?”. Se la risposta è no, non possiamo aggiungere altro. Termina qui il discorso e forse “andrebbe anche eliminato” insieme a quel no la preghiera del Padre nostro per il semplice fatto che saremo dei falsi nel momento in cui diciamo: “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Questo perché la richiesta di perdono dei debiti contenuta nella preghiera del Padre Nostro va compresa sull’insegnamento di questa parabola. L’espressione raccoglie una supplica: “Rimetti a noi i nostri debiti”, e poi una subordinata “come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. La supplica fa riferimento all’implorazione del servo davanti al padrone, la subordinata evoca il comportamento che il servo avrebbe dovuto tenere con il compagno debitore: quello suggerito dalla compassione del re nei suoi riguardi.
Noi spesso cerchiamo la remissione per noi ma non per gli altri. Infatti, siamo tra coloro che vanno sempre in cerca dei 100 denari facilmente da ottenere. Mentre la cifra insolvente no, sono 10.000 talenti un debito enorme che corrisponde all’amore infinito di Dio. Per questo sarebbe ancor diverso se dal nostro cuore sgorgasse questa preghiera: “vorrei perdonare ma non ci riesco. Aiutami Signore!”. Ricordiamoci che il Signore oltre a darci gli strumenti ci dona la forza per superare questa difficoltà. Il Signore ci ha insegnato a perdonare per perdonare. Noi dobbiamo avere misericordia, dobbiamo usare il perdono perché l’abbiamo ricevuto, altrimenti lo stesso perdono, la stessa misericordia che Dio ha usato verso di noi non avrà il suo effetto, anzi sarà ritirata come fece il padrone della parabola: la ritirò al servo spietato.
Purtroppo, qui, la fatica di guardarci interiormente. Ci guardiamo facilmente esteriormente: outfit e quant’altro inerente alla moda corrente. Guardiamo se facciamo parte di un gruppo ecclesiale magari con un ruolo di spicco così ho una certa importanza (magari quando quel ruolo finirà, finirà pure la persona) e poi? Oppure quando andiamo a celebrare il sacramento della riconciliazione. Ci sono molti che lo fanno per farsi la comunione e poi? Occorre guardarsi interiormente, perdonarsi per perdonare e questo significa non permettere al male che domini sulla nostra vita, allora sì che arriva il perdono. Noi invece cosa facciamo: continuiamo a calcolare come Pietro e lo facciamo con Dio e con tutti. Ma il Vangelo termina con questo inciso: “se non perdonerete di cuore al vostro fratello”, parole che spesso ci lasciano lontano da Dio. È importante far scendere nel nostro sacrario queste parole: «Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?», per scoprire che anche noi abbiamo viscere di misericordia, che anche noi possiamo vivere dello stesso amore che Dio ha per noi.
Ognuno di noi dovremmo essere come la luna: essa non riflette di luce propria ma di quella del sole. Anche noi, fin dal battesimo, non brilliamo di luce propria ma quella di Dio. Noi, possiamo veramente essere il riflesso di Gesù, Sole sorto dall’Alto, che ci aiuta a vincere il male con il bene impedendoci di spegnere ciò che in noi è più vero: la capacità di amare per generare perdono. Questo vale molto di più del saldo del piccolo debito!
Andiamo alla nostra parabola. Essa è un modo concreto e immediato per cogliere la grande verità, ma come dice Gesù “Chi ha orecchie per intendere intenda”, cioè chi vuol capire capisca, chi non vuol capire, invece…pazienza!
Gesù ci parla di un perdono senza misura accompagnata dalla domanda umana posta da Pietro: «Signore, se mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Pietro mette un limite, anzi maggiore del limite imposto dai rabbini ma Gesù risponde: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette», che viene tradotto con l’avverbio “sempre”. Immaginiamoci Pietro che cerca di comprendere questa novità e nello stesso tempo dimostra la fatica di andare oltre quel limite, cioè a fare il passaggio da una azione quantitativa ad una azione qualitativa come Gesù chiede. Purtroppo, come a Pietro e anche noi, sfugge il particolare per la comprensione: l’umiltà. Una parola che non vuole indicare un disprezzo di sé stessi ma che ci aiuta a leggere la nostra natura riconoscendo doni, capacità, fragilità, limiti, peccato.
Torna quindi, anche questa domenica, il debito dell’amore a cui tutti siamo chiamati e che troviamo tradotto con l’invito a perdonare come noi siamo perdonati da Dio.
Dinanzi a quest’invito bisogna anzitutto chiedersi: “abbiamo il desiderio di perdonare?”. Se la risposta è no, non possiamo aggiungere altro. Termina qui il discorso e forse “andrebbe anche eliminato” insieme a quel no la preghiera del Padre nostro per il semplice fatto che saremo dei falsi nel momento in cui diciamo: “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Questo perché la richiesta di perdono dei debiti contenuta nella preghiera del Padre Nostro va compresa sull’insegnamento di questa parabola. L’espressione raccoglie una supplica: “Rimetti a noi i nostri debiti”, e poi una subordinata “come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. La supplica fa riferimento all’implorazione del servo davanti al padrone, la subordinata evoca il comportamento che il servo avrebbe dovuto tenere con il compagno debitore: quello suggerito dalla compassione del re nei suoi riguardi.
Noi spesso cerchiamo la remissione per noi ma non per gli altri. Infatti, siamo tra coloro che vanno sempre in cerca dei 100 denari facilmente da ottenere. Mentre la cifra insolvente no, sono 10.000 talenti un debito enorme che corrisponde all’amore infinito di Dio. Per questo sarebbe ancor diverso se dal nostro cuore sgorgasse questa preghiera: “vorrei perdonare ma non ci riesco. Aiutami Signore!”. Ricordiamoci che il Signore oltre a darci gli strumenti ci dona la forza per superare questa difficoltà. Il Signore ci ha insegnato a perdonare per perdonare. Noi dobbiamo avere misericordia, dobbiamo usare il perdono perché l’abbiamo ricevuto, altrimenti lo stesso perdono, la stessa misericordia che Dio ha usato verso di noi non avrà il suo effetto, anzi sarà ritirata come fece il padrone della parabola: la ritirò al servo spietato.
Purtroppo, qui, la fatica di guardarci interiormente. Ci guardiamo facilmente esteriormente: outfit e quant’altro inerente alla moda corrente. Guardiamo se facciamo parte di un gruppo ecclesiale magari con un ruolo di spicco così ho una certa importanza (magari quando quel ruolo finirà, finirà pure la persona) e poi? Oppure quando andiamo a celebrare il sacramento della riconciliazione. Ci sono molti che lo fanno per farsi la comunione e poi? Occorre guardarsi interiormente, perdonarsi per perdonare e questo significa non permettere al male che domini sulla nostra vita, allora sì che arriva il perdono. Noi invece cosa facciamo: continuiamo a calcolare come Pietro e lo facciamo con Dio e con tutti. Ma il Vangelo termina con questo inciso: “se non perdonerete di cuore al vostro fratello”, parole che spesso ci lasciano lontano da Dio. È importante far scendere nel nostro sacrario queste parole: «Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?», per scoprire che anche noi abbiamo viscere di misericordia, che anche noi possiamo vivere dello stesso amore che Dio ha per noi.
Ognuno di noi dovremmo essere come la luna: essa non riflette di luce propria ma di quella del sole. Anche noi, fin dal battesimo, non brilliamo di luce propria ma quella di Dio. Noi, possiamo veramente essere il riflesso di Gesù, Sole sorto dall’Alto, che ci aiuta a vincere il male con il bene impedendoci di spegnere ciò che in noi è più vero: la capacità di amare per generare perdono. Questo vale molto di più del saldo del piccolo debito!
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
immagine: https://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/video/xxiv-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a-2

