mercoledì 27 maggio 2026

SANTISSIMA TRINITA' (ANNO A)

 LA SANTISSIMA TRINITÀ: MISTERO D'AMORE


Siamo arrivati alla domenica della Santissima Trinità, la domenica in cui ricapitoliamo i misteri della vita di Gesù, in particolare la morte, la risurrezione, l’ascensione e l’effusione dello Spirito Santo. È la domenica in cui contempliamo il mistero del Padre, del Figlio e dello Spirito: un «solo Dio e un solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza», come ci ricorda la preghiera del prefazio di questa Solennità. Don Tonino Bello quando parlava della Trinità spiegava che in Dio non c’è una Persona che si aggiunge all’altra e poi all’altra ancora. In Dio ogni Persona vive per l’altra. Ed è questo quello che noi celebriamo: una immersione di comunione. Del resto, il mistero Trinitario è l'annuncio che Dio è comunione, legame, abbraccio.
Purtroppo, ai nostri giorni sembra che viviamo, sia in famiglia che nella collettività, una malattia sociale: la solitudine. Vivere la solitudine, in quanto tale, è contro la nostra natura, perché siamo esseri in relazione e il mistero Trinitario ce lo ricorda in tutta la sua bellezza.
Le letture di questa domenica rispecchiano il cuore del mistero di Dio. Nella prima lettura leggiamo di «Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà» dicendoci chi è Dio in se stesso in modo pieno e perfetto, dicendoci che Dio è amore e ci ama di amore infinito. La seconda lettura ci invita a vivere la nostra fede cristiana con gioia per tendere alla perfezione, avendo gli stessi sentimenti di Gesù e vivendo in pace. Mentre il Vangelo rivela la missione d’amore di Gesù «perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». Per entrare in questa esperienza d’amore, Gesù ci fa incontrare un Dio inaudito, svelando il volto di un Dio che è amore, festa, incontro, relazione, amicizia, comunione, famiglia, danza, salvezza… è tutto! Questo tutto è nel nostro DNA ed è la risposta al perché nella vita non riusciamo a stare soli, perché creati a immagine e somiglianza di Dio-Trinità!
Nel Vangelo osserviamo la conversazione tra Gesù e Nicodemo. Nicodemo è un uomo che voleva uscire dalla sua solitudine per dare senso alla sua vita e instaurare quella comunione con Dio e con la sua gente. Nicodemo è l’uomo che attraversa la sua notte oscura. Non solo i tempi oscuri, un nuvoloso che sappiamo prima o poi passa, ma una notte che sembra non finire mai.
Come tutti noi, Nicodemo non può comprendere fino in fondo questo mistero, anche se il suo cuore arde per entrarci. Per questo Sant'Agostino ancora oggi ci insegna che «Dio, nel suo mistero, non lo si può comprendere. Però, come capita per l’acqua dell’oceano che non la si può raccogliere tutta, ci si può immergere dentro». Ed è quello che fa Nicodemo, Agostino, Maddalena de’ Pazzi, Elisabetta della Trinità e tanti altri fino ad arrivare ai nostri giorni. Questo ci fa dire che il mistero di Dio uno e trino non è semplicemente un dogma di fede o un mistero da contemplare. La Trinità è anzitutto una verità da vivere consapevolmente nella nostra quotidianità. Se ci pensiamo per un momento, la nostra giornata inizia tracciandoci con il sigillo ricevuto nel giorno del nostro Battesimo concludendola con lo stesso segno: il segno della croce in cui diciamo: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Questa Solennità, quindi, vuole immergerci nel cuore di Dio per incontrarlo come colui che dà luce, senso e sapore alla nostra vita. Forse è una grande fatica arrivare ad immergerci nel cuore del mistero di Dio, non perché siamo occupati dalle faccende della vita, ma perché la nostra vita spesso è divisa in se stessa e non sa andare avanti, non sa guardare oltre. Urge una purificazione della fede e anche della stessa preghiera che spesso non ha nessun sapore interiore. Ecco la notte oscura di Nicodemo, la nostra notte oscura. Nicodemo va da Gesù perché ha capito che Egli è la luce e che può aiutarlo nella purificazione interiore, fino arrivare a dire come Giobbe: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (Gb 42,5). Noi per cosa andiamo da Gesù? Spesso il nostro andare è solo devozionismo in quanto sempre alla ricerca di devozioni perché praticandole si ottiene qualcosa e poi magari rimaniamo aridi interiormente.
Oggi la preghiera è in crisi, non semplicemente perché si prega poco (anche per quello) ma della vera preghiera. Diceva il carmelitano Bruno Secondin che “Pregare deve diventare un far propria la forma ecclesiale: cioè deve condurre a lasciarsi convocare e amare, giudicare e salvare dal Signore” e questo lo possiamo fare solo se abbattiamo gli idoli della nostra ferialità per ritrovare il volto puro di Dio, così come ci è offerto dalla stessa Parola.
Occorre, quindi, una preghiera di lode pura, una preghiera del cuore per mescolarci in quel mistero d'amore. Sant’Ireneo ci ricorda che “l’uomo vero è la mescolanza e l’unione dell’umano e del divino”. Dio e l’uomo: due persone in continua relazione di amore. L’uomo cerca Dio perché è da prima cercato da Dio. «In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo ... “Perché di lui anche noi siamo stirpe”» (At 17,28).
Occorre che ci lasciamo guidare dall'Amore per giungere alla pienezza dell'Amore per essere una abitazione della SS.ma Trinità e mostrandolo al mondo. Per farlo abbiamo bisogno di volgere, gettare il nostro cuore nella sapienza di Dio, lasciarci inondare dallo Spirito perché ci conduca alla Verità di Dio per condividere e vivere con tutti quella stessa relazione d'amore, quella «convivialità delle differenze» (Don Tonino Bello), permettendo alla nostra vita di giungere alla sua pienezza.

Buona festa della Santissima Trinità a tutti voi!







immagine: https://incammino.blog/wp-content/uploads/2020/06/trinita_2.jpg
 

mercoledì 20 maggio 2026

DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (ANNO A)

PENTECOSTE: È L'AMORE CHE CONTA!



Son passati cinquanta giorni da quando abbiamo celebrato la Risurrezione di Gesù, che la Liturgia di questa domenica ci conduce all’apice del cammino intrapreso: la Pentecoste!
Questo Tempo pasquale ci è stato offerto per entrare in familiarità con il Risorto, nonostante i nostri modi di fare, nonostante i nostri alti e bassi. Del resto, andando agli inizi della Chiesa chi troviamo? Uomini e donne di una grande semplicità, di provenienza sociale diversa, visione della vita e sensibilità differenti. Queste persone così come erano, pieni di paure, incertezze della vita sono stati accolti da Gesù e Lui cosa ha fatto? Li ha uniti nel suo amore ungendoli di Spirito Santo. Questo è quello che sperimentano i primi discepoli all’inizio della Chiesa: la diversità unita con la forza dello Spirito Santo.
Anche a noi, oggi, il Signore fa dono dello Spirito Santo nonostante le nostre diversità. Purtroppo, ci sta la fatica dell’unità: sempre pronti a difendere le proprie idee o visioni come se fossero le uniche. Questa è la tentazione della divisione, del resto, il diavolo è sempre colui che divide. Ai nostri giorni manca l’unzione dello Spirito Santo. Ci sta solo una fede a propria immagine e somiglianza. Sembra che a unirci non sia lo Spirito Santo ma il nostro modo di fare.
Guardiamo la Liturgia della Parola di questa solennità: essa ci fa vivere ancora il tempo del Cenacolo. Il tempo che ci vede chiusi in casa, chiusi nelle nostre paure, nelle nostre incertezze, nelle nostre ipocrisie. Eppure, anche in questo contesto, per noi, si rinnova il dono dello Spirito Santo. E perché? Perché Gesù non vuole che tutto muoia dentro una stanza, dentro una chiesa, dentro una Messa (anche se al dire il vero non la viviamo come dovremmo) o una preghiera recitata. Il suo amore spinge oltre (cf. 2Cor 5,14). Il suo amore è talmente grande che ci dona una fonte inesauribile di energia nello Spirito Santo e che diventa garante dell’unità a coloro che si fanno annunciatori del suo amore. Non per nulla nella sua Prima Lettera, l'apostolo Giovanni ebbe a dire: «Quello che noi abbiamo ricevuto e abbiamo visto, lo annunciamo a voi» (cf. 1Gv 1,3).
Gesù è presente nelle nostre situazioni, nelle nostre chiusure, nei nostri problemi e si relaziona con ciascuno di noi. E come si relaziona? Ce lo ricorda il Vangelo di questa domenica: «mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”». Gesù si relazione con ciascuno di noi iniziando a instaurare un rapporto di pace. Gesù nonostante le nostre chiusure, le nostre difficoltà viene in mezzo a noi portando al nostro cuore la sua pace e poi inizia a far memoria del suo grande atto d’amore sospeso sulla Croce, facendoci sperimentare il suo perdono per continuare la sua missione, per essere una Chiesa di pace e di riconciliazione nel mondo.
Certo, quante volte ce lo siamo detto che non è facile seguire Gesù, ascoltare e vivere i suoi insegnamenti. Ci guardiamo attorno e continuiamo a vedere o ascoltare dai media i segni di morte: le continue guerre (ufficialmente le fonti segnalano oltre 100 guerre), conflitti in famiglia anche con reato di omicidio, per strada, nella società; mancanza di rispetto per la natura e i disastri naturali, delirio di onnipotenza, idolatria del denaro; mancanza di dialogo e scontri di vedute ideologiche anche all'interno della stessa Chiesa.
Questa è la nostra storia complessa, la nostra vita, la nostra umanità che tenta di fuggire da questa situazione, tenta di nascondersi pensando anche di trovare qualche rifugio in un ideale più attraente. Eppure, Gesù a quei discepoli impauriti disse: «Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, così io mando voi». Oggi lo ripete anche a noi. Oggi Gesù ci dice di essere missionari della vera pace e della gioia del perdono sulle strade del nostro mondo, della nostra storia, della nostra vita. Purtroppo, quando si parla di riconciliazione, di perdono, entra in ballo la nostra umanità. È una grande sfida questa, in quanto ci fa soffrire, perché vorremmo ma siamo limitati e tante volte rispondiamo con la vendetta, con il rancore. Invece no! Occorre invocare lo Spirito Santo, non perché cancelli dalla nostra memoria o dalla nostra vita qualcosa che abbiamo vissuto, ma perché ci aiuti ad essere dono per l’altro, sempre. La forza dello Spirito Santo ci renderà cristiani secondo il cuore di Gesù, pur restando delle semplici persone. Vi è una canzone di Giorgia che mette in evidenza l’importanza dell’amore nonostante i nostri limiti, le difficoltà della vita. Chi intraprende questa strada non può che lasciarsi trasformare dall’amore di Dio per rendere il male innocuo e testimoniarlo nella quotidianità.
In questo giorno solenne, chiediamo allo Spirito Santo che ci dia il coraggio di uscire dalle nostre gabbie e di andare incontro agli altri per portare il Vangelo; chiediamo di imparare ad amare, a perdonare, a sorridere a chi ci sta accanto, a trattare con rispetto chiunque si incontri nella nostra vita o che fa parte della nostra vita. Impariamo a spendere il nostro tempo con chi è solo, con chi è nella sofferenza.
Preghiamo allora lo Spirito Santo perché ravvivi in noi il ricordo del dono ricevuto. Che ci liberi dalle paralisi dell’egoismo e accenda in noi il desiderio di amarci e aiutarci, per diventare un’unica famiglia.  

Buona domenica di Pentecoste a tutti voi!