giovedì 2 aprile 2026

DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

ILLUMINATI DALLA LUCE DELLA PASQUA


È bello ritrovarsi di domenica in domenica a celebrare la Pasqua del Signore, ma è più festoso la domenica di Pasqua, giorno in cui scaturisce ogni nostra celebrazione, giorno in cui scaturisce la nostra fede, una fede non chiusa ma aperta alla vita.
Ogni anno, puntualmente, la domenica di Pasqua, sembra allontanarci da ciò che è la festa in quanto ascoltiamo qualcosa di diverso fatto di buio, sepolcro e volendo anche di lacrime e tristezza. Sembra rivivere i nostri momenti di buio concreto, di sepolcro, di pianto, di tristezza che ritraggono smarrimento, incertezza, come il dramma della comunità apostolica all’indomani della morte di Cristo.
L’Evangelista ci dice che in questo contesto di morte si ricomincia da capo, è infatti, «il primo giorno della settimana». Purtroppo, quando è buio nel cuore non possiamo neanche vedere la luce che abbiamo avanti a noi, facciamo fatica ad andare oltre. Ed è quello che accade a Maria di Magdala. Ella va al sepolcro per piangere Gesù. Non si rassegnava al fatto che Colui che indirizzò per lei una nuova vita ora è morto. Un po’ come succede a noi con le persone care con cui leghiamo: non ci rassegniamo vivendo le prime ore e i primi giorni terribilmente e magari gettati sopra quella tomba. Questo fa Maria di Magdala, nessuno come lei aveva capito quanto era importante il Cristo. Per questo di buon mattino, nel buio della sua esistenza, va al sepolcro, purtroppo lo trova aperto e vuoto. La Maddalena in quel momento non pensa affatto alla risurrezione, pensa che qualcuno abbia rubato il corpo di Gesù. La tragedia si ingigantisce fino a correre verso gli apostoli per raccontare l’accaduto. Qui anche Pietro e Giovanni corrono verso il sepolcro. Giovanni arriva prima vede i teli per terra e in segno di rispetto nei confronti di Pietro, in quanto capo della comunità, aspetta. È Pietro l’autorità e quindi è lui che deve costatare le cose, che deve vedere quello che è successo.
Il verbo “vedere” usato dall’Evangelista, ci permette di osservare il crescendo della fede: dal buio alla luce a causa della fatica di credere alla Sacra Scrittura. Eppure, Gesù l’aveva detto: «Il Figlio dell’uomo sta per andare a Gerusalemme e lì sarà ucciso, poi dopo tre giorni risusciterà»! Un po’ come noi che non prendiamo sul serio la Parola di Dio ovunque ci troviamo, forse con la scusa che non capiamo non diamo importanza. I segni delle bende e del sudario hanno fatto sì che tutto riaffiorasse al cuore: “è Risorto come aveva promesso!”.
Ecco la novità di Gesù per la nostra vita: Gesù non è morto è vivo, è risorto, è presente in mezzo a noi; Gesù con la sua parola, con la sua proposta di salvezza, con la sua novità di vita è vivo.
Purtroppo, anche il giorno di Pasqua possiamo brancolare nel buio e faremo fatica a incontrare il Risorto, diversamente lo incontreremo anche tra gli alti e i bassi della nostra vita, lo vedremo nel volto del sofferente, lo incontreremo nei sacramenti, lo incontriamo durante la proclamazione della Parola che Lui in persona ci rivolge e che non possiamo sottovalutare, e conseguentemente, nel segno dell’Eucarestia. Questi sono i segni e bastano per chi crede chi non crede, purtroppo, va sempre in cerca di segni.
Riprendiamo allora i tre elementi che il Vangelo odierno ci dona: il buio, la pietra, il sepolcro. Tre elementi che racchiudono la nostra vita, una vita da schiarire. In questi tre elementi c'è un chiaro richiamo al nostro modo di vivere, alla nostra cecità, alla nostra incapacità di vedere, di capire, c’è un richiamo a quella chiusura a riccio, a quel «stolti e lenti di cuore» (Lc 24,25) che Gesù ripete ai nostri cuori.
Il Vangelo di oggi ci parla anche di tre persone che anch’esse hanno visto dei segni e hanno creduto. Noi, popolo del 2026, crediamo ancora o brancoliamo nel buio? Cerchiamo dei segni che rispondono alle nostre pippe mentali o ci basta la grazia del Signore (cf. 2Cor 12,9)?
Il mattino di Pasqua è il giorno in cui dobbiamo smettere di cercare un cadavere per iniziare ad amare. Il passo magari non sarà uguale ma chi ama, oltre ad andare veloce, è capace di attendere l’altro perché l'amore a Gesù è anche amore verso chi è in difficoltà. La Pasqua, infatti, “ci invita ad avere occhi capaci di ‘vedere oltre’, per scorgere Gesù, il Vivente, come il Dio che si rivela e anche oggi si fa presente, ci parla, ci precede, ci sorprende... ci illumina con la luce della sua risurrezione” (Papa Francesco).
In questo giorno festoso, apriamo il cuore a Gesù risorto. Egli con la sua presenza ci tocca, ci guarisce, ci salva e tutti noi necessitiamo di salvezza, in quanto da soli sperimentiamo giorno dopo giorno la tragedia di una vita senza senso, il peccato, la delusione, l’insuccesso, il male. Solo Gesù ci salva, Lui ha vinto il male! Seguiamolo mettendoci dietro di Lui e sperimenteremo la gioia della risurrezione, la gioia della Pasqua.
In questa Pasqua lasciamo che i nostri cuori sboccino alla vita di Dio, lasciamo che il cuore esploda d'amore. Lasciamo che la nostra vita sia un riflesso dell'amore di Dio. Alziamo gli occhi al cielo per guardare al Cristo Risorto, riponendo in Lui ogni nostra attesa, riponendo ogni nostra fiducia per un mondo che possa veramente amare la vita e costruire la civiltà dell'amore.
Sappiamoci amati, amiamoci e amiamo portando quella stessa speranza che il Risorto ha messo nei nostri cuori.

Buona Pasqua di Risurrezione a tutti voi!








giovedì 26 marzo 2026

DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)

CON GESÙ NELLA SETTIMANA DI PASSIONE


Siamo giunti alla Domenica delle Palme, chiamata anche “Domenica di Passione”, giorno in cui celebriamo l’ingresso messianico glorioso di Gesù a Gerusalemme. In questo giorno viene proclamata la Passione di Gesù secondo la versione dell’evangelista Matteo.
Questa domenica non è semplicemente un rito devozionale o tradizionale in quanto si benedicono i rami di palma o di ulivo. È qualcosa che va oltre. Forse se ci fermassimo spesso durante il corso dell’anno a meditare sulla Passione di Gesù, arriveremmo a questa Celebrazione con più consapevolezza.
Osserviamo i passaggi offerti dalla liturgia della Parola per descrivere il mistero della Croce del Figlio di Dio.
La prima lettura ci presenta il terzo canto del servo di Jahvé, una composizione vissuta nell’esperienza dell’esilio dove vi è solo umiliazione e dolore, dove il servo di Jahvé, in un continuo meditare la Parola di Dio, guarda e attende con fiducia la salvezza anche attraverso le prove e le contraddizioni della vita.
Questo terzo canto ci aiuta a riconoscere facilmente quanto accade a Gesù durante la sua Passione: il dorso flagellato, insulti e sputi da parte dei soldati che lo prendono in giro, lo umiliano. Un tentativo per mettere a tacere in modo radicale il servo del Signore.
San Paolo, nella seconda lettura,  scrivendo ai Filippesi ci descrive l’inno cristologico dove presenta i comportamenti di Gesù, le sue scelte nel compimento della sua missione, in particolare ci parla della sua umiltà a cui tutti siamo chiamati a imitarla invitandoci a non disprezzare le qualità che il Signore ci ha donato, a non mettere noi stessi al primo posto, riconoscendo che nonostante tutto, nonostante le nostre qualità, nonostante i nostri pregi, nonostante il bene che abbiamo fatto e continuiamo a fare, tutto è dono gratuito di Dio. Ecco allora la strada da seguire: «Umiltà, servizio, niente egoismo, non sentirsi importanti o farsi davanti agli altri come una persona importante: sono cristiano...!» (Papa Francesco). Così si è comportato Gesù, perché questa è la strada della Risurrezione ed è per questo motivo che Paolo invita ad avere la stessa mentalità che ebbe Cristo Gesù (Fil 2,5).
Il Vangelo è la Passione che Gesù ha scelto di percorrere. Non è stato facile per lui e non lo sarà per ogni autentico suo discepolo in quanto è una strada segna da tristezza e angoscia. Non è una strada di potestà, di gloria ma la strada di chi si fa servo donando la propria vita, non per un’élite ma per tutti gli uomini e confidando nell’amore fedele del Padre.
Con l’inizio di questa Settimana di Passione, abbiamo un tempo favorevole per ripensare Dio nella nostra vita, per scoprire che non è Colui che risponde ai nostri bisogni. L’abbiamo visto con Giuda che provoca Gesù, costringendolo attraverso un intervento clamoroso a manifestare la potenza di Dio. Giuda avrebbe voluto riconoscere in Gesù un leader per la rinascita politica della sua nazione. Purtroppo per lui le cose non sono andate come sperava, per questo decise di consegnarlo. Ma non ci sta solo questa tentazione: c’è chi sotto la croce di Gesù, passando, lo provoca chiedendo una dimostrazione per credere in lui. Sono tutte tentazioni che rispondono alle nostre.
Noi, oggi, che ascoltiamo il brano della Passione dobbiamo imparare a tacere per contemplare Gesù. Lui non si difende, non sente il bisogno di dare spiegazioni, non rinfaccia il tradimento di Giuda, né rimprovera duramente Pietro. Tace davanti a Pilato, si lascia umiliare dal sommo sacerdote che gli contesta la sua messianicità e lo condanna come bestemmiatore. Ecco perché l’Evangelista ci presenta Gesù umile, mite, incompreso, tradito, deriso, umiliato, abbandonato facendo emergere tutta la sua vulnerabilità che non è altro la nostra stessa condizione di creature fragili.
Questa settimana deve essere il tempo in cui ci fermiamo a stare con Gesù che vive il dramma della Passione nella più profonda solitudine. Stiamo con Lui per non lasciar perdere una sola delle sue parole, per salire con Lui al Calvario, per arrivare con Lui alla Risurrezione.
Questi sono i giorni in cui abbiamo bisogno di mettere da parte tutto ciò che ostacola quest’incontro d’amore. Mettiamo da parte quel bisogno di potere, quel bisogno di apparire. Mettiamo da parte il nostro orgoglio. Mettiamo da parte il cellulare, il tablet, il pc perché al centro ci sia solo Gesù. Proprio in questa settimana, giorno dopo giorno, Gesù ci mostrerà come affrontare i momenti difficili, insidiosi, pieni di tentazioni: custodendo nel cuore una pace che non è distacco ma puro abbandono fiducioso al Padre e al suo volere di salvezza, pieno d’amore, di vita, di misericordia.
Questa settimana guardiamo al Crocifisso, perché questa è la testimonianza di Gesù, perché in questo modo egli ha preso su di sé tutti i peccati degli uomini. Se avesse risposto alla tentazione di scendere dalla croce, non avrebbe reso la sua testimonianza dell’amore misericordioso di un Dio che ci ama fino alla morte, partecipando così dell’amore del Padre.
Oggi ci accompagna quel gesto di quei rami di ulivo o di palma. Portiamoli a casa non per tradizione ma per augurare quella Pace che tutti noi abbiamo bisogno. Quella pace che possa regnare nei cuori ostili che procurano grandi e piccole guerre. Che possa abitare in tutti i nostri cuori e raggiungere altri cuori, perché tutti siamo da Lui amati e tutti dobbiamo sentirci amati da Lui per poter amare come Lui.

Buona domenica delle palme a tutti voi!