giovedì 6 agosto 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

ATTRAVERSARE CON GESÙ IL MARE DELLA VITA


Siamo alla XIX domenica del Tempo Ordinario e la liturgia della Parola di questa domenica mostra la nostra vita di fede, una vita di fede saziata in maniera miracolosa. Quando ci sta un miracolo, ruotiamo sempre attorno a chi ha elargito quel miracolo, come la folla del Vangelo: rimane con Gesù. L’Evangelista però sottolinea un particolare, che non appartiene solo ai dodici discepoli ma ai discepoli di ogni tempo: passare il guado, passare un limite e arrivare all’altra riva. Quest’invito appare come un allontanamento dall’esteriorità, una ulteriore prova della vita. Diversamente non avrebbe senso l’invito di Gesù, fatto anche con una certa fretta e costrizione, se poi doveva attardarsi perché doveva pregare.
Ora in questo “non senso” possiamo cogliere ciò che è la Pasqua della vita: un passaggio (del resto, anche i nostri anziani dicevano che la vita è un passaggio), un attraversamento del mare della vita che sempre ci tiene legati a qualcosa, ci lega a una morte non solo fisica ma anche spirituale in quanto la vita ci offre sempre dei cambiamenti ma soprattutto dei momenti per andare oltre e provare un “nuovo miracolo” perché la fede non venga sballottate dalle onde del mare.
Anche nella prima lettura, dove ci viene narrata una parte dell’esperienza del profeta Elia, troviamo questo “andare oltre” raffigurato dal un lungo cammino di Elia per poter incontrare Dio. 
Il profeta Elia prova a cercare il volto di Dio, quel volto in cui è racchiusa la sua speranza e lo trova non nella tradizione o nel “si è fatto sempre così”, non nei propri pensieri o interessi, non nelle proprie immaginazioni, ma solo nel «suono di un silenzio».
Questo incontro, per Elia, sarà la sua svolta, un nuovo miracolo, un cambiamento per rimettersi in strada, del tutto nuova e continuare a fare il profeta. Questo ci dice quanto sia necessario il cambiamento nella nostra vita per non fossilizzarci su noi stessi.
La stessa esperienza la ritroviamo nel brano evangelico, dove i discepoli sono costretti da Gesù a questo cambiamento necessario della vita. I discepoli sapevano di andare contro le difficoltà che il lago comportava. Sono coscienti che la vita non è luogo di successo e trionfo: in mezzo al lago ci stanno acque agitate, vento contrario e incapacità di governare. Ma il Signore è presente. Egli è sempre presente, anche quando ci sentiamo scoraggiati, soli. Quando la vita ci trova fragili e ci travolge, Egli è presente sostenendoci con la sua preghiera e invitandoci a superare questi momenti. Del resto, affrontare la vita è affrontare la difficoltà, è superare una fase per maturare e acquisire nuove abitudini di fronte alla vita stessa.
Noi abitualmente pensiamo che nelle nostre difficoltà siamo sempre soli, che il Signore è assente perché se fosse veramente presente la nostra vita sarebbe tutta rosa e fiori. E il cambiamento? La maturazione nella vita? 
L’Evangelista ci fa capire che Dio cammina sulle acque della vita, cioè, è presente. Nella nostra vita avremo sempre una tempesta ma ci accorgiamo che Lui è presente? I discepoli partono in quanto si sentono costretti a partire, però in quella partenza possono scoprire che Lui “cammina sulle acque”, cammina sui problemi della vita, sulle nostre paure e ci dice semplicemente “coraggio, sono io, vieni pure verso di me, supera questa tua paura, supera questa tua difficoltà”.
Il problema nella nostra vita di fede è capire se Lui è lì nel mezzo della nostra esistenza, se noi guardiamo a Lui oppure alle difficoltà.
Pietro, in qualche maniera rappresenta la nostra debolezza, la nostra fragilità e il nostro agire. Quel pizzico di fede lo spinge ad andare verso Gesù ma tiene ancora paura, più di quel pizzico di fede, per questo affonda nella difficoltà e grida: “Signore, salvami!”.
Questo, anzitutto, ci dice che da soli non possiamo farcela. Per questo non solo dobbiamo guardare la nostra tempesta ma dobbiamo guardare anche Gesù. Perché solo quando tocchiamo il fondo possiamo scoprire la sua presenza che ci tende una mano per risollevarci, per salvarci. Pietro, invece, si è fatto travolgere dal vento e non dallo sguardo di Gesù e ogni volta che si ripete questo Gesù stende verso di noi la sua mano, ci afferra e ci dice: “perché hai dubitato?”.
Questa è una domanda che ci fa fare una sosta per capire la presenza di Dio nella nostra vita. Per capire la forza divina che si è resa presente lungo l’arco della nostra esistenza che ci ha aiutato a superare le diverse fasi della vita. Ora, che siamo lontani dalla barca, cioè che abbiamo fatto strada, abbiamo superato quelle difficoltà, anche grazie al Suo aiuto, perché adesso dubitiamo?
Gesù ci dice che c’è sempre un lasciare qualcosa di noi, di non restare aggrappati alle proprie difese, ma lasciare che la nostra vita cambi camminando non sulla nostra parola o le migliaia di voci che ruotano attorno a noi, ma sulla Parola di Cristo, lasciando che Lui salga sulla barca della nostra vita, perché ci sia una trasformazione della vita rendendola bella, piena di pace, piena di amore, in quanto chiamati da Gesù in persona a renderla tale, a renderla un capolavoro!

Buona domenica nel Signore a tutti voi!








immagine: https://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/video/xix-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a-1



mercoledì 22 luglio 2026

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

DIO: UN GRANDE TESORO


Con il Vangelo di questa XVII domenica del tempo ordinario si conclude la lettura del “discorso in parabole” del vangelo di Matteo, al termine del quale Gesù si preoccupa che i discepoli abbiano compreso il significato delle sue parole: «avete compreso tutte queste cose?».
Questa è una domanda fatta in una intimità, in un forte rapporto con il Signore, dove Gesù con tutto il proprio cuore invita a prendere coscienza se veramente ci sta questo rapporto con Lui e quindi la grazia di averlo ricevuto, oppure no.
Il verbo comprendere un verbo che significa afferrare con la mente, includere o penetrare in modo profondo il significato di qualcosa o di qualcuno. Gesù vuole intendere qualcosa in più: quale capacità di connessione abbiamo con la vita?
Il Vangelo sembra lanciarci una sfida interrogandoci sul nostro essere discepoli e ci presenta una Sapienza genuina che possiamo già riscontrare nella prima lettura con la preghiera di Salomone; essa è molto bella, semplice e attuale come tutta la Parola di Dio. Il caso lo conosciamo. Salomone succede al trono al posto di suo padre Davide. Prendendo coscienza del peso che comportava governare si mise in preghiera. Dio gli fece questa domanda: cosa vuoi che io ti conceda? Nella preghiera poteva chiedere di tutto a Dio. Ma Salomone, nella sua saggezza, chiede semplicemente di saper fare delle scelte giuste.
Solo questo? diremmo oggi. A Salomone interessava essere sempre saggio in ogni cosa, per questo sceglie l’essenziale. Perché questa è la preghiera! Del resto, Gesù stesso, nell’insegnare a pregare la prima cosa che ha detto è di ricercare l’essenziale in Dio. Ricordiamo qui cosa diciamo all’inizio del Padre nostro: “venga il tuo regno”.
Ed ecco le parabole di questa domenica: «il regno dei cieli è simile…». Di che regno parliamo? Quello del comune pensare che urtano tutto e tutti? Salomone ci da una bella lezione su come stare dinanzi a Dio e cosa chiedere. Noi quando preghiamo abitualmente ci mettiamo sempre una o più intenzione che necessitiamo, cosa giusta. Però Gesù ci dice: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33). Da qui capiamo che il Regno dei cieli non riguarda anzitutto le cose necessarie della vita ma che Dio deve regnare nella nostra esistenza. La prima parabola è chiara in questo. Un uomo trova un tesoro e lo nasconde e dopo pieno di gioia vende tutti i suoi averi per comprare il campo dove ha trovato il tesoro. La gioia contraddistingue quest’uomo. Non so se ancora nel 2026 siamo cristiani musoni ma quest’uomo ci da una lezione di vita cristiana: acquisire un tesoro che valga la pena, che dia senso al quieto vivere, che dia valore, forza a tutto, a tutte le scelte che facciamo, anche le rinunzie, cioè ai “sì” e ai “no”. Perché la fede possiede anche delle misure: «sia il vostro parlare sì, sì, no, no» (Mt 5,37), disse Gesù durante il discorso della montagna. Se la fede è dire che tutto ok, sarebbe un falso. Invece, nella quotidianità, ci sia un “sì” oppure un “no”: in famiglia, nel rapporto tra coniugi, nel rapporto con i figli, nel rapporto con le amicizie e con gli altri, nel lavoro.
Lo stesso senso troviamo con la parabola del mercante di perle che trova un grande valore in una perla, cioè trova una cosa che vale tutto.
C’è da chiedersi se Gesù per noi vale tutto. In questi giorni abbiamo celebrato la festa di santa Maria Maddalena. Questa donna ci ha insegnato a cercare Gesù e non arrendersi mai anche se nella vita abbiamo momenti in cui tutto si sgretola, che sia finito: morte, disastri, dolori, delusioni, tradimenti, tante di quelle cose che ti fanno sentire il vuoto. Maria Maddalena, nella sua umanità, cerca Gesù anche piangendo e alla fine lo trova. Ella ci dice che vale la pena perdere tutto per avere Cristo Gesù, perché chi ha Gesù nel cuore ha tutto. I potenti di questo mondo (o di chi soffre di delirio di onnipotenza) ci fanno credere il contrario senza nessun parametro. Invece essere cristiani è un grande tesoro e non una rinuncia o un carico di doveri, ma un’energia vitale, che dona senso alla vita nelle relazioni costruttive e gioiose con Dio e con gli altri, senza dimenticare la natura che ci circonda e con un giusto parametro.
Con la terza parabola troviamo questo parametro che ci invita al discernimento, in quanto nella vita ci sono cose buone e cose cattive; cose che ci danno la vita e cose che ce la fanno sperperare o annientare. C’è una domanda nella vita a cui rispondere: cosa conta veramente? Chi è capace di rispondere a questa domanda ha la saggezza di Salomone, ha quel tesoro, possiede quella perla preziosa.
Il tempo estivo è un tempo prezioso per questa domanda così importante della vita, domanda la cui risposta fattiva potrebbe aiutarci veramente a vivere con più energia e gioia.
Questa domenica Dio ci offre se stesso (lo fa sempre nell’Eucarestia). È Lui il vero tesoro, la perla preziosa e di questo ne dobbiamo gioire.
Preghiamo, quindi, con la stessa preghiera di Salomone: chiediamo un cuore docile, saggio. Chiediamo Gesù e la forza del suo Santo Spirito nel nostro cuore: è lui che ci ha comprato a caro prezzo, noi per Lui siamo quel grande valore, per questo ha dato tutto sé stesso per noi perché in noi nasca e rinasca la gioia della vita e arrivare alla sapienza del cuore (cf. Sal 90,12).

Buona domenica nel Signore a tutti voi!