TRASFIGURAZIONE: LA BELLEZZA DEL DIO CON NOI
Siamo alla seconda domenica di Quaresima e la liturgia ci dà appuntamento all’ascolto del Vangelo della Trasfigurazione nella versione di Matteo. Ricordiamo che da poco abbiamo iniziato il nostro itinerario di conversione e come ogni cammino troveremo le nostre difficoltà, come può accadere a chiunque “si parta in quarta” con la gioia, la novità, i propositi, con progetti e desideri ma all’improvviso qualcosa non va e cede magari con qualche delusione come la stessa delusione sperimentata dai discepoli del tempo.
Però, parliamoci chiaro, ammettiamolo, succede anche a noi che nella nostra vita non sempre siamo sicuri di questa presenza di Dio al nostro fianco. Per questo avvertiamo il bisogno della trasfigurazione per conoscere la volontà di Dio nella nostra vita quotidiana.
Camminare con Gesù non è stato mai una cosa semplice, nè per i primi discepoli figuriamoci per noi. Nel Vangelo i discepoli hanno una idea propria su Gesù, magari un po’ vaga. Nonostante tutto sono chiamati a fare un ulteriore passo in avanti per comprenderne lo spessore: «il Cristo deve soffrire e poi risorgere», dice Gesù. Un po’ difficile per tutti accogliere lo spessore della sofferenza. Ecco perché Gesù ci prende per mano e ci porta in quel monte di Dio per spiegare cosa voleva dire, ci porta sul monte “per rivelare che la passione che Egli doveva soffrire era la sua gloria, la gloria di resurrezione”, come si esprime il prefazio della liturgia odierna.
Proviamo allora a comprendere come l’esperienza del Tabor risponde alla nostra vita. Anzitutto il cammino non è tutto rose e fiori ma fatica; infatti, sul monte si sale e salendo avvertiremo la fatica, dopo anche un indolenzimento nei muscoli ma sicuri che questi si rafforzano. E il Signore ci vuole rafforzare nella nostra vita di fede facendoci scoprire una bellezza. Ce ne parla Pietro che riconosce e legge quell'esperienza sul monte come un'esperienza di bellezza: «Signore, è bello per noi essere qui», cioè è bello contemplarti.
Questo dovrebbe essere un ritornello da far risuonare sempre nella nostra vita e non è una questione di ritualità ma certezza della sua presenza davanti ai nostri occhi, certezza della sua presenza nella nostra vita, perché Lui è il Bello ed ogni giorno ci rende belli, ci trasfigura irradiandoci la sua stessa bellezza da donare a quanti incontreremo nella nostra quotidianità.
Per contemplare la bellezza di Dio non possiamo non accogliere quest’invito: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Questo è un invito che subito ci fa capire il rapporto tra il Padre e il Figlio; ci fa capire che anche noi possiamo vivere di questa relazione con il Figlio ascoltando la sua Parola e ritrovare così quella via per vivere la bellezza della Trasfigurazione, il senso del nostro vivere, giorno dopo giorno, sedendoci alla mensa della Parola e dell’Eucarestia, così come facciamo ogni domenica. Ma ne dobbiamo essere convinti di questa bellezza fino ad esclamare: “Signore, è bello ascoltare la tua Parola!”; “Signore, è bello nutrirci del Tuo Corpo!” ma in tutto questo noi dovremmo sempre scoprire la bellezza di essere perdonati dal Signore e quindi possiamo anche aggiungere: “Signore, è bello ricevere il tuo perdono!” e scopriremo così che la Bellezza si fa “vicinanza”. È l'atteggiamento di Gesù con tutti: «non temete».
Questa allora è la quaresima: un cammino di liberazione non solo dal Maligno, ma liberazione da noi stessi per tutte quelle volte che non traspare in noi quella luce di cui siamo oggetto.
Noi ogni domenica nell’andare in chiesa per l’Eucarestia saliamo il Tabor per stare con Dio, per essere trasfigurati da Lui proprio come i discepoli del Vangelo.
In questa trasfigurazione portiamo noi stessi, i nostri desideri, le nostre preghiere, bussiamo al cuore di Dio, gettiamoci nel cuore di Gesù, parliamogli cuore a cuore. Non torniamo nelle nostre case senza aver vissuto questo momento intimo con il Signore. Pietro lo ha fatto senza preoccuparsi di nulla. Facciamolo anche noi. Non preoccupiamoci se le parole sono quelle giuste, appropriate, ci penserà Dio a renderle tali. Preoccupiamoci piuttosto se siamo in ascolto di Dio o di qualcos’altro. Durante la Messa dovremmo ascoltare la Parola di Dio, l’omelia e non un cellulare o chi ci sta accanto. Dopo aver fatto la comunione dovremmo ascoltare Dio che parla al nostro cuore. Per farlo occorre il silenzio, perché solo nel silenzio riusciremo ad ascoltare Dio.
Quindi quello che ricordiamo questa domenica non è semplicemente quello che saremo dopo la morte ma un vivere la Trasfigurazione per essere trasfigurati attraverso un cammino di purificazione, come facciamo all’inizio della Messa, ma anche di illuminazione che ci viene dall’ascolto della Parola di Dio fino a trasformare il nostro cuore perché tutti noi possiamo essere trasparenza dell’amore di Dio nella quotidianità.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!

