ATTRAVERSARE CON GESÙ IL MARE DELLA VITA
Siamo alla XIX domenica del Tempo Ordinario e la liturgia della Parola di questa domenica mostra la nostra vita di fede, una vita di fede saziata in maniera miracolosa. Quando ci sta un miracolo, ruotiamo sempre attorno a chi ha elargito quel miracolo, come la folla del Vangelo: rimane con Gesù. L’Evangelista però sottolinea un particolare, che non appartiene solo ai dodici discepoli ma ai discepoli di ogni tempo: passare il guado, passare un limite e arrivare all’altra riva. Quest’invito appare come un allontanamento dall’esteriorità, una ulteriore prova della vita. Diversamente non avrebbe senso l’invito di Gesù, fatto anche con una certa fretta e costrizione, se poi doveva attardarsi perché doveva pregare.
Ora in questo “non senso” possiamo cogliere ciò che è la Pasqua della vita: un passaggio (del resto, anche i nostri anziani dicevano che la vita è un passaggio), un attraversamento del mare della vita che sempre ci tiene legati a qualcosa, ci lega a una morte non solo fisica ma anche spirituale in quanto la vita ci offre sempre dei cambiamenti ma soprattutto dei momenti per andare oltre e provare un “nuovo miracolo” perché la fede non venga sballottate dalle onde del mare.
Anche nella prima lettura, dove ci viene narrata una parte dell’esperienza del profeta Elia, troviamo questo “andare oltre” raffigurato dal un lungo cammino di Elia per poter incontrare Dio.
Il profeta Elia prova a cercare il volto di Dio, quel
volto in cui è racchiusa la sua speranza e lo trova non nella tradizione o nel “si
è fatto sempre così”, non nei propri pensieri o interessi, non nelle proprie
immaginazioni, ma solo nel «suono di un silenzio».
Questo incontro, per Elia, sarà la sua svolta, un nuovo miracolo, un cambiamento per rimettersi in strada, del tutto nuova e continuare a fare il profeta. Questo ci dice quanto sia necessario il cambiamento nella nostra vita per non fossilizzarci su noi stessi.
La stessa esperienza la ritroviamo nel brano evangelico, dove i discepoli sono costretti da Gesù a questo cambiamento necessario della vita. I discepoli sapevano di andare contro le difficoltà che il lago comportava. Sono coscienti che la vita non è luogo di successo e trionfo: in mezzo al lago ci stanno acque agitate, vento contrario e incapacità di governare. Ma il Signore è presente. Egli è sempre presente, anche quando ci sentiamo scoraggiati, soli. Quando la vita ci trova fragili e ci travolge, Egli è presente sostenendoci con la sua preghiera e invitandoci a superare questi momenti. Del resto, affrontare la vita è affrontare la difficoltà, è superare una fase per maturare e acquisire nuove abitudini di fronte alla vita stessa.
Noi abitualmente pensiamo che nelle nostre difficoltà siamo sempre soli, che il Signore è assente perché se fosse veramente presente la nostra vita sarebbe tutta rosa e fiori. E il cambiamento? La maturazione nella vita?
Questo incontro, per Elia, sarà la sua svolta, un nuovo miracolo, un cambiamento per rimettersi in strada, del tutto nuova e continuare a fare il profeta. Questo ci dice quanto sia necessario il cambiamento nella nostra vita per non fossilizzarci su noi stessi.
La stessa esperienza la ritroviamo nel brano evangelico, dove i discepoli sono costretti da Gesù a questo cambiamento necessario della vita. I discepoli sapevano di andare contro le difficoltà che il lago comportava. Sono coscienti che la vita non è luogo di successo e trionfo: in mezzo al lago ci stanno acque agitate, vento contrario e incapacità di governare. Ma il Signore è presente. Egli è sempre presente, anche quando ci sentiamo scoraggiati, soli. Quando la vita ci trova fragili e ci travolge, Egli è presente sostenendoci con la sua preghiera e invitandoci a superare questi momenti. Del resto, affrontare la vita è affrontare la difficoltà, è superare una fase per maturare e acquisire nuove abitudini di fronte alla vita stessa.
Noi abitualmente pensiamo che nelle nostre difficoltà siamo sempre soli, che il Signore è assente perché se fosse veramente presente la nostra vita sarebbe tutta rosa e fiori. E il cambiamento? La maturazione nella vita?
L’Evangelista ci fa capire che Dio
cammina sulle acque della vita, cioè, è presente. Nella nostra vita avremo
sempre una tempesta ma ci accorgiamo che Lui è presente? I discepoli partono in quanto si sentono costretti a partire, però in quella partenza possono scoprire che Lui “cammina sulle acque”, cammina
sui problemi della vita, sulle nostre paure e ci dice semplicemente “coraggio,
sono io, vieni pure verso di me, supera questa tua paura, supera questa tua
difficoltà”.
Il problema nella nostra vita di fede è capire se Lui è lì nel mezzo della nostra esistenza, se noi guardiamo a Lui oppure alle difficoltà.
Pietro, in qualche maniera rappresenta la nostra debolezza, la nostra fragilità e il nostro agire. Quel pizzico di fede lo spinge ad andare verso Gesù ma tiene ancora paura, più di quel pizzico di fede, per questo affonda nella difficoltà e grida: “Signore, salvami!”.
Questo, anzitutto, ci dice che da soli non possiamo farcela. Per questo non solo dobbiamo guardare la nostra tempesta ma dobbiamo guardare anche Gesù. Perché solo quando tocchiamo il fondo possiamo scoprire la sua presenza che ci tende una mano per risollevarci, per salvarci. Pietro, invece, si è fatto travolgere dal vento e non dallo sguardo di Gesù e ogni volta che si ripete questo Gesù stende verso di noi la sua mano, ci afferra e ci dice: “perché hai dubitato?”.
Questa è una domanda che ci fa fare una sosta per capire la presenza di Dio nella nostra vita. Per capire la forza divina che si è resa presente lungo l’arco della nostra esistenza che ci ha aiutato a superare le diverse fasi della vita. Ora, che siamo lontani dalla barca, cioè che abbiamo fatto strada, abbiamo superato quelle difficoltà, anche grazie al Suo aiuto, perché adesso dubitiamo?
Il problema nella nostra vita di fede è capire se Lui è lì nel mezzo della nostra esistenza, se noi guardiamo a Lui oppure alle difficoltà.
Pietro, in qualche maniera rappresenta la nostra debolezza, la nostra fragilità e il nostro agire. Quel pizzico di fede lo spinge ad andare verso Gesù ma tiene ancora paura, più di quel pizzico di fede, per questo affonda nella difficoltà e grida: “Signore, salvami!”.
Questo, anzitutto, ci dice che da soli non possiamo farcela. Per questo non solo dobbiamo guardare la nostra tempesta ma dobbiamo guardare anche Gesù. Perché solo quando tocchiamo il fondo possiamo scoprire la sua presenza che ci tende una mano per risollevarci, per salvarci. Pietro, invece, si è fatto travolgere dal vento e non dallo sguardo di Gesù e ogni volta che si ripete questo Gesù stende verso di noi la sua mano, ci afferra e ci dice: “perché hai dubitato?”.
Questa è una domanda che ci fa fare una sosta per capire la presenza di Dio nella nostra vita. Per capire la forza divina che si è resa presente lungo l’arco della nostra esistenza che ci ha aiutato a superare le diverse fasi della vita. Ora, che siamo lontani dalla barca, cioè che abbiamo fatto strada, abbiamo superato quelle difficoltà, anche grazie al Suo aiuto, perché adesso dubitiamo?
Gesù ci dice
che c’è sempre un lasciare qualcosa di noi, di non restare aggrappati alle
proprie difese, ma lasciare che la nostra vita cambi camminando non sulla
nostra parola o le migliaia di voci che ruotano attorno a noi, ma sulla Parola
di Cristo, lasciando che Lui salga sulla barca della nostra vita, perché ci sia
una trasformazione della vita rendendola bella, piena di pace, piena di amore, in
quanto chiamati da Gesù in persona a renderla tale, a renderla un capolavoro!
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
immagine: https://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/video/xix-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a-1

