mercoledì 15 luglio 2026

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

ZIZZANIA O BUON GRANO?


Continua questa domenica il capitolo 13 del vangelo di Matteo con altre tre parabole: la parabola della zizzania e del grano; la piccola parabola del granello di senape; la piccola parabola del lievito nella massa di farina. Sono tre parabole che invitano a gettare il nostro sguardo verso la vita, verso la natura e anche verso l’arte culinaria per cogliere quella Parola di vita che deve brillare e illuminare il nostro quotidiano.
Perché queste parabole ci invitano a gettare lo sguardo verso la vita quotidiana? Gettare lo sguardo è un andare oltre l’orizzonte, perché questo è il Vangelo che ci invita a cercare sempre quello che unisce e non quello che divide. A cercare il positivo, il bene, il bello. Occorre però tanta pazienza per arrivare a questo in quanto la conversione non è che l’inizio di un lungo cammino, più o meno come quello del profeta Elia.
Ora lungo il cammino dobbiamo sempre aspettarci che qualcuno metta il bastone tra le ruote e non è una questione di credenti o non credenti. In ambedue i casi, questi sono persone che si sono lasciate catechizzare dal mondo, dal maligno. E qui nascono le comuni questioni. La prima è il modo di vedere la situazione. Quando qualcosa non va, i riflettori sono sempre sulla zizzania a differenza di chi continua ad osservare il buon grano.
Un’altra questione è la priorità da dare in casi come questi. Nel Vangelo i servi dicono al padrone se vuole raccoglierla. Ma non fa parte della priorità del padrone, anzi ci sta il rischio che raccogliendo la zizzania si strappi anche il buon grano. Bisogna ricordarsi se stiamo dalla parte di Dio. Lui sceglie il bene; noi cosa scegliamo?
Occorre allora trovare un metodo e quale è il metodo in questi casi? È la pazienza del contadino! La pazienza del contadino è un lavoro lento e costante, che non finisce in un giorno ben preciso. Questo vuol dire che essere cristiani, lavorare per il Regno dei Cieli non può far mai sentire arrivati ma chiamati sempre a coltivare «la determinazione di un maratoneta, la fiducia di un sognatore e la semplicità di un bambino» (E. Olivero). Noi viviamo la logica del “tutto e subito” che ci ha disabituato alla pazienza fiduciosa del contadino, cerchiamo l’immediato, correndo anche troppo, perdendo il bello delle piccole cose, dei minimi gesti, della creazione lenta e quindi del tempo come fattore necessario.
La seconda parabola è quella del granello di senape. Questo seme è piccolissimo. Per la sua piccolezza arriva dappertutto anche sopra i tetti. Questo vuol dire che il Regno di Dio arriva ovunque, anche dove meno ce lo possiamo aspettare. Del resto, l’essere piccolo fa strada ovunque non ha bisogno di referenze amicali, infatti è capace di riempire il mondo da solo.
Che cos’è la piccolezza? È l’inizio per riconoscere i propri limiti mettendo da parte la logica della sopraffazione. È l’inizio di una relazione che respinge il male e ricerca invece il bene comune.
Oggi più che mai ne sentiamo il bisogno del bene comune e ognuno deve fare la sua parte per ottenerlo.
Parlando di questa piccolezza, Gesù parla di se stesso, parla di Dio. Non intraprendere questa strada, sarà una vita priva di futuro, priva di amore. Sarà una strada che prima o poi crollerà. Per questo l’azione dello Spirito Santo si posa sempre sul piccolo e non chi ha mania di grandezza, di superbia, di autosufficienza.
La parabola mostra la differenza tra le nostre misure e quella del Vangelo. Se noi ogni cosa la misuriamo con il comune pensare non andremo da nessuna parte (cf. Lc 6,36-38). Il Vangelo è quella la misura che ci salva e da cui sempre ripartire.
Allora possiamo guardare anche alla terza parabola quella del lievito che nel suo nascondimento fa fermentare tutta la pasta. Anche qui ci sta una misura. Non ne occorre molto per la lievitazione.
Con questa parabola Gesù ci dice concretamente che siamo chiamati ad essere dono per l’altro nel nascondimento, nella piccolezza, nella pazienza. Ecco allora la forza del Vangelo per chi crede; abbiamo l’attività di Gesù in mezzo alla gente che fin dall’inizio fu cacciato e deriso, appariva insignificante ma con una forza silenziosa e nascosta ha trasformato il mondo.
Il granello di senape, l'infinitamente piccolo e il lievito, l'infinitamente nascosto ci richiamano ad avere cuore disponibile all’ascolto della Parola di Dio quotidianamente, a partecipare ai sacramenti. Non sono richiami ad atti eroici ma semplicità di vita fatta di piccoli gesti quotidiani che aiutano a rendere più umana la nostra storia. Ricordiamoci se il Regno di Dio non ci cambia da dentro, stiamo andando dietro a una ideologia.
Lasciamo allora entrare nel nostro cuore Gesù. Lasciamolo entrare nella nostra casa, nella nostra famiglia, nella nostra vita di tutti i giorni.
Cerchiamo di essere consapevoli del nostro limite, amando questo nostro mondo seminando il buon grano. Il resto penserà Dio a riempirlo del suo Spirito, del suo amore, della sua tenerezza.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!







giovedì 9 luglio 2026

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

ASCOLTARE LA PAROLA PER PORTARE FRUTTO



Nel bel mezzo della calura estiva, entriamo in un linguaggio che nella sua semplicità va oltre il nostro comune pensare: la parabola.
La parabola, in questa XV domenica del Tempo Ordinario, è un seme che viene gettato davanti a noi che andiamo alla ricerca di un ristoro per il corpo ma non per l’anima. Anche Gesù amava il ristoro per il corpo ma non per questo trascurava la sua relazione con il Padre, relazione che lo aiutava ad immergersi sempre più nelle situazioni della vita con passione, con amore.
Ma perché Gesù parla in parabole? Ci ricordano i discepoli nel Vangelo ma non è la domanda del momento ma di sempre.
La parabola non è il raccontino per il bambino che fatica a comprendere, ma spinge a fare riflessioni molto concrete. Gesù amava il mare o il lago, la natura con i suoi germogli, i passeri in volo. Egli osservava la vita e da essa traeva le parabole. Quindi, partendo dalle situazioni della vita, la parabola ci invita ad esaminare la nostra vita.
Il Vangelo narra di un seme che viene sparso in diversi terreni. Tutti sappiamo che ogni seme ha bisogno del suo giusto terreno. Quindi, che vuol dire un seme gettato in diversi terreni? Anche perché possiamo pensare che quell’enorme quantità di seme è sprecato e rimane senza frutto. Addirittura, parte diventa cibo per gli uccelli, altra soffocata dai rovi, altra tra le pietre ma sola una parte su terra buona. 
Cosa succede in questa scena? Abbiamo un seminatore sprecone, superficiale? No! Abbiamo Il Seminatore e non uno qualsiasi perché Egli è Colui che semina in tutti i cuori germi di vita. Davanti abbiamo il Padre che è un grande sognatore, pieno di speranza, fiducioso. Abbiamo un Padre che sa vedere vita e futuro ovunque. Il suo sogno è così grande che spera sempre, perché l'orizzonte della vita è vasto. Con Lui il seme è per tutti. Con Lui pagine d'amore arrivano a chiunque. Purtroppo, come sappiamo la tipologia di terreno non permette al seme di crescere, germogliare, dare i suoi frutti e chiunque abbia dimestichezza con un po’ di giardinaggio sa già il perché. Anche la pagina evangelica offre la risposta alla stessa parabola per una ulteriore comprensione. Ora, questo ci permette di farci qualche domanda: qual è il mio atteggiamento dinanzi alla parola di Dio? Che terreno sono dinanzi alla parola di Dio che in maniera abbondante viene sempre seminata nel cammino della mia vita? Sono soffocante, falso, duro? Quale importanza diamo alla Parola di Dio? 
Pensiamo alla Messa. Dio parla durante la Liturgia della Parola. Se durante la proclamazione della Parola penso a rispondere al telefono o chattare nella messaggistica o con tanta disinvoltura penso ad altro, come posso accogliere nella mia vita la Parola di Dio? Oppure, se arrivo in ritardo alla Celebrazione e non ascolto niente della Parola di Dio come potrà questo seme portare frutto nella mia vita? 
Chiunque fa semplice giardinaggio ti direbbe che il seme, per farlo fruttificare, andrebbe messo nella terra a una profondità adeguata. Ma guardando a noi che ascoltiamo, chiediamoci: quanto scende nella profondità del mio cuore la Parola di Dio?
Questa domenica il Vangelo ci fa fare questo test per capire se siamo terreno bello, buono, per accogliere il piccolo seme d'amore, per far germogliare l'amore di Dio, non solo in noi ma in tutti. Oppure, siamo terreno su cui ancora bisogna lavorare, con la sua giusta concimazione di fondo per renderlo soffice, fertile, facilmente penetrabile per le radici delle piante fino a dare il suo frutto.
Facendo questo test scopriremo come il Vangelo è sempre in contrasto con il male. Infatti, si parla di terreno buono e terreno cattivo ma è un Vangelo che sa guardare oltre l’orizzonte, che sa andare oltre le difficoltà della vita: dei quattro terreni solo tre sono di fallimento. Occorre allora porre fiducia in Gesù, perché in ogni cuore c’è sempre un angolo di terra buona, di terra propizia, di terra bella per accogliere il seme. Negli anni ’60 vi era una canzone, “Viva la gente”, che parlava in tal senso, parlava di un cuore prospettato a dare frutti in termini veramente esagerati, di cui Gesù nel Vangelo dice la sua prodigiosità: «ora il trenta, ora il sessanta, ora il cento per uno».
Carissimi, Dio crede che la sua Parola non ritorni a Lui senza effetto, senza aver operato quanto desidera, senza aver compiuto ciò per cui l'ha inviata (Is 55,10-11). Lasciamoci allora toccare il cuore dalla Parola di Dio di questa domenica. Facciamo in modo di essere terra buona nella quale questa Parola, fruttificando, porti novità di vita buona e bella e non tristezza, paura, scoraggiamento e morte, ma una vita che sempre si lascia modellare dal Vangelo, una vita segno dell’amore di Dio per ciascuno di noi, perché a nostra volta raccoglieremo, anche noi, dalla vita, una nuova parabola per annunciare Dio, per renderlo presente, vicino, in mezzo alla gente, così come faceva Cristo Gesù nostra speranza.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!