mercoledì 26 agosto 2026

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

COSA SCELGO: GESÙ SECONDO GLI UOMINI O IL CRISTO DELLA CROCE?


Domenica scorsa, il brano del Vangelo terminava con Gesù che comandava di non dire a nessuno che Egli era il Cristo, il Messia di Dio. Questa domenica continua il discorso iniziando dalla spiegazione di questo comando: «che (Gesù) doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
In questa spiegazione Gesù non fa altro che dire che lui non è quel Messia che la gente ha in testa, non è quel Dio che risponde ai propri bisogni. Per questo dovrà soffrire, essere rifiutato e ucciso però il terzo giorno risorgerà.
Riprendendo la domanda fondamentale di domenica scorsa posta da Gesù: “chi sono io per te?”, domanda che può durare tutta la vita, questa domenica ritorna ricalcata la stessa domanda formulata così: “che tipo di Dio hai in testa? Sei tra coloro che si aspetta che Dio risolva i vari problemi della tua vita?”. Possiamo pensare per un momento a tutte quelle volte che diciamo ad ogni problema: “perché Dio non interviene…?”.
Certo per l’uditorio di Gesù non è stato facile accogliere un Dio con una sua logica perdente. Non è stato facile neanche per i discepoli accettare che la vita del loro Maestro, si chiudesse con una morte cruenta; tra quest’uditorio, tra questi discepoli, non dimentichiamolo che ci siamo anche noi!
Pietro ancora una volta lo vediamo intraprendente. Solo che prima faceva una professione di fede, mentre ora lo vediamo che si allontana da questa professione di fede: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Con quest’affermazione Pietro passa da beato a satana in quanto non pensa secondo Dio ma secondo gli uomini e quindi è una pietra di inciampo.
Pietro, pur volendo bene a Gesù, con il suo ragionamento non fa altro che ostacolare il cammino che Gesù sta percorrendo in obbedienza al Padre cedendo così alla tentazione satanica. San Paolo, nella seconda lettura, per non cedere alla tentazione satanica, fa quest’invito: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio». A queste parole Gesù aggiunge: «vai dietro a me!». Cioè “torna a metterti dietro di me, sei tu che devi seguire me e non io che devo venire dietro di te”. Questa è la tentazione di tutti: capovolgere il ruolo tra noi e Gesù.
Credo che ancora oggi ci troviamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda di Pietro ed è per questo motivo che Gesù, ancora oggi, si rivolge a quanti portano il nome di cristiano, a quanti in Lui si sono battezzati, dice “torna a metterti dietro di me!” e rinnova la sua proposta di discepolato con queste parole: «se qualcuno vuol venire dietro a me».
Quest’invito che è una proposta e quindi non un obbligo qualifica l’agire del credente, del battezzato: camminare con Cristo Gesù, che significa lasciarsi condurre da lui in totale fiducia. E quale è la proposta concreta: «rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Questa proposta sconcertante ha tre condizioni. 
La prima è “rinnegarsi”. Una condizione molto difficile in quanto capovolge una mentalità, esce dalle nostre cerchie e va verso l’altro per poter amare gratuitamente. Questa condizione va contro quel pensare a se stessi e fare quanto ci passa dalla testa. Un pensiero molto comune in coloro che non si fidano degli altri, perché rinnegarsi significa anche smettere di affannarsi per salvare la propria vita ma consegnarla nelle mani di Colui che ce l'ha donata per poterla ridonare, perché questa è la natura di ogni figlio di Dio!
Segue l'altra condizione: “prendere la propria croce”. La croce di cui si parla non è una rassegnazione alla malattia o altri patimenti che spesso attribuiamo la loro fonte a Dio. È ora di voltare pagina! Questa non è la croce di cui parla Gesù. Gesù non dice: “rassegnati” ma dice: “prendi”. Prendere la propria croce significa essere coinvolti nella stessa vita di Gesù che è un dono d’amore. Quindi non abbracciare qualsiasi croce ma la propria in quanto chiamati ad amare, svolgendo un servizio secondo le proprie attitudini, capacità, doni ricevuti da Dio: un modo diverso di vivere la vita secondo l’uomo vecchio, secondo chi pensa a se stesso. Tu devi sentirti servo di chiunque abbia bisogno di te, schierandoti anche dalla parte degli ultimi.
Quello che propone Gesù è un discepolato a caro prezzo, un perdere la propria reputazione. Per questo il cristiano non è esente dallo scandalo, dalla prova, dalla sofferenza in quanto vive in umiltà profonda e accetta di abbandonare ogni autosufficienza e ogni tentativo di possesso a causa di Cristo.
La terza condizione è “segui me!”. Per vivere questa logica d’amore non bisogna perdere di vista Gesù. C’è un “cellulare particolare” che dobbiamo attivare: l’ascolto orante della sua Parola, il dialogo costante con il Signore; questo può aiutare a vivere nella via da Lui tracciata e quando non sentiamo il Signore, il cellulare va ricaricato con la ripresa del Vangelo: ascoltando, sostando con la sua Parola per poter ritornare e saremo sintonizzati nuovamente sulla via tracciata da Lui.
Alla luce di questo vale anche il discorso per il quale chi perde la propria vita a causa di Gesù la ritroverà. Il mondo, invece, ci insegna il carpe diem, a goderci la vita. Ma Gesù ci insegna che così la perderemo. Gesù dice che della vita bisogna farne un capolavoro donandola, trasformandola in amore come ha fatto lui, perché “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” (san Giovanni della Croce).

Buona domenica nel Signore a tutti voi!






immagine: https://antoniobortoloso.blogspot.com/2016/08/da-scientia-crucis-di-santa-teresa.html

giovedì 20 agosto 2026

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

CHI È GESÙ NELLA MIA VITA?


Di domenica in domenica, la nostra fede percorre delle tappe insieme a Gesù, che, come punto di arrivo, hanno Gerusalemme, luogo in cui dovrà compiersi la sua missione attraverso il mistero della Sua passione, morte e risurrezione. Mentre si cammina occorre verificare il percorso e per farlo Gesù sceglie un luogo dove sorgeva un tempio pagano, luogo in cui si viveva una vita agiata: Cesarea di Filippo, oggi Baniyas.
In questo luogo pagano, Gesù fa delle domande precise per saggiare la fede dei discepoli in Lui, nella sua identità reale: l’umano che io incarno, la gente che ne dice, a chi somiglia? Interessa a qualcuno? Come valutano l’umano che io rappresento? Qui subito un getto di risposte che rispecchiano le diverse teorie. Anche ai nostri giorni, la risposta che daremmo a Gesù cambierebbe linguaggio per cultura ma non si allontanerebbero dal loro senso.
Le risposte raccolte dai discepoli sono: “chi dice che sei Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. In pratica le folle non hanno chiara l’identità reale di Gesù in quanto cercano qualcuno che li liberi dalla tirannia, qualcuno che li faccia stare bene in tutti i sensi, che li aiuti ad avere successo e gloria, che risolva i vari problemi, anche quelli politici e sociali. E quanti di noi, oggi, non vanno a cercare la stessa cosa?
In tutto questo ci sta un “però”. Gesù aveva fatto questa domanda per introdursi in un discorso molto più serio e che riguarda tutti i discepoli, quelli di allora e quelli di oggi, che siamo noi: “Ma voi, chi dite che io sia?”, cioè "chi sono io per te?". Questa è una domanda fondamentale, in quanto va fuori l'opinione del comune sentire ed è indirizzata proprio a coloro che tutte le domeniche sono a Messa (anche se oggi si stenta sempre più), a coloro che Lui ha scelto per una missione particolare, a coloro che si riuniscono in associazione nel suo Nome, a tutti coloro che si professano cristiani o battezzati, Gesù dice: "chi sono io per voi?".
Questa è una domanda provocatoria e le risposte non possono essere scontate come da catechismo o nell’eloquenza di un teologo che ti sa presentare dei contenuti ma poi non sappiamo partecipare, vivere una Celebrazione eucaristica. Ripeto, la risposta è provocatoria in quanto la possiamo trovare solamente dentro il nostro cuore e non in mezzo ai libri oppure in un discorso culturale-religioso.
Ora, tutto va bene fin quando non siamo toccati nel nostro profondo, ma proprio questo vuole fare Gesù ponendo una domanda seria e diretta. Questa domanda, accompagnata dalla particella «ma» supera ogni sapere umano, culturale. È una domanda che mette in gioco, per farci riscoprire il senso della fede. Una domanda fondamentale della fede cristiana che si fa relazione con Gesù e nella relazione, ognuno matura l’amore che Dio gli ha versato nel cuore. Nella relazione, quest’amore si fa “consegna”, perché Gesù si “consegna” e chiede di riconoscerlo attraverso una “consegna” di Lui a noi.
Qui troviamo il senso della fede che non si basa su uno schedario storico parrocchiale ma sulla propria maturazione, su cosa significa Lui per me, per la mia vita. Ora, però, devono rispondere alla vera domanda: “voi, chi dite che io sia?” Scende il silenzio. Forse ognuno cercherà di dare la propria risposta. Qui abbiamo quella di Simon Pietro. Lui risponde anche bene anche “se esce” dalla vera domanda di Gesù: “quanto conto nella tua vita?”.
In questo silenzio, dove può scendere anche la vergogna in quanto si guarda a se stessi e Gesù è messo in secondo piano, Pietro risponde: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente.” Questa è una professione di fede chiara e decisa, che lo coinvolgerà ancora per tutto il resto della sua esistenza, anche se dovrà fare ancora i conti con se stesso, avrà sempre i suoi alti e bassi, come vedremo domenica prossima quando questa “pietra” della fede diventerà un “ostacolo” alla missione di Gesù. Per questo Pietro necessita ancora di purificarsi e trovare la sua essenza vera.
Gesù loda quel momento particolare in quanto è una risposta cercata in un dialogo con il Padre e non per sentito dire: “Beato te, Simone, perché né la carne, né il sangue ti hanno rivelato quello che ora hai detto, ma il Padre mio che è nei cieli”.
In questa risposta da parte di Gesù possiamo dire anzitutto che la fede è un dono che viene dall’Alto, dal Padre; non ce la siamo data. È un dono da accogliere ogni giorno con grande senso di gratitudine e di responsabilità.
Vivendo di questa gratitudine e responsabilità anche noi saremo beati, se sempre avvertiremo accanto a noi la presenza di Gesù. Di conseguenza sapremo sempre rispondere alla domanda di Gesù che vuol dire: “Quanto conto io nella tua vita? Che cosa sei veramente disposto a fare per me, per testimoniare nel concreto delle scelte che giorno per giorno sei chiamato a fare che io sono davvero il centro della tua vita?”.
Pietro, in questa domenica ci invita ad essere “pietra viva” con la quale Gesù edifica la sua Chiesa per testimoniare nella quotidianità il Cristo di Dio, unico centro che da senso, valore ed efficacia al nostro impegno quotidiano per il bene non solo nostro ma di tutti.
Allora, chiediamoci veramente: chi è Gesù nella mia vita?

Buona domenica nel Signore a tutti voi!






immagine: https://incammino.blog/2024/09/26/panequotidiano-le-folle-chi-dicono-che-io-sia-ma-voi-chi-dite-che-io-sia/