venerdì 26 settembre 2008

APRI IL CUORE E NON LA MENTE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La Parola è sempre viva ed efficace, passa dalla notra vita, dalla nostra esistenza. Gesù è giunto ormai alla soglia della sua passione, ma i suoi più intimi non capiscono, non vogliono capire (vedi Lc 9,43-45).
Prendere distanze dalla sofferenza è naturale per la condizione umana. A nessuno piace soffrire e tantomeno a Dio. Nel caso degli apostoli, a causa della loro idea di Messia, il rifiuto di un tale esito di vita è ancora più totale. Per loro è davvero impensabile che Cristo debba soffrire per salvare gli uomini. Il disegno di Dio è davvero incredibile, e misteriose sono le sue vie, anche se noi spesso le vogliamo capovolgere. Ma nonostante tutto continuiamo ad attendere il suo trionfo.
L'evangelista Luca riporta per noi l’espressione “essere consegnato”. Gesù esprime coscietemente quanto lo attende a Gerusalemme. Purtroppo non a tutti è dato di comprenderlo. Può sembrare strano che proprio quegli uomini più vicini a Gesù avevano paura di chiedere chiarificazione di quello che non capivano. Altre volte non esitavano a chiedere spiegazione come hanno fatto con la parabola del seminatore. Forse avevano paura a vedere la verità come era perché sarebbe stato la demolizione di tutte le loro speranze per un Messia politico, trionfatore temporale o forse erano cosi attaccati ai loro desideri per un regno terreno e una posizione di potere che non volevano vedere tutti i loro piani capovolti. Può anche essere che avessero trovato troppo duro pensare che Gesù, il loro amato Maestro, doveva soffrire fino alla morte. Rivelazione che sta all'origine della sua missione e che lo porterà all'impotenza della croce: gesto decisivo per la nostra salvezza.
In questo giorno celebriamo un grande santo dedicato alla sofferenza umana: San Vincenzo de' Paoli. Preghiamo aprendo il cuore e non la mente: Signore, si realizzi pienamente la tua "Parola" nella mia vita. E sia proprio la tua "Parola" una denuncia chiara ad ogni mia cecità. Dammi di accogliere in umile amore anche l'esperienza amara, dolorosa, che tu, Signore, non risparmi a coloro che ami.

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